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Heineken Jammin Festival (Seconda Giornata) – Imola, 19/06

Tra musica ed asfalto
(tutto ciò che nessuno vi ha mai detto sull’HJF)

Reportage di Mao168


Salgo sull’autobus per Bologna e dopo aver scambiato qualche sillaba semicosciente con la mia amica Annalisa, le rivolgo la prima domanda importante della giornata – Cosa hai messo nello zaino? – e lei comincia l’elenco – maglione, ecc, ecc, coperta… Coperta? Cazzo la coperta!!! Ma perché ‘ste idee a me non mi vengono? Come dormo stanotte?
Parte la richiesta d’aiuto dal mio cellulare tramite sms verso una persona su cui non so quanto affidamento possa farci. Che se tutto va bene la incontro a Bologna… se no a Imola. Altre 2 fermate e siamo al completo: i 3 miei compagni di viaggio, in condizioni veramente pietose, ma migliori di quelle del sottoscritto (ora che ci penso credo di no) sono riuniti e assieme a me si apprestano a vivere, osservare e scrutare un orizzonte musicale che per qualche ora ci riporterà indietro di quasi una ventina d’anni…
Bologna – stazione degli autobus – colazione bar blue – foto sui gradini di S. Petronio – stazione ferroviaria – treno per Imola – Imola.
Arrivati alla stazione di Imola, per l’autodromo bisogna fare una sola cosa: camminare! Tu esci di lì e vai sempre dritto… Un consiglio: se vi apprestate a fare un viaggio per andare a vedere un concerto o roba simile, accertatevi che i vostri compagni sappiano soffrire la fame. Tommasi (non è il suo vero nome ma il suo soprannome visto che assomiglia un sacco a Damiano Tommasi) non pensavo fosse un tipo da non soffrire la fame… considerato che è stato in Inghilterra e sopravviveva con qualche spicciolo. Bè in questo viaggio il suo leit motiv è stato “Oh Riccà, che ne dici se mangiamo qualcosa?”. Avete presente il camaleonte dei sofficini che fa “Ma tu non hai fame?”? La stessa identica storia.
Altra cosa da tenere presente di quando andate all’Heinicken… considerate l’eventualità di spendere una cifra pari all’importo del biglietto solo per dissetarvi perché la vostra disidratazione sarà superabile solo dalla loro sete di denaro. Allego qui un piccolo listino prezzi che vi darà un’idea orientativa:

– bottiglietta d’acqua naturale o frizzante (senza tappo) 2,00 euro
– altre bibite non alcoliche (sempre senza tappo) 3,00
– pinta di heinicken in bicchiere di plastica 4,50
– piada o panino 4,00
– caffè 1,00

