Il 2004 è già un caro ricordo che rimane alle nostre spalle come ogni qualsiasi anno passato, ma soprattutto come un qualsiasi ricordo. E fin qui ci siamo. Lo ricordavo soltanto per alcuni nostri redattori che faticano un po’ nella comprensione degli eventi, ma come vuole la privacy e ed i principi di sana convivenza non ne farò il nome (Rocco e Francesck).
Come in ogni tradizionale Capodanno le cose brutte e vecchie le avrete già gettate dalla finestra incuranti dei passanti o che a volare fossero le nonne o le suocere. In quest’ultima evenienza vi stimo.
Le cose belle invece vanno tenute care e per questo ci siamo arrabattati ed arrovellati per proporvi una nostra personale classifica musicale di questo 2004 appena trascorso, che in un estremo atto di esterofilia e plagio abbiamo chiamato Impatto Awards 2004
Sono chiaramente classifiche soggettive in cui ognuno ha espresso la propria preferenza (con o senza commento) riguardante i migliori album ascoltati durante l’anno, non andiamo emettendo dei giudizi arbitrari sicuramente estranei al nostro modo di vedere la musica, ma tanto cari a coloro che paventano la loro pseudo-cultura musicale e che però, come noi, non ne sanno niente.
Buona lettura e Buon 2005.
Verdena – Il Suicidio samurai
Nicola Conte – Jet Sound Revisited
Bene, bene, bene, un altro anno è passato. Un anno pieno di tanti momenti, belli e brutti, felici e tristi…ma tutto sommato la vita è questo.—– per S[K]A, mi dispiace non nominare gli xiù xiù, ma ammetto la mia ignoranza, non li ho ascoltati ——
Bene, questo è più o meno ciò che ho ascoltato, e se può sembrare un grosso casino e misticanza di generi ed artiti mi spiace, ma questo sono io.
Ne Approfitto per fare gli auguri di un anno sereno a tutto lo staff di Impatto e a voi lettori tutti.
TAKE CARE.
Francesco ” FranCesck ”
John Zorn – Electric Masada 10th anniversary (Tzadik)
1. blonde redhaed – misery is butterfly
1) AIR – Talkie walkie: La produzione di Nigel Godrich (Radiohead, Beck) condisce con elettronica e atmosfere spaziali questa raccolta di brani con accento e fascino francesi, testi in inglese. Eleganti. Delicati. Raffinati. Vintage. Il duetto francese proiettato verso il futuro. ll capolavoro assoluto del 2004. BRANO TOP: VENUS
2) MARK LANEGAN – Bubblegum: Voce più calda che mai. Dagli episodi più blues e waitsiani ai pezzi più infuocati che sembra aver ereditato dalle collaborazioni coi Queens Of The Stone Age (tra i credits non a caso Josh Homme e Nick Oliveri). Irripetibili i duetti con PJ Harvey e Chris Goss. BRANO TOP: HIT THE CITY
3) NICK CAVE & THE BAD SEEDS – Abattoir Blues/The lyre of Orpheus: Ci sono entrambe le anime di Nick Cave. Quella rilassata e trattenuta in ballate sofferte e notturne. Quella più inquieta e tormentata in cavalcate rabbiose urlate come ai vecchi tempi. Unite dai controcori di voci gospel. La classe non è acqua. BRANO TOP: HIDING ALL AWAY / EASY MONEY
4) THE CURE – The Cure: Rivitalizzati dalla cura di Ross Robinson, il principe del nu-metal. Suoni secchi e aggressivi. Voce disperata come ai tempi migliori. Un brit-pop pervaso dall’inimitabile dark di Robert Smith e compagni. Ringiovaniti. BRANO TOP: THE PROMISE
5) PJ HARVEY – Uh Huh Her: Arrangiamenti scarni e ruvidi, suoni low-fi, brani minimalisti con la voce sempre al centro della composizione. Ed è la voce di Polly Jean Harvey, mica della prima che passa. Rabbiosa, graffiante, scazzata, urla, sussurra, geme.Una voce che colpisce dritta al cuore. BRANO TOP: THE SLOW DRUG
6) SONIC YOUTH – Sonic nurse: Il suono non sarà sporco e inascoltabile come un tempo ma la Gioventù Sonica è ormai una band matura che al vecchio furore giovanile sostituisce un’ottima e adulta vena per sperimentazioni e arrangiamenti. Alcuni brani nella struttura ricordano le vecchie produzioni. Ottimi gli episodi più trattenuti. BRANO TOP: I LOVE YOU GOLDEN BLUE
7) BJORK – Medulla: Come la voce, incisa, sovraincisa, campionata, deformata può diventare lo strumento primario di un disco. Composizioni molto complesse, atmosfere gotiche, una voce limpida che sembra echeggiare dalle enormi distese di ghiacci islandesi. E’ impossibile non restare incantati ancora una volta dalla magia di Bjork. BRANO TOP: PLEASURE IS ALL MINE
7 sorprese
1)FRANZ FERDINAND – Franz Ferdinand: La sorpresa dell’anno. Riff taglienti. Ritmi travolgenti. Melodie che entrano facilmente in testa. Undici pezzi ballabili che è un piacere, la carica dance da Talking Heads del nuovo millennio. Album senza punti deboli. BRANO TOP: THIS FIRE
