Menu

Interviste

Intervista ai MARTA SUI TUBI

Dopo mesi e mesi di attesa (…) finalmente incontriamo Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone, ossia i Marta Sui Tubi, in occasione del loro concerto al Neapolis Festival

Le foto del concerto

Intervista e foto di Rosalba Volpe

“Muscoli e Dei” è stato considerato uno degli album più innovativi e inclassificabili degli ultimi anni della scena musicale italiana. Secondo voi per quale motivo?

G: E’ un cd particolare, sicuramente. Siamo stati impulsivi, e forse l’impulsività a volte paga… Nel senso che quando cerchi di fare qualcosa non devi precluderti nessuna strada. Cercare di fare quello che ti viene in quel preciso istante. Se ti lasci andare è un bene e forse solo allora riesci a fare qualcosa.

Ho letto in alcune interviste che il vostro prossimo album, che uscirà nel 2005, sarà molto diverso da “Muscoli e Dei”… In che cosa sarà diverso? E a che punto siete con il nuovo album?

G: Con “Muscoli e Dei” ci siamo sfidati a vicenda… Il progetto “Marta sui Tubi” è nato da me e da Carmelo. Lui veniva da situazioni musicali diverse. Le mie erano molto acustiche e folk. Le sue erano totalmente l’opposto. Poi deciso di fonderle entrambi ed è uscito quello che è il nostro attuale sound.

C: Quando abbiamo registrato questo cd, non sapevamo che stavamo per fare quel cd. Avevamo composto delle canzoni a casa e le volevamo registrare. Punto. In maniera molto tranquilla. Canzoni nate la sera, dopo cena, bere vino, e strimpellare. Vivevamo assieme, quindi ci mettevamo tutta la sera a suonare, ascoltare i gruppi che ci piacevano di più. E’ stato un bel periodo anche dal quel punto di vista.

G: Se scopavamo di più forse… (ridono)

C: Per il nuovo album si può dire che siamo a tre quarti della lavorazione…

G: Le nuove canzoni le abbiamo inquadrate, adesso devono essere queste ad inquadrare noi. Sono come dei cavalli imbizzarriti che non riusciamo a tenere sotto controllo.

C: Se con “Muscoli e Dei” abbiamo dato un impatto un po’ particolare in base all’acustica, con il nuovo album invece vogliamo dare un’altra impressione. Sarà più cattivo. Tra l’altro è entrato in formazione, Ivan, il batterista, quindi ci saranno meno pezzi acustici.

Come mai la scelta di non avere il basso nella vostra formazione?

G: I pezzi di “Muscoli e Dei” sono nati così, con la chitarra acustica, quindi volevamo che avessero un’impronta live proprio come quando suoniamo a casa, ovviamente con l’aiuto della batteria e di qualche altro rumore, ma molto casalingo… Rumori di bottiglie, bicchieri, non strumenti. Di conseguenza il basso non ci stava proprio. Dal vivo il suono del basso non ci serve, anche perché Carmelo suona in maniera tale che prende anche molte frequenze di basso, e compensa la mancanza di tali frequenze. Poi il nostro sound si ricollega molto al folk, a musica popolare, e il basso non è uno strumento facile da potersi portare alle feste di paese.

Sia voi che i Virginia Miller identificate il rapporto sessuale come una partita di tennis…Mi sapreste dire qualcosa al riguardo?

G: Questa cosa l’ ho letta ma io non l’ ho mai sentita…

C: Il nostro non era un rapporto sessuale, ma era un diverbio che abbiamo avuto io e Giovanni. Una sorta di confronto tra noi due.

