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Interviste

Intervista ai DEASONIKA

04/12/04 ore 23 circa al Sonar di Colle Val d’Elsa (SI)
Nel camerino del Sonar s’è consumata l’intervista ai Deasonika, “asteroide” (così si definiscono) del sistema musicale italiano, gruppo che dal 2001 ha messo la testa fuori dalla finestra e urla senza mezzi termini il suo rock esplicitamente dark, cinico e malinconico al tempo stesso. Portano in un doppio tour (acustico/elettrico) il loro secondo (e riuscitissimo) album appena sfornato: Piccoli dettagli al buio.

Intervista di Mao168

Dopo le presentazioni di rito e aver accertato che i componenti della band non avevano assunto sostanze stupefacenti (in mia assenza), esordisco con questa perla comica d’altri tempi:

Mao168: Bene ragazzi, voi non potete capire lo sforzo che ho fatto nello scegliere le domande per questa sera. Ne avevo veramente tante. E ho scelto le peggiori…
Deasonika: ggh ggh (risate a denti stretti)
passiamo alla prima domanda, và…

Mao168: Ho letto una vostra intervista del 2002 su rockit in cui affermavate che il vostro sogno più grande era quello di non essere una meteora. Due anni dopo esce il vostro lavoro e, facendo i debiti scongiuri, sembra che il vostro sogno si stia realizzando. Come sta andando il disco?
Max: Più che un sogno, era un obiettivo. Diciamo che siamo diventati un asteroide. Il disco sta andando bene perchè comunque stiamo facendo quello che ci piace; pare che il disco piaccia e per noi è già una cosa positiva. A noi basta suonare ed esprimere quello che realizziamo in sala prove perchè è da lì che arrivano tutti. Noi ci facciamo un bel mazzo… poi se vedi comunque che le cose funzionano, è linfa per andare avanti; per cui questo è un po’ come buttare la benzina sul fuoco, continua ad alimentarsi questa cosa. Noi siamo contenti e basta. Siamo abbastanza spensierati nel farlo. Lo facciamo con metodo, nel senso che ci piace lavorare bene perchè comunque crediamo che se le cose devono venire, devono venire con qualità, non “giusto perchè il caso ha voluto così”. Siamo contenti di quello che sta succedendo.

Mao168: Ma ve lo aspettavate questo riscontro molto positivo, a giudicare dalla critica, dal pubblico, dalla visibilità che vi stanno dando?
Max: A noi interessa solo fare dei bei dischi e fare della buona musica. Se poi piace, hai vinto.
Tummi: …eh fa piacere…
Max: Se non piace, l’importante è che noi siamo contenti. Basta. Non diciamo mai “Ah se questo forse può piacere, questo non può piacere”. Fortunatamente siamo ancora in questa fase in cui ci va di andare per la nostra rotta e non interessarci di quello che succede intorno.

Mao168: Leggendo qualche altra intervista ho saputo che voi tutti facevate lavori diversi, che non c’entravano niente con la musica, almeno nella prima fase della storia dei Deasonika. Chi faceva il farmacista…
Max: Lavorava nel settore farmaceutico…
Tummi: …è attento a tutto!
Max: Guarda… oggi la qualità costa. E’ normale che all’inizio devi avere un sostentamento… All’inizio tutti lo intraprendono come “passione”. Poi però se le cose si fanno serie è normale che devi prendere delle decisioni, e se siamo qua è perchè la decisione l’abbiamo presa.

Mao168: E’ arrivato il momento dei classici. Domanda classica: Più difficile il primo o il secondo album?
Marco: Nessuno è difficile.
Max: …o nessuno è facile… eh eh…
Tummi: Diciamo che nel primo c’è più il fattore sorpresa, perchè comunque essendo il primo non è che sei abituato a stare in studio di registrazione e sapere le tempistiche perchè gli studi costano; cioè, ci sono tantissimi input. Il secondo è difficile perchè se fai un primo – io parlo per noi – un primo disco che ti piace A TE, come musicista, devi fare un secondo all’altezza. E quindi il terzo, molto probabilmente, siccome il secondo ci soddisfa… Sono quelle le tipologie di difficoltà, cioè nel cercare sempre di fare delle cose che ci piacciono, e di base a noi piace quello che facciamo. Normalmente i dischi ce li ascoltiamo ecco…
Max: L’importante è avere sempre l’atteggiamento giusto, l’attitudine giusta verso le cose. Devi sempre cercare di fare meglio rispetto a quello che hai fatto prima. Se poi ci riesci, bene; se non ci riesci, l’importante è che ci hai provato.

