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Mad Season – Above

1995 - Sony

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Tracklist

01. Wake up
02. X-ray mind
03. River of deceit
04. I\'m above
05. Artificial red
06. Lifeless dead
07. I don\'t know anything
08. Long gone day
09. November hotel
10. All alone

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Siamo nella metà degli anni Novanta. 1995. Ci troviamo nel periodo dove il grunge sta piano piano scomparendo. Kurt Cobain è morto e ormai la stampa e i critici si stanno pian piano disinteressando al fenomeno .E’ diffusa l’idea che senza Kurt Cobain il grunge non avrebbe mai avuto nemmeno un decimo dell’immensa popolarità conquistata. Varie band decidono di allontanarsi dagli schemi musicali sviluppati precedentemente e cercano strade nuove. I successivi lavori dei Pearl Jam ad esempio suonano in maniera molto diversa dai precedenti “Ten” e “Vs.”. L’energia e la rabbia sono sparite e fanno spazio a sperimentazioni e a un sound che il più delle volte è semplice e puro rock.

Ma in quell’anno succede qualcosa di inaspettato: Mike McCready(chitarrista dei Pearl Jam) si rinchiude in uno studio di Seattle per provare qualcosa di diverso rispetto alla sua band guidata da Eddie Vedder e cercare un’alternativa per uscire dai suoi problemi di dipendenza dall’alcool e dalla droga. Così chiama con sè il bassista blues John Baker Saunders e Barret Martins, batterista di un’altra ottima band a lungo promotrice del movimento di Seattle: gli Screaming Trees(di cui fra l’altro vi consiglio caldamente se non lo possedete l’album Sweet Oblivion).
I 3 fanno insieme alcune jam session. Due delle canzoni che verranno successivamente pubblicate nell’album(Wake Up e River Of Deceit) furono scritte proprio istantaneamente quando i tre si trovarono in sala. Così decidono di guardarsi intorno alla ricerca di una voce e soprattutto di un songwriter che condivida con Mike il ruolo di leader e che permetti di completare il supergruppo.
Trovano quindi la persona che al tempo più di altre poteva costituire il desiderio di vera e propria perfezione:parlo ovviamente di Layne Staley, grandioso cantante degli Alice in Chains.
Anch’egli come Mike alla presa con problemi di droga(anche se i suoi si protraevano ormai da moltissimi anni ed erano molto più gravi).
Chi meglio poteva essere la voce di un gruppo da clinica di disintosiccazione se non Layne Staley?
Layne accettò con enorme entusiasmo e si fece trovare in studio con la chitarra a tracolla con la mente piena zeppa di idee.

Le considerazioni strumentistiche sulle qualità e capacità di Mike McCready o Barret Martin o sulle estensioni vocali di Layne Staley sono totalmente fuori luogo, questo non è un disco fatto con le mani e la voce ma col cuore e le lacrime dell’animo di questi quattro grandi uomini.
Solo 10 giorni di registrazioni a Seattle ed ecco nascere Above.
I Mad Season non centrano nulla né con gli Screaming Trees, né con i Pearl Jam né tantomeno con gli Alice in Chains.
Il risultato è qualcosa che lascia senza fiato l’ascoltatore. La musica dei Mad Season era una combinazione di aspetti blues( basta ascoltare Artificial Red per accorgersene) e heavy rock,una perfetta fusione fra la voce di Layne e le creazioni musicali del gruppo.
Come precedentemente spiegato sembra che Mike McReady all’interno dei Mad Season abbia finalmente potuto mostrare il suo lato più oscuro e tossico che con i Pearl Jam non poteva proprio sfogare.
Solamente il trittico che apre l’album basterebbe a questo lavoro per essere considerato come uno dei migliori dischi degli anni novanta mai realizzati.
“Wake Up”,”X-ray Mind” ,River of Deceit sono tutto ciò che si può chiedere alla musica. La prima è una di quelle canzoni che ti colpiscono già al primo ascolto. E’ un grandioso pezzo lento con venature blues. L’introduzione è affidata al leggero e dolce tocco del basso che crea le basi per la struttura e l’atmosfera sognante e soffusa che contraddistingue tutto il brano. La voce di Layne entra poco dopo ed è più luccicante,chiara e meravigliosa che mai. Penso che sia impossibile per qualsiasi ascoltatore attento che la voce di Layne in questo pezzo non apra una breccia nel cuore.
I primi 4 minuti sono intensissimi e carichi di una devastante tristezza,malinconia e desolazione. Layne ti parla come se fosse un triste e originale Caronte che ti accompagna attraverso il fiume raccontandoti qualcosa della sua vita. In questo caso soprattutto i suoi dolori. “A volte le parole di Layne parlavano per tutti noi” ricorda Baker. I testi sono autobiografici.
Poi all’improvviso il riaccendersi della speranza che contraddistingue anche altri pezzi dell’album(vedi River Of Deceit) alimentata da un bellissimo crescendo molto coinvolgente che raggiunge il culmine con uno dei soli che in generale preferisco maggiormente di Mike. Esaltante,intensissimo.
La seconda traccia si apre con un ridondante,potente e preciso schema ritmico. Dopo 15 secondi entra Mike che getta i suoi soliti riff che amo chiamare “negativi” che introduce la voce più tossica che mai di Layne. Il tutto assemblato con una semplicità disarmante. Il ritornello sembra quasi un grido disperato di liberazione a lungo desiderato. La parte finale è affidata a Mike che realizza uno dei suoi soliti meravigliosi soli. Un solo breve ma molto efficace.
“River of Deceit”è un capolavoro alla pari con Wake Up. Come di caratteristica del gruppo Mike disegna immediatamente l’atmosfera del pezzo disegnando con maestria ed efficacia uno splendido arpeggio che ci accompagna in paradiso. La voce di Layne riesce a rappresentare a pieno la speranza della salvezza che è il tema al centro della canzone.
Non ho proprio parole per descrivere l’intensità che riesce a trasmettermi questo pezzo. E’ sognante,è malinconico ma allo stesso pieno di speranza.
River Of Deceit fu scelta come primo singolo perché a detta del gruppo “l’essenza” della band era tutta in quel pezzo.
La successiva “I’m Above”ci riporta su atmosfere elettrizzanti. Qui però la differenza la fa alla lunga la partecipazione del grandissimo Mark Lanegan(chi non lo conosce corri a cercarne notizie) che accetta molto volentieri di partecipare a un duetto canoro con Layne. Quello che ne esce è pura magia. Le due voci si intrecciano e si fondono perfettamente. Due voci fra le mie preferite,due voci magiche(mi emoziono all’inverosimile ogni volta che guardo il dvd live di uno fra i pochissimi concerti che hanno avuto la possibilità di eseguire).
Il ritornello è potente e orecchiabile. 5:44 di puro splendore musicalmente parlando.

