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METALLICA + Slipknot + Lost Prophets – Padova, 29/06/04

L’unica data italiana dei Metallica. Con loro Slipknot e Lost Prophets. Non potevamo certo mancare.
E come dice il vecchio saggio Zen: “Mah…bel concerto…”

Reportage di Zappo

Non sono certo la persona adatta a parlare di questo concerto. Ma fortunate (neanche troppo a dir la verità) circostanze, mi vedono allo Stadio Euganeo di Padova in occasione dell’unica data italiana dei Metallica. Quale onore!…
Ad accompagnarli Slipknot e Lost Prophets, per quello che doveva essere “A Summer Day In Hell”, ossia un super festival metallonzo con nomi altisonanti come System Of A Down (gli unici per cui avrei speso qualche prezioso euro) e Slayer (non commento per evitare ripercussioni da parte del pubblico più estremamente metallaro).
E invece, il 29 giugno 2004, si assiterà ad un “semplice” concerto dei Metallica. Per la modica cifra di 40 euro. Chiariamo subito. Non li ho spesi. Mi sento quasi un raccomandato, in mezzo a questi poveri giovani e meno giovani “cittadini metallari”, provenienti da tutta Italia.
Eh si, perchè appena entrato, mi trovo davanti una simpatica combriccola di giovani aitanti sardi, e a giudicare dalle magliette sono qui più per i nove simpatici mascherati (gli Slipknot su!) che per i quattro storici del metal.
Tornando a me, le mie aspettative su questo concerto erano basse. D’altro canto cosa ci si può aspettare da 5 giovani uomini nati per far colpo sul giovane popolo rockettaro di mtv, da nove energumeni mascherati più inclini alla violenza che alla musica e da quattro omaccioni scappati da una casa di riposo? Perchè..diciamoci la verità…gli ultimi Metallica sembrano una brutta copia dei Korn più fiacchi oppure peggio ancora, dei Limp Bizkit e basta (nessun aggettivo per loro..basta solo il nome).

Ma torniamo alla finta “giornata d’estate all’inferno”.
Ore 17: i cancelli dovrebbero essere aperti da un’ora e mezza. Una fila nera si ammassa con il bel bigliettino da 40 euro in mano, ansiosa di poter entrare e poter calcare il prato dell’affascinante stadio Euganeo. Affascinante neanche troppo, lo stadio meno sexy d’Italia (citazione), data la mancanza delle curve. Mi fermo qui per evitare di inondare la tastiera di lacrime. I padovani capiranno.
Dicevo. Mentre un’informe massa nera si accalca all’entrata io entro facilmente senza sorbirmi la coda e da buon raccomandato cerco subito un posto all’ombra con il mio fido compare raccomandato (niente animali) in attesa dell’inizio del concerto, previsto per le 18:30. I primi ad esibirsi sono i Lost Prophets.
Dopo quasi due ore di estenuante attesa eccoli arrivare. Non ho precisamente idea di chi siano, ma quello che fanno è il solito metal da Mtv.
Chitarre pesanti con influenze punk, e quella voce maledettamente spinta all’emo più modaiolo. Sono forse un po’ fuori luogo ma i cinque fanno la loro bella figura, le canzoni sono orecchiabili e ben suonate, anche se si vede lontano un miglio che col metal hanno poco a che fare. Anche se sembrano un po’ dei Calling posseduti vagamente dal demonio, non sono poi così male.
Vallo a spiegare al pubblico

Pausa, e tutti a vedere il merchandise. 25 euro per una maglietta. L’onestà non è di casa. Dopo i 40 euro del biglietto, per avere un ricordino del concerto, bisognerebbe spenderne altri 25? Sembrerebbe di si, a giudicare dalla quantità di gente che se ne va via soddisfatta con la magliettina in mano dal banchetto del merchandise…bancone più che altro.
Ah..a proposito di cose grandi…il palco merita una citazione. Più che un palco sembra una navicella spaziale d’altri tempi, dopo un atterraggio d’emergenza a Porto Marghera, data la notevole somiglianza con gli impianti siderurgici caratteristici della zona…80 metri di lunghezza, 50 di profondità. Le misure mi sa che bastano da sole…
Da ricordare poi i 49 asciugamani rigorosamente neri che andranno ad asciugare il sudore di Lars Ulrich, intento a picchiare duro sulla sua campana..ehm..sul rullante. Ne voglio almeno 3 come ricordo.
E come avrete brillantemente notato mi sono informato.