Mao168: Ora una domanda per Marco: tu vieni da esperienze “esterne” a quello che era il progetto iniziale DEASONIKA. Che molla è scattata in te per scegliere Max e gli altri come compagni di lavoro “stabili”?
Marco: La musica, esclusivamente la qualità delle canzoni e della musica.

Mao168: Dì la verità, quanto ti hanno pagato?
Marco: eh eh… no niente… eh eh
– Momento di ilarità generale
Tummi: Effettivamente non è facile avere come lui nel gruppo…
Marco: E’ stato come ricominciare daccapo, come un investimento da zero e ripartire… Io suonavo anche prima con altri gruppi (NdI: Marco Trentacoste, alias giovane produttore e musicista noto grazie a parecchie collaborazioni sia in qualità di chitarrista che di fonico/produttore con parecchi artisti della scena italiana come Delta V, Malfunk, Magazzini della comunicazione e molti altri), però il mio vero gruppo lo sento adesso ed è questo qua. E’ stato un ripartire da zero e ricostruire con delle persone che ammiro, stimo, sia musicalmente che a livello umano. Ho trovato un po’ la mia dimensione. Non è stato facile ripartire da zero ma quando credi in quello che fai, non ti aspetti subito dei risultati immediati, ma li aspetti col tempo.

Mao168: Sono i dettagli a fare la differenza. Di quanti dettagli avete avuto bisogno per quest’album?
Marco: Musicalmente tantissimi. E poi anche Max nei testi credo volesse esprimere appunto che anche nella vita…

Mao168: Sì perchè anche spiegando un po’ il significato dell’album che hai cercato di spiegare a Marco Cocci qualche giorno durante Brand:New…
Max: Allora… Le cose che passano inosservate nel tempo sono quelle che fanno la differenza. Ormai i dettagli sono ciò che dà il colore giusto alle cose perchè essendo tutto massificato, essendo tutto catalogato, tutto una sorta di clichè, se non sei attento alle cose che sono passate inosservate, resta sempre tutto uguale. E allora è come dicevo anche a Marco: se in un foglio bianco metti un puntino nero, è il puntino nero a fare la differenza; e invece tutti vedono solo il foglio bianco. Però se lo guardi bene dici “Cazzo, c’è un puntino in mezzo!”

Mao168: Tu parli di tempo inteso come riduzione dei tempi a nostra disposizione per fare qualcosa perchè la velocità con cui si agisce diventa sempre maggiore e ciò porta alla mancata definizione ed analisi di questi dettagli…? Un po’ come in Fahrenheit 451…
Walter: Bello quel film…

Mao168: …in cui i cartelloni pubblicitari, per essere visibili dagli automobilisti che viaggiavano a velocità assurde, dovevano essere grandi come palazzi… Il tempo tu lo intendi anche in quel senso?
Max: Mah… è proprio tutto il sistema che ti da degli input talmente grossi, che poi son tutti uguali. Sono veramente le piccole cose che poi ti rimangono in testa, perchè avendo sempre dei messaggi così grossi, dalla televisione alla vita, alle cose che succedono, sembrano un grosso meteorite che ti sta cadendo in faccia e non ti accorgi di quello che magari c’è di fianco. Ed è quello che è importante perchè comunque è piccolo ma importante, dà colore…

Mao168: Al di là del titolo, l’album è intriso di un’atmosfera notturna. Che significato ha per voi la notte? Questa è una domanda un po’ marzulliana…
Max: Noi suoniamo di sera, e di sera è tutto più intimo. Essendo la nostra una musica molto introversa, a tratti malinconica, la notte diciamo che è più stimolante… ti dà più input: c’è la tranquillità… poi proviamo sempre di sera, fino a tardi. Poi le stelle… il cielo…