G: Volè, è un pezzo che mi aveva fatto sentire Carmelo, era una cosa che aveva fatto da qualche tempo, ma aveva una strofa soltanto. L’avevo apprezzato tantissimo, era ricercatissimo, anche per quanto riguarda la metrica vocale. Mi piaceva, poi sono molto attento agli studi sulla voce, e allora ho cercato di fare la seconda strofa in maniera tale da fare il pezzo ancora più bastardo a livello metrico. Una sorta di lotta tra di noi… “Vediamo chi ci sa fare di più!” Una specie di gara, naturalmente in maniera molto allegorica. Una sera poi senti una partita di tennis, c’è il microfono che ti fa sentire il rumore della palla e la sofferenza del giocatore e anche delle giocatrici di tennis, quello è molto figo! Il tennis è veramente molto sessuale. Ma nel nostro caso è inteso più come una gara a chi ci mette più grinta.

C: Anche perché siamo eterosessuali entrambi, praticanti soprattutto.

E invece il 6 dicembre cosa è successo?

G: E’ nata questa canzone. Classica serata tranquilla. Vino andante, suoniamo… “Oggi sei dicembre…” Va’ che suona bene, facciamoci qualcosa attorno.

Voi siete siciliani, trapiantati a Bologna, e poi trasferiti a Milano… A Bologna avete iniziato a farvi sentire e a suonare in locali, poi ho letto che bene o male la realtà bolognese era un po’ “stretta” per voi…

C: Più che altro eravamo costretti a suonare per le strade…

E cosa avete trovato di nuovo a Milano?

C: Ci siamo trasferiti a Milano già con una situazione ben più diversa, cioè il disco già era uscito e già suonavamo parecchio, quindi alla fine è stato “facile”.

G: A Milano poi c’è l’etichetta discografica, che è quella che ci procura i concerti. Il fatto di trasferirci a Milano è stata un’opportunità e l’abbiamo colta. Poi a Milano succedono molte più cose che a Bologna. Bologna è fantastica, è un amore. Ogni volta che torno a Bologna mi sembra davvero di tornare a casa. E’ bellissima! E’ sicuramente la città più coinvolgente e pazza d’Italia. E noi ci sguazzavamo dentro. Però a Bologna non c’erano tante possibilità di suonare. Suonavamo così, nei pub, a fare della cover. Anche se, in ogni caso, da quando siamo a Milano, torniamo a Bologna e suoniamo nei locali.

Dovete suonare al Tora! Tora! il 12 settembre, che cosa vi aspettate da questo festival essendo anche uno dei più rinomati in Italia?

G: Che ci diano abbastanza birra come oggi.

La scena musicale alternativa italiana è divisa in due: nord e sud Italia. Voi che siete siciliani e siete riusciti a farvi sentire stando in un luogo come Bologna, dove appunto la realtà musicale è diversa e sicuramente più aperta rispetto al sud, come vivete questa sorta di disparità? Sicuramente al sud Italia esistono gruppi che magari meritano di essere conosciuti, ma hanno poche possibilità di poterlo fare.

G: La maggior parte delle case discografiche stanno al nord, sono più a contatto tra loro. Anche a Catania c’è una bellissima scena musicale. Però ci sono poche etichette che ci lavorano… Le etichette al sud hanno comunque agganci in America o altre parti del mondo. Il discorso è sicuramente a livello geografico, che porta a penalizzare il sud Italia. Immagina di stare a Bologna, in 2-3 ore di macchina arrivi al nord. Quindi è molto più facile per un gruppo spostarsi e farsi conoscere in giro. Per un gruppo di Napoli o siciliano, c’è sicuramente una grandissima differenza per organizzarti e andare a suonare in giro. E’ un gran casino… Devi prenderti tanti giorni di ferie, e fare quello e basta. E per uscire dalla Sicilia o prendi l’aereo o la macchina e per arrivare a Bologna o al centro-nord Italia ci metti una giornata intera.

C: Tra l’altro abbiamo un amico in comune, che suona in un gruppo, che si chiama “Mari-X” e sono davvero fighissimi, ma stanno tutti tra Palermo e Marsala… Poco fa’ hanno fatto un mini-tour. Sono partiti, hanno affittato il furgone… Tutto a spese loro e alla fine hanno fatto solo un paio di date!

