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Settimana intensa: (Traffic Free Festival e NLT)

Torino, Traffic Free Festival – Chi tiene polvere… spara!

Che settimana musicale intensa…e se uno ci pensa bene neanche poi così onerosa!
i PGR prima, martedì tuffo nel passato con i Casino Royale, venerdì sera a Torino per Vinicio Capossela, ieri sera – in mancanza della seconda trasferta consecutiva al Traffic Festival – la scoperta di un buonissimo gruppo from japan, i MONO e stasera, tanto per chiudere in bellezza, Agnelli e Afterhours.
Ma dividiamo il discorso almeno in due tronconi, servendoci del tanto comodo “metodo territoriale”: Cuneo e Torino

di viter


…e pensare che neanche ci volevo andare! è stata una vera festa, una serata di puro “delirio” (come ha sentenziato Marino, parere che mi trova perfettamente d’accordo). Una serata iniziata non benissimo perché, a causa del “kebabbaro” di corso Vinzaglio (dove eravamo andati per mangiare un boccone velox), che ci ha chiesto un supporto tecnico per l’istallazione della adsl (alle 20.30 i venerdì sera) nel proprio locale, ci siamo persi un inizio di concerto davvero molto coinvolgente… sentivo durante una pausa del concerto, da gente vicina a me, che Vinicio e band hanno debuttato la serata inanellando uno dietro l’altro un brano tratto dalla colonna sonora de “Il Buono, il Brutto e il Cattivo” e “Si è spento il sole”. Visto il titolo della seconda serata del Traffic Free Festival “Chi tiene polvere spara”, mai nessun inizio poteva dirsi più appropriato.
Noi siamo arrivati alle prime note del “Tango del Murrazzo” (terzo o quarto pezzo in scaletta, a quanto mi è stato riferito)… e meno male, visto che è uno dei pezzi che preferisco di Vinicio, uno di quei brani che non ti segnano al primo ascolto, ma che, nel momento in cui un album viene metabolizzato, ti entrano prima in testa e poi nelle vene… e ad ogni ascolto la canzone non smette di piacerti, anzi. L’esecuzione live del Tango, non mi ha fatto impazzire, forse è proprio il brano che si presta maggiormente per un ascolto più “mentale”, più da … poltrona, allungati con le zampe leggermente rialzate, un libro sul viso…e la testa che vaga.
Ma a parte questa piccola pecca, lo spettacolo di Vinicio è stato qualcosa di “assolutamente assoluto”: ti rendi conto che quando ascolti un musicista di questo genere, ogni concerto riserverà qualche sorpresa, qualche imprevisto, ma anche tante forti emozioni. E così è stato, una serata davvero “popolare”, in grado di mettere assieme tante idee, tante sorprese, alcune delusioni – forse – ma sicuramente in grado di coinvolgere lo spettatore, qualsiasi spettatore… dai cinquantenni innamorati della canzone d’autore, ai giovani attratti dallo “spirito” (inteso come gradazione % alcolica) della musica, dai bambini sulle spalle dei propri genitori che guardano incuriositi questo strano signore vestito in abito nero, con un cappello a tuba in testa e un bicchiere quasi sempre in mano. E poi la musica, i colori, tutto portato molto all’estremo, ma esageratamente coinvolgente. Nella serata Vinicio si è presentato nella sua veste migliore, quella di Direttore Artistico della serata (come dice il sito ufficiale del Traffic) o come autentico direttore di un circo. Un circo fatto di tanti personaggi, di comparse variegate, di luci e colori. Perché in fin dei conti, infatti, Vinicio non è stato l’unico protagonista della serata. Dopo una mezz’oretta di concerto, il primo intervento, quello di Matteo Salvatore: un cantautore pugliese segnato dal tempo, bella testimonianza, di musica tradizionale pugliese, ma l’interpretazione ha lasciato un po’ a desiderare (…e ad un – come minimo – ottantenne che ha il coraggio di salire ancora su un palco non si può chiedere troppo). Quando è intervenuto a sostegno anche Vincio, il tono si è ripreso immediatamente, e l’emozione è stata molto forte… le generazioni che si mescolano e che si tramandano le storie della cultura locale, quella più sconosciuta, ma anche più radicata alla vita delle persone comuni.
