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Esercizi Di Stile: BRAD MEHLDAU – Live In Tokyo

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Potrebbe sembrare una normale recensione di un disco, “Live In Tokyo” di Brad Mehldau per la precisione. