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Interviste

Intervista ai MARLENE KUNTZ

A due mesi dall’uscita dell’EP Fingendo La Poesia una chiacchierata con Cristiano Godano, raffinato poeta del rock italiano, cantante e chitarrista dei Marlene Kuntz.

Pensieri, opinioni, progetti e anticipazioni…

intervista di : Piero Merola

Mi presento puntuale al luogo concordato per l’appuntamento. Non il classico tavolino o stand da backstage, ma un altrimenti inutile giardinetto di un agriturismo nei pressi di Pisticci, in provincia di Matera. E’ qui che i Marlene Kuntz, insieme a Morgan, chiuderanno la prima edizione del festival Basilicando. Ed è anche la penultima data del loro tour. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire insomma.
Il tour manager Beppe, del quale colgo subito la somiglianza con Cristiano (sono fratelli) e che ringrazio per la quasi spropositata disponibilità e cortesia, mi lascia con l’intervistato.
Dopo i rituali saluti e scambi di battute iniziali, utili per nascondere l’inevitabile soggezione (è Cristiano Godano, non uno qualunque), si comincia…

Pronti?

Via

“Fingendo La Poesia” un disco di non transizione, come l’hai definito, ci avevate pensato subito a questo progetto sulla linea di “Come di Sdegno” o, visto che si vociferava sull’uscita di un dvd, è stata una scelta di ripiego? Ci avevate pensato prima di Senza Peso?

Prima di “Senza Peso” no . Semplicemente noi abbiam scelto due singoli come da prassi quando un gruppo del nostro livello – che vuol dire quel che vuol dire – fa un quinto disco si presume che abbia due singoli che escano fuori. Uno nelle immediate vicinanze, e, dopo un mese e mezzo due di vita del primo singolo, se ne fa uscire un secondo. Mediamente si chiude lì il discorso che queste sono poi questioni che rientrano nella promozione stessa del disco. Dopo un anno buono. Quanto è passato? Tu che ne sai più di me di sicuro…Quando è uscito?

A Maggio.

Quindi quasi dopo un anno dall’uscita di “Senza Peso” qualcuno in Virgin si è accorto, tardivamente, non colpevolmente, semplicemente tardivamente, che “Fingendo La Poesia” era una gran canzone dei Marlene. Io, nel mio intimo, l’ho sempre saputa questa cosa, però, quando noi scegliamo un singolo per i nostri dischi nuovi raccogliamo i pareri di un bel pò di persone. Non ci siamo mai presi la totale responsabilità della scelta univoca e definitiva di un singolo. Quindi anche noi ci siamo ritrovati sorpresi piacevolmente

Siete soddisfatti quindi…

Ti pare che non dovremmo esserlo? Siamo ampiamente soddisfatti.

Non era un disco facile…

Niente dei Marlene secondo me è facile. Va in classifica per una serie di motivi ben precisi. Intanto perchè il gruppo ha guadagnato rispetto e credibilità e poi perchè ci sono considerazioni lunghe che bisognerebbe fare. Cioè, lo stato della discografia italiana è sufficientemente penoso e un disco come questo non ha beneficiato di alcun tipo di promozione particolare, proprio perchè questi erano gli intenti .non c’è video che sostiene Fingendo La Poesia ed è stato secondo poi quarto poi nono, poi è tornato sesto e poi di nuovo nono. Sempre nella top ten per cinque settimane di fila.
Non ci sono video eppure si va in classifica. Da una parte la prima considerazione è che è un gruppo che c’ha uno zoccolo di fans…

