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Interviste

Intervista ai GIARDINI DI MIRO’

L’affascinante assistente della bravissima gentilissima bellissima Sonja mi porta dai Giardini Di Mirò. Ci sediamo ad un tavolino dei backstage con alle spalle aereoplani che atterrano all’antestante aereoporto e il rugito degli amplificatori che viene dal palco

Intervista di Daesdein.
Slurp

Giardini Di Mirò al Brand New Day: foto report


Hits for broken asses and hearts, partiamo dal titolo…

Sicuramente il titolo come tutti i nostri dischi vuole dare una valenza ironica alla nostra musica, come per questo disco anche per i precedenti…

Punk not …diet!!

Si appunto, c’è sempre questa voglia di sdrammatizzare e di non prendersi sul seriom scherzare anche.

Dunque hits for broken asses and hearts è una raccolta di EP. Com’è nata l’idea di far uscire questo disco?

E’ nata senz’altro dalla necessità di ripubblicare materiale ormai introvabile, sopratutto per chi si è avvicinato da poco alla nostra musica e non conosce il nostro passato, poi comunque era materiale richiesto da molti ascoltatori e a noi ha fatto piacere ripubblicarlo!

Sul vostro sito ufficiale ho letto che state scrivendo la colonna sonora per il primo film di Libero De Rienzo (attore in Santa Maradona e A/R), è stato difficile realizzarla, com’è andata?

Se ne sono occupati principalmente il batterista e il chitarrista, poi comunque fino ad un anno fa, prima che inserissimo le parti vocali, l’approccio del gruppo alla composizione era molto improvvisato infatti nascevano brani senza una struttura precisa e molto lunghi, quindi forse è stato un pò un ritorno alle origini sotto questo punto di vista ed è stato per questo motivo anche più facile

Quindi niente forzature?

No no assolutamente, le musiche addirittura sono state fatte con pochissimo riferimento alle immagini del film, l’ispirazione è venuta sul momento.

Quindi oltre essere una colonna sonora sarà un vero e proprio disco dei GDM?

Non so se sarà pubblicato in una forma a se stante però è sicuramente una testimonianza di questa fase della band.

Cambiamo argomento! La scenda indie italiana: come la vedi ultimamente? L’indie non dovrebbe essere una situazione anzichè un genere musicale?

Diciamo che quando un fenomeno diventa in qualche modo commercializzato, ed entra nel circolo dei mass media e arriva a più persone possibili, è più facile quindi che venga trasformato in una moda o in un etichetta e stabilire se questa sia una cosa più fatta dai gruppi stessi che dalle etichette diventa difficile.
Sicuramente capire com’è nata la musica indipendente è molto facile, ci sono delle coordinate chiare. Oggi probabilmente è sempre più un’attitudine anche estetica, però comunque sia penso che ogni gruppo sia un’esperienza a se stante e i valori li contenga all’interno…alla fine si ritorna sempre alla musica, che poi ci sia un’etichetta o un’altra credo anche che crescendo una persona se ne interessi sempre meno, l’importante è rimanere sempre fedeli a se stessi…

Nel panorama italiano odierno, vedi qualche gruppo promettente che potrebbe spiccare il volo?

Sicuramente in italia è più difficile per una malattia cronica di questo paese che è l’esterofilia, malattia di cui non sono affetti soltanto quelli che dovrebbero promuovere o parlare della musica italiana, ma anche dei gruppi stessi e potrei anche dire di parlare in prima persona, senza voler per questo condannare il fatto che quando si inizia a suonare si hanno comunque delle influenze da cui si dipende.
Il fatto è che da quando suono in modo molto intenso, mi sono staccato dall’ascolto di cose che escono in contemporanea, magari proprio perchè vivendo di musica 24 ore al giorno poi devo staccare! Però ecco penso che l’etichetta per cui pubblichiamo noi i dischi, ma anche altre realtà come la ghost records, o altre etichette indipendenti della scena abbiano comunque esperienze valide, gruppi validi, l’ultimo caso che mi viene in mente sono i My Scats (sperando di averlo trascritto bene!), che sono apputo romani e sono stati al festival di benicassim dopo aver vinto il progetto-demo sponsorizzato dalla Diesel e che coinvolgeva anche gruppi internazionali. Sicuramente l’italia è molto attiva, ma forse il problema un pò per la cultura, un pò perchè non sempre è facile uscire dalla propria sala prove, molti gruppi si perdono o suonano 10 anni raggiungendo risultati che altrove magari sono più immediati.

E invece una realtà musicale che proprio non ti piace?

Diciamo che mi capita di ascoltare un pò tutto, in genere mi capita di essere perplesso nel momento in cui, come dicevamo prima, un gruppo insista troppo su una forma di manierismo magari per cavalcare un’onda o magari per seguire la sonorità del momento. Purtroppo questo c’è da sempre e magari va a toccare anche delle dinamiche che magari non sono direttamente volute da chi le mette in atto. Diciamo che è un discorso magari scontato, ma preferisco seguire un gruppo che s’è mantenuto fedele ad un percorso piuttosto che un altro che magari ha cambiato ne genere nell’arco di 2 anni,e ce ne sono!

Tornando invece a parlare dei GDM, il vostro rapporto con i remixes, ce ne parli?

Questo dipende dal fatto che molti di noi sono legati alla musica elettronica, in qualche modo fa parte del background. Il remix poi è diventato una prassi consolidata e non è un modo per mettere sul mercato qualcosa di passato semplicemente in una forma un pochino diversa, è una vera e propria forma di ri-creazione, questo ha anche agevolato rapporti diretti con altri musicisti, esperienze nuove e eanche collaborazioni. Alcuni tra quelli che hanno remixato i giardini poi sono comparsi anche sugli album.

Sono evidenti certe influenze!

Si si, sicuramente! Le nostre influenze non vengono assolutamenta nascoste!

Ok, mi stanno portando via, è giunto il momento di andare! Un saluto per impattosonoro, un messaggio ai fans, qualsiasi cosa tu voglia dire dilla ora!

Continuate a seguirci, a seguire questi eventi e… Forza Roma! Visto che siete in periodi un pò grami!

www.giardinidimiro.com
Giardini Di Mirò al Brand New Day: foto report

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