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Interviste

Intervista agli AFTERHOURS

E finalmente ecco il momento tanto atteso…Manuel Agnelli si concede ai magnetici registratori di ImpattoSonoro, svelandoci interessanti news sul nuovo album degli Afterhours.
un grazie alla sempre -issima Sonja

Intervista di Giulia e Dasdein

Foto: Afterhours live all’MTV BRAND NEW DAY

per i meno acuti….

M: Manuel
G: Giulia
F: Franz (Daesdein)

G:Il tora tora è un’istituzione e a giudicare dalla massiccia presenza del pubblico non da segno di cedimenti…soltanto che quest’anno si è scelto in qualche modo di penalizzare il sud, come mai? E’ stata una scelta obbligata o una scelta ponderata?

M:Mah, non è una scelta ne obbligata ne ponderata. Diciamo che il Tora!Tora! ha dei vantaggi e degli svantaggi. Il vantaggio di essere un festival molto elastico che si può adattare a diversi tipidi situazione cambiando diciamo struttura, questo da un’altro punto divista in realtà è uno svantaggio perchè non abbiamo una struttura fissa che lavora in ogni tipo di condizione, dove hai bisogno di appoggio locale sempre comunque molto forte, non sempre al sud c’è questo tipo di disponibilità, l’anno scorso l’abbiamo fatto anche senza disponibilità…comunque al sud non abbiamo sempre avuto gli aiuti di cui avremmo avuto bisogno. Il problema è che è stato un bagno di sangue, da un punto di vista economio non siamo così enormi da potercelo permettere. Siccome non è un festival a scopo di lucro ma a nostre spese, resta un bagno di sangue quando parliamo di cifre molto grandi. Abbiamo scelto così quest’anno perchè non ce lo potevamo permettere.

G:Il libro del tora tora è un espediente comunicativo o una forma di finanziamento?

Fonte di finanziamento direi di no perchè l’editoria non è un settore dove si guadagnano molti soldi. In realtà è una cosa che serviva a noi per mettere il punto sulla fine di una frase, sottolineare come delle cose che avevamo fatto non erano solo nella nostra testa ma erano successe veramente, il modo in cui lo testimoniano e lo testimoniano sopratutto a noi stessi. Ci è servito per renderci conto che questi erano stati quattro anni intensi e noi ce li eravamo vissuti. Questo è lo scopo principale e serve comunque come tutto quello che ruota intorno al festival, a portare in giro l’idea del festival e far vedere com’è!

G:Ho visto il tuo film, lavorare con lentezza..

M:Più che il mio film è un film dove ho fatto una piccola apparizione!

G:In questo film interpreti insieme agli altri del gruppo, gli area, e suonate Gioia e Rivoluzione. La scelta è stata vostra o del regista Guido Chiesa?

M:E’ stata una scelta di Guido Chiesa che però noi abbiamo condivisio e capito anche perchè il pezzo era uno di quelli che più rispondono alla forma “canzone”. Il testo comunque gli serviva per il racconto del film…per noi è stato un pochettino più facile riuscire a fare una nostra versione e riuscire ad avere un senso all’interno del film che non fosse soltanto fisiologico. Comunque nel film rappresentiamo gli Area ma vista la grande libertà che ci ha dato Giulio Chiesa, li rappresentiamo solo da un punto di vista simbolico perchè alla fine sul palco siamo noi stessi nel senso che loro non erano così sul palco, non avrebbero suonato in quel modo! E’ stato l’unico modo per lasciare la scena in maniera più naturale possibile.

G:Senti, invece qualcosa sul sound del vostro singolo?

M:In realtà abbiamo cercato di mantenere le caratteristiche del brano originale abbastanza intatte sconvolgendo invece la struttura cioè la sequenza degli episodi (musicali). Non è stato un lavoro cerebrale, ti dico la verità, l’abbiamo suonata e come è successo per le altre covers è riuscita, almeno per noi è riuscita, e quindi abbiamo deciso di farla, non pianifichiamo mai quando suoniamo delle cover.

G:E in relazione a questo, pensi che il testo di Gioia e Rivoluzione sia ancora attuale?