La quinta song,”Artificial Red” è caratterizzata da una chitarra come detto in precedenza che mira ad atmosfere blues strazianti in cui Layne ci racconta il suo dolore che ha provato nelle cliniche di disintossicazione .E’ un blues stanco e insopportabilmente lento. La voce di Layne è inizialmente calma e suadente come non mai ma va nel ritornello a divenire potente, carica di una rabbia straziante e distruttiva. Fino a concludersi con un magico spegnersi progressivo. Dura 6:16. Un’altra gemma inevitabile del disco.
Ed eccoci arrivati alla traccia numero 6 intitolata “Lifeless Dead”. Sicuramente uno dei brani più “tossici”(concedetemi il termine) che io abbia mai ascoltato. Mike ci mette quel suo inconfondibile modo di suonare la chitarra e pennella un riff che rimane impresso indelebilmente già dopo due ascolti. E’ un pezzo oscuro,misterioso e carico di un forte spirito depresso. La voce di Layne è quasi fastidiosa ed esplode inverosimilmente nel ritornello.(ascoltate la versione live dal Self Pollution Radio!) Bellissimo pezzo.
Succede “I Don’t Anything”. Forse il pezzo che meno preferisco nell’album. La parte sonora è coinvolgente ma troppo monotona. Nel testo Layne rispecchia più che mai sé stesso.I don’t know anything – I don’t know anything – I don’t know anything: non so niente, non so niente, non so niente, ripete compostamente, sussurra, in un lamento appena accennato, non so niente, non so chi sono e non so chi essere. Perché tutto questo prendersela, combattere, essere triste? Sono sano? Non lo so si risponde Layne Staley.
Ma eccoci arrivare a “Long Gone Day”, di nuovo in coppia con Mark Lanegan. Canzone che fa letteralmente venire la pelle d’oca. I due che questa volta non duettano ma si alternano. A Mark è affidata la delicata e splendida introduzione. Poi ecco l’avanzare del ritornello e la magica entrata di Layne. Cazzo,quella voce.
Martins che suona le percussioni e lo stupendo sassofono che compare rendendo la trama sonora varia,ambigua,meravigliosa. Il gruppo ha rotto gli schemi. Il culmine del disco arriva proprio con l’ascolto di Long Gone Day.
Poi arriva la strumentale “November Hotel” dove Mike dà decisamente spazio alla sua fantasia e alla sua abilità di improvvisazione e composizione. Uno dei pezzi strumentali più belli che io abbia mai ascoltato. Un vortice sonoro che fa viaggiare.
Tutto si conclude. Rimane solo un filo di voce per proclamare: we’re all alone, we’re all alone. Eccoci appunto ad “All Alone”. Il titolo dice già tutto. Una parte musicale che sembra già prematuramente composta per accompagnare in paradiso l’angelo biondo di Staley. Layne che compone un testo con poche ma efficacissime parole per dire cio’ che più sentiva in quei giorni. Un senso di totale solitudine. Non dovrebbe essere stato bello provare ciò che lui stava provando. Cantrell disse: “Layne Staley ha la capacità di esprimere qualcosa di orribile nella maniera più bella che io abbia mai sentito”. Io sono completamente d’accordo con lui.

Ragazzi,ve lo dico col cuore,questo disco è un vero capolavoro. Se non l’avete correte assolutamente a procurarvelo.

Per me il disco più bello degli anni 90.

PS: Per chi li conoscesse già è arrivata qualche settimana fa una news bomba. Mike McCready ha infatti riportato, durante un’ intervista, dell’ esistenza di 10 pezzi strumentali dei Mad Season che vorrebbe ultimare con l’ex-singer degli Screaming Trees, Mark Lanegan.

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