Mao168: Siccome sono un ecologista e mi piace riciclare, ti faccio una domanda che ho fatto anche a Morgan: come stanno i tuoi figli?
Max: Benissimo, li ho sentiti 2 ore fa. Uno m’ha detto che ha vomitato sulle spalle del nonno… (NdI: pur essendo il padre, non riesce a trattenere le risate) …stanno bene. Ti riempiono la giornata… per dirti, in tutto quello che ti arriva durante il giorno, quando magari arrivi a casa e tuo figlio ti sorride e ti dice “ciao papà”, è cambiata la tua giornata. E questo è una piccola parte rispetto a tutta la giornata; è quello che ti dicevo prima: ti senti più protetto ma anche più responsabile… Ma in quel senso mi facevi la domanda? Cioè figli inteso come figli… poi anche Stefano ha una bimba…

Mao168: Sì, sì… (vi risparmio l’aneddoto di me e Morgan che invece racconto a Max. Se ci tenete, andatelo a leggere sull’intervista di un annetto fa)
Max: Ma quando si parla di bimbi, si parla comunque dell’innocenza, della protezione verso le cose; quindi secondo me esce fuori dalle persone quella che è la parte più “romantica”, la parte migliore. Perchè viene fuori l’innocenza, e quando sei innocente non sei malizioso, e quando non sei malizioso ti è permesso tutto e quindi è bello un po’ tornare indietro… cioè parlare con i bimbi, sei tu che parli ma sei un bambino anche tu. Non è che devi fare apposta per parlare come un bambino; ti vengono i versetti stupidi, ma perchè siamo noi che siamo così, non perchè ci sforziamo. Ti viene naturale perchè comunque è istinto e l’istinto ce l’abbiamo ancora.

Mao168: Ok, andiamo avanti. Dal primo al secondo album c’è stato il passaggio da un rock più melodico ad un rock più dark. Ci dobbiamo aspettare altre sorprese o è troppo prematuro parlare della prossima evoluzione?
Marco: Le evoluzioni le abbiamo quotidiane perciò ci si può aspettare per esempio un disco acustico, che è quello che avremmo in mente di fare imminente, prima del prossimo album, perchè stiamo portando in giro la stessa veste del live in due versioni (NdI: i Deasonika in base alla location decidono se il concerto sarà acustico o elettrico) e sentiamo l’esigenza di esprimerlo anche in album, proprio su cd, perchè non abbiamo ancora questo lato. Abbiamo due album che cmq son rock come matrice; invece il prossimo lo volevam fare esclusivamente su poca produzione, pochi overdubber, per cogliere tutta l’anima minimale e più essenziale della band, soprattutto basandosi appunto sulle liriche di Max. Però credo che riprenderemo in ogni caso i pezzi del primo e del secondo album, non inediti. Magari qualcosa di nuovo, ma senza esagerare…

Mao168: Ripercorrerà quindi ciò che state portando in tour in acustico?
Marco: Sì sì, esatto. Perchè sentiamo di volerci esprimere in questo modo durante anche questa fase qua di “Piccoli dettagli al buio”. Però il progetto Deasonika ha sicuramente di bello che noi ci divertiamo a trovare sempre qualcosa di nuovo anche per noi, per essere sempre stimolati da tutto, dai vari generi, dai vari suoni, da… cose…

Mao168: Ok, ti ringrazio di avermi rubato la prossima domanda in cui ti avrei appunto chiesto se, visto il tour in acustico che state proponendo, avevate intenzione di pubblicare una versione dell’intero album in acustico. Grazie. Ma andiamo avanti… A sentire tanti altri gruppi emergenti, sembra che la “piccola e media” discografia in Italia funzioni. La vostra esperienza qual è?
Max: Mah, noi ci troviamo bene con le persone che stanno vicino a noi, intendo la casa discografica, perchè non avendo avuto la possibilità, la fortuna, o la sfortuna non lo so, di lavorare con tante case discografiche, noi ci troviamo bene, perchè comunque siamo “una piccola famiglia” che rema tutta dalla stessa parte, nel senso che vogliamo tutti la stessa cosa. Quando vuoi la stessa cosa con le persone che poi lavorano con te, è tutto più facile e tutto arriva prima, a livello di decisioni, di scelte. Quindi ci stiamo trovando veramente bene con le persone che lavorano con noi, perchè comunque hanno il nostro stesso tipo di mentalità. Se hanno lo stesso tipo di mentalità, allora va bene.