M:Si, molto, io mi riconosco, più che nell’estetica musicale loro che è lontanissima da quello che facciamo noi, in certi contenuti. Credo che quel testo sia ancora attuale per tanti motivi, è un testo che ha tanti significati e rappresenta il modo di vedere la rivoluzione e il cambiamento delle cose che vorrei avere anche io.

G:proprio in relazione a questo io vi seguo da anni ormai, e insomma penso che rappresenti un pò quello che canta il disagio giovanile post-rivoluzionario, di una rivoluzione mancata in qualche modo. Il film di chiesa e la canzone vi riportano invece agli anni prerivoluzionari, ad un’altra epoca giovanile. Ritorni a quell’epoca?

M:Mah guarda, io penso che uno dei problemi di quel periodo (gli anni ’70) è che ha lasciato una traccia molto confusa di se, in realtà purtroppo non è questione di cicli storici ma di errori che si ripetono perchè non si è tramandato un certo tipo di messaggio. Gli anni ’70 sono stati un periodo di importante approfondimento sia politico che sociale che poi è anche personale. Purtroppo questo tipo di approfondimento s’è perso e vedo che si stanno rifacendo gli stessi errori in modo anche più grottesco proprio perchè il passato avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Questa è la più grossa sconfitta se vogliamo. Credo che non sia questione di movimenti o ideologie quanto di maturità della gente che si raggiunge in tanti modi. Purtroppo non è lasciandosi indietro certi percorsi che si possono fare dei passi in avanti. Per me è stato importante partecipare al film proprio perchè mi ha consentito di recuperare un minimo di memoria storica e cercare di comunicare questo tipo di percorso alle nuove generazione che è una cosa che nel nostro piccolisimo cerchiamo di fare anche noi purtroppo non sempre in maniera coerente.

G:Questo film ti ha fatto venire un pò di nostalgia verso gli anni ’70 ?

M:Mah guarda purtroppo la nostalgia che c’è degli anni ’70 è molto più estetica che contenutistica, è molto più un modo di vestirsi, di atteggiarsi, i dischi da ascoltare da ascoltare, piuttosto che percorsi interiori, politici o sociali.
Purtroppo penso che in quest’epoca stiamo rivisitando quello che è già successo in maniera molto superficiale e non è tutta colopa dei singoli individui, anche i media ci stanno spingendo in quella direzione con analisi troppo poco approfondite, tempi sempre troppo brevi per approfondire le questioni. E’ un pò la natura dei media stessi, le televisioni sopratutto ma anche la radio, che appunto comprimono tutti in tempi troppo brevi per permettere alle persone di pensare e riflettere.

F:Parlando del nuovo disco, si vociferà che sarà completamente in inglese! E’ vero?

M:Il disco sarà in italiano per l’italia e in inglese per l’estero. L’italiano per l’italia non lo perderemo perchè è anche un percorso nostro e c’ha dato una nostra personalità e non vorrei mai perdere una cosa su cui abbiamo creduto e lavorato tanto, in pià è un motivo di contatto nettamente superiore e in questa cosa ci credo per cui continueremo in questa direzione. Per lo stesso motivo all’estero useremo una lingua comprensibile a chi ci deve ascoltare.

F:E il disco verrà pubblicato in due versioni anche in italia?

M:Probabilmente arriverà di importazione, probabilmente.

F:E sarà pubblicato sempre dalla Mescal?

M:Guarda non so ancora che tipo di contratto sarà, probabilmente sarà la licenza Mescal per questa casa qui di cui non ti dico il nome perchè finchè non firmeremo comunque non lo dirò ma che comunque è una casa discografica internazionale

F:Dunque io ho letto un tuo articolo su “musica!” l’allegato di repubblica, e vorrei farti due domande a riguardo. La prima di valenza artistica riguarda la tua collaborazione con Greg Dulli che si svilupperà in una partecipazione in veste di tastierista nel suo tour, questa cosa influenzerà la tua presenza negli afterhours?

M:No succederà che io farò tutto il tour europeo ed americano con i Twilight Singers di Greg Dulli fra ottobre e dicembre di quest’anno, in mezzo a questo tour finiremo il mixaggio del disco degli afterhours e l’anno prossimo andremo in tour con gli afterhours e i twilight singers sia in europa che in america.

