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Interviste

Intervista a CRISTINA DONA’

E così, Andrej, Lele et Fabius si allontanarono dal forum della FNAC eccitati, compulsivi, appagatissimi, moribondi, estasiati e, inevitabilmente, sghignazzando dentro.

Intervista di Andrej (ex WhisperingNoises)

Cristina ha appena terminato la sua esibizione alla Fnac di Genova…

Siamo molto soddisfatti dalla versatilità del concerto, talmente tanto che dall’esaltazione di questi tre quarti d’ora ci ritufferemo nella labilità e nella cupezza della nostra esistenza (Cristina sorride), senza possibilità d’uscita: comunque, tu e Lorenzo (il chitarrista) da soli avete organizzato uno spettacolo che nemmeno una band in un auditorium…
è stato divertente, è una delle cose che mi fa star meglio nella vita: queste presentazioni mi piacciono molto, anche se in questo periodo ero incasinata, non volevo farla e alla fine mi hanno convinto…. sono comunque contenta.

Diciamo che si è trattato di un’esperienza a doppio taglio. Quello che ho notato, ascoltando “Dove Sei Tu”, è che può essere riassunto come una specie di “vademecum per un sereno stato di alienazione”, una specie di situazione interiore pacificata. In confronto a Nido, dove invece si poteva scorgere una pressante mania o paura del mondo esterno, qual è l’atteggiamento di questo album?
beh, sostanzialmente è cambiato il mio modo di voler fare musica, probabilmente in conseguenza di alcune cose che mi sono capitate nella vita, che mi hanno reso in qualche modo più serena, nonostante i problemi, una volontà di ESSERE più serena. In musica, per me cos’è diventato? Forse un voler essere più lineare, più positiva, non “peace & love”, anche se si tratta comunque di un bel modo di vedere la vita.

Nido è stato un disco molto inquieto da affrontare.
Sì, anche perchè inizialmente la produzione era partita con (Mauro, ndr) Pagani, poi si tratta di un disco travagliato, con il suo valore, però si sente, si sente tutto il travaglio che c’è dietro. Secondo me gli stati dei tre album, sostanzialmente, sono questi: “Tregua” era una sorta di rinchiudersi e descrivere ciò che è dentro questa ipotetica stanza, “Nido” era un tentativo di guardare fuori, “Dove Sei Tu” invece era un vero e proprio movimento verso qualcosa… poi ci sono proprio certe canzoni che hanno una direzione.

E, a proposito di uscire fuori…
Beh, uscire dentro è già un po’ più difficile (ridiamo)

Anche entrare fuori è una bella impresa… (risate) Si nota che la distibuzione italiana all’estero, a parte le doverose eccezioni, come il progressive dei fatidici anni ’70 o certi old-styler come (Paolo, ndr) Conte, è sempre circoscritta al classico prototipo latino, quindi la classica musica leggera innocua ed inoffensiva. Il tuo disco è distribuito in 33 paesi: è un risultato, per quanto ne sappiamo, praticamente irreplicabile. Tu come hai reagito a questa situazione di “diffusione totale”?
E’ arrivato il primo disco-promo, con la copertina con il marchietto della Rykodisc: l’ho guardato praticamente per….venti minuti (risate), perchè avevo paura che se ne andasse via…sono veramente contentissima, c’è stata una serie di circostanze che ha favorito questa uscita. Stanno uscendo delle belle recensioni, questo è quello che finora mi da più soddisfazione: Mojo, che immagino tu conosca, una rivista importante come Rolling Stone in America, ha assegnato 4 stelle su 5 al mio disco, parlandone molto bene… è un atteggiamento che dagli inglesi non mi aspettavo, quindi, questo promette bene, promette soprattutto bene il fatto che Cristina Donà potrà andare a farsi ascoltare fuori, ma che anche altra gente che ha la qualità, diciamo, mia o magari una qualità più discutibile, o magari in generale una qualità, come dire, espressa… (riflette)..con intensità, avrà una possibilità di fare buona musica e di andare all’estero. Il problema è trovare il giusto (riflette) “veicolo” che ti possono portare fuori. Spesso alcuni cantanti italiani sono legati a delle major: se tu sei legato alla Sony italiana, non so, il tuo prodotto, nel settore tedesco, rimane pur sempre un prodotto straniero, e siccome quelli della Sony tedesca hanno maggiori vantaggi economici a proporre delle cose loro, raramente è successo, da quello che ne so; persino Carmen (Consoli, ndr), che aveva avuto dei buoni riscontri sui live che ha avuto in giro, anche lei alla fine è rimasta coinvolta in una situazione così…