Mao168: Quindi, in questo senso, non avete mai accettato compromessi, mai scesi a patti con nessuno?
Max: Guarda, secondo me – e lo dico da dieci anni – scendere a compromessi crea solo prodotti mediocri. E non ci interessa, quindi…

Mao168: Ok. C’è qualcosa che non siete riusciti ad inserire nel cd? Una nota di copertina, un riff, una qualsiasi cosa…
Max: Ma anche a livello di disco? Fortunatamente siamo molto floridi per questo tipo di cose, abbiamo sempre mille idee, mille cose, però non puoi fare tutto, nel senso devi fare un minimo di…

Mao168: …ad un certo punto ti devi fermare…
Max: certo.
Marco: Però ti ricordi, P.a.d., il nostro ultimo pezzo dell’album: l’avevamo registrato però non era previsto perchè eravamo in ritardo, e invece ce l’abbiam fatta…
Max: Non dovevamo metterlo fino all’ultimo giorno. Siam riusciti a mixare tre pezzi in un giorno e a farlo… perchè l’ultima cosa che fai ti sembra sempre più bella rispetto alla penultima. Allora magari l’ultimo giorno fai qualcosa “Ah, bello…”, però non puoi…

Mao168: Altrimenti l’ultimo giorno rischia di non arrivare mai…
Max: infatti.

Mao168: Ho visto il vostro sito e mi son chiesto: qual è il significato delle pinze?
Max: …non ne ho idea…

Mao168: Dovrei parlare con chi ce l’ha messe…
Marco: Son piccoli dettagli…
Max: Sì son piccoli dettagli…
Tummi: Servono per pescare i piccoli dettagli quelle pinze!
Max: Sono uno strumento di microchirurgia…

Mao168: Io le ho trovate una via di mezzo tra quelle che usa il fotografo e quelle del chirurgo, però non son riuscito a spiegarmi la presenza…
Max: Anche li è stata una scelta di chi ha curato la grafica del sito e, un passo indietro, la grafica del book. Abbiamo dato il cd alla persona che doveva curare la grafica di tutto e ha suscitato quest’emozione che è “la donna”, “le pinze”, “i guanti”… visto che come immagine ci piaceva, s’è messo. Ma comunque noi lasciamo lavorare le persone che hanno competenza per fare queste cose perchè se ci mettessimo noi a sindacare o a decidere su cose che non ci competono, saremmo degli stronzi.

Mao168: Bè, un comportamento coerente. Senti Max, c’è una figura musicale italiana, ma anche straniera, vivente o trapassata che ammiri, che ammirate stimate? Un punto di riferimento, un astro…
Max: Ce ne son tanti…
Tummi: Ma in qualunque tipo di ambito?

Mao168: Io parlo dell’ambito strettamente musicale, ma se c’è qualcosa anche oltre…
Tummi: Noi normalmente ascoltiamo – può sembrare una cosa banale – la musica che ci piace e non ascoltiamo la musica che non ci piace, nel senso che noi andiamo a stimare non una persona, ma chi fa un certo tipo di musica che in ogni caso prescinde dai clichè normali, che tutti conosciamo, è inutile fare nomi. Questi inevitabilmente diventano punti di riferimento, ma non come emulazione, ma giusto per farti dire che in giro c’è gente che la pensa come te, e nessuno di noi pretende di inventare niente, di fare… Però il fatto di dire che esiste, soprattutto in questo periodo, ancora gente che fa musica col cuore, con passione. Noi principalmente scriviamo – e penso di parlare a nome di tutti – i dischi per noi. Quando mettiamo su il cd, deve piacerci veramente. In tanti lo dicono, però difficilmente poi su tutti si riesce a credere una roba del genere. Per cui tutto quello che poi verrà, come diceva lui prima (NdI: si riferisce a Max) è una conseguenza che ci fa sicuramente piacere… ma è sapere che c’è altra gente che magari la pensa come te, che sta aspettando qualcosa magari di diverso, di più genuino. E quindi anche come riferimenti, potrei farti miliardi di nomi, però alla fine sono sempre quelli che comunque fanno la musica in un certo modo. Lo senti quando metti su un disco se quello è un disco prodotto per essere venduto oppure prodotto perchè deve portarti a qualcosa. Poi, ti può piacere o meno nell’uno o nell’altro caso, però la differenza secondo me la fa il disco che vien fatto perchè tu vuoi effettivamente esprimere qualcosa, senza porti dei condizionamenti, senza star lì a dire “Ma questa canzone deve avere un ritornello melodico, questa qui…”; i pezzi devono fluire, secondo me, dai musicisti. Devi lasciarti andare quando scrivi… e ce ne sono di artisti stranieri, ma anche in Italia, che fanno queste cose e noi apprezziamo quel tipo di musica, ecco. Poi fare nomi… sai poi magari rischi di lasciar fuori qualcuno. E poi lo sappiamo tutti in che direzione si va da un lato, e in che direzione si va dall’altro… poi ognuno può fare quello che vuole…
Walter: Sostanzialmente è una questione di “attitudine”…
Tummi: Sostanzialmente… ecco. Lui poi è avvocato, ha una capacità di sintesi maggiore.

