Reportage

MTV EMA – Live al Colosseo – Roma 18/11/2004

Nonostante l’approccio fortemente critico e polemico della nostra redazione nei confronti dell’organizzazione dell’evento riconosciamo che per quello che è il panorama musicale attuale la manifestazione tenutasi Giovedì 18 Novembre a Roma ha grande rilevanza, in ambito europeo sì, ma anche internazionale.
Volenti o nolenti si tratta pur sempre del grande marchio (inteso come dimensione di mercato) MTV. Che neanche scrivo in grassetto.
Era giusto esserci come cronisti di un evento innanzitutto musicale che è stato, nonostante tutto, di buon livello.

di SKA

Parleremo chiaramente soltanto del concerto (o pseudo-concerto) tenutosi davanti le mura del Colosseo : scenario questo che non ha pari in nessun’altra città. Che poi ci siano state delle polemiche e critiche per la scelta del luogo non può trovarmi che in totale accordo : luci, lustrini e fenomeni di mercato che schiaffeggiano la storia di una città. C’è chi dirà : “McCartney ci ha addirittura suonato dentro, che vuoi che sia”. Infatti, ma lui è Paul McCartney.
Se è vero quel che dice Veltroni, l’uso del Colosseo è limitato a soli eventi importanti. E quindi, se 200.000 persone sono un dato significativo allora l’evento è stato importante.

Partenza dal luogo prestabilito : ore 12, circa 40 minuti per arrivare a Saxa Rubra per imbatterci poi nella, tutto sommato, buona organizzazione della città di Roma per i trasporti. Probabilmente ultima nelle classifiche europee, ma è riuscita a contenere agevolmente la marea in movimento dalle varie stazioni di treni e metropolitane.
Stazione del Colosseo chiaramente chiusa, ma il posto è facilmente raggiungibile anche dalle altre vicine. Si cammina di più per cercare l’entrata che per il resto, strani episodi di riflusso spingevano masse di ragazzi avanti ed indietro dalle varie entrate fittizie che ci si profilavano davanti e puntualmente chiuse al pubblico dai soliti Rambo. Finalmente troviamo quella giusta passando per Piazza Venezia, in quel momento praticamente deserta, ma di lì a poco sarebbe stata stracolma sino alla strada principale. Arriviamo contemporaneamente all’apertura dei cancelli (ovviamente un eufemismo, hanno aperto un varco tra le recinzioni in ferro di circa 2 metri per far entrare all’incirca 4-5mila persone in quel momento) raggiungiamo quindi una posizione buona, non vicinissima, ma perlomeno comoda in previsione delle ore in piedi. Solo dopo esserci sbragati addosso le sbarre laterali ci siamo accorti che eravamo davanti ad una delle telecamere con tanto di carrello e quindi il rischio di essere ripresi (o rudemente cacciati) era alto. Per la prima, purtroppo per gli Italiani in Tv, così è stato. La seconda tra le parentesi l’abbiamo scampata.

“Asserviti alla pubblicità ed ai tempi televisivi non sembra neanche di essere in mezzo alla gente per ascoltare artisti suonare dal vivo…” questo il pensiero che circolava tra di noi poco prima di veder entrare sul palco (presentata da una Vj di cui ignoro l’identità e di dubbia sanità mentale) una quasi spaesata Carmen Consoli, anticipata dalla mini-orchestra che la segue ormai da un paio di anni. Non è spaesata affatto invece quando imbraccia la sua chitarra acustica e si adopera davanti al microfono. “Mi ricorda Norah Jones in molti passaggi..” commenta il mio amico Emanuele, l’unico tra di noi a poter parlare di musica nella sua essenza, io annuisco, ma effettivamente in quel momento nelle orecchie ho solo la bella voce di Carmen che si è lasciata alle spalle quel suo modo di cantare singhiozzante con cui l’abbiamo conosciuta ai suoi inizi. Viola, violino e mandolino/chitarra la accompagnano nell’esibizione di 4 dei suoi pezzi più famosi, tra cui gli immancabili Parole di burro e L’ultimo bacio, con l’aggiunta di un brano in dialetto siculo, Stranizza d’amuri, in onore di Battiato (l’ha dichiarato lei nell’intervista, non lo dico io). Esibizione concisa senza alcuna divagazione di sorta se non per due o tre “grazie”. Comprensibile d’altronde, già lo spazio ritagliato fra una pubblicità e l’altra deve essere breve, se si fosse messa a dire qualcosa avrebbe bruciato tutto il suo Bonus Time e magari tagliata in onore della F**t Lo**er (guai a far loro pubblicità).