Che compra…

Che è fedele in una maniera genuina che compra perchè è felice di ascoltare. Io ho dei gruppi che amo e non vedo l’ora che le loro cosa escano. Quando escono le compro e non ho nessuna attitudine particolare nel leggere qualcosa. Da quando sono musicista non leggo più giornali musicali. Non mi interessa sapere quali sono i gruppi nuovi. Sono invece molto affezionato alle cose che so che quando escono mi danno sempre un qualcosa soprattutto a prescindere da qualsiasi tipo di trend che la stampa musicale presenta. La stampa si stufa in fretta di un gruppo. Dopo un pò che fa cose la stampa lo liquida dicendo “Basta son sempre le stesse cose”. Io ho un atteggiamento che è diametralmente opposto in quanto musicista mi fido delle cose che mi piacciono e le compro. Non per niente ho detto che i Marlene sono un gruppo che ha guadagnato rispetto e c’è un pubblico che aspetta con ansia le uscite dei loro beniamini nella fattispecie dei Marlene Kuntz. Questo pubblico è sufficiente a mandare in classifica un gruppo.
L’altra considerazione che ne deriva è che intorno a noi, quando siamo stati in classifica, c’erano i Blu, c’era Anastacia, c’era tutta questa gente che beneficia di milioni e milioni di promozioni per vendere lo stesso numero di dischi che i Marlene vendono grazie – e ringrazio – al pubblico che compra in maniera genuina e spontanea.

Solo per meriti musicali ovviamente.

Assolutamente sì. Solo per meriti musicali

Per il prossimo album avete in mente qualcosa? Ad esempio i produttori saranno gli stessi o cercherete ancora di cambiare?

E’ ancora presto per dirlo. Posso dire solo che purtroppo Rob (Rob Ellis, uno dei produttori di Senza Peso) è in tour con PJ Harvey e lo sarà ancora per cinque o sei mesi. Quindi noi avremo bisogno di farlo prima il disco. In sala di registrazione abbiamo bisogno di andarci prima. Non potremo lavorare con lui. Mi dispiace perchè Rob è una persona che ci piace tantissimo e se lui fosse stato libero di poter lavorare gli avremmo immediatamente stretto la mano e gli avremmo detto “Facciamo un altro disco insieme!”

Recentemente hai accennato in un’intervista del progetto di portare all’estero della canzoni di “Senza Peso” tradotte in inglese. A proposito, tu pensi che l’italiano sia stato un freno per i Marlene, anche perchè hai sempre detto che l’italiano rende tutto più difficile oppure, viceversa, credi che questa lingua, grazie alla tua poetica unica in Italia, abbia aiutato i Marlene ad emergere?

Se un gruppo rock canta in italiano e fa un certo tipo di rock che non contempla nessun aggancio alla tradizione italica, nel senso del bel canto, della bella melodia secondo quella che l’accezione che definisce esattamente un canone che è quello della canzone melodica italiano, e quindi si rifà musicalmente a una tradizione anglosassone, non ha nessuna chance, se canta in italiano, di andare a suonare all’estero. Allora, almeno che non decida di prendere un furgone, di caricare tutti gli strumenti e fare un tour con probabilità in rosso dal punto di vista economico. Ma queste son cose che fanno i ragazzini.
Un gruppo che canta in italiano non ha nessuna possibilità di andare all’estero e ha bisogno di avere delle cose in inglese. Il problema grosso è che, come hai fatto giustamente notare tu, una delle caratteristiche che credo abbiano aiutato i Marlene a diventare un gruppo importante in Italia sia la poetica dei miei testi che ha un amalgama ben preciso con la musica che facciamo. Quindi questa unione, questa sinergia fa sì che i Marlene siano un gruppo che esiste in Italia dopo cinque dischi va avanti. Questo non è possibile all’estero perchè non si può cantare in italiano all’estero. Il problema è tradursi i testi. Farli tradurre è impensabile perchè i miei testi sono difficili da fare in italiano – già io mi complico la vita in italiano, figuriamoci – allora li ho tradotti in inglese ed è stata una cosa lunga. Non so dove sono arrivato. Ho fatto cinque canzoni tradotte in inglese. Le ho cantate, abbiamo un demo come tutti i gruppi di base che li producono in studio pagandosi le loro registrazioni. E questo demo stiamo cercando di farlo ascoltare in giro.
Quindi, in realtà, non c’è nessun progetto alla base se non la velleità e la speranza che a qualcuno piaccia traducendo e cercando di mantenere le caratteristiche di quello che scrivo anche in inglese.