questo vuol dire che se vi fate un semplicissimo pranzo e una semplicissima cena arrivate a spendere 17 euro (2 panini e 2 birre). Considerando che dalle 13 alle 21 dovete sopportare la calura estiva d’un asfaltatore in mezzo alla campagna romagnola avrete bisogno di almeno un paio di litri d’acqua fresca… son pochi 2 litri, credetemi, comunque consideriamo 2 litri: aggiungete ai 17 euro altri 8 euro garantiti come la pioggia il giorno di pasquetta e arrivate a 25 euro come spesa base. Il biglietto costa 32. Praticamente ci siamo quasi… se poi avete con voi un’amica che pensando di risparmiare ha portato con sé una miseria di spiccioli e vi tocca offrirle da bere per evitarle un collasso durante la performance dei Cure e la colazione la mattina dopo per garantirle la benzina per arrivare a casa (non tenendo conto che il suo scooter era rimasto a secco, quindi a piedi c’è rimasta comunque)… bè al costo del biglietto ci arrivate in volata praticamente.
Arrivati all’entrata della strada che introduceva verso l’ingresso dell’autodromo, c’era la folla di bagarini che ti vendevano e ti compravano i biglietti. Ma 500 metri prima c’era il tranquillissimo botteghino che vendeva i suoi biglietti originali… io non capisco perché per risparmiare 2 euro li dovresti comprare falsi dai bagarini per poi essere fermato all’ultimo controllo nell’autodromo e avere poi 2 possibilità, o rispendi altre 32 euro oppure te ne torni a casa. Vi giuro: ho visto gente aver fatto questa figura di merda…
I controlli da superare prima di accedere nell’anfiteatro della formula uno sono ben 4. uno molto blando, sul ponte del fiume che sta davanti all’autodromo, in cui ti chiedono “Hai il biglietto?”, tu glielo fai vedere e quelli ti fanno passare. Poi ti fai un bel po’ di strada e incontri il primo ostacolo umano. Solo fila. Nessuno chiede biglietti. Ci stanno solo un paio di energumeni che dirigono il traffico come fossero semafori. Superato questo ce n’è un altro identico 30 metri più avanti. L’ultima stazione è quella definitiva, quella che io chiamo “il rivelatore di stupidità”. Lì c’è il vero e proprio controllo elettronico dei biglietti, con tanto di pistola laser tipo quella del farmacista che controlla il codice a barre delle scatole di medicinali. L’idiota perfetto ha acquistato un biglietto falso e quindi il pistolone laser lo dice e il fesso riceve una pacca sulle spalle e un calcio nel culo. Appena si entra nell’autodromo hai uno strano effetto perché a sinistra vedi la prima curva; poi ti giri a destra e vedi il lunghissimo rettilineo che contiene la pitlane e distingui l’inconfondibile striscia bianca che di nome fa Pole e di cognome Position. Poi cominci a realizzare che sotto i tuoi piedi c’è asfalto… non semplice asfalto, questo è l’asfalto che è stato saggiato dalla storia, la culla delle 4 ruote, il tempio in cui si venerano uomini vestiti di rosso e in cui la velocità non è un’utopia.
Mi asciugo le lacrime e mi incammino verso la parte non transennata. Forse si comincia a sentire qualcosa… sono i The Calling. Vuol dire che i Delta V hanno già suonato! Ad averlo saputo sarei rimasto fuori un altro po’…
Inutile dire che per sentire un po’ di musica decente bisogna aspettare la donna più rock che abbia mai visto esibirsi su un palco: P. J. Harvey. Ma ci sono tutti gli Starsailors da sopportare prima… Quasi quasi vado a farmi un giro per la pista… Uno dei posti più freschi di tutto l’autodromo era la zona dedicata ai sensi. Era una specie di stand in cui la gente si rilassava, si faceva fare massaggi gratis, poteva avere dei cuscini e mettersi per terra, rinfrescarsi con dei pali nebulizzatori oppure ascoltare musica (non so che tipo di musica ma penso fosse qualcosa che avesse a che fare con la new age) e addormentarsi. Mentre passo una cartina piccola ad un tizio che me l’aveva chiesta si avvicina uno degli addetti allo stand e gli fa “Sentite ragazzi, se volete farvi una canna, qui non potete stare…” e il ragazzo a cui avevo dato la cartina si alza e se ne va. Io rimango a chiacchierare al fresco con la tizia dello scooter a secco.
Un altro luogo molto simpatico era l’angolo della doccia collettiva. Era un punto nella grande area dove c’era il palco in cui avevano collegato un idrante ad un innaffiatore da prato alto 3 metri e mezzo che irrorava ad un raggio di almeno 5 metri… e la gente tutta là sotto a rinfrescarsi. Spettacolo!
Una delle più grandi cazzate mai vista ad un concerto invece è stata quella di dividere lo spazio proprio sotto il palco in 2 zone: la zona praticamente sotto il palco riservata a chi era arrivata presto e si era fatta dare un braccialetto fosforescente. Era il pubblico dei the calling… e insomma questi prototipi umani avevano la possibilità di accedere a quest’area quando volevano, a patto che una volta usciti fossero stati in grado di raggiungerla. Nei momenti caldi spostarsi nella melma umana era veramente un’impresa. Questa era la prima “vasca”, zona out per me. Io ero nella seconda “vasca”, quella dei comuni mortali, gli assetati di rock. La stronzata secondo me è stata quella di creare queste vasche, tutte transennate… dicono per motivi di sicurezza. Sì effettivamente nel corridoio tra prima e seconda vasca c’erano dei tizi che buttavano buste d’acqua fresca che hanno garantito grande divertimento oltre che scongiurato la disidratazione mia e di un sacco di altri individui… ma io penso che si potesse risolvere in altra maniera e comunque io sono contro la creazione di questi ambienti elitari.