Secondo vuoi, se voi foste rimasti in Sicilia sareste riusciti a farvi conoscere?

G: No. Anche se siamo andati via dalla Sicilia non per suonare insieme. Io ero lì per lavoro e Carmelo è venuto lì per lavorare. Carmelo lavorava in fabbrica ed io in un’agenzia di assicurazione.

Già vi conoscevate o vi siete conosciuti a Bologna?

G: Già ci conoscevamo. Ci apprezzavamo dal punto di vista musicale e umano. Poi ci siamo trovati a Bologna a dividere lo stesso appartamento ed abbiamo iniziato a suonare. Non abbiamo mai pensato di fare un gruppo in Sicilia e poi di trasferirci a Bologna. Ci siamo conosciuti meglio a Bologna. Io ero lì già da un anno. Poi ho invitato Carmelo a stare in casa mia e abbiamo iniziato a suonare. Non è stata una cosa premeditata. Poi entrambi abbiamo avuto le nostre esperienze musicali. Per questo sappiamo che è difficile proporsi a una certa credibilità… Se non hai comunque un’agenzia di concerti, è difficile che riesci… Che poi le agenzie di concerti non funzionano per piccoli gruppi… Le grandi agenzie portano solo gruppi che hanno un minimo di nome. I piccoli gruppi devono farseli loro i concerti, attaccarsi al telefono, al computer. Spedire i cd, i demo, ecc…

Com’ è nato il vostro rapporto con Eclectic Circus?

C: Il disco, dopo che l’abbiamo registrato, l’abbiamo fatto ascoltare ai nostri amici e poi ci siamo detti: “Perché no, iniziamo a spedirlo.” Abbiamo fatto spedizioni a manetta, compresa l’Eclectic, che però non ci ha risposto come tutte le altre. Un giorno ricevemmo una maling list della Eclectic. Era l’invito ad una serata organizzata da Stefano Clessi. Noi lì ci siamo molto incazzati perché non avevamo ricevuto dall’etichetta nessun tipo d’informazione che riguardasse il nostro disco. Quindi abbiamo deciso di contattare Stefano Clessi che ci ha risposto: “Veramente avevo intenzione di produrvi perché mi siete piaciuti parecchio..” In pratica l’abbiamo saputo per caso. Lui aveva intenzione di contattarci nei giorni prossimi. E così effettivamente è stato. Ci siamo trovati benissimo. Poi, al di là del fatto che lui è un produttore, è anche soprattutto un grandissimo amico per noi. Comunque abbiamo iniziato a lavorare insieme ed è uscita questa storia qua. Ed è uscita per l’Eclectic. Viaggiamo sempre insieme con lui, anche se questa sera non è potuto venire. Ha però mandato un suo delegato che tra l’altro è una persona in gamba.

E’ uscita una compilation-cover di Gaber, “Un’attrazione un po’ incosciente” con una vostra cover, nel “Mucchio Extra”, intitolata “Dopo l’amore”…

C: E’ un monologo in realtà. L’interpretazione di Gaber era molto ironica. Lui parlava di questo rapporto sessuale con un’amica e alla fine dice che se vuoi distruggere il rapporto che hai con un’amica devi farci l’amore. Ci siamo rivisti un po’ in questa situazione.

G: Però non l’abbiamo vissuta in maniera simpatica come lui.

Com’ è nata l’idea di utilizzare suoni di bicchierate nella cover?

G: Per tutta la vita ho sempre desiderato di fare una disco con il suono dei bicchieri che rollano sul pavimento. Ed è stata scelta proprio la canzone di Gaber perché ci sta, perché parlava di una stanza, il silenzio, l’atmosfera tesa… Mi piaceva interrompere quel silenzio in questo modo. E’ molto intenso, come sei ti catturasse.

Cosa pensate di Gaber artista visto che avete scelto di partecipare a questa compilation?