Ripensando alle varie tappe che vi hanno portato, in dieci anni, da “Catartica” a oggi, quali noti che siano le differenze sostanziali dal punto di vista compositivo?

Non siamo più caotici. Non ce ne frega un cazzo di spingere in un certo modo e di avere un suono noise. Ci interessa un suono più morbido, più vellutato. Difficilmente, a me personalmente capita di ascoltare dischi noise. Non mi interessano e quindi credo che siamo in linea con quello che ci piace ascoltare. Credo sia una cosa normale che tutti gli artisti fanno: fare un qualcosa che gli piacerebbe ascoltare se fossero dei semplici ascoltatori. Io cerco di fare della musica che mi piacerebbe ascoltare se la acquistassi. Sono in linea con quello che in genere mi piace comprare.

Parlando invece del tour. State usando i service locali. Vi state trovando comunque bene?

Eh no. E’ un pò difficile la situazione. Siamo abituati meglio coi nostri impianti.

Il bilancio è comunque positivo?

Abbastanza anche se in alcune situazioni c’è una certa approssimazione un pò irritante. Non so se succederebbe all’estero. Purtroppo devo dirla questa cosa. Mi dispiace perchè recentemente avevo avuto occasione di dire che l’Italia è sostanzialmente in linea con tutto ciò che succede, però mi devo un pò rimangiare certe parole.

Sempre sul tour. Mi sono sempre chiesto quali siano i criteri per i quali scegliete le canzoni da suonare. Per esempio brani quali “Il Vile” o “Le Putte”, che state suonando un pò ovunque non sono certamente le più vicine come sonorità a Senza Peso, rispetto ad altre canzoni. Si tratta di gusti?

No, si tratta di esser consapevoli che c’è gente che vuole ascoltare roba vecchia. Anch’io quando vado ad ascoltare i gruppi che mi piacciono non sono certo dispiaciuto di sentire per al settima o ottava volta un pezzo che ho già sentito altre volte ai loro concerti che arriva da dischi precedenti. Semplicemente perchè ho iniziato ad amare quei gruppi tanto tempo fa.
Non me ne facessero neanche una di quelle, non mi dispiacerebbe per nulla, perchè ho visto un gran concerto però io so, tutti i Marlene sanno che c’è un tot di persone che non riesce a star senza “Sonica”, “Nuotando nell’aria”, senza “Il Vile”…

“Ape Regina”…

Sì, “Ape Regina”. Fa parte del gioco. Noi non siamo particolarmente stufi di suonarle. E se lo fossimo non ce la faremmo a suonarle. Sono gran pezzi, ci piace suonarli comunque e quindi alla fin fine rientrano sempre nelle nostre scalette.

E pezzi come ad esempio “L’Agguato”, “Un Sollievo”?

Sono pezzi che facevamo nel tour invernale dell’anno scorso. “L’Agguato” è uno dei miei pezzi favoriti. Però vedi, dal vivo, alcune cose funzionano più nei club altre funzionano di più all’aperto. Come nel caso di questi due pezzi.

A proposito del rapporto coi fans (tra virgolette) sul web. La vostra idea idea di creare la sezione “Domande e Risposte” sul sito ufficiale vi ha fatto riacquistare fiducia nello strumento-web o siete ancora un pò restii?

