Menu

Recensioni

C.V.D. – Test Di Resistenza All'Onda D'urto

-

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Non credo che nella musica ci siano teoremi, a parte “il Ferrandini”, che necessitino di dimostrazione alcuna. Esistono però infinite domande a cui i diversi artigiani della musica, prima di divenire artisti, cercano di dare una loro personalissima risposta. Che poi se ne apprezzi il tentativo da parte di chi si trova al terminale dell'onda sonora, questo credo sia sinceramente secondario.
Cosa volevano dimostrare allora i C.V.D.? Non c'è nulla che si possa dimostrare nella musica, se non la propria devozione verso quest'eterea dea fatta solo di seriali ed invisibili rarefazioni aeree. Ma se la musica è una religione, è giusto che sia fatta di domande o sarebbe meglio professarla solo attraverso atti di fede? (Questa me la tengo da parte per qualche intervista…)
Ecco, sto ascoltando il cd dei C.V.D. per la sesta o settima volta e la mia mente parte per la tangente (ritornando per un momento alla geometria). L'opera (prima) in questione, responsabile delle mie divagazioni pseudofilosofiche, si intitola “Test di resistenza all'onda d'urto”, più che il titolo di un cd, sembra quello di un capitolo di un libro di ingegneria meccanica. Che tra i Nostri si nasconda un mancato ingegnere?
In realtà nel resto dell'album non c'è traccia di calcoli matematici nè di riferimenti numerici (a parte il tempo portato avanti dalla batteria di Enrico “live”). C'è tanto, tanto altro… Ci sono i testi visionari e parzialmente decifrabili di Aldo Becca, parole costrette a stare nei versi di una canzone ma che aspettano solo di entrare dentro una cassa per esploderti nelle orecchie e fissarsi come mercurio ai tuoi neuroni. Criptici ed intensi, i testi del “test” si specchiano come Narciso nell'intensità criptica del contorno sonoro fatto di compromessi tra le distorsioni della chitarra (in quasi tutto l'album suonata da Nicola Turchetti, quinto C.V.D., ex mi par di capire) e i giochi elettronici di Filippo Gallignani, mentre il basso di Andrea tenta di tenere a freno l'irruente estrosità del sopracitato batterista. Da questo equilibrio altamente instabile nascono gli otto brani-fiori che compongono il test, più un'allucinante ghost track che, nella sua stonata allegria, sembra una macabra nenia robotica.
Questi quattro ragazzi di Ravenna, che partendo dal M.E.I. (un altro acronimo, questo però più decifrabile!) sono approdati al rigoglioso palco dell'Arezzo Wave e a quello del Tora Tora delle ultime due edizioni, raccogliendo diversi premi qua e là, si concedono anche il meritato lusso di farsi mixare la traccia n. 2, “Il sonno” da un certo Gianni Maroccolo e di farsi accompagnare dalla chitarra di Manuel Agnelli nel brano di chiusura “Finale Rorschach 1 (minuetto)”. Bellino come esordio…
Anche se l'incipit di “Nuovo” (forse la traccia più debole) dà l'impressione di essere un po' troppo similare alla stupenda “Climbing up the walls” degli statuari Radiohead di Ok Computer, il resto dell'album non concede grossi punti di riferimento, se non per il fatto che la cupa e solida creatività dei riminesi non può, a mio parere, non esser figlia ed allieva dell'oxfordiana band, non tanto nei risultati quanto nei mezzi e negli intenti.
In ultima analisi, complessivamente trovo che dall'album emerga una sensibilità compositiva genuina e quasi sempre originale, accompagnata da un valido utilizzo strumentale, anche negli episodi musicali meno “classificabili” (e i più apprezzati dal sottoscritto). A quanto pare il “Test di resistenza all'onda d'urto” ha dato i risultati sperati…

Tracklist
1> Gmt
2> Il Sonno
3> Lumi
4> Presagio
5> Nuovo
6> Tecno Mantra
7> Mottumbo
8> Finale Rorschach 1 (Minuetto)

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close