Ancora un po’ di attesa ed ecco gli Slipknot. Rigorosamente mascherati con tuta nera da metalmeccanico, un po’ di paura la fanno. E sono anche ben abbinati con il palco.
Si comincia a suonare, e la violenza prende il sopravvento, sia sopra il palco che sotto, soprattutto sotto. Mi soffermerei però qualche metro sopra il livello del prato. I nove lottatori mascherati si danno da fare, le tre chitarre-zappe si fanno sentire, così come la batteria che picchia duro in testa al pubblico. In senso metaforico ovviamente, e anche un po’ sfortunatamente.
Non cito titoli per il semplice motivo, che non sono riuscito a cogliere sostanziali differenze tra i pezzi suonati. Il rumore (in senso brutto) ha preso il sopravvento. Alla gente è piaciuto. A me no. Schietto e sincero come la birra Moretti. A proposito. Niente alcolici allo stadio Euganeo. Il metal fa paura. L’alcool unito al metal ancora di più.
Tornando agli Slipknot, i pezzi nuovi (son riuscito a distinguerli grazie al pubblico, meno coinvolto) sono troppo poco alla Slipknot, troppa poca violenza per essere apprezzati. I nove iowiani (non si dice così) ce la mettono tutta, ma le chitarre pulite ad un concerto degli Slipknot non ci stanno mica bene eh.
E per fortuna che la chitarrina classica di “Vermillion” (è nell’ultimo album) non ha invaso le orecchie raffinate di chi è giunto qui per scatenare della sana ira contro il povero e maltrattato prato dell’Euganeo.
A questo punto dovrei tirare somme sull’esibizione degli Slipknot, ma non ho la calcolatrice. Scusa vigliacca. I fan degli Slipknot sono grossi, da quanto ho visto.

Ed è passata anche questa. Gli Slipknot tornano da dove son venuti e le migliaia di persone (tante davvero) cominciano a fremere aspettando i Four Horseman (i quattro uomini-cavalli?) . Sono circa le 21:30. Ommioddio. Ciò significa che suoneranno per 2 ore e mezza? Spero che qualcuno attacchi una flebo a Lars Ulrich. Mentre mi perdo in queste crudeltà gratuite le mie orecchie vengono devastate da un urlo sovrumano. Penso inizialmente a Rob Trujillo che scalda le corde vocali, ma mi rendo poi conto che è il pubblico che acclama l’entrata dei Metallica già appositamente sistemati sul palco, da una gru, credo. Già gli Slipknot stavano belli larghi, loro su questo palco esagerato sembrano quattro estranei che stanno provando i loro strumenti.
Anche stavolta non cito titoli, per il semplice motivo che conosco più o meno tre canzoni dei Metallica, quelle che conoscono un po’ tutti, vedi “Nothing Else Matter” (più che altro per la struggente “Chi Se Ne Frega” di Masini), “Seek And Destroy”, “Fuel” e poi gli ultimi due capolavori “St. Anger” e “Frantic”, con i quali i Four Horsemen si sono candidati ufficialmente come coverband dei Limp Bizkit.
Ricapitolando, due ore di assoli, rullanti a campana, rullanti un po’ meno a campana, storici stop and go di Ulrich, movenze scimmiesche e deliri metallici.
Troppi deliri, a cominciare dal secondo pezzo in scaletta, “Fuel”, introdotto da Kirk Hammet che spara dei “give me M”, “give me E”, “give me T”…fino alla seconda L…per poi capire che la simpatica gag non è apprezzata. Meglio suonare, in questo caso. “Fuel” spacca di brutto, devo dirlo, e devo dire anche che i quattro ci sanno fare con gli strumenti. E ci mancherebbe altro…
Due ore che i fan probabilmente non dimenticheranno facilmente, lo spettacolo offerto è buono (tra musica, scenografia e Rob Trujillo – a proposito…dove si può comprare? -), loro non sbagliano una nota e la gente se ne accorge. Sono solo i miei organi genitali che sembrano non reggere. Alla fin fine però, sono pur sempre i Metallica, e a quanto mi dicono, questi quattro hanno scritto almeno un po’ la storia del metal.
Forse sono io che non so leggere.

Zappo

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