E’ l’unico modo che dal mio punto di vista è accettabile se si vuole stabilire un livello di comunicazione. Posto che non credo sia necessario stabilire un livello di comunicazione del genere. Però da un certo punto di vista, probabilmente, è utile perchè un gruppo come il nostro, se scompare totalmente dall’ambito della sfera della visibilità comunemente intesa, rischia grosso. Rischia di perdere contatto e aggancio con le cose che vanno avanti. Rischia di perdere un certo numero di persone che sono attratte dai Marlene, ma non fino a un certo punto tale da aspettare due anni senza magari avere nessuna notizia dal mondo marlenico. In qualche modo si tratta di inventarsi qualcosa che, d’altronde, tutti i gruppi fanno. Il web rappresenta una possibilità in questo senso. Però non attraverso il forum perchè non amo accogliere in un posto che comunque è gestito da noi una serie di considerazioni come mi è capitato di leggere nella precedente esperienza. Mi sembra che tu sia sufficientemente informato. Sai a cosa alludo, cioè al sito precedente. Non amo avallare questo tipo di intromissioni un pò insolenti. Mi rendo conto che in una sezione quale quella creata…

Controllata…

No, non si tratta di questo. Non c’è nessuna censura. Non c’era e non c’è ora. Non si arriva a nessuna domanda insolente. Col forum c’era una larghissima percentuale di persone che semplicemente nascondendosi dietro a un nick, rompeva i coglioni. Questa cosa non succede se queste persone sono costrette a interagire con noi da una domanda che arriva da un’email ben precisa. Questa eventualità che li smaschera potenzialmente un pò di più. E’ assurdo! Credo che in internet manchi la sensibilità. Io sono una persona molto sensibile e rispettosa della sensibilità di chiunque. Sono sempre molto attento a non offendere e non urtare nessuno. Abbiamo quindi dovuto evitare che sul nostro sito succedere cose di questo tipo, spiacevoli.

Una domanda difficile…

Sentiamo..

Un disco da consigliare a chi non vi conosce perchè inizi a seguirvi…

Dei Marlene? “Senza Peso”.

E come canzone?

“Notte”.

A proposito Nick Cave, uno dei tuoi punti di riferimento. Ti sei mai visto al pianoforte come lui?

(risata) No

Per esempio “Deriva Finita”, il pezzo che hai fatto con Gianni Maroccolo, secondo me, si avvicina vagamente a Nick Cave. Non ti vedresti bene in quei panni?

Stavo riflettendo. Pensavo a “Deriva Finita”. Nick Cave? No vabè è un tuo giudizio, è una tua impressione legittima, totalmente lecita. Stavo cercando di capire… Forse quel fischio finale. Quell’atmosfera lì.
Comunque no, non mi son mai visto al pianoforte. Non credo di avere la voglii di imparare a suonarlo. Sapevo suonare un pò le tastiere tanto tempo fa, quando avevo quindici/sedici anni; fino a quell’età ero andato, per quattro o cinque anni, a lezioni di organo. Sapevo mettere le mani sulle tastiere, ma ora non so più farlo e non credo che avrei la determinazione per imparare a suonarle e cantarci insieme. Quindi non mi ci vedo al pianoforte.

Tu che ami anche Neil Young, i Marlene unplugged come li vedresti?

(altra risata) Male perchè non hanno mai avuto neanche una chitarra acustica quindi non sappiamo suonarle. Però i Marlene non noise me li stravedo. Mi vedrei un set di canzoni lente. Un giorno o l’altro credo che mi verrà la voglia di portare avanti un progetto di questo tipo. Magari farlo nei teatri, in club diversi dai soliti del giro tipico dei concerti rock.

E un set di spore (le improvvisazioni strumentali peculiari della band) invece? Magari un primo tempo o un secondo tempo del concerto fatto di spore?

A un set di spore ci abbiamo pensato parecchie volte. Poi forse non abbiamo mai avuto il coraggio di farlo perchè ci vuole un certo coraggio per fre un concerto di quel tipo. Un conto è lasciarsi andare tra un pezzo e l’altro dieci minuti, un conto è portare avanti un concerto di un’ora buona dove devi avere sempre del feeling che ti conduce per tutti quei lunghi minuti che, se le cose non succedono, diventano eterni.

Per concludere: una frase dei Marlene tratta da una canzone che ti è particolarmente vicina in questo momento…

Sta continuando a venirmi in mente “Lamento dello Sbronzo”, quindi una qualsiasi frase di quella canzone. Sceglila tu…

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