Mao168: Effettivamente ce l’hai un po’ la faccia da avvocato…
Walter: Non ce l’ho…

Mao168: Sì, secondo me sì!
Tummi: Sto scherzando, eh… noi lo chiamiamo “l’avvocato”!

Mao168: E fate bene. Senti un po’, Max. Tra le righe dei tuoi testi è possibile trovare riferimenti cinematografici e/o letterari o tutto nasce dalla tua personale capacità di interpretare ciò che accade intorno a te?
Max: A me piace osservare più che parlare, io guardo tantissimo… mi ricordo quando avevo 18-19 anni… e lo vedo adesso anche nei miei due figli, soprattutto in uno, che si estraneano un attimo da tutto quello che è la baraonda di turno e guardano e stanno ore e ore a guardare e poi riflettere su ciò che hanno visto. E’ un po’ come scattare delle fotografie, no? Queste fotografie poi il fotografo le lavora per quello che è la sua arte, il pittore dipinge, il poeta scrive e noi facciamo musica e scriviamo i testi. Comunque sono fotografie di momenti, di situazioni strane che poi vengono portati su un album.
Walter: Comunque è strano che su un album trovi sta cosa. Cioè che questa focalizzazione sia improntata molto sul senso della vista piuttosto che sul senso dell’udito.
Max: Perchè se tu ti fermi un attimino, ti tiri fuori da quello che è la mischia e osservi, vedi delle cose e poi dici “Ma è verameeeente così?”, “Ma stiamo scherzando?”. Oppure situazioni in cui ti trovi come quello che può essere l’amore, il rapporto con una donna o con un’altra persona, e finchè non la vedi in maniera oggettiva, non capirai mai quello che ti sta succedendo perchè comunque sei immischiato nella cosa. Allora io cerco di estraniarmi dalla cosa e dire “Se fossi una terza persona, che cosa penserei di questo?” e i pareri sono completamente diversi. Allora questo ti fa capire quanto con le emozioni noi ci immischiamo in storie assurde, in storie particolari… poi sei giovane anche tu, quindi… cioè, anche tu… Tu sei giovane e puoi capire. Poi magari un anno dopo, due anni dopo dici “Cazzo, ma veraamente ho fatto quelle cose?”. Allora se tu riesci a estraniarti e a guardare allo stesso momento, è ancora più assurdo.

Mao168: Una settimana fa come adesso stavate al M.E.I. o sbaglio?
Max: Bello…
Walter: Domani è una settimana, esatto.

Mao168: Bè, com’è andata?
Max: Ci siamo divertiti prima di tutto perchè c’è fermento quando parli con persone dei loro progetti, delle loro aspettative, di quello che stanno facendo. Noi viviamo la musica non come la partita di calcio tra due tifoserie: “lui è più bravo, lui è meno bravo”, “ti piacciono questi? no, non mi piacciono perchè…”. Cioè, finchè fai musica vuol dire che hai qualcosa da dire. Lo fai bene o lo fai male, comunque hai qualcosa da dire. E al M.E.I. s’è vissuta questa cosa, nel senso che abbiam visto tantissisimi stand, tante cose. Era la prima volta che lo facevamo… e poi la sera abbiamo suonato un set acustico e ci siamo divertiti come dei pazzi. Poi a me basta suonare e poi…

Mao168: Io non ce l’ho fatta perchè avevo un esame ieri… ortodonzia…
Marco: Com’è andato?

Mao168: …che poi non ho dato…
Marco: ah cazzo…

Mao168: …e quindi ora se ne parla il 23 dicembre.
Tummi: Buona. Buon’auspicio.

Mao168: Mah, speriamo…
Tummi: A natale son più buoni.
Marco: L’antivigilia sai l’apparecchietto va sempre bene…
Tummi: Ma poi l’antivigilia saran sicuramente più buoni.