E di pubblicità ve n’è a iosa tra un’artista e l’altro, spezzettata a sua volta dalle insignificanti intervistine dei fighissimi vj che parlano con della gente invitata lì un po’ a casaccio : momento da menzionare la visione sul teleschermo di Del Piero (senza canarino) preso a fischi e cori dal vago sentore razzista (razza juventina) da tutte le 200.000 persone presenti. Grazie Alex.
Ma le risate non finiscono qua, infatti poco dopo fanno il loro ingresso sul palco gli Hoobastank. Hanno fatto la loro (in)sana cagnara nu-metal, si sono dimenati, hanno sbattuto i piedi sul palco, hanno perfino ringraziato. Peccato che mi han dato la sensazione di essersi dimenticati di suonare e, cosa peggiore, il cantante deve aver lasciato la voce sul comodino quella mattina. Dall’alto della loro pluriascoltata The Reason, che il pubblico ha cantato quasi per induzione psicologica, si sono dimostrati, scherzi a parte, un gruppo dal buon groove e dalla buona presenza scenica, ma pur sempre l’ennesimo clone di quel filone nu-metal che con tutta probabilità verrà ricordato come caratterizzante di questo periodo storico. Non a caso buio. Out of control e Crawling in the dark sono gli altri unici pezzi che riesco a ricordarmi, ma tenterò di rimuovere in fretta.

Da non dimenticare invece il momento che quasi la metà dei presenti stavano aspettando : l’entrata in scena dei The Cure. Quando Robert Smith compare sul teleschermo con il suo solito rossetto sbaffato, la sua solita scapigliatura per una breve intervista c’è agitazione, ma contenuta, perchè quel clima televisivo ci ha un po’ congelato: la sensazione di essere davanti alla Tv (pur sempre con un impianto da paura) è sempre palpabile. Difficile NON guardare il teleschermo e concentrarsi sugli artisti dal vivo, nonostante siano là davanti ad una 20ina di metri.
Assieme al mio amico Tiziano aspettavamo quel momento sin dalla nostra adolescenza dietro i banchi di scuola, essere lì in quel momento mi ha dato la sensazione di essere tornato indietro per rivivere quei disagi interiori che più o meno marcatamente hanno tutti i ragazzi, per poi balzare in avanti, sicuramente maturato, a guardare quei ragazzi oscuri che così bene hanno interpretato quei momenti e che continuano a farlo con uno spirito rinnovato.
Entrano sul palco ed i presentatori si perdono giustamente nel fumo e nella fumosità del loro entusiasmo, non facciamo neanche in tempo a sorprenderci del momento che le note di Three Imaginary Boys iniziano a risuonare dagli impianti. Non mi aspettavo quest’intro, ma ne sono felice. Tiziano tenta una registrazione da Bootleg che poi si scoprirà una schifezza, io mi godo il momento come un bambino. L’esecuzione è sentita, ma lineare. Paghiamo tutti lo scotto di questo tipo di manifestazione. I Cure però suonano bene e Smith si scalda andando avanti con i brani, si prosegue con (mi par di ricordare) Fashination Streep, High, la stupende Let’s go to bed e Love Song. -“Ci pensi fanno Boys don’t Cry?”- grido ai miei amici -“Non la faranno mai..”- risponde Tiziano. Smentito immediatamente dagli urli del pubblico che riconosco la canzone dalle prime note. Tripudio. Tutti sembrano conoscere a memoria la canzone e la cantiamo cacciando ognuno i propri demoni. Finita l’esecuzione l’emozione provata viene subito congelata dagli urletti da pon-pon della Vj con un facciadapirla al seguito che blaterano qualcosa presentando nuovamente i Cure(?) per l’esecuzione dell’ultimo pezzo in scaletta che era candidato come Best Video agli EMA della serata (n.d.r. battuto poi da Hey Ya degli Outkast) ossia The end of the World. Canzone dell’ultimo album, ma già conosciuta a memoria da molti. Un pezzo veramente bello ed eseguito magistralmente.
Nonostante abbiano suonato più di tutti è sempre troppo poco il tempo passato sul palco. Vengono praticamente cacciati dagli stessi due tipi di cui sopra anche se Robert Smith riesce ad inviare un Grazie di cuore gestuale avviandosi verso l’uscita. E poi più nulla. La Tv tende a farti dimenticare in fretta sparandoti altre immagini a raffica per sopperire ad una mancanza e per farti dimenticare quello che è appena passato. Io cerco di tenermi stretto questo ricordo non sapendo se potrà mai ricapitare.

