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Interviste

Intervista ai VERDENA

In attesa del nuovo ep “Elefante”, intervistiamo Roberta, bassista dei Verdena, poche ore prima della loro esibizione all’Enzimi Festival

Intervista di Daesdein

Le foto del concerto all’ENZIMI FESTIVAL

Dunque i Verdena ad Enzimi. Vi siete interessati anche alle altre proposte artistiche di questo festival?
No perchè siamo appena arrivati, sarebbe stato interessante ma quando sei in giro a suonare non riesci a togliere la testa dalla serata…ovviamente da spettatrice sarei interessata ma purtroppo non c’è tempo.

Come mai la scelta di un pezzo come “Elefante” per il nuovo Ep?
Dipende sopratutto dalla durata, e poi perchè entrambi i primi singoli erano canzoni di “mezzo disco”…la nostra idea era di farlo uscire come primo singolo e poi far uscire le altre, la possibilità c’è ora e quindi niente da fare.
C’è anche un video Live di elefante ed era la canzone migliore per un’idea del genere.

Perchè non fare un videoclip con il sonoro ripreso live?
Sarebbe complesso, bisognerebbe avere la strumentazione adatta, registrare in DAT che poi non è possibile mixare, quindi se ti esce fuori con dei suoni non proprio buoni non puoi farci nulla.

Riguardo il video “Phantastica”, invece, è molto interessante interessante, com’è nata questa idea? Da qualcuno di voi oppure dal regista?
L’idea è nata con Infascelli che aveva questo script da molto tempo ed ha trovato solo noi per realizzarlo.Avevo visto Almost Blue ed ero rimasta colpita dalla fotografia e dai colori. Lui vedeva la nostra musica come qualcosa di abbastanza istintivo e animalesco e da qui le scimmie. L’idea è molto semplice ed è basata sopratutto dalle maschere, quindi non c’è stato un budget elevatissimo e anzi c’è gente che addirittura ha lavorato gratis.

Immagino che lavorare con le maschere non sia stato proprio il massimo del comfort…
No, però è stata un’esperienza molto particolare ed alienante. Siamo stati con le maschere dalle 2 alle 22 ,non potendo toglierle, e quindi quando ci guardavamo ci vedevamo come delle scimmie, è stato molto particolare!

Passiamo ad altro…ultimamente nella musica nel rock si parla sempre di più di musica elettronica, contaminazioni elettroniche, e spesso senza sapere di cosa si sta parlando. Voi non sembrate aver mai ceduto all’uso di tutto questo. Usate anche software in studio o cose del genere?
Software no di sicuro perchè nel nostro studio non c’è nulla di digitale e non lo vogliamo nemmeno. Magari negli ascolti qualcosa ci piace anche, ma dipende molto dall’approccio che hai con determinate macchine. Luca usa il sintetizzatore però mai nessuno ha detto che abbiamo influenze elettroniche. Lui lo usa per fare rumori finali psichedelici. Comunque sono strumenti che esistevano già 30 anni fa..basta pensare ai kraftwerk. Per noi poi sono giocattolini…li usiamo in modo più giocoso, tutto il resto lo usiamo più come STRIPPO come gioco.

Per esempio nonostante l’entrata del tastierista fisso nella formazione, la presenza delle tastiere si sente più in “Solo un grande sasso” che nell’ultimo disco. Come mai?
Le parti di “Solo un grande sasso” sono più barocche, le parti che ha fatto fidel invece non sono chiare ma ci sono. Dovrei farti sentire il nostro disco con e senza tastiere…se lo sentissi senza ne noteresti la mancanza…

Le prossime produzioni saranno simili?
Ci sono 4 nuovi pezzi sull’ep, molto sperimentali, uno di queste è proprio un giochino dove usiamo anche la batteria elettronica che suona la samba con un crescendo strumentale di tastiere dritte, al contrario…di tutti i colori.