Mao168: Più o meno sì.
Tummi: Ti fanno il regalo di natale

Mao168: Al secondo anno la prof di biochimica mi diede 23 proprio come il giorno dell’appello dell’esame che era il 23 dicembre (NdI: piccolo lapsus: in realtà la prof mi diede 24 come la vigilia di natale, ma è passato abbastanza tempo per alzare polvere nella mia memoria).

Marco: Allora aspetta verso il 30!
Max: A inizio mese non bisogna mai dare esami…

Mao168: Sì… vediamo un po’. E’ rimasta qualche altra domanda. La vostra versione di Teardrop è veramente encomiabile. Ma qual è l’album dei Massive Attack che vi piace di più?
Max: Quello dal quale abbiamo preso spunto, forse.
Walter: Sì, Mezzanine.
Tummi: Però anche l’ultimo a me piace. Uanandred qualcosa…
Marco: A me No Protection…

Mao168: 100th Window.
Marco: Come sperimentazione, quelli dopo. Come canzoni, Protection.
Walter: A me sinceramente l’ultimo non è dispiaciuto, tutto bello distorto.

Mao168: Tra l’altro hanno fatto uscire da pochissimo una colonna sonora di un film…
Marco: Spacca, quello lì l’ho preso. Danny the Dog.
Tummi: Molto bella anche quella lì…

Mao168: Quindi per concludere torno alla domanda di partenza: qual è oggi, stasera il vostro più grande sogno?
Tummi: Suonare bene. Riuscire veramente a dare il massimo in questo momento.
Max: Poter effettivamente dimostrare, non quanto siamo bravi perchè non sarebbe giusto…
Marco: …quanta passione ci mettiamo.
Max: …bravo, mi hai anticipato… quanto amore, quanta attitudine, quanto sacrificio ci mettiamo, ma non per giustificare un risultato; per trasmettere questo tipo di sensazione perchè c’è bisogno di questo per far riavvicinare le persone. Ti avvicini verso una cosa che emana calore, e se una cosa è fredda ti allontana sempre di più. Noi stiamo cercando di metterci più calore possibile proprio perchè vogliamo che questo pezzo di mondo diventi più evidente.

Mao168: Ecco ritornando al discorso del cd che faceva anche lui (NdI: Tummi) in cui si vede la passione e quello in cui si vede la vendita. Ecco io personalmente ho questa visione: si sente nel cd quando qualcuno ci mette sugli strumenti.
Tummi: Si sente subito, sì.

Mao168: Si sente che dallo strumento cola sangue. Per cui penso che anche il discorso che faceva Max credo che rientri in questa visione generale.
Tummi: E non ti puoi basare sulle vendite perchè ci sono fortunatamente dei bei dischi che vendono, però ce ne sono taanti veramente belli che passano magari inosservati. Quella lì è una cosa che fa male, perchè se un disco è fatto col sangue e va bene, sei contento. Però ci sono dei dischi…
Max: …perchè non è per questo che è diventato commerciale. Perchè commerciale…
Si apre la porta e un tipo del locale fa: E’ venuto CECCONE? il responsabile del… (boh!) no.
Chiude la porta.
Tummi: …e purtroppo molti ingiustamente fanno anche un discorso del tipo “Se un disco vende tanto magari è stato fatto perchè si venda” e invece ben vengano i dischi belli che vendono. Purtroppo ce ne sono troppi…

