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C.C.C.P. – Affinità – divergenze fra il compagno Togliatti e noi

1986 - Attack Punk
Punk

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Tracklist

1. C.C.C.P.
2. Curami
3. Mi ami?
4. Trafitto
5. Valium Tavor Serenase
6. Morire
7. Noia
8. Io sto bene
9. Allarme
10. Emilia paranoica

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E’ il primo lavoro album dei C.C.C.P., gruppo guidato dalla magnetica figura di Giovanni Lindo Ferretti. Il disco fu pubblicato nel 1986 portando il gruppo italiano nella storia del rock italiano. Bisogna infatti considerare che i C.C.C.P. sono stati il gruppo più autonomo dai modelli italiani, che ha proposto comunque un sound piuttosto europeo, mischiandolo e ibridandolo con la musica popolare italiana.

Deflagrante e devastante: questi sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente per definire questo cd. Si parte con “C.C.C.P.” con dei rumori di sottofondo che ricordano un po’ le atmosfere malate e tribali di “The modern dance” dei Pere Ubu, con un giro di chitarra molto ipnotico che si ripete per tutta la canzone. La voce di Ferretti scarica centinaia di parole al secondo, un flusso inarrestabile e paranoico, fino al ritornello supportato da una potente chitarra distorta che ruggisce in sottofondo. Si deve essere “fedeli alla linea anche quando non c’è”: crollo delle certezze e delle ideologie condensato in uno slogan potente. L’ossessivo beat della drum machine á la Einsturzende Neubaten, rende la canzone ancora più martellante e paranoica. Questa può essere considerata una delle canzoni manifesto del repertorio dei C.C.C.P.: un punk rock adrenalinico, che sfrutta l’espressività estrema ed estremista della voce di Ferretti e il beat di drum machine, per creare motivi di grande presa. I modelli sono il punk dei Sex Pistols, la potenza degli MC5 e l’industrial degli Einsturzende.
Dopo “C.C.C.P.” è il tempo di “Curami”, altro anthem sfornato da Ferretti, che poggia su una base di xilofono. La relazione amorosa vista da Ferretti: una cura per la paura di essere soli e di non essere accettati. La richiesta di una possibilità si manifesta nella ripetizione innumerevole, ossessiva e frenetica del verso “Solo una terapia”. “Mi ami?” è dissacrante, ironizza sull’atto sessuale riducendolo ad “un’erezione triste”, senza sentimento alcuno. L’atmosfera di “Mi ami?” cozza con la cupa “Trafitto” che si apre con un intro di chitarra acustica. Questa canzone esprime il vuoto e la mancanza di punti di riferimento, che si manifestano in una ricerca infruttuosa, “cerco una persona che mi sia da cuscino, fragili desideri a volte indispensabili, a volte no.” La complessità paranoica dei C.C.C.P. emerge anche nella successiva canzone “Valium Tavor Serenase”, un’inconsueta canzone sugli psicofarmaci, sui tranquillanti, medicine che curino il male di vivere, che sono tipiche della società occidentale, il cui benessere economico spesso non corrisponde all’equilibrio psichico. Geniale l’inserimento all’interno della canzone di un liscio in puro 3/4: il punk che incontra Casadei. “Morire” è la canzone manifesto dei C.C.C.P. con il celebre verso “Produci consuma crepa”, potente, incisivo e di facile presa. “Morire” parte lenta, decelera ancora sorretta solo da una chitarra distorta in sottofondo e poi esplode come una mina, rabbiosa come solo il punk sa esserlo. “Noia” è depressione allo stato puro, sconforto e tedio animano la canzone con la voce di Ferretti straziante che sale e scende lunghe le tonalità, dalle più gravi a quelle più acute, sempre con il suo consueto timbro al limite della stonatura: “mi annoio normalmente mortalmente, mi annoio mortalmente normalmente”, un altro inno per una generazione “no future”. “Noia” si collega musicalmente e testualmente a “Io sto bene”: sarcasticamente Ferretti dipinge un essere passivo e ipocondriaco, senza speranze. “Non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport”: una generazione che non sa come stare e dove stare, che brancola nell’edonismo degli ’80 e d’altronde un certo Manuel Agnelli canterà anni dopo “Non si esce vivi dagli anni ’80”. “Allarme” è un tango malinconico. La canzone conclusiva è “Emilia paranoica”, una canzone schizofrenica, con una batteria alienante, che inizia con delle voci in falsetto strazianti e esplode in un’accelerazione devastante, un caos formale e mentale, un bombardamento interiore. “Affinità – divergenze”: un viaggio allucinato senza luci nella notte da “Parma a Reggio a Carpi”, “Affinità -“ divergenze”, ovvero l’altra faccia degli ’80.

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