Come era prevedibile durante il periodo di interruzione il pubblico si dimezza, soddisfatti per l’aver assistito alla prova del gruppo atteso e consapevoli del fatto che se non fosse stato per i Cure non si sarebbero mai spostati di proposito per andare ad un concerto organizzato da Mtv.
Noi invece rimaniamo per goderci la performance di Elisa. Ed è veramente godibile. A lei vanno gli applausi più forti di tutta la giornata, forse perchè italiana, forse perchè i pezzi sono stra-conosciuti, forse perchè è l’unica a coinvolgere ed esaltare il pubblico. O forse perchè è semplicemente molto brava. Quando la cantante friulana attacca con l’ultimo singolo Together la marea dei Fori Imperiali balla e si sgola assieme a lei. Contorcendosi sul microfono nella sua inconfondibile maniera Elisa presenta altri due dei suoi nuovi pezzi : Bitter Words e la stupenda The Waves che mi lascia piacevolmente stupito. L’aria di Best Of.. della giornata non può non colpire anche la cantante nostrana che inserisce in scaletta l’unico pezzo in italiano, Luce, cantato anche dall’ultimo passante in fondo a Piazza Venezia. La potenza vocale che dimostra nel gorgeggio introduttivo di Labyrinth, l’ultimo brano della giornata, è già di per sé da applausi. Una fortuna che gli impianti non possano superare i 96 decibel per garantire la salvaguardia del Colosseo.
Come di norma anche Elisa deve scappare per lasciar spazio alle comunicazioni dei Vj ed alla pubblicità. Nel primo di questi veniamo informati che avremmo dovuto aspettare lì altre 2 ore per goderci l’esibizione di Anastacia. Il silenzio di tomba dimostrato all’annuncio risponde da sè perciò raccogliamo le nostre cose e ci dirigiamo verso l’uscita. Uscendo ci ricordiamo di un grave problema presentatosi per tutte le 5 ore in piedi là dentro : il bagno! Nonostante ci fossero una decina di bagni biologici installati per l’occasione non è stato permesso praticamente a nessuno di raggiungerli, un po’ come per dirci -“non avete pagato? ve la tenete”- …o qualcosa del genere.

In conclusione direi che cancellando i Vj ed i loro fastidiosi urletti, le infinite pause pubblicitarie, Mtv in blocco, è stato un valente spettacolo musicale. Perchè in fondo è quello che ha veramente importanza.

Approfitto di questo spazio per ringraziare di cuore i miei compagni Alessandro, Emanuele e Tiziano per aver condiviso un’esperienza che ricorderò per lungo tempo, non per la musica, ma per l’amicizia e la spensieratezza con cui ci siamo goduti il momento come non facevamo da troppo.

Fine.

SKA

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