Vinicio riprende Lampanò, Ultimo amore, una bellissima interpretazione di “Scivola Vai via” (o forse suonata prima dell’intervento di Matteo Salvatore?!) ed altri vecchi brani… un momento davvero molto bello. Soprattutto perché il chitarrista in quest’occasione ha tirato fuori un paio di esecuzioni davvero emozionanti. Nuovo ospite, Flaco Jimenez “voce del Rio Grande do Sul”… musica tex-mex per mezz’ora di spettacolo su tradizione latino-americana.
Quando non suona Vinicio solitamente rimane a destra del palco, a gustarsi la musica della serata e soprattutto i cocktails preparati dal barman nel piccolo chioschetto (avete presente la struttura usata da Lucy nei Peantuts per dare i suoi consigli ad 1 Cent?) allestito in un angolo estremo del palco.
Vincio finisce per intermezzare sempre più i vari interventi: non mi pare di aver visto Marc Ribot (dei Mistery Trio), ma a mezzanotte si è presentata un’icona di molti adolescenti di una decina d’anni fa: è il momento della consegna del premio Grinzane Cavour a Shane MacGowan, storica voce dei Pogues. Il momento è stato alquanto di “difficile interpretazione”, un misto tra stupore, sorpresa, delusione, compassione e divertimento (?). Soria, “presidentissimo” del Grinzane, è a dir poco imbarazzato: cerca di dare il premio ad un cinquantenne che: a) non se lo fila per niente; b) parla per conto suo; e soprattutto c) non riesce neanche a reggersi tanto è ubriaco.
Inizia a mezzanotte l’apoteosi del delirio: MacGowan dopo essersi lasciato andare a qualche frase di troppo (tra le varie parole “masticate”, ogni tanto si sentiva uscire, un “f.uck…qualche cosa” di qua e uno di là), aver ripreso l’equilibrio, con in mano, presumibilmente, un bicchiere di whisky, ha tirato fuori quella sua voce “marcia” che, man mano che l’esecuzione proseguiva, si faceva anche “bella”… resta da chiedersi se l’alcol abbia creato l’artista, oppure se l’artista si sia tuffato nell’alcol. Intanto Vinicio, anche lui non certo sobrio, da spettacolo portando sul palco una balla di fieno, che inizia a dispensare a destra e a manca, tra i vari musicisti (the Popes) che suonano con MacGowan. Altra scoperta piacevole è quella finale con Roy Paci: Shane MacGowan segnala l’ultimo brano del proprio intervento, salgono sul palco gli Aretuska, e Paci inizia ad accompagnare l’ultimo brano dei Popes con delle melodie di Tromba davvero magnifiche, un suono puro, sempre limpido, da far venire la pelle d’oca.
Restano così sul palco il trombettista siciliano, con i suoi Picciotti, Vinicio e la sua “orchestra” di 11 elementi (contando il prezioso contributo del barman). Un primo pezzo prima del gran finale, Marajà…gran finale che non sapremo mai se voluto o meno, poiché, allo scoccare dell’una di notte, quando la tromba di paci suona l’introduzione del brano, il volume si spegne… solo più le casse spia (per la gioia solo di chi stava sotto il palco). Non sappiamo così neanche se si è fuso l’impianto (durante tutto il concerto qualche problema c’era stato, ma con un paio di microfoni in particolare; non penso che la cosa abbia inciso sull’intero impianto) oppure se qualcuno, dall’alto, abbia deciso che poteva bastare, che lo spettacolo poteva anche chiudersi. Si torna così a casa, contenti per aver assistito ad un’autentica festa di paese in cui abbiamo ritrovato tutti i personaggi che affollano le feste nei nostri borghi, appoggiati ai pilastri degli autoscontri, oppure intenti a scagliare la propria forza contro un pungiball, o ancora a sviolinare dietro le fanciulle in cerca di attenzione; peccato non aver saputo la ragione di quell’interrutore spento improvvisamente. Anche perché in più di un’occasione il direttore d’orchestra ed i suoi esecutori ci avevano fatto capire che non avevano intenzione di finire tanto presto il loro spettacolo. I colpi sono continuati a partire, la miccia era ancora lunga, in un modo o nell’altra una secchiata d’acqua è giunta a spegnere i “bollenti spiriti”.

viter

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