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The Servant – The Servant

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Con la pubblicazione di “The Servant”, che prende il nome dal gruppo, Dan Black comincia il suo progetto parallelo ai Planet Funk. Ma questa volta riesce anche a sorprendere oltre che a piacere.
Infatti in questo album non si attiene prettamente ai ritmi tecno ma sfocia in benaltro genere. D'altronde una voce così intensa ed espressiva come la sua ha ben poche difficoltà nel rock come nel funk.
Ebbene, con questo album e con questo nuovo gruppo Black dà uno schiaffo morale a tutti quelli che lo avevano classificato e fossilizzato in un sol genere.
Un album particolarmente espressivo e mai ripetitivo o stancante. Si sente davvero che ogni pezzo ha una sua storia, è studiato nel dettaglio. Alle volte, come nel caso di “Body”, la particolarità del suono non giunge all'orecchio dell'ascoltatore, però in alcuni pezzi come nel primo singolo “Orchestra” o come in “Cell”, che apre l'album, ci sono davvero delle particolarità che si possono notare: ad esempio la ritmica delle chitarre ricorda molto il britrock dei Radiohead.
Ma la cosa davvero singolare è che ci sono delle canzoni nell'album, come ad esempio “Jesus Says”, dove Black sembra tornare alle origini dei Planet Funk: molti effetti tecno, voce quasi rappeggiante, nel complesso tutto molto rapido, quasi da sembrare confuso.
In pratica sono proprio queste differenze tra i pezzi a rendere l'album ancora più apprezzabile di quanto possa sembrare all'apparenza.
Il tema portante di questo album è prevalentemente uno: la misticità (in “Jesus says” si può ascoltare “Brothers and sisters, jesus says leaves your cars and offices” facendosi portavoce della parola del Signore; oppure in “Me and the devil” Black canta:“Me and the devil were standing side by side, he held out his claws and I began to rise” come se ci fosse un certo feeling col demonio).
I britannici miscelano alla perfezione i ritmi rock con quelli funk, gli effetti tecno alle chitarre distorte, in particolare Black è davvero bravo ad adattare la sua voce, riuscendo a “trasformarsi” in un vocalist poliedrico e apprezzabilissimo. La sua voce è trascinante e molto calda, tanto da coinvolgere totalmente l'ascoltatore.
Insomma, chi vedeva Black come un vocalist come tanti si deve ricredere davvero con questo album, un album vero, come pochi ai giorni d'oggi, un album da ascoltare ma soprattutto da vivere.

Tracklist

1. cells
2. beautiful thing
3. liquefy
4. body
5. devil
6. orchestra
7. i can walk in your mind
8. not scared, terrified
9. jesus says
10. get down
11. glowing logos

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