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Baraonda Summer Point – Chieri (To): Gatto Ciliegia vs Blonde Redhead (14/07/04)

Arriviamo allo stadio, siamo davvero tra i primi, ci allunghiamo in questo enorme campo da calcio, beviamo una birrozza, sembra di rivivere l’epoca dei festival frequentati fino a qualche anno fa: il grande palco, al posto di una delle porte, la gente che mentre te ne stai sdraiato a bere la tua birra inizia ad arrivare. Suonano i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, la gente intorno alle 10 meno un quarto inizia ad arrivare… i fratelli Pace e Kazu fanno capolino e si inizia!

di viter

Oggi ero sul treno, di ritorno da torino dopo una faticosa giornata di lavoro e di caldo… sto sfogliando il numero di Miele, preso l’altra sera al concerto di Otis Taylor al Nuvolari, su cui c’è l’intervista fatta da Vinz a Benvegnù (tra l’altro, complimenti giovane!)… metto nel lettore un cd… i Gatto Ciliegia… It Is, ri-scopro con stupore che parte dei brani che hanno suonato ieri sera in apertura al concerto dei Blonde Redhead appartengono a questo album… con sommo piacere, perché la loro performance mi è piaciuta un bel po’. Molto lineare, poco appariscente, ma un bel mini-concerto; forse all’inizio, anche per la poca gente presente vicino al palco (più o meno una sessantina… e capisco quanto sia difficile suonare per quattro gatti… ed a me è capitato… ed erano proprio quattro), sembrava avessero lo “scazzo” addosso… ma niente a che ridire invece sull’esecuzione. I GCvsGF hanno messo insieme poco più di una mezz’ora molto delicata, giusta, basi elettroniche, il bravo percussionista che suonava il charleston della batteria a mani nude, le chitarre che mescolavano in un connubio di suoni, alcuni più leggeri ed altri più acidi, belle sonorità: alcuni pezzi dell’album nuovo (che non vi so dire però quali perché Alan non me lo ha ancora prestato), alcuni brani come Lucignolo, Alice, La sequenza del Cuore di Carta da It Is ed un paio di pezzi anche da #2. Proprio bravi!
Uno di quei gruppi che alla fine di un concerto non ti senti privato di qualcosa, ma “che fanno bene”… da ascolto! La cosa migliore, forse?! La sdraio che ho in camera, in quel campo da calcio…allungandomi e apprezzandone la musica… è lecito che qualcuno possa pensare… “beh, allora ascoltateli in cd, così fai quello che ti pare”… e, no!… invece io dico… potessi… non mi voglio privare di una loro performance live, anche perché ritengo siano stati davvero bravi… ma forse un po’ più “stravaccato”, a rimirar le stelle.
Ma lo spazio migliore del Baraonda lo avevano i Blonde Redhead. Prima di passare alla performance dei gemelli pace, due piccole righe sul Baraonda Summer Point. L’idea di uno spazio aperto come lo stadio di Chieri è stata azzeccata, tanto più che per raggiungere Chieri, il turista-musicofilo-malato (e quindi tremendamente in anticipo) ne ha approfittato per fare un velocissimo giro nella collina torinese, quella tra Pino Torinese, Revigliasco, Pecetto e Chieri. Un po’ scomoda invece la ricerca del posto… o forse sono anche io un po’ negato nel trovare le strade giuste al momento giusto.
Arriviamo così allo stadio, siamo davvero tra i primi, ci allunghiamo in questo enorme campo da calcio, beviamo una birrozza, sembra di rivivere l’epoca dei festival frequentati fino a qualche anno fa (peccato che non ci sarà la stessa quantità di gente): il grande palco, al posto di una delle porte, la gente che mentre te ne stai sdraiato a bere la tua birra inizia ad arrivare. Suonano così i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, la gente intorno alle 10 meno un quarto inizia ad arrivare… alle dieci e un quarto l’atmosfera è quella giusta, c’è gente, sotto il palco, ma non ci si sta sommersi, uno sull’altro. I fratelli Pace e Kazu fanno un piccolo giro a preparare gli strumenti, e poi si parte…
Si parte, ma non si parte al meglio (purtroppo), c’è qualcosa che non va. Non tanto nella loro voglia di suonare, ma con amplificazione e strumenti: si sentono male sia la voce di Amedeo sia quella di Kazu; la base parte in un paio di occasioni quando non dovrebbe… insomma… un po’ di casino. L’inizio è forse un po’ “moscio”, rispetto alla loro performance torinese del 2001 in cui presentavano Melodie Citronique: all’epoca erano partiti con Melody Of Certain Three (“da spacca culi” come direbbe Stefania), ieri sono partiti con la seconda traccia del nuovo album e con In Particolar, non che siano canzoni che non mi piacciano… tutt’altro, ma qualcosa non andava. La stessa Melody of Certain Three era priva di qualcosa, forse di un pizzico di cattiveria in più, anche se non riconduco il mancato effetto del brano ad una mancanza di voglia del gruppo: mi verrebbe da dire ricerca “eccessiva” del contorto. Si anche perché man mano che il concerto parte, che Kazu scalda la voce, che le basi ricominciano a girare, che i suoni iniziano a sentirsi bene e le voci con loro, lo spettacolo è davvero assicurato. Il Pacechitarrista è davvero in forma, gioca e segue i suoni che distilla la sua chitarra con movimenti decisi e a volte lenti e sinuosi. Il Pacebatterista è veramente(, ma veramente!) bravo! Energia, precisione, forza, delicatezza quando ci vuole, non sbaglia un colpo…e si supera quando la band parte su delle false improvvisazioni sul tema dei brani in scaletta. Suoni acidi, che vanno al di là dell’acido, a dimostrare che l’album nuovo è tutt’altro che facilmente “digeribile”. Un album che sembra “moscio”, ed invece io ritengo che sia un album molto più difficile dei precedenti. Melody of certain demaged lemons era immediato, fresco, “pop” (qualcuno non me ne voglia), Fake can be Just, invece duro, grezzo, ma altrettanto spontaneo, anche se con sonorità molto particolari. Nel concerto di ieri sera emergono invece tutte le peculiarità del nuovo album, personalmente lo trovo difficile da ascolta, ricercato, a volte anche troppo, pieno di citazioni (e non intendo copiature), alcune colte altre meno… ci ritrovo Albini, i primi Fugazi, ma al tempo stesso la musica francese di Gainsbourg. Sensazione che riemerge sia in uno dei due brani ripresi da Fake can be just, e nell’ultimo brano… esercizio di puro delirio musicale, sonoro e vocale, ma assolutamente meraviglioso. Ed è in questo che mi sono piaciuti, spiazzanti, pieni di cose da dire; l’inizio in sordida con quelle sbavature ne intacca anche il giudizio finale. Un alunno a cui darei sempre 9 in pagella, e che per una volta strappa a fatica un 7, la prossima volta andrà meglio.

viter

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