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PGR – Cuneo, 03/07/04

PGR, una dimostrazione di “come si possa invecchiare con dignità”

Tornano dal vivo Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali e il “capo” Gianni Maroccolo. Un concerto davvero impegnativo per le continue e forti aspettative del publico, ma un gruppo che non delude mai.

Reportage di viter

Purtroppo non sono riuscito a scrivere il pezzo, ieri mattina, a “mente fresca”, con tutte le sonorità della sera precedente che mi ronzavano ancora intesta… cercherò dunque di dare almeno l’idea del bel concerto di sabato sera al Nuvolari con Ferretti e compagni.

Compagni, nel vero senso della parola, visto che l’intero concerto è stato connotato da una vena politica decisamente forte…e meno male!
In un’intervista vista proprio la settimana scorsa, Ferretti si soffermava sull’11 settembre e come quella data abbia segnato in modo indelebile la nostra civiltà: se il primo album dei P.G.R. risentiva moltissimo di questo evento con testi sempre molto “riflessivi” e tonalità musicali apparentemente più caute, ma decisamente più cupe (e il brano dedicato alla tragedia di New York, era solo l’ultimo e più visibile segno di questo sentimento), con l’ultimo lavoro è stato compiuto un passo successivo. Cosa dire dopo un episodio storico di questa portata, dove collocarsi e soprattutto in che modo. Qual è la strada da battere per chi si sente “Fedele ad una linea”, che vuole fare della coerenza la propria bandiera, senza facili sentimentalismi e senza troppe prese di posizione? Solo il fatto di sollevare questi problemi e di cercare di darne voce, merita un applauso ed attenzione.
Una cosa di cui mi sono dispiaciuto invece è stato vedere quanto questo lavoro di continua e, il più possibile coerente, denuncia venga in qualche modo snobbata da coloro che si ritengono “I Fortunati” (chi ha potuto vedere i concerti di Ferretti e Zamboni con Annarella e Fatur), i più “fedeli alla linea” dei Fedeli alla Linea… frasi come “…eh, ma i CCCP erano un’altra cosa”. Io dico basta a tutto questo! Vi piace un gruppo, vi piace un album, andate ad ascoltarlo in concerto; siete andati al concerto e non vi è piaciuto, la prossima volta non ci andrete più oppure ci tornerete sperando che il gruppo fornisca una prestazione migliore; ma non veniteci a rompere le balle sui massimi sistemi del perché e del per come una cosa vada fatta in un modo piuttosto che in un altro, su quanti peli ha nel naso Ferretti, sulla ballerina che si muoveva come un’ossessa. Sono il primo a non amare il “buonismo musicale” alla “Vincenzo Mollica”, ma a tutto c’è un limite. E con questo non voglio sostenere che ora è meglio di prima, o che si stava meglio quando si stava peggio… e via su questo filone di ovvietà… dico solo che fino ai primi anni ’90 erano CCCP, e meno male che ci sono stati e fortuna a chi ha potuto vederli dal vivo. Io purtroppo questa fortuna non l’ho avuta perché all’epoca ero un po’ troppo piccino, ma mi godo quello che viene adesso e quindi, mi godo con sommo gaudio anche questo bel concerto dei PGR, di un sol fiato, come una golata d’acqua dopo uno sforzo fisico o quando si ha la gola secca. Perché sfido a trovare sul panorama musicale attuale 3 cinquantenni suonare con tale vigoria, forza ed intensità per due ore quasi ininterrotte. Una vera e propria “potenza del pesante”, che preme compatta e schiaccia.
Un concerto monolitico, fatto di sonorità molto più dure, in certi frangenti anche di difficile ascolto, ma assolutamente vere! Si sente che manca “il melody”, la chitarra melodiosa di Zamboni, o la voce di Ginevra De Marco a supportare quella di Ferretti che in certi momenti stona in modo vistoso, ma tutto trova il suo perché in un contesto fatto di testi forti, di politica vissuta al 200%. E così capisco perché iniziare subito sparati, prima con Narco$ e poi con Forma e Sostanza. Assolutamente magnifico il momento centrale del concerto con A Tratti e Come Bambino uniti in un’unica sonorità di forte impatto (in questo caso però non so se il mio parere possa valere, visto che A Tratti è uno dei brani che più riesce a coinvolgermi sempre ad ogni ascolto), e subito dopo – una chicca che ha fatto contenta anche Stefania – Tu Menti, suonato nella prima parte in “versione rock” (con ritmo più pesante, a mo’ di marcia) e poi velocissimo, tirato, in versione CCCP. Nella lunga sezione precedente dedicata ai brani del nuovo album, alcune cose mi sono piaciute di più ed altre di meno: “Cesare sa che deve morire, e morirà” e la frase scandita da Ferretti su un possibile arruolamento nell’esercito anglo-americano, sono stati di forte coinvolgimento; i suoni molto più energici e decisamente più “rumorosi” di quelli del precedente lavoro comunque non sono mai facili da digerire, soprattutto quando non si conoscono i testi e non si ha un’idea delle musiche; dopo una mezz’ora così ho avuto l’impressione che il concerto stesse calando di tono (forse perché avrei dovuto ascoltarli anticipatamente; cosa per altro difficile visto mi è stato detto che il disco era uscito il giorno prima. Altro bellissimo momento è stato quasi sul finale quando PGR hanno proposto un brano sull’eccidio dei Catari in Occitania a Montsegur; il messaggio è stato colto in modo molto partecipato (forse nessuno a spiegato a Canali, Maroccolo e Ferretti che questa è una provincia, che almeno per alcune sue vallate si sente ancora occitana) da una parte del pubblico. Così come di forte impatto è stato vedere la ballerina – che già nel tour della passata stagione accompagnava il gruppo – salire su di un palo per issare il drappo giallorosso della nazione occitana e poi, alla fine della canzone, issarsi in cima a rappresentare i morti impalati durante l’eccidio del 1244… i forni crematori sono lo sviluppo tecnologico dei roghi! E scusate se questa non è politica! Giovanni Lindo Ferretti ci lascia con due chicche, una ai pacifisti ai quali, senza mezze parole “sussurra” che la guerra lui la vuole combattere, e possibilmente vincerla, a modo suo!… ed una legata alla sua età, per me rimasta sempre avvolta nel mistero… “A 51 anni permettete che a questo punto della serata non abbiamo più birra, quindi vi lasciamo con un bis – che proprio perché bis sarà la ripetizione di un pezzo che avete già ascoltato – e poi basta, non venite a lamentarvi, perché proprio non ce la facciamo più!”
E meno male, che ci hanno insegnato che fin tanto che c’è birra si può dimostrare che a 51 anni suonati si possa invecchiare con dignità.

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