Mao168: E voi ritenete che il vostro sia un disco “commerciale”?
Max: Secondo me commerciale è la musica studiata a tavolino per bucare le vendite. Questa è commerciale. Quella che invece la fai per passione… Gli U2, i Radiohead hanno venduto milioni di dischi, ma non è musica commerciale.
Tummi: Esatto.
Walter: “Commerciabile” in questo caso…
(E si accende la discussione)
Max: No commerciabile, è l’attitudine con cui fai le cose, è un passo indietro, capito? E a tavolino tu dici “Secondo me questa cosa la canticchieranno tutti”. Allora questa, a prescindere che sia bella o brutta, ancora prima di partire, è musica “commerciale”. Che poi magari sarà un successo clamoroso o una bolla di sapone…
Marco: Bisognerebbe fare la differenza con le belle canzoni, che è una cosa differente.
Walter: Cioè The Dark Side Of The Moon non mi puoi parlare di disco commerciale…
Max: Quello ha venduto l’ira di dio. Allora tutto quello che è studiato a tavolino diventa freddo.
Marco: Poi ci sono anche dei pezzi commerciali ogni anno…
Max: …belli.
Marco: …che si salvano.
Max: Sì, sì.
Marco: Ci son cose, alcune hit radiofoniche, come per esempio il pezzo dei Keane che ha un’anima.
Max: Ma si vede che è fatto con l’anima.
Tummi: Adesso magari mi sputate tutti addosso, ma anche l’ultimo pezzo della cantante… Gwen Stefani, secondo me è un pezzo…
Marco: …carino quel pezzo. What you waiting for?
Tummi …che secondo me… per quel genere è veramente fatto bene. E la stessa KYlie Minogue ha fatto dei pezzi… però c’è da dire che lo vedi che Kylie Minogue è una che s’è fatta il “culo” (NdI: si si vede). E’ una che da quanti anni fa musica? Altri fenomeni sono più discutibili, ma si vede subito…

Mao168: Bè analizzando un po’ il discorso dei Keane, là forse si entra anche in un ambito che può essere quello della “moda”…
Marco: Quella non è una canzone commerciale perchè lo vedi che c’è qualità…
Max: La differenza è se la moda la fai o la segui. Quella è la differenza, se tu fai la moda allora è giusto.
Marco: Inconsciamente lui intende… che per caso tu ti trovi lì, ad essere te stesso e diventi “trend dell’anno”.
Max: Se tutti vogliono fare come te, è una cosa bella. Se invece tu vuoi fare come un movimento vincente, allora se sei così, bene; se non sei così prima o poi…
Marco: …salta fuori.
Walter: La farluccaggine viene fuori.
Marco: Ora siamo tutti che ti grattiamo il microfono, tutti con le loro robe…
Tummi: Bello il microfono!
Max: Io nell’82 ho fatto…

Mao168: Io sono nato nell’82.
Marco: Nell’82?
Max: Sei nato nell’82? Porco d*o…
Tummi: Grande! Abbiamo vinto i mondiali nell’82.

Mao168: E io son nato un mesetto dopo.
Walter: Ostia te la sei persa…
Marco: Nell’82… nell’82 ho comprato il mio primo vinile.

Mao168: Dai che avete fatto nell’82?
Marco: Io ho preso il disco dei Duran Duran, Arena.
Tummi: Nell’82… non mi ricordo. Probabilmente seguivo l’italia ai mondiali di calcio, ero molto contento. Non mi ricordo, sinceramente. Niente.
Max: Nell’82 avevo 12 anni…
Walter: Io ero in campagna che festeggiavo l’Italia; mi ricordo le ciabatte. Ho quest’immagine scolpita.
Tummi: Ai tempi ascoltavo David Bowie. Let’s dance.

Mao168: Momento “Amarcord”.
Marco: Forse era un po’ dopo.
Walter: Non era ancora uscito Let’s dance…
(NdI: i ragazzi hanno ragione. Sono andato a controllare: Let’s dance è del 1983)
Tummi: Non era ancora uscito? Bè ma io sapevo che comunque sarebbe uscito.
Walter: Grandissimo disco, tra le altre cose.
Tummi: Io ero in contatto con David Bowie nell’82 e sapevo che sarebbe uscito. E’ una delle canzoni che ho sentito di più in assoluto per radio.

Mao168: Bè ora potete dire quello che volete.
Max: Io devo andare in bagno.
Walter: Io direi che Stefano ha qualcosa da dire.
Marco: Stefano non ha detto niente.
Stefano: …ho solo voglia di suonare e basta.

Nota finale dell’intervistatore
Non per fare la figura del poveraccio, ma l’accendino verde fosforescente (perchè si intonava con la mia t-shirt) e la birra hanno insistito loro perchè li accettassi. Quando ho chiesto loro se avevano per me una copia di Piccoli dettagli al buio, mi hanno dato la loro copia più “rock” e mi hanno offerto anche il loro primo album, L’uomo del secolo. Generosi. Voto 8,5.

Mao168

I Deasonika sono:

Massimiliano Zanotti
voce, chitarra

Francesco Tumminelli (“Tummi”)
chitarra

Marco Trentacoste
chitarra, tastiere

Stefano Facchi
batteria

Walter Clemente
basso

www.deasonika.it

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