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Ash – Meltdown

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Un po' di tempo è passato da quei fasti giorni, in cui Free all Angels piombava in prima posizione della Uk chart e otteneva contemporaneamente un ottimo riscontro di pubblico e critica. Tre anni per l'esattezza, perché in effetti se togliamo la parentesi Intergalatic Cosmic 7 (greatest hits per celebrare 10 anni di carriera) con relativo singolo, gli Ash sono stati ben tre anni senza pubblicare materiale inedito, fino a questo 2004 che ce li riporta con Meltdown.

Devo essere sincero, se da una parte tutto è rimasto come prima dall'altra non tutto è come prima.Mi spiego.
Tim Wheeler è rimasto lo stesso di sempre (un bene o un male sta a voi deciderlo), capace di scrivere il romanticismo in lui intrinseco (Evil Eye, quasi un duetto con l'affascinante chitarrista Charlotte), di regalare fulgido pop/rock (Orpheus), di cercare nuove soluzioni stilistiche come nella lisergica Clones (qualcosa di simile a Stockholm Syndrome dei Muse), il pezzo più duro del disco.
È cambiata invece la produzione, per l'occasione affidata ad uno dei nomi più in auge nel panorama musicale, tale Nick Raskulinecz (Queens of the Stone age e System of a Down) chiamato qui a rendere il suono dei nostri più duro e “americano”.
Infatti per analizzare tutto Meltdown è sufficiente ascoltare la prima e omonima traccia; un assalto di chitarre nerborute, con tanto di batteria precisa e decisa come non mai (Rick è migliorato un casino) , una cascata di note guidate da assoli con tanto di tapping figli del metal 80, pronte a gettarsi nel mare provocato dal killer-chorus di turno.
Risultato? “Strano ma boh” (cit.) dopo aver sentito le undici tracce l'effetto “carino, ma tutto qui?” inizia a regnare.
Intendiamoci non che il disco sia brutto, ma mentre il già sopraccitato predecessore pur nel suo essere su un disco sfacciatamente pop riusciva a regalare momenti di varie scaffalature musicali, questo Meltdown tende ad avere un suono uniformato con qualche pezzo che stona con il resto dei brani (di Renegade Cavalcade, Out of Blue e Detonator non ne avevamo bisogno) e che lo porta ad essere alla fine dei conti dispensabile, un disco da 6.
Certo in un mondo musicale in cui dischi brutti e falsi, leggesi Absolution, Franz ferdinand, Hives, Hopes e minchiaz varie, eccetera eccetera.vanno per la maggiore, ben vengano gli Ash e questo onesto Meltdown, certamente non il loro lavoro migliore, ma un disco che pur nel suo essere troppo uniformanto e privo dell'effetto “sorpresa” che ha reso ad esempio unico e forse irraggiungibile in bellezza 1977, riesce ancora a regalarci intense schegge pop come nella shakesperiana Starcrossed (leggetevi il bel testo) e farci intravedere con l'ottima e conclusiva Vampire Love (pezzo migliore del disco) che la cenere ha ancora motivo di splendere.
Per citarli “its not the end,no”.

Tracklist :
01. Meltdown
02. Orpheus
03. Evil Eye
04. Clones
05. Star-Crossed
06. Out Of The Blue
07. Renegade Cavalcade
08. Detonator
09. On A Wave
10. I Won't Be Saved
11. Vampire Love

Per approfondindimenti potete andare su Ashitalia, unica risorsa italiana sulla band, oppure al sito ufficiale linkato più in basso.

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