Menu

Interviste

Intervista ai MAMBASSA

E’ appena finito lo showcase dei Mambassa alla Fnac di Napoli ed il gentilissimo Saverio, Assistente di produzione ed Ufficio stampa Live della Mescal, ci presenta Stefano Sardo, frontman del gruppo. Parliamo del loro disco, delle produzioni straniere e della scena italiana…

Intervista di Antonio

Cominciamo con il titolo. Questo è il vostro 4° album (Umore blu neon, 2003- 2M, 2003- Mi manca chiunque, 2003- Mambassa, 2004), perché avete scelto un titolo omonimo?
Perché avevamo ipotizzato alcuni titoli durante la registrazione di questo album, ma non c’ era nessuno che non ci sembrasse appiccicato, una strizzatina d’ occhio un po’ gratuita. La nostra impressione era che questo disco si raccontasse molto bene da solo e tutto il nostro sforzo nel farlo è stato quello di essere il più onesti, scarni ed essenziali possibili, togliendo tutto il materiale superficiale e ciò che serve a far suonare il disco in maniera perfetta. Questo disco non è assolutamente perfetto, anzi, nella sua imperfezione ha la sua verità. Un disco in cui abbiamo cercato di essere veri con noi stessi, lasciamo che la gente identifichi questi disco con noi stessi, con noi come band. Che pensi pure che questo sia il nostro primo lavoro, se questo può essere il ragionamento automatico, ma diamo il meno informazioni possibile perché il disco arriva di per sé. Non c’è bisogno di troppe scorciatoie o istruzioni per l’ uso.

Ascoltando i vostri dischi precedenti sembra che avete voluto ottenere “Tutto il meglio possibile” dal punto di vista sonoro. Ascoltando questo lavoro sembra che siete stati più diretti e attenti all’ intensità (questo è un disco registrato senza riverberi)….
Richiede più ascolti per comprenderlo, ma in realtà è quello più vero, in cui ci siamo messi in gioco come band, ognuno col suo apporto. Il fatto di fare il disco è andato al di là della canzone da cui siamo partiti. C’è un plusvalore che nasce dalla scelta di come abbiamo voluto che suonasse e di come è stato il lavoro col produttore.

Infatti in questo disco troviamo la produzione di Davey Ray Moor (ex Cousteau), già produttore di Cristina Donà. Come è nata questa collaborazione e come è stata questa esperienza?
L’ abbiamo conosciuto è ci è piaciuto tantissimo come persona. Lui è stato molto carino (lui lo è con tutti). E’ una persona davvero squisita, assolutamente senza barriere difensive. Eravamo allo stesso concerto, sullo stesso palco (lui suonava con Cristina) e gli abbiamo dato i nostri dischi. Era un pò che cullavamo questa cosa un po’ provinciale di avere un produttore anglosassone visto che abbiamo sempre ascoltato rock anglosassone e volevamo qualcuno che arrivasse da quel mondo là, anche con quel self confidence, con quella naturalezza nel fare questo mestiere. E’ una cosa che in Italia fatichiamo un po’ ad avere. Questa nostra volontà di lavorare con un produttore con questo tipo di sonorità, nel caso di Dave ci arricchiva di istintiva simpatia ed entusiasmo. Poi ci ha mandato un e-mail piena di commenti molto intelligenti dandoci dei consigli nel caso in cui lui fosse il nostro produttore. A me sembravano tutte cose ragionevoli ed interessanti. Poi il lavoro con Cristina Donà era la rassicurazione che lui sapesse adattarsi molto bene. Il disco della Donà suona infatti molto diverso dai Cousteau e dimostra anche il suo eclettismo e la sua abilità a confrontarsi con dei progetti musicali ed a tirarne fuori il meglio.

Proprio Cristina Donà ha da poco pubblicato -e gli Afterhours lo faranno- il suo disco in tanti paesi nel mondo. Pensate di fare una versione in inglese dell’ album?
Noi pensiamo di registrarla e la distribuzione eventuale dovrà essere frutto di un interesse di qualcuno. Il passo è interessante e l’ idea nasce da Davey, forse anche per la frustrazione che non capiva i testi. Da lì in poi non so se troveremo una casa come la Rycodisk. Sarà
interessante vedere i commenti che suscitiamo ad un pubblico che non conosce nulla di noi.

Quali sono le vostre influenze principali…i dischi a cui siete più legati?
I dischi dei nostri fratelli maggiori, comprando i vinili anglosassoni di quello che era il rock anni ’80 immediatamente successivo al punk. Ovviamente prima Beatles e Stones, poi i Clash, i Rem. Tutta la scena subito dopo il new wave. I Cure. Poi abbiamo seguito molto negli anni ’90 tutta la scena italiana. Ci sono stati dei gruppi che mettendosi a cantare in italiano dopo anni di inglese hanno dato il la a tanti altri facendo vedere che si può essere credibili cantando in italiano.