Così m’è toccato vedere quella dea della Harvey da lontano, così per i Pixies… per non parlare dei Cure. Non sono un amante dei maxi-schermi perchè i concerti mi piace vederli, oltre che sentirli, dal vivo, non su uno schermo. Come se all’entrata di un concerto ti dessero un paio di cuffie perché se magari ti metti troppo lontano non riesci a sentire troppo bene… Certo, perché se amplifichiamo il suono con le casse, non possiamo amplificare l’immagine con uno schermo? Mi sembra giusto, ma lo schermo è per le donne e per i maschi bassi che anche se sono vicini non vedono un cazzo… io che sono alto voglio stare davanti e voglio godermi lo spettacolo, se permettete!
La Harvey esce con un vestitino giallo e scarpe rosa shocking… io non l’avevo mai vista dal vivo e l’unico suo disco in mio possesso è Is This Desire (che sarebbe il penultimo se non erro) che non conosco a memoria… Però è stata davvero scoppiettante, affascinante e inebriante. Le nuove canzoni mi son piaciute non poco e infatti appena avrò l’addiesselle il cd nuovo me lo scarico al volo. Altra cosa favolosa che ho notato sul palco quando cantava P.J. sono stati gli amplificatori: un orangione spettacolare alle spalle della cantante, a sinistra 2 vox uno sull’altro e a destra altri 2 bei marshall… è una settimana che me li sogno la notte.
Finita l’esibizione di Mrs. Yellow (neanche fosse un personaggio tarantiniano) controlliamo la scaletta e notiamo che subito dopo ci sono i Pixies. Un “subito dopo” che è pari a un tre quarti d’ora di sole da patire su due piedi. A quanto pare la Harvey era solo l’antipasto perché l’esibizione dei Pixies, diventa qualcosa di più che entusiasmante. Qui si assiste alla storia… Un’ora e mezza di distorsioni, urli, lacrime e sudore degni di una band morta. Gli appassionati dei Nirvana darebbero forse la vita per rivedere Cobain & Co. Su un palco… Io ho dato 32 euro per vedere per la mia prima volta (e forse l’ultima) i Pixies, riuniti per l’uscita di quella specie di Best of che non ho ancora avuto modo di sentire… me l’avessero detto un anno fa avrei fatto il Totti della situazione, sputando in faccia al mio interlocutore. E invece sul palco c’era tutto il peso del cantante e della loro musica… questo sul palco. Nella folla succedeva di tutto… la maggior parte della gente era tranquilla e si godeva la festa. Solo 2 idioti si son presi a mazzate… la ragione non l’ho capita, ma il tizio coi capelli lunghi non stava bene, quello con i capelli corti stava decisamente meglio, ma si poteva risparmiare la sceneggiata dell’offeso e lasciarlo perdere quell’indiano che lo insultava senza criterio… comunque, morale della favola, quella coppia di idioti mi hanno fatto perdere almeno 10 minuti di concerto!
Inutile dire che i Pixies hanno chiuso con where is my mind… e lì ho cominciato a riconnettere il cervello al corpo perché intuivo che sarebbe stata l’ultima canzone. Quando ho ripreso conoscenza la gente aspettava Ben Harper. Io ho pensato che sarebbe stato più giusto per me e per lui occupare quel tempo in altra maniera. Mangiare ad esempio…
Il ritorno nella bolgia udente l’ho fatto non appena Benjamin si è tolto di mezzo… e la conquista di un posto decente non è stato affatto facile perché l’arena ormai era stracolma di gente e il buio non aiutava di certo a districarsi tra i sudati corpi in attesa del momento più dark della giornata. Mi sono spinto fino a che ho potuto che era praticamente 15 metri indietro rispetto a dov’ero per i Pixies. Però da qui il palco lo vedevo meglio perché davanti a me c’era gente più bassa rispetto a prima. Terminati i tempi tecnici di preparazione del palco, vedo una bandiera bianca con una croce rossa proprio davanti la batteria…poi guardo a sinistra del palco e dal fumo escono i Cure. Non vi so dire né i titoli delle canzoni né dettagli tecnici anche perché non so quanta importanza abbia. Se c’eravate ve li sarete goduti come ho fatto io… se non c’eravate vi siete persi proprio un grande spettacolo sonoro. Sentire la voce di Smith dal vivo fa molto molto effetto… il Frank Sinatra del rock inglese, oserei dire. Bello poi vedere la folla in tripudio ogni volta che dal maxischermo c’era il faccino immobile del tastierista la cui unica smorfia era un movimento degli occhi deciso e penetrante. Tutto questo è durato quasi 2 ore credo… o forse qualcosa di più.
Soddisfatto e stanco fino all’endostio, recupero tutte le mie pecore e, da buon pastore, le conduco verso i verdi prati della notte imolese. Ultimo consiglio se andate all’anichen e volete dormire all’aperto ma non volete andare in campeggio vi consiglio il prato che costeggia il fiume. Ma non fate l’errore di superare il ponte quando uscite, perché da quella parte è tutto sbarrato e il prato fa più schifo. Se poi vi siete organizzati e vi siete portati dietro tende e roba varia per stare in un campeggio, lo trovate alla sinistra del ponte, percorrendo un 300 metri circa. Io non so che c’era in quel campeggio, ma vi giuro che fino alle prime luci dell’alba saliva verso il cielo musica a palla…
La mattina dopo, se avete dei compagni di viaggio rompicoglioni, vi troverete ridestati alle 5 di mattina dalla luce di un maledettissimo flash che immortala le vostre peggiori smorfie assonnate. Sicuramente a questo punto avrete voglia di fare colazione… non sperate che il bar a cui avete elargito i vostri ultimi centesimi per un caffè bruciato vi offra il loro bagno perché sarà matematicamente fuori servizio. ‘Sti bastardi… Cari miei, vi tocca la proletarissima toilette della stazione!

Mao168

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