G: Gaber era uno dei migliori parolieri mai esistiti. Lui ha scritto dei gran testi di recitazione, di teatro, poi su questi ci ha lavorato per creare canzoni. Purtroppo non lo abbiamo mai apprezzato in pieno. Almeno io ho ascoltato Gaber solo quando ci hanno invitato a fare questa cover. So poche cose, solo quelle sputtanate. Mi è capitato poi di comprare un cd di Gaber e ci sono delle canzoni bellissime. Anche se apprezzo molto di più le parti testuali.

Adesso la cover è entrata nel vostro repertorio? Cioè la riproporrete qualche volta live?

G: Assolutamente. L’abbiamo fatta per dimenticarla. Era una cosa che faceva parte di quel momento.

E’ stata una cosa che vi è stata proposta, oppure avete preso voi l’iniziativa?Ci sono comunque altri artisti che hanno partecipato alla realizzazione di questa compilation, tipo Bandabardò, Virginia Miller, Baustelle…

G: Ci hanno invitato a parteciparvi. Ha curato la compilation Marco dei RosaLuna.

C: Tra l’altro la cover più bella in quel cd è quella dei Mariposa e anche dei RosaLuna.

G: Poi c’è anche quella dei Caravane de Ville che mi piace molto.

Con “Stitichezza Cronica” avete girato il vostro primo video. Com’è stata questa esperienza?

G: Delirio!

C: Delirio!

G: E’ stata un’esperienza fantastica. Abbiamo trovato delle persone disponibilissime. Primo fra tutti il regista, Fabio Luongo, è un ragazzo che sta lavorando al DAMS. Ci siamo incontrati, è una persona molto simpatica.

C: Questo è basilare se devi lavorare con qualcuno.

G: Fabio si è reso subito disponibile, Gli ho detto: “Guarda che soldi non ne ho…” Lui mi disse di non preoccuparmi, che avremmo fatto qualcosa con tutti i suoi amici che studiano. Ha coinvolto circa 20 persone, fra tecnici, costumisti. Bellissimo ambiente, persone simpaticissime. Abbiamo fatto tutto in maniera molto giocosa, come al solito. Al video ha collaborato anche l’attore, Leo Mantovani.

C: Leo doveva fare la parte da Cardinale nel nostro video, anche se in teoria era la parte del papa. Ma siccome non abbiamo trovato il costume da papa, è stato utilizzato quello da cardinale. Nel testo si ascolta: “I partiti hanno ignorato il papa”, ed è lì che Leo spacca la chitarra. Quando dovevamo girare questa scena, prima di arrivare alla location, c’era una processione… E lui con il bicchiere di birra in mano, completamente ubriaco, vestito da cardinale, benediva tutti e brindava. A un certo punto si fermò, vicino a un gruppetto di persone anziane e chiese: “Ma che cosa c’è?” E le persone che pensavano che fosse effettivamente un cardinale, gli dissero: “Come non lo sa? C’è una processione”. E lui: “Ah, allora Salute!” alzando il bicchiere di birra verso l’alto!

Definitemi con poche parole ogni canzone del vostro disco:

G: L’equilibrista: Uno sparo

C: Vecchi difetti: Tutto quello che non possiamo dimenticare

G: Stitichezza Cronica: L’alcool

C: Muscoli e Dei: L’amore

(Ho dimenticato di chiedere “Post”, scusate)

G: Volè: Una battaglia

C: Sei dicembre: La coca cola

C: Il giorno del mio compleanno: il giorno del suo (indicando Giovanni) compleanno

G: Le cose che cambiano: Bellissima, per me è una delle canzoni più belle che abbiamo fatto

C: Stento: Il rapporto che vorrei avere almeno io con Dio, e non ho mai avuto

G: Sole: è la luna

Ho letto che Marta era una tipa frequentavate entrambi, e che per questa cosa avete avuto una bella litigata in un cantiere disseminato fra i tubi… Ma che ha fatto Marta?

G: Si sta arricchendo…

Rosalba Volpe

LE FOTO DEL CONCERTO

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close