Reportage

Indie Rock Festival -Medesano (Pr), 21-22-23 luglio

Ogni anno a Medesano, sulle prime colline di Parma, qualcuno cerca di invertire la solita rotta musicale che si respira in provincia. Perché nella terra del buon cibo si preferisce organizzare feste della birra, del prosciutto, del salame, del (inserire un nome di un insaccato a caso) con contorno musicale, mentre i benemeriti dell’Indie Rock Festival di Medesano preferiscono partire dalla musica, con bar a contorno.

Reportage di Zappatore

E se negli anni passati furono i primi a proporre certe sonorità in provincia, quest’anno si sono spinti in territori che farebbero piacere a qualsiasi frequentatore della “scena”. Che bene non si sa cosa sia, ma tanto è. Senza disdegnare le novità parmensi a cui hanno tenuto battesimo. Primi fra tutti il duo (a volte trio) che ha inaugurato il festival: Skinny Legs, ovvero un ragazzo che suona la sua chitarra elettrica accompagnato ai tamburi (certo non batteria: due rullanti e un charleston) dal cantante dei Pecksniff, altra realtà parmense ben lanciata dall’Indie Rock Festival negli anni indietro, e in alcuni pezzi da uno xilofono suonato da un terzo personaggio. Bello il risultato live: un caotico e accattivante misto di Lou Barlow, Beat Happening e tutto il filone lo-fi americano anni 90. Su cd il suono si fa più “sparklehorsiano”, con la batteria elettronica, ed emerge un ottimo songwriting. Attendiamo con ansia il debutto. Poi un’altra novità locale: Bonora, con un suono avantgarde forse fuori tempo massimo, degno tappeto sonoro per inquietanti locali post moderni. Alcune trame chitarristiche sono comunque decisamente avvolgenti, mentre il computer di Andrea Azzali (Parts, Monophon) accentua il disagio espresso dalla band. Terzi del primo giorno i piacentini Alcarez, molto preparati ma anche molto dentro gli schemi di un genere che poco si scosta da un post rock ormai classico, se non per alcuni inserimenti elettronici e una cantato in italiano non sempre convincente. Chiudono la serata i De Crew, combo milanese dedito ad un hardcore virato metal, di quello che pensavo non andasse più di moda. Buon tiro, molto carichi, ma anche molto schematici e per nulla sorprendenti, troppo inquadrati nei loro vestiti neri. Se, restando nel genere, si voleva proporre qualcosa di più interessante, forse era meglio passare dalle parti di With Love e La Quiete.

Giorno 2

Il tempo regge e la seconda giornata che si presenta è forse la più interessante: Isabel at sunset, Black Candy e Altro. I primi sono l’ennesima nuova band parmigiana con molta attesa dietro, visto i personaggi, molto conosciuti nell’ambiente, coinvolti. Ed il suono è quello che ci si aspettava: forti influenze britanniche (Belle & Sebastian su tutti, ma anche Hefner, per l’andamento del cantato), melodie dolci, perfette per ascoltare il concerto sul prato e sognare. Inoltre il cantante e tastierista sa stare sul palco che è una meraviglia e conclude con una solitaria e finale Pale Blue Eyes da applausi. Anche loro attesi alla prova cd, fresco fresco di registrazione. Dopo di loro cambio completo di atmosfere: arriva lo sferragliante carrozzone Black Candy, trio per due terzi femminile che propone con la consueta sfrontatezza la propria idea di punk rock: ma non aspettatevi le solite canzoncine del cazzo da pseudopunk scolastico, ma rabbia, energia, intensità. E soprattutto una serie di canzoni con ritornelli che si imparano in due secondi e non ti si staccano più e allora chissenefrega se gli strumenti sono scordati, se la batteria non è mai a tempo. La musica è emozioni e le Black Candy ne sanno trasmettere a tonnellate. Così come gli headliner Altro, pesaresi sulla bocca di tutti, grazie anche al fulminante secondo album registrato da Bugo, che di nome fa Prodotto. E gli Altro sanno presentare benissimo il loro di prodotto, nonostante l’assenza del batterista sostituito dal chitarrista degli amici Sprinzi, formato da intensità, capacità di stare sul palco e tantissima attitudine, oltre che da canzoni stupende. E la musica potrebbe essere l’aggiornamento al 2004 di band come CCCP e Diaframma. New Wave Punk? Chi lo sa, certo che sentire nei bis l’”hit” Pitagora eleva ulteriormente una serata per me più che ottima.

Giorno 3

Arriva la terza sera, quella importante, con l’ospite di richiamo, quest’anno gli Yuppie Flu (ma potevano esserci gli Explosions in the sky o i Lali Puna, peccato..). Apre In My Room, interessante band anch’essa di Parma, titolare dell’EP Three Good News in October per Marsiglia e di una futura uscita per Suiteside. Chitarra acustica, elettrica, un laptop, un violino, voci maschili e femminili e soprattutto tanta malinconia. Forse non adatto ad un palco all’aperto, ma le qualità per piacere (forse ad un pubblico più di nicchia e attento) ci sono tutte. Arrivano poi i Three in one gentleman suit, su Fooltribe rec., portatori di un suono con chiari riferimenti karateiani, ma che sa svilupparsi in maniera personale e interessantissima, soprattutto nella forma portata live, con il supporto anche di un trombone, ma soprattutto una tecnica perfetta e una batteria creativa come poche altre. Se il cd di esordio aveva stupito, aspettiamo follie dal futuro di prossima registrazione. Infine.. Yuppie Flu! Nonostante un pubblico poco attento e meno numeroso delle aspettative, l’interesse per vedere Gli YF in versione nuova è tanto. Perso un chitarrista e acquisito un nuovo batterista (già turnista per ODM), il suono si fa più compatto e più adatto al live, aperto da una stupenda Ambassador e chiuso da Sport Yer Feelings (senza dimenticare la chicca 1967), ma preceduto sempre nei bis nientemeno che da Nephology, traccia numero uno dello stupendo esordio Automatic but static, praticamente completamente ignorato da anni, forse per le troppe e spudorate somiglianze col “marciapiede”… Il live degli anconetani si incentra principalmente sul nuovo album e questo a mio avviso è forse un peccato, in quanto l’ultimo episodio della loro discografia è forse il più debole. Uno dei due inediti presentati fa però crescere l’attesa per il futuro lavoro, che potrebbe essere decisamente più potente. E interessante..
In conclusione, un sincero grazie agli organizzatori, ormai tra i pochi veicolatori di musica indie a Parma.

Zappatore

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