Per quanto riguarda invece la vostra scelta di autoprodurvi? Pensate di continuare su questa strada? Vi siete trovati meglio?
In realtà sono cambiate delle piccole cose, siamo sempre stati un gruppo che quando entriamo in studio abbiamo già le idee chiare, le canzoni ci sono già…semplicemente quando arriviamo in studio dobbiamo solo registrarle e mixarle.
Sopratutto il primo disco, con giorgio canali, siamo entrati in studio e in 3 settimane abbiamo finito tutto. Ci ha dato un paio di consigli tipo “togliete questo giro alla fine che non c’entra un cazzo”. Con Manuel anche è andata più o meno così, abbiamo realizzato le parti di tastiera in studio ma sempre fatte da noi, giusto un pezzo come “Nel mio letto” è nato da lui e alberto, e inizialmente non doveva nemmeno essere nel disco ma c’è piaciuto e l’abbiamo inserito.

Ormai avete anche uno studio vostro no? Il famoso pollaio!
Abbiamo uno studio nostro quindi abbiamo tutto il tempo che vogliamo per sperimentare, e non dobbiamo più entrare in uno studio prenotato da tot tempo a tot tempo, possiamo stare quanto vogliamo e impiegare un mese come sei.

Il discorso internet. Il fatto che più persone abbiano la possibilità di farsi conoscere, che chiunque voglia fare musica possa farlo ed essere anche conosciuto da molta più gente, non porta magari ad una diffusione di musica più ampia ma di qualità minore?
E’ un problema a cui non ho mai pensato sinceramente. Il fatto è che vedo solo l’utilità della cosa…magari noi che siamo conosciuti in Italia tramite internet possiamo essere conosciuti anche all’estero.

Per quanto riguarda le collaborazioni, io purtroppo non ho avuto la fortuna di essere a Lecce, ma persone che hanno assistito alla vostra esibizione con Manuel degli Afterhours mi hanno parlato di momenti molto intensi. Perchè per esempio non incidere una cosa del genere? Magari non proprio un disco ma un Ep.
Perchè comunque ogni gruppo alla fine va per la sua strada e pensa al suo futuro, quindi il tempo per le collaborazioni è poco. Possono nascere spontaneamente com’è successo per gli Aterhours e Greg Dulli, che inizialmente doveva essere li solo in veste di produttore ma poi ha partecipato anche suonando sul disco che uscirà
Sono comunque cose che secondo me dovrebbero nascere da sole. Non devi mettere a tavolino niente, decidere “vado in studio con te incido questo” non porta a niente.

Quindi l’esperienza di lecce è nata li per li?
Si si, magari si ripeterà, magari diventerà qualcos’altro…si vedrà un giorno.

Una dichiarazione per i fans per impattosonoro, qualsiasi cosa ti viene in mente.
Quello che vorrei dire è diretto ai ragazzi giovani che hanno dei gruppi. Spesso parlando con questi ragazzi ai concerti mi accorgo che c’è una certa frenesia ad arrivare, ad avere un contratto e diventare qualcuno. Questa è una cosa che non deve esistere…se riesci deve succedere durante il percorso, ogni gruppo deve fare la sua gavetta e farsi le ossa. Vale la pena provarci. Quello che è sbagliato è suonare per un contratto discografico. La musica deve essere passione e in questo modo si rischia di perdere la passione. Suoni per avere un contratto o suoni perchè ti piace suonare ed è la tua storia? Troppo spesso insomma si sentono domande tipo come si fa ad avere un contratto? E poi magari ti dicono che suonano da 6 mesi. Non è possibile pretendere dopo 6 mesi avere un contratto ma lo scopo non può essere quello. Ovviamente un contratto ti permette di rendere la tua passione un lavoro ed è la cosa più bella che ti possa succedere. Noi il contratto per esempio non l’abbiamo cercato e quando è capitato abbiamo anche avuto paura, anche perchè abbiamo un approccio libero e molto intimo alla nostra musica…per questo non avremmo lasciato che qualcuno mettesse le mani sulle nostre cose.

wwww.verdena.com
Le foto del concerto all’ENZIMI FESTIVAL

grazie a Giulia, Valentina e Marianna per la foto

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