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LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI


Scheda


Titolo originale: House of flying daggers (in inglese, ma non è una traduzione fedele dall’originale in cinese)
Nazionalita’: Cinese
Anno: 2004
Distribuzione: DIM
Regia: Zhang Yimou
Cast: Takeshi Kaneshiro, Andy Lau, Zhang Ziyi
Sceneggiatura: Li Feng, Zhang Yimou, Wang Bin
Fotografia: Zhao Xiaoding
Musiche originali: Shigeru Umebayashi
Genere: azione/drammatico (più propriamente “Wuxia”)
Uscita nelle sale: 21 gennaio 2005

La Foresta Dei Pugnali Volanti

Dopo il grande successo della critica di Hero, Zhang Yimou ci riprova. E se il primo tentativo era pura poesia per gli occhi ed un capolavoro della fotografia e dei costumi, “La foresta dei pugnali volanti” non poteva essere da meno.
Yimou stesso in un’intervista ha dichiarato “stavolta, sono più coraggioso ed abituato al genere” ed ha aggiunto “Credo che questo film sia il mio tributo più sincero alla cinematografia della Wuxia”.
Wuxia (termine cinese che letteralmente vuol dire “cappa e spada”) indica quel genere di film d’azione con arti marziali a cui il cinema di Hong Kong ci ha abituati e che vanta anche qui in occidente tanti fedeli appassionati. Questa volta Zhang Yimou, pur conservando i canoni del genere, li reinterpreta in un modo completamente nuovo e personale, stupendoci ancora una volta per il suo talento. Troviamo così la scena classica di combattimento nella foresta di bambù e i duelli di scherma come li avevamo visti poco tempo fa ne “La tigre ed il dragone”, troviamo il classico eroe che sgomina decine di nemici per salvare la sua amata rimanendo illeso e dando prova di virtuosismi degni di Matrix, una fuga contro un intero esercito che gli dà la caccia ed ecco che stiamo già pensando a quanto ci annoieremo di fronte al solito film di cui già conosciamo il copione a memoria.
Ma “La foresta dei pugnali volanti” non è un film d’azione: è una storia d’amore. Anzi, per meglio dire, una storia sull’amore, il vero amore che inarrestabile ci porta a compiere follie e a sacrificare tutto, anche la propria vita. Ed ecco che la fuga di prigione, il viaggio, i terribili e spettacolari scontri contro le truppe dell’esercito passano in secondo piano, per lasciare la scena agli amanti. Un amore controverso e combattuto perché è l’amore di due uomini, complici e nemici, verso la stessa, bellissima, donna. Un amore che porta inevitabilmente con sè tradimenti e morte.

E le due anime del film, romantica e marziale, hanno per fortuna trovato interpreti d’eccezione. Kaneshiro, star indiscussa in oriente, interpreta alla perfezione il suo ruolo di combattente spietato e letale mosso però dai sentimenti, convincendo sia nelle scene d’azione che in quelle drammatiche. Nessuna pecca anche per il suo collega Lau, sebbene il suo personaggio giochi un ruolo marginale di terzo incomodo se non addirittura di antagonista. Eccezionale Zhang Ziyi che, dopo “La tigre ed il dragone” e “Hero”, dà l’ennesima prova del suo talento (il suo personaggio è cieco) e della sua bellezza disarmante, come nelle danze ad inizio film.

Scene come quella appena citata rendono “La foresta dei pugnali volanti” quello che è: lo stile di Yimou è sensazionale, poetico, epico, da lasciare a bocca aperta. Con il suo film precedente (“Hero”) era riuscito ad amalgamare ogni più piccolo elemento, dalla scelta dei colori, ai luoghi fino ai vestiti, in un risultato finale emozionante ed estremamente comunicativo, un piacere per gli occhi che coinvolge e quasi “ingloba” lo spettatore nella scena stessa. Questa volta non è da meno, anche se trascura i funambolismi cromatici in favore di vestiti più tradizionali e setting più canonici, conservando tuttavia il piacere delle immagini che contraddistinguono il suo stile. Questa volta Yimou ha scelto le foreste Ucraine per le riprese, dove una neve autunnale precoce, che ha rischiato di mandare a monte mesi di riprese, prepara uno straordinario palco per la conclusione tragica della vicenda.

I combattimenti sono spettacolari, come d’altra parte lo sono tutte le scene di arti marziali dei film orientali in generale. In più occasioni, però, il mio spirito critico da praticante (e ingegnere!) si è dovuto lamentare dell’assurdità di alcune mosse o situazioni. In particolare la scena finale è durata decisamente troppo contro ogni limite umano… Ma non voglio svelarvi nient’altro.

In definitiva, un film molto interessante e soprattutto diverso dalla solita spazzatura hollywoodiana che ci sta invadendo. Assolutamente da non perdere per chi ha apprezzato gli altri due film citati all’interno della recensione, e sicuramente consigliato a tutti coloro a cui piacciono i film d’azione che non siano solo sparatorie ed inseguimenti. E se proprio il genere non vi piace (o magari non apprezzate il cinema di Hong Kong) andate a vederlo per lo meno per poter apprezzare uno dei registi più talentuosi di questi ultimi anni.

Selezione ufficiale del Festival di Cannes
Candidato al Premio Oscar come miglior film straniero

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Katoblepa

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