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Placebo – Once More With Feeling

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Brian Molko, frontaman dei Placebo, riguardo Once More With Feelin, un’antologia, che raccoglie i pezzi degli ultimi otto anni di carriera, ha dichiarato: “Compilare un best è un po' come rileggere le poesie che scrivevi quando avevi sedici anni: è una cosa molto dolorosa, per certi versi. Poi i Placebo non sono mai stati un gruppo da 'singoli': noi scriviamo album, non hit. Oltretutto, se fosse per noi, avremmo preferito pubblicare una raccolta con b-sides e pezzi strumentali, con qualcosa che suonasse diverso dalla nostra produzione usuale”.
Ebbene questo quinto lavoro è un disco ben congeniato, in cui il caratteristico sound rock della band si fonde perfettamente con testi malinconici ed inquieti, che ricordano il concetto di spleen ( la noia esistenziale cui è soggetta la natura umana) decantato dallo scrittore Baudalaire. Si tratta di un album nel quale si può tracciare l’excursus artistico e l’evoluzione musicale di un gruppo molto amato a livello internzionale.
Si parte infatti con i singoli del loro primo lavoro, un album edonistico tra cui spiccano 36 Degrees, con il suo ritornello martellante e Teenage Angst. Poi è la volta delle canzoni estratte da Without You I’m Nothing, che contiene dei veri e propri gioielli, è il caso di Pure Morning, un pezzo ipnotico, in cui la voce di Molko accompagna in un universo parallelo, You Don’t Care About Us che riesce a toccare le corde più profonde e la titletrack Without You I’m Nothing in cui il frontman duetta con il padre del Glam Rock: David Bowie. Dal terzo lavoro: Black Market Music, caratterizzato pezzi innovativi, energici e dinamici, emergono Slave to the Wage e Spacial K, una canzone allucinante in cui Molko canta: “No hesitation, no delay, you come on just like special K, just like I swallowed half my stash, I never ever want to crash, no hesitation, no delay, you come on just like special K, now you’re back with dope demand, I’m sinking sand, gravity, no escaping gravity, no escaping, not fore free, I fall down hit the ground, make a heavy sound, every time you seem to come around”. Il quarto lavoro: Sleeping With A Ghosts, è un disco diverso rispetto al precendente, poiché è caratterizzato dal ritorno di una musica malata, ossessiva e quasi morbosa, le sue canzoni hanno, infatti, il grande potere di condurre l’ascoltatore in un’eccezionale spirale sonora, è il caso di English Summer Rain, dove viene ripetuto in maniera ossessiva “Start again, start again”. Molto particolare risulta essere Protege Moi, il rifacimento in francese di Protect Me From What I Want, in cui la voce del cantante, a volte suadente, a volte fastidiosa chiede di venir protetto da ciò che desidera.
Le ultime tracce sono inediti, I Do è contraddistinta dall’uso di chitarre che riescono non solo a distorcere il suono, ma anche a rendere sgradevole l’ascolto; Twenty Years, invece, lascia spazio ad un’atmosfera più cupa e malinconica, in cui regna una profonda malinconia provocata dalla caducità dell’esistenza.
Il disco presenta una sola “nota stonata” ovvero la mancanza di uno dei pezzi migliori del gruppo: I Know.

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