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MARLENE KUNTZ + MORGAN – Basilicando vol.1, 25/07/04

I Marlene Kuntz e Morgan chiudono il Basilicando vol.1, la dimostrazione che anche un festival, creato senza pretese troppo ambiziose, può accogliere con ottimi esiti le espressioni più artistiche della musica italiana in tutta la loro raffinatezza ed eleganza.

di PieroMK

Foto del Concerto. Thanx to Massimo Antonaci

Nell’ultima serata del BASILICANDO vol.1 , alla sua prima edizione di Pisticci (in provincia di Matera) partecipano gruppi quali i Madagaskà, gli Stoop, i Mesas, i Jahmila, i Tintozenna e La Suite Mosquito (unico gruppo straniero, dalla Spagna). Meriterebbero tutti almeno uno straccio di presentazione, ma, per via dei cambi di scaletta e dei ritardi, ci ho capito veramente poco e sinceramente non riuscirei a fare dei commenti attendibili. Comunque, parenti e amici degli emergenti di cui sopra a parte, i nomi che hanno richiamato il non numerosissimo pubblico (forse a causa del maltempo pomeridiano) sono due e non hanno viceversa bisogno di particolari presentazioni: MORGAN e i MARLENE KUNTZ.
Morgan sale sul palco dopo essere uscito indenne dalla lunga sessione di foto, abbracci e autografi con i fans (e soprattutto le fans, tra l’altro di ogni età) che lo assediavano fuori il camerino.
Come mi preannuncia in una breve sosta dalle pubbliche relazioni, mentre sorseggia un bicchiere di vino rosso, suona per solo quaranta minuti. Va bene lo stesso. La curiosità è molta. Sull’impatto che può avere una musica da spettacoli al chiuso come quella di Morgan in un caldo festival estivo. Niente basso, niente batteria. Voce, pianoforte e chitarra. E’accompagnato da Marco, stesso nome e stesso look.

“Excusatio non petita (scusa non richiesta, accusa manifesta, ma pochi, me compreso, capiscono il collegamento) Chiedo ai fan dei Marlene Kuntz preventivamente di non rompere i coglioni che tanto dopo arrivano” è l’esplicito e ironico annuncio di Morgan a chi invoca a gran voce il quartetto cuneese già stanco dalla snervante attesa accentuata dai prolungati tempi di cambio-palco.
Da un delicato assolo di piano arriva evanescente l’immortale “Sunday Morning” ben interpretata ed arrangiata. E, trattandosi di un brano dei Velvet Underground, per di più cantato da Lou Reed non è certamente impresa agevole per un artista italiano. Il pubblico apprezza subito, lui si diverte, tutto scorre liscio. Ci sono episodi riusciti ancora meglio. “Altrove”, il brano che l’ha lanciato nella sua recente carriera solista, più saltellante del solito, conosciuta e cantata da tutti. Tra l’altro, quasi ad anticiparne le sonorità, introduce un pezzo battendo dei colpi sulle corde della cassa. Riccardo Tesio (chitarrista dei Marlene), l’unico ad essere arrivato in tempo per lo show di Morgan, sembra apprezzare particolarmente. Sempre bravo nell’improvvisare e dilatare i brani senza distorcere la struttura di quelle che restano in tutto e per tutto delle canzoni riconducibili alla tradizione italica, nonostante le chiare influenze anglo-sassoni. Poi c’è “L’Assenzio”, il brano che lo portò a Sanremo, quasi meglio suonata così a quattro mani, pur priva della base ritmica glam tipica del suono anni/ottanta degli sciolti Bluvertigo. Altro momento toccante l’emotiva e disperata “Aria” fino al dark della recente “Una storia d’amore e di vanità” tratta dall’ultimo cd-colonna sonora. Da segnalare anche un invito a fumare che farebbe piacere al ministro Sirchia, “E’ arrivato il momento di fumare, chi ne ha le fumi” e il controverso (ma dagli effetti, non so quanto voluti, esilaranti) brano conclusivo cantato in un biascicato napoletano. L’ultima nota è evidenziata da una scenografica calcagnata sulla tastiera. Saluta e va via. Complimenti.

Il presentatore della rassegna che, coi suoi ispiratissimi commenti e inviti, si potrebbe garantire una di quelle monografie della Gialappa’s, fa salire sul palco una delle nuove proposte. Nel frattempo arrivano gli altri 3 dei Marlene. C’è l’ennesimo cambio di scaletta. Ci può stare visto che nei manifesti il festival è definito come il “primo Open Jamming Festival del Sud Italia”. Chiuderanno gli spagnoli (per fortuna e capirete il perchè). Manca quindi un’ora al gruppo più atteso. Riesco a risalutare Cristiano (anche lui assediatissimo) che avevo intervistato nel pomeriggio. Si crea una bella atmosfera, i quattro sonici che cazzeggiano con Morgan, foto, cazzeggio, birre, vino, autografi. Non credevo che avessero un rapporto così disteso e amichevole.