2) INTERPOL – Antics: Perchè sorpresa? Perchè il primo disco è stato un quasi capolavoro ma poteva essere un fuoco di paglia. Invece la band newyorkese riesce, seppur in parte, nell’impresa di ripetersi. Linee melodiche e motivi più immediati per un disco comunque di alto livello, pur meno cupo e più vicino alla new-wave che al dark dei Joy Division. BRANO TOP: TAKE YOU ON A CRUISE
3) DEVENDRA BANHART – Nino Rojo: Due album in un anno. Scelgo questo perchè segue coraggiosamente lo splendido “Rejoicing the hands” senza essere ripetitivo. L’atmosfera è sempre persa in un folk woodstockiano e rurale. Cantastorie trasognato e fuori dal tempo. Toccante. BRANO TOP: WAKE UP LITTLE SPARROW
4) XIU XIU – Fabolous muscles: Come l’elettronica può rienterpretare al meglio tutta la malinconia neoromantica e decadentista della Berlino di David Bowie. BRANO TOP: I LUV THE VALLEY OH
5) WILCO – Ghost is born: Son dieci anni che fanno bei dischi ma pochi sembrano accorgersene. Magari questa è la volta buona. Melodie lente e malinconiche per piano e chitarra alla George Harrison non prive di sferzate elettriche alla Neil Young. Tastiere stralunate e squarci di chitarre rumorose lo rendono un album unico. BRANO TOP: AT LEAST THAT’S WHAT YOU SAID
6) THE LIARS – They were wrong, so we drowned: Un disco stranissimo. Parte da una chiara impostazione post-punk, un allucinante viaggio nel caos della Grande Mela tra suggestioni noise, elettroniche, new wave e industrial. BRANO TOP: THEY DON’T WANT YOUR CORN, THEY WANT YOUR KIDS
7) THE LIBERTINES – The Libertines: La dimostrazione che i Libertines non sono solo una band viziata e osservata morbosamente dai tabloid britannici. L’eredità di Smiths e Clash è evidentissima. Ma è un album frizzante pieno di canzoni piacevoli e trascinanti. Irriverenti. Graffianti. Coinvolgenti. BRANO TOP: THE MAN WHO WOULD BE KING
7 nomi italiani
1)ALTRO – Prodotto: Il gruppo che non ti aspetti realizza in diciotto minuti per undici canzoni uno dei dischi italiani migliori di quest’anno. Registrato da Bugo, è un fulmine che lascia senza fiato. Urlato, un pò punk, molto low-fi fugge da ogni definizione per brani che salgono di intensità per la loro evanescente durata (il più lungo è di due minuti e diciassette secondi) fino a bloccarsi e spegnersi nel nulla. Testi incomprensibili. Originalissimo. BRANO TOP: LA CANZONE DEL GABBIANO
2) BUGO – Arriva Golia / La gioia di Melchiorre: Golia è il Bugo più goliardico che si prende gioco di tutto e di tutti tra esilaranti ritmi da trash anni ottanta e parodie hip-hop. Melchiorre è il Bugo malinconico, tristissimo e tormentato che si prende gioco di se stesso. Chitarra e voce, ispiratissimo, come mai lo era stato prima. Un pò Beck, un pò Rino Gaetano. Godibilissimo. BRANO TOP: CARLA E’ FRANCA / GUARDO SU
3) VERDENA – Il suicidio dei samurai: Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio. Ma tenendo in considerazione che è un album autoprodotto (peccato!) da musicisti per lo più ancora giovani il giudizio è più che positivo. Nuove intuizioni psichedeliche, maggiore originalità compositiva, brevi ma decisive digressioni post-rock, oltre all’importante inserimento del tastierista, allontanano definitivamente i Verdena dalla monotonia degli esordi e dall’etichetta di Nirvana italiani. BRANO TOP: BALANITE
4)OVO – Cicatrici: Indefinibili. Inascoltabili. Ci sono brani ambient. Ci sono brani noise. Ci sono brani post rock. Mancano parole di senso compiuto nei testi. Solo versacci e urla. Ma l’effetto di angoscia e inquietudine che si prova ascoltando per intero il disco è piacevolmente spiazzante. BRANO TOP: LA SAPONATRICE DI FERRARA
5) VELVET SCORE – Youth: Visionari ed evanescenti quanto i Giardini di Mirò, ma con una spiccata propensione melodica. Saranno famosi. BRANO TOP: YOUTH
6) ONE DIMENSIONAL MAN – Take me away: L’unico gruppo italiano che riesce ad interpretare l’indie-rock anglo-americano senza sembrare un gruppo italiano. E soprattutto senza emulare. BRANO TOP: TELL ME MARIE
7) P.G.R. – D’anime e d’animali: Loro sono i musicisti più importanti della storia recente del rock italiano. Dopo le suggestioni folk e world del precedente album in studio, Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali tornano graffianti e aggressivi. Non mancano gli episodi più trattenuti e solenni, ma le inimitabili atmosfere da C.S.I. rivolte a Oriente e “elettrificate” sono il meglio del disco. Rinati. BRANO TOP: ORFANI E VEDOVE
1.Bugo – Golia & Melchiorre
A Toys Orchestra – Cuckoo Boohoo
Xiu Xiu – Fabolous muscles
1. !!!-Louden Up Now
Bugo – Golia e MelchiorreOk. E siccome sono l’ultimo (:°) concludo augurandovi un 2005 dove l’unica preoccupazione sarà decidere se correggere o no il caffè
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