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Sonic Youth – Sonic Nurse

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Thurston Moore, Kim Gordon, Steve Shelley, Lee Ranaldo e l'ormai consolidato ed ex-comprimario Jim O'Rourke. La gioventù sonica.
Una band che, a dispetto degli anni (45 di età media) sembra davvero non soffrire dell'invecchiamento di articolazioni e neuroni.
Una serie di capolavori dall'inizio degli anni ottanta fino a Dirty del 1992, la tappa cruciale.
Molti la usano per indicare l'acme della creatività dei padri del noise oltre che della scena indipendente americana, altri per indicare la svolta verso un suono più pulito e ascoltabile, altri ancora come crocevia dei successivi deludenti lavori.
12 anni dopo, e a due anni di distanza dall'ultimo incoraggiante MURRAY STREET, e, bisogna ammettere, pochi capolavori dopo, ecco SONIC NURSE, capitolo diciannovesimo di una saga infinita.
Il titolo potrebbe dare l'idea di un certo ritorno all'antico. Un'infermiera sonica che cura le ferite dell'apertura verso il diverso approccio compositivo post-Dirty. E' in parte vero se si prendono in considerazione alcuni degli spunti di questo disco.
In “Pattern recognition” che apre con inaspettata violenza c'è quell'atmosfera latente di caos metropolitano che pochi come loro hanno saputo esprimere. C'è il riff dissonante e ipnotico, c'è la divagazione dilatata tra dissolvenze e fiochi feedback e l'immancabile ripresa nel finale che porta via tutto.
Anche Kim e la sua tipica voce strozzata in gola che ricompare in “Mariah Carey & Arthur Doyle Hand Cream”. Loro continuano a presentarla così nei concerti anche se nel titolo ufficiale sono stati costretti a sostituire il nome della cantante con “Kim Gordon”. Che poi è la vera protagonista di quello che forse resta il brano più noise di tutti.
Copione simile per il cupissimo grigiore notturno di “Dude Ranch Nurse”, il brano più ostico. Certo, non ci si deve aspettare quel low-fi degli albori ai limiti dell'ascoltabilità. Sono passati vent'anni e sarebbe alquanto stupido sperare in un gruppo che si presenta sempre con lo stesso sound trito e ritrito.
La melodia regna sovrana, basti sentire la delicata “I love you golden blue” dove Kim sembra addirittura una cantante vera e propria. Non si disperdono comunque i tratti essenziali di Thurston Moore e compagni. Riff e crescendo incontenibili, chitarre che si intrecciano avvolgendosi e avviluppandosi, arrangiamenti sperimentali quanto basta per restare in ambito rock.
Altre vette melodiche “The dripping dream” e “Unmade bed”.
Mai i Sonic Youth si erano avvicinati così tanto alla forma-canzone più classica da loro trattata sempre con ostinata diffidenza.
Ma ci sono “New Hampshire boy” e “Papercup exit” (dove ricompare invece l'altra voce Lee Ranaldo) per i più nostalgici. Sognanti e malinconici come lo erano nei tempi d'oro senza perdere quell'innovazione che sconvolse gli anni ottanta statunitensi.
Chiude “Peace Attack” con tutta la sua dolcezza purificatrice (Springtime is wartime, I'll rise to the crime-boss, Electric guitar string, A bed of flowers).
Questa di SONIC NURSE è la rabbia più contenuta e, perchè no, più matura e rassegnata di una band che ai vecchi fervori di rivolte giovanili e stati ideali, contrappone la strada della riappacificazione.

Tracklist

1. Pattern Recognition
2. Unmade Bed
3. Dripping Dream
4. Kim Gordon and the Arthur Doyle Hand Cream
5. Stones
6. Dude Ranch Nurse
7. New Hampshire
8. Paper Cup Exit
9. I Love You Golden Blue
10. Peace Attack

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