E finalmente poco dopo mezzanotte, nel liberatorio boato, arrivano i Marlene Kuntz (che secondo il presentatore si possono riassumere in una parola, “Fingendo la poesia”, e se lo dice lui…).
L’inizio è per molti una piacevole sorpresa. Le chitarre che si intrecciano fino ad avvolgersi nella trascinante atmosfera sognante di “Trasudamerica”. E quando Cristiano urla il ritornello, il pubblico si scalda senza esitare. E loro sembrano “pericolosamente” carichi. Un inizio da dieci e lode, come del resto si confermerà l’intero concerto. Altrettanto inaspettata poi l’acerba “A fior di pelle” che mette in luce la mai spenta aggressività live. Spazio da subito alle suggestioni più romantiche con l’incantevole “Notte” che Cristiano, nell’ intervista
qui concessa per Impattosonoro
, ha indicato come brano da consigliare a chi non conosce i Marlene per imparare ad apprezzarli (chissà se stasera convincerà qualcuno, è molto probabile). Ed ancora con “Malinconica”, la graffiante delicatezza della band espressa al meglio. Sempre unici nell’alternare senza difficoltà momenti devastanti a momenti più rarefatti e introspettivi. Si passa con naturalezza dalla spora che precede la rabbia di “Aurora” e l’incontenibile incedere di “Canzone d’oggi” alla conosciutissima “La canzone che scrivo per te” con il pubblico che cerca di improvvisarsi nei panni di Skin.

La spiazzante alternanza di quiete e tempesta si riconferma con l’accoppiata “Il vile” / “Non gioco più”. La recente languida cover del celebre brano di Mina placa, sorgendo anch’essa da una spora che lega i due pezzi, il furore di uno dei brani più esagitati dell’intero repertorio. La sintesi della doppia natura dello stesso Cristiano, dalle urla scatenate al canto più sommesso e tranquillo. Si dimena freneticamente, poi si ferma, riparte, accelera, rallenta in un vortice irrefrenabile. Inizia a piovigginare. Alla vagolante “Ci siamo amati” (per usare un termine caro alla canzone) il difficile ruolo di introdurre il pirotecnico finale. Come da consuetudine un’esperienza sonora unica. “Sonica” e “Ape regina” che suonate di seguito fanno concerto a sé e non hanno bisogno di particolari commenti. Ci si trova davanti ad un unico magma impazzito in cui è davvero arduo distinguere le diverse parti. E’ un’inusuale orchestra tra le impeccabili chitarre guidate dall’inarrestabile base ritmica di Dan Solo e Luca Bergia. Dopo il bis la commovente bellezza di “Nuotando nell’aria” toglie come sempre il fiato e gli ultimi fuochi di “Festa mesta” chiudono in bellezza la serata. Mi verrebbe voglia di oltrepassare la transenna e abbandonarmi al pogo, ma “ora che son dentro, resto fino alla fine”, penso. E comunque non avrei la forza. Da restare senza parole. Finisce così, tutto sembra esser volato troppo in fretta. Nessun brano tratto da “Ho ucciso paranoia” eppure tanto di cappello. Si dovrebbe inchinare il pubblico durante i saluti finali, non loro. La pioggerellina si trasforma in un diluvio apocalittico. Nel fuggi-fuggi generale, la location (un’area di campagna recintata tra dossi e cunette) si trasforma in un lago di fango. Nel backstage gli spagnoli (il loro show è irrimediabilmente annullato) sdrammatizzano suonando “Bella Ciao” tra i tavoli sotto i gazebo, chi può cerca rifugio nei camerini dove non mancano le battute e i siparietti del caso. La security implacabile cerca di tenere chiuse le transenne con gli addetti che cercano di salvare l’attrezzatura sul palco. Scene inconsuete che comunque non cancellano il ricordo del concerto.

E’ davvero difficile dare un giudizio lucido su uno spettacolo di questa portata. Chi ha già visto i Marlene sa che è raro restare delusi, ma resta comunque inevitabile, concerto dopo concerto, lo stupore per una qualità sempre su standard eccellenti.
Doppi complimenti.

PieroMK

Foto del Concerto. Thanx to Massimo Antonaci

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