F:Ti troverai addirittura due volte sul palco nell’arco di una stessa sera?

M:L’anno prossimo non so se suonerò sia negli afterhours che nei twilight singers, sarebbe fantastico! Vedremo.

F:l’altra parte della lettera invece era un’invettiva provocatoria verso quelli che tu chiami “dinosauri” della critica musicale e dell’atteggiamento italiano nei confronti della musica in generale…ci parli di queste due cose? A chi ti riferivi?

M:La lettera naturalmente è provocatoria…serve a scuotere un pò, a creare delle discussioni intorno a questo argomento che ès empre un pò impantanato in questo vietnam, in questo niente con i soliti nomi che sono i grossi dinosauri della stampa italiana, per cui personaggi che hanno più di 40-50 anni e che purtroppo non conoscono niente di quello che sta succedendo adesso nel territorio e per questo parlano sempre dei soliti nomi, anche meritevoli per carità, però sono sempre i soliti! Non vanno hai concerti, non riescono a rendersi conto di quello che sta succedendo tra la gente e comunque tolgono spazio a realtà che invece lo spazio se lo sono meritato non solo per la loro caratura artistica ma anche per quello che sta veramente succedendo nel paese quindi per quanto sono seguiti e per quanto pubblico c’è intorno.

F:Per quanto riguarda il cast del Tora!Tora! di quest’anno, tra gli artisti romani sono stati privilegiati gli ZU che personalmente trovo molto interessanti e mi piacciono molto. Però per esempio non è stato chiamato un artista mescal come Andrea Ra che forse sarebbe stato più in linea con il resto del cast?

M:Allora, io cerco di fare un cast che sia più rappresentativo possibile di quello che sta succedendo ora in italia, e che sia anche di mio gradimento visto che il direttore artistico sono io! Poi i direttori artistici degli altri festival giustamente fanno quello che vogliono, per cui metto personaggi che secondo me hanno senso di esserci anche se non sono i miei musicisti preferiti, che però bene o male io ritengo meritevoli che io stimo e che io apprezzo e penso che il cast del Tora!Tora! di quest’anno abbia raggiunto questo risultato al 90% per me almeno. Rimangono dei nomi che non sono mai stati al Tora!Tora! e che magari ci saranno negli anno prossimi o magari no. QUesto non è l’unico festival che si fa in italia e non mi sento addosso la responsabilità di far suonare tutit i musicisti italiani perchè sarebbe impossibile, faccio suonare quelli che preferisco o che ritengo più significativi.

F:ho in mente un parallelismo (tema di discussione in una sera d’estate con Andrè ndF). Simbiosi, su “siam tre piccoli porcellin” è un forse il pezzo che segna l’avvento di quello che non c’è. Il modo in cui Gioia e Rivoluzione è suonata a qualcosa a che vedere con il nuovo disco?

M:No, assolutamente.

F:Comunque non trovi che a Gioia e Rivoluzione manchi qualcosa? Pensavo a “la canzone popolare” per esempio, dove gli afterhours hanno messo tutto quello che Fossati non era riuscito a dire, ed ne è uscita una cover splendida. Non pensi che Gioia e Rivoluzione sia un pò troppo delicata..?

M:Può darsi, io lo ripeto, non abbiamo razionalizzato molto la cosa. C’è una cosa molto bella che ha detto Dulli quando è venuto in italia le prime volte “è un paese fantastico c’è un pubblico fantastico però forse qua si ragiona troppo e si parla troppo, bisogna pensare a suonare!” e io sto cercando di fare questo ultimamente, risvegliare la mia istintività la mia naturalezza nel fare le cose e nel non dover razionalizzare sempre il perchè e il per-come lo fai ne prima ne durante ne dopo. Non m’interessa il dover spiegare perchè lo faccio per cercare di far capire: se arriva ha una sua forza, se non arriva è inutile che lo spieghi.

F: siamo arrivati alla fine. Puoi dire quello che vuoi!

M: Sono Manuel Agnelli degli afterhours e faccio un saluto a tutti quelli che ci stanno ascoltando in questo momento. Ciao!

www.afterhours.it
www.mescal.it
Foto: Afterhours live all’MTV BRAND NEW DAY

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