Ti riferisci agli Afterhours?
Agli Afterhours, ma anche ai Casino Royale. L’ uso dell’ italiano, adattato a sonorità che ci piacevano, con quella consapevolezza di intenzione, ci ha dato il coraggio per cimentarci noi in prima persona con questo. Con gli anni, poi, diventi anche meno onnivoro e selettivo. Non si può ascoltare tutto.

E’ sempre acceso il dibattito sul Rock Italiano ed il suo rinnovamento. Io non credo che la nostra scena più interessante sia quella che si vede più spesso sui media, quanto soprattutto band come appunto gli Afterhours che sono la nostra punta di diamante. Nella scena indie, a che punto credete che siamo arrivati? E’ florida o siamo in una situazione di stallo?
Florida. Ci sono molti gruppi rock. Non sono nuovi, ma sono molti e buoni. Ci sono molti dischi interessanti e si fa quasi fatica a stargli dietro. Anche se c’è più benevolenza verso certi fenomeni anglosassoni e meno generosità di complimenti e copertine per ciò che avviene da queste parti. Se i Libertines fossero di Abbiate Grasso non credo che li avremmo sentiti nominare. Viviamo un po’ come i parenti poveri di noi stessi, non ci concediamo la possibilità di autopiacerci. E’ una scommessa un po’ difficile.

In questa scena musicale c’è qualche progetto che vi interessa particolarmente?
Dei nostri amici di Torino, si chiamano Wah Companion, sono un progetto di Ru Catania degli Africa Unite. E’ un rock ‘n roll molto interessante. Da Torino ci sono tanti amici che stimiamo, poi i Perturbazione che adesso escono con la Mescal hanno fatto delle grandi canzoni nell’ ultimo lavoro, gli Yuppi Flu mi sembrano molto bravi. Ovviamente gli Afterhours sono prorpio i capi carismatici.

Certo, poi anche con la creazione del Tora Tora di cui Manuel è direttore artistico…
Si, la cosa che mi colpisce di più è la grande abilità di scrivere canzoni. Va bene il suono, va bene il Tora Tora, ma loro fanno delle grandi canzoni con dei grandi testi. Anche con una grandissima contabilità e questa cosa è molto interessante.
Poi i Verdena che dal vivo suonano benissimo…Ci sono davvero tante cose…

I Marlene Kuntz…
Certo! I Marlene sono storici. Cristiano Godano abita a 15 km da Bra. Ci siamo conosciuti al “Le Macabre”, locale in cui abbiamo visto passare tutta la scena italiana. (In passato Stefano ha militato ne Le Macabre Band)

Siamo nell’ era di Internet, uno strumento che può semplificare molto anche la produzione di un disco, ma avere anche altri aspetti negativi. Come credete che vada usato?
Il problema si risolverà, a un certo punto credo che le compagnie telefoniche dovranno pagare qualcosa. Se io scarico il brano X, sto collegato pagando la bolletta. Alla fine sono le compagnie che ci guadagnano ed è giusto che i diritti d’ autore li paghino loro. Quando riusciremo a fare questo, la crisi della musica sarà finita.
Ma per me Internet è fondamentale proprio per una band che non dispone di grandi spazi promozionali, perché in rete si riunisce la gente interessata a quello che fai, dove tu comunichi, dai indicazioni per i concerti, ricevi i pareri. Sotto quest’ aspetto è uno strumento bellissimo

Quindi tu dai molta attenzione a questo aspetto?
Noi guardiamo tutti i giorni il nostro sito e quasi tutte le band che conosco hanno un fortissimo legame con il proprio sito. Perché è il tuo luogo ufficiale, il posto dove dici le cose che vuoi dire.

Un messaggio ai fans o qualunque altra cosa tu voglia dire…
Siamo in giro a promuovere questo disco e voglio perorare la causa di questo album perché siamo molto contenti di come è venuto. Credo che sia interessante che il pubblico gli dia una possibilità, anche sentendoselo su Internet. Cercare di fare entrare nel proprio range di artisti preferiti anche noi o qualcuno come noi che si muove in ambito italiano producendo della buona musica. Bisogna curiosare ed uscire dal provincialismo.

Visto che il disco è molto bello, credo che in parte sia una cosa già riuscita…
Grazie. Adesso dobbiamo definire questa cosa in giro. Fare in modo che lo pensi anche chi non ne sa niente.

www.mambassa.com
www.mescal.it

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close