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Vanillina – Spine

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Che odore può avere il secondo album dei Vanillina? Io me lo son chiesto e per curiosità ho anche provato letteralmente ad annusarlo. Profumava di “cd appena comprato”: quel misto di inchiostrume plasticoso figlio del petrolio (arabo molto probabilmente). Incapace di provare un qualche piacere olfattorio, ho inserito 'sto cd nel lettore e ho capito che anche stavolta l'odore l'avrei percepito dalle trombe d'eustachio. Questo dei Vanillina è il secondo album, ma il terzo lavoro (Mr.Orange, 2001 e Sagome Ep, 2003). Che i ragazzi cerchino conferme e si siano stancati di essere definiti “promesse” si capisce sin dalla prima traccia, Ninfa, che è una veloce incursione in un mondo parallelo fatto di “raffinata plastica elettro-rock”, in cui compaiono strumenti che per tutto il resto dell'album non torneranno più. Più che un singolo sembra una bonus track… messa all'inizio però “è più figo”, no? Per dirla proprio tutta, in realtà questo è un remix di una traccia uscita un anno fa con la compilation IDBOX.IT Vol. 1 e sarei curioso di ascoltare l'originale… Dopo questo inizio spiazzante, nella seconda traccia il cd si veste, alle mie orecchie, di un sound più granitico e decisamente meno plastico. Frost ci da già quasi tutte le chiavi di lettura di quest'album: urli di chitarre elettriche post-rock imperniate su batterie punkeggianti, il tutto avvolto tra giri di basso efficaci per sonorità ed immediatezza stilistica (molto evidente in Quante volte ho perso). In tanti prima di me hanno accostato i Vanillina ai Verdena, per simili capacità espressive, analoghe scelte sonore… vero, ma fino ad un certo punto. A mio avviso infatti la somiglianza rimane ristretta a questi campi e solo in alcuni brani (Primavera). Se si guarda altrove nel cd si possono scoprire echi di Malfunk, Marlene Kuntz e Linea 77… il solito discorso dei rimandi, influenze e così via che trovo inutile prendere in considerazione. Parlando invece di ciò che solo i Vanillina hanno, arrivo subito al capitolo voce. Davide sa di avere una voce convincente per la sua versatilità e sembra che la usi senza troppi sforzi, riuscendo a farla diventare acidamente corrosiva e ben calzante sugli spigoli sonori di Primavera e Non ci sarò. Appare chiaro dagli ultimi tre brani che gli intenti dei Vanillina non si fermano di certo qui. L.U.N. è un brano completamente suonato in cui i tre si divertono ad immergere i loro strumenti in un'atmosfera lunare, riuscendo a farli vibrare al pari di quando suonavano sulla Terra. Ma è solo l'inizio del gioco poichè i divertissement sperimentali continuano in 143, in cui una chitarra tutt'altro che acida si fa portavoce di una nenia melodica in cui solo il basso le fa da controvoce. La stessa chitarra si ritrova poi nell'incipit di Eclisse, una ballatona post-rock in cui fanno capolino archi (sinth secondo me) e organi (ma non ne sono sicuro poichè è tutto molto ovattato), il tutto molto adatto a pomiciare con la propria ragazza (considerando anche che la traccia in questione dura sei minuti e mezzo). O anche con quella di qualcun altro… Ma lasciando da parte le vostre beghe ormonali, i Vanillina hanno il pregio di rincorrere contemporaneamente più generi (grunge, rock, punk, elettro tutto in chiave rigorosamente post) senza perdere per strada nessun pezzo, riuscendo magari a non avere ancora una propria definita identità, ma tutta la consapevole maturità necessaria a mettere in pratica i graffi acustici contenuti nelle menti dei tre. Volendo trovare il classico “pelo” (e non parlo di puellae) credo che arrivati a questo punto si potrebbe tentare di sperimentare anche con le parole, oltre che con gli strumenti… Carina ma non originalissima la veste grafica del booklet (qui meno indie rispetto ai due lavori precedenti) e una punta di sarcasmo (da parte mia) sulla copertina di Spine: ricorda un po' quella de Le Vibrazioni…

Tracklist
1> Ninfa (remix)
2> Frost
3> Quante Volte Ho Perso
4> Polvere
5> Vomito Le Origini
6> (L’Indomani) Non Ci Sarò
7> Opposti
8> Primavera
9> L.U.N.
10> 143
11> Eclisse

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