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Verdena: Nuvolari Last Week Atto II

Se volete capire qualcosa in più del semplice commento al concerto dei Verdena vi conviene leggere l’articolo precedente su Afterhours e Otis Taylor. Le sorprese del NLT

di viter

Cuneo, sabato 17 luglio 2004 – E chiudiamo questa ultima lunga carrellata con il concerto di ieri sera dei Verdena. A questo proposito mi sento in dovere di fare qualche premessa. Primo, i Verdena non mi sono mai piaciuti molto, anzi: forse in maniera molto snob, li ho sempre considerati, sin dalle loro prime apparizioni a fine anni 90, come degli emuli dei Marlene Kuntz e forse, proprio perché all’epoca mi piaceva molto il gruppo di Cristiano Godano (provate a pensare cosa possa voler dire, per un tardoadolescente/neouniversitario che ritiene di vivere in un posto dimenticato da dio come Cuneo, essere conterraneo di una delle migliori band dell’underground musicale italiano… e parlo dell’epoca di Catartica, della Crocefissione di Giovanni, da Materiale Resistente, e del Vile), un po’ come dei “ladri di idee”, senza, per di più (e qui scatterà l’odio da parte di molti lettori nei miei confronti), averne approfondito la conoscenza. Francesca ha provato, all’epoca, a convincermi ad ascoltare il primo album che aveva avuto successo (anche perché Volvonauta, neanche mi dispiaceva come canzone), ma, come dice il detto, non esiste peggior sordo di chi non voglia sentire. Secondo, di quel poco che invece ho ascoltato, ho sempre avuto l’impressione che questo terzetto, non avesse ben chiaro il percorso che intendesse seguire, sballottato tra le innumerevoli citazioni che invece di essere una sorta di marchio di fabbrica, finivano con l’essere più importanti del prodotto finito. Terzo, il fattore K(ulo): vedere questi giovincelli riuscire a scalare in poco meno di un anno le classifiche con il primo album, diventare conosciuti, in un modo o nell’altro anche tra i teenager, quando gruppi, con anni di gavetta alle spalle, dovevano faticare per riuscire a ritagliarsi il proprio spazio… beh devo ammettere che questo non me li rendeva molto simpatici, li trovavo un po’ snob come modo di fare, e mi stavano anche un po’ sul culo. Ero uno strenuo difensore dello “status-quo” della nuova musica rock italiana, o forse semplicemente un cretino!
Le cose poi con il tempo cambiano, certi angoli del carattere si smussano… e mi capita di vedere il video di Luna. Con meno filtri di qualche anno fa, ammetto che mi piace parecchio il video e che la canzone è davvero molto bella. Marino ce l’ha, chiedo se me lo fa ascoltare…dopo qualche giorno ne ho una copia. Ascolto il suicidio dei samurai e devo dire che mi piace, qualcosa di più, qualcos’altro meno, non è di quelle cose per le quali perdo la testa, ma apprezzo (Luna in particolare)…
Il concerto è stato molto bello, intenso, tiratissimo, così come quello degli Afterhours, ma a differenza del gruppo di Agnelli questi giovani hanno ancora molto da dimostrare e quindi si possono prendere il lusso, grazie forse anche alla spregiudicatezza giovanili, di presentarsi sul palco e con estrema naturalezza suonare, come tra un gruppo di amici, in maniera molto naturale, istintiva, ma al tempo stesso senza lasciare nulla al caso… anche lo stacchetto su Phantastica in cui Alberto Ferrari ferma tutti, chiede al fratello se è possibile fare il pezzo un po’ più veloce, e poi in effetti il pezzo riparte con il ritmo praticamente identico.
Tornando invece al concerto invece è stato davvero bello. Si parte con Balanite e Logorrea, che ascolto ancora dal tavolo dove sto facendo quattro chiacchiere con Guglielmi sulla stagione del Nuvolari, ma su Volvonauta ci alziamo ed andiamo sotto il palco. I pezzi sono fatti più veloci rispetto al solito, trovo che nei loro brani più facilmente “digeribili” siano veramente bravi… e poi, che vi devo dire… a me piacciono molto sia Luna che Phanastica (che mi fa pensare ad alcune sonorità dei primi due album dei Placebo). Purtroppo le canzoni più rock e più tirate non riesco ad apprezzarle a pieno, anche perché mi rendo conto che è musica che bisogna conoscere e “masticare” prima di apprezzare a pieno.
Il concerto è un continuo saliscendi tra brandelli di musiche più tirate ed altre più riflessivi, moltissime sonorità del mondo acido degli anni 70, in un paio di brani (in 17 Tir nel cortile soprattutto) viene fuori la grande ammirazione del quartetto bergamasco per i Motorpsycho (la notizia l’ho avuta da Alan); il tutto in un crescendo di ipnotismo che culmina nei suoni, per qualcuno in certi frangenti anche fastidiosi, di Glamodrama che chiude lo spettacolo. Barriere sonore che vengono portate all’estremo con un ottica volutamente “contundente”, così come in Far fisa. E riascolto ora l’album in cd, e devo dire che qualche brivido adesso lo provo…
Il Nuvolari Libera Tribù 2004 si è chiuso in questo modo per me, e non poteva chiudersi in modo migliore, con il sorriso sulle labbra. Dopo qualche battuta d’arresto, secondo il modesto parere del sottoscritto e di qualche altro aficionado nuvolariano (forse troppo ben) abituato dalla “linea editoriale” dei primi anni, presa nelle ultime due edizioni. In qualche modo, in un caso o nell’altro c’è sempre un pedaggio da pagare, quest’anno è stata la volta della durata dell’intero festival. Ma gli organizzatori hanno ancora qualche colpo in canna; “rumors” (devo però ammettere che non sono interni all’organizzazione e neanche ancora verificati) parlano di un ritorno “spot” nella seconda settimana di settembre, quella in cui solitamente, negli anni passati, si concludeva questa manifestazione. Quello che sicuramente è certo sono i prossimi tre concerti della settimana prossima: il Nuvolari infatti chiude la propria sede abituale al Parco della gioventù, ma per tre giorni, si sposta nel salotto cittadino di piazza Galimberti: in programma il recupero del concerto di Caparezza, saltato a fine giugno, la PFM per un concerto interamente dedicato all’amico fragile Fabrizio De André (neanche previsto inizialmente nel programma generale del festival), e Fiorella Mannoia, sabato 24 luglio, per ricordare la figura di Duccio Galimberti a 60 anni dalla morte.

viter

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