Diciamo che per Carmen è stata comunque una situazione più circoscritta rispetto alla tua: ha avuto un exploit temporaneo e comunque circoscritto alla zona francese, o al massimo continentale.
Questo è vero. Parlando di lei, io la considero una grandissima performer, non amo tutto quello che ha fatto su disco, però, se pensi che c’è gente come la Spears che incide degli album, allora Carmen può cercare benissimo un successo internazionale.

Beh, se lo può fare Britney Spears, allora può farlo benissimo anche lui (indico Fabius) [risate generali].
Sì, va beh, io mi riferivo a qualcosa di generale… Allora diciamo Avril Lavigne, così andiamo in territorio rock (cerco lo sguardo di conforto di Fabius e di Lele). Ad ogni modo, spero che questa mia iniziativa possa spingere il pubblico straniero ad interessarsi della scena italiana, o almeno sul panorama musicale.

Immagino che Zappa ti stia mandando la sua benedizione dall’alto [Zappa è interamente distribuito dalla Rykodisc].
(sorride) Zappa adesso è una specie di compagno di scuderia. (ridiamo)

Ho una domanda su “Goccia”: già nel contesto di “Nido” io ho sempre visto questa canzone come una specie di anomalia rispetto alla linea stilistica seguita. Mi chiedo se adesso, con l’inclusione del brano nella versione estera di “Dove Sei Tu”, tu abbia voluto integrarlo in un contesto più affine, sottraendolo all'”isolamento” di “Nido”.
“Goccia” è stato inserito nel cd, in inglese, grazie alla presenza di Robert Wyatt, personaggio molto conosciuto all’estero, che per me è diventato una sorta di pigmalione: il fatto che io abbia lavorato con lui ha dato un tramite a quello che stavo facendo, quindi quelli della Ryko, etichetta per cui esce anche Wyatt, devono essere stati influenzati da questo suo interesse nei miei confronti. Quindi si è trattato di quello, in parte. Poi, come sai, la parte musicale è stata scritta insieme a Manuel Agnelli che, per me, è un altro pigmalione: è un po’ una canzone simbolo, un pezzo che è stato trasmesso anche dalla BBC; nel 2001, quando sono andata a suonare al Meltdown Festival, la canzone era piaciuta così com’era, in italiano… La cosa buffa è che quando, nelle recensioni straniere che ho letto, inglesi per ora, citano alcune canzoni dell’album, poi però lodano la melodicità della lingua italiana presenta in “Goccia”, l’italiano è una lingua che piace.

Io continuo a credere che si tratti di uno dei risultati più alti ottenuti in Italia nella categoria dei duetti da almeno 20 anni, una cosa assolutamente atipica rispetto a qualsiasi esperimento di contatto con l’estero. Fra parentesi, anche per me Wyatt è assimilabile ad una specie di Vate personale, lo adoro.
Beh, poi, tra l’altro, la canzone è nata anche nel modo più naturale possibile. Io l’ho conosciuto nel 1997 al Salone della Musica di Torino, che era alla quinta edizione: me l’hanno presentato, un tipo disponibilissimo, molto carino, molto simpatico. Io gli ho dato “Tregua”, che era appena uscito, e quella sera mi esibii al Salone, senza sapere che lui era lì ad ascoltarmi. Poi è venuto da me, gli sono piaciuta, abbiamo parlato ed in seguito ho pensato di spedirgli dei brani….e lui, fra quella serie, ha scelto “Goccia”. Non c’era niente di preordinato.

E’ stata una scelta sia istintiva, sia ponderata, alla fine.
Già… nel cd, per il mercato inglese, c’è solo “Goccia” in italiano, per il mercato del resto del mondo, ci sono altre due canzoni in lingua italiana, cioè “Il Mondo” e “L’Uomo Che Non Parla”. Io ho insistito per far inserire comunque un brano in italiano.

A proposito, perchè sono state escluse proprio queste due?
In realtà sono stati gli inglesi ad averle eliminate dalla tracklist per il loro mercato, perchè avevano pensato che bastasse “Goccia”, come brano in italiano. Nel resto del mondo sono come le avete sempre ascoltate, in italiano, dato che, nonostante vari tentativi, non siamo riusciti a trovare la stessa chiave per la traduzione com’era stato per le altre.

Che genere di influenze stai cercando di raccogliere per i progetti del tuo prossimo album? In tutti questi anni ci sono stati vari e perlopiù pretestuosi paragoni con PJ Harvey, mentre io ti ho sempre vista come l’obiettivo che Hope Sandoval (leader dei Mazzy Star, ndr) sta cercando di perseguire da anni ma che non riesce a focalizzare. Ora che i paragoni sembrano caduti…
Polly, (poi ti rispondo), ha una voce straordinaria, è una che può fare qualsiasi cosa ed è un piacere sentirla cantare, però si è un po’ fermato sullo schema “canzone in minore” e su determinati clichè, comunque qualcosa di piacevole…. Voglio dire, a me piacciono anche i Beach Boys..

[ridiamo] A chi non piacciono i Beach Boys? [risate]
Mi piace sentire la versatilità all’interno di un album: lei ha fatto sicuramente delle cose molto belle, ma adesso…. Bjork è un genio! (con gli occhi luccicanti e con le mani al cielo) BJORK E’ UN GENIO! E lo sapevamo già…è una che ha voglia di andare avanti, di essere tante cose diverse, e di far venire agli altri la voglia di immaginarsi persone diverse.

Così come Solex, d’altronde.
Chi?

[piango dentro] E’ una cantautrice sperimentale inglese. (continua a chiedere indizi) S-O-L-E-X.
Quindi le influenze di “Dove Sei Tu” da dove traggono origine?

Beh, quelle più che altro, da tutte quelle canzoni che bene o male mi ispiravano armonia, una situazione che poi non è detto che abbia raggiunto, però qualcosa di piacevole. Il titolo di “Dove Sei Tu” è relativo proprio ad una sorta di “punto fermo”, nel senso: “io sono arrivata qui, so che tu sei là”. “Tu” può essere riferito tanto ad una persona, quanto ad un obiettivo, comunque ad un qualcosa da cui volevo allontanarmi, anche, però hai presente che ci sono dei punti di riferimento. Quando hai questo tipo di prospettive, ti senti come dire (indugia) anche più in armonia. Mi piace l’idea di continuare a farlo sperimentando un pochino di più: questo è stato un album in cui io volevo mettermi alla prova con la classica “forma canzone”, strofa-ritornello-strofa-bridge-eccetera….anche perchè praticamente non l’avevo mai fatto in maniera cosciente. Adesso ho voglia di mantenere sempre parzialmente la forma canzone ma concentrarmi su sperimentazioni di natura un po’ diversa: attualmente sto scrivendo delle cose più vicine alle colonne sonore che a degli album normali (ride).

Quale potrebbe essere allora il filone stilistico delle canzoni del prossimo album? Voglio dire, in “Dove Sei Tu”, certe volte è riconoscibile lo stampo dello standard classico americano, ad esempio in “Nel Mio Giardino”, volendo, si può vedere un rimando al classico “Dream a Little Dream of Me” e a quel genere d’atmosfera.
Non so, sicuramente tutto ciò che ho ascoltato e che ho più o meno approfondito viene a far parte del mio DNA e quando scrivo inevitabilmente viene fuori. Non ho ancora un’idea ben precisa, vorrei che fosse a questo punto, un lavoro metà in lingua italiana, metà in inglese, non come in questo caso.

[INTERVIENE FABIUS]: La prima tua canzone che ho ascoltato è stata “Tregua”, un brano che mi ha colpito moltissimo, e ancora di più quando ho scoperto che era dedicata a Kurt Cobain. Qual è il motivo di questo tuo omaggio?
In quel periodo, a parte il fatto che mi aveva colpito la sua morte, ho cominciato a leggere degli articoli su di lui, la sua biografia. Io mi ero avvicinata perchè avevo trovato straordinaria la sua capacità di rendere melodiche delle canzoni molto dure, un atteggiamento speciale che mi ha fatto avvicinare ad un mondo molto particolare in cui mi sono buttata. E leggendo la sua biografia ed analizzando un po’ il personaggio, ho sentito una sorta di tenerezza nei confronti di questa persona che comunque è stata soffocata dal Troppo, da tutto questa attenzione… Poi, lasciamo perdere il caso Courtney Love, non voglio nemmeno pensarci… A parte queste cose metropolitane, credo che il testo di “Tregua” sia l’unico che ho scritto di getto nel giro di pochi minuti, è stata una specie di trance. Praticamente era un testo da recitare, che doveva dipingere la realtà di questo Troppo e di questi personaggi posti su altari sempre precari.

Vediamo che la scena italiana indie, buttata verso il mainstream, sta affrontando una situazione di crisi: formazioni storiche si sciolgono, o sono indecise fra quale pubblico scegliere… possiamo citare Agnelli, Godano, Ferretti, che probabilmente ora sono in uno stato di stallo. Probabilmente sono i piccoli complessi che ora ci offriranno la possibilità di salvarci: quali sono secondo te le realtà musicali che possono farci andare avanti?
(dubbiosa) Mah, che io sappia, Manuel non è affatto in stallo, ma ha fatto un sacco di cose e s’è dedicato a miliardi di cose fra cui il Tora Tora!, che è un progetto, secondo me, fra i più importanti mai organizzati in Italia (quindi anche Bob Geldof era un grande?, ndr), sta registrando ora il disco con Greg Dulli e lo trovo in splendida forma… non credo si trovi in stallo…

Più che a questo, io mi riferivo all’andamento della carriera: lo trovo molto indeciso su quale rotta seguire, su quali strategie adottare…
Dovresti chiederlo a lui… voglio dire, Manuel è anche un mio amico (mano al petto, voce apologetica e triste, ndr), non ho questa idea su di lui. Ferretti è completamente fuori! E’ straordinario, ma è fuori! (ridiamo) Anche loro hanno tanti progetti collaterali: Maroccolo (bassista dei CSI, ndr.) ha fatto uscire recentemente un disco, secondo me, con dei brani molto molto belli…

Così come Canali (chitarrista dei CSI, ndr.).
Ho sentito poche cose, fin adesso, di Canali. Ho avuto la fortuna di essere parte del progetto di Maroccolo ed è stata un’esperienza molto bella, probabilmente lavoreremo ancora insieme in futuro. Secondo me c’è sicuramente voglia di cambiare, più che uno stallo: quelli che fanno musica con la stessa concezione che ho io, ci metto dentro anche Manuel, hanno voglia di continuare a fare quel genere di musica, pur sapendo che però in Italia non andrai da nessuna parte, allora si sta cercando un modo di sopravvivere cercando delle altre strade. Manuel comunque aveva già lavorato molto prima in inglese (come se non lo sapessimo…., ndr).

[INTERVIENE LELE]: Ora esce all’estero, il prossimo album degli Afterhours, anche in Inghilterra, non solo negli USA, e sarà tradotto interamente in inglese.
Si affaccia Chicca, la tipa della Mescal che, contattandomi, ha reso questa intervista possibile: (ridendo imbarazzata) “Ah, sì? Dove c’è scritto?”

[CONTINUA FABIUS]: Sì, è riportato nel sito ufficiale: ci sarà una versione del disco in inglese per il mercato anglosassone
Evidentemente non capendoci un cazzo

Chicca: (ridendo ancora) “Sì, ripubblichiamo. Esce During Christine’s Sleep adesso, in una nuova edizione in cd”.

A questo punto l’intervista si avvia alla conclusione: estraiamo dagli zaini vintage diari, booklets, fazzoletti di carta, preservativi usati, mappe dell’Armenia, Pringles scadute ed ogni cosa possibile per accogliere l’inchiostro della Donà, che a ruota libera dice:

  • Io “During Christine’s Sleep” ce l’ho tutto bello autografato (con accento milanese strascicatissimo);
  • Magritte è sempre stato uno dei miei autori preferiti;
  • Mi chiede se vengo effettivamente pagato da qualcuno per le mie interviste;

Domanda Lampo: l’album che avresti sempre voluto scrivere.
(Mentre firma su Magritte) “Achtung Baby” degli U2.

E così, Andrej, Lele et Fabius si allontanarono dal forum della FNAC eccitati, compulsivi, appagatissimi, moribondi, estasiati e, inevitabilmente, sghignazzando dentro.

www.cristinadona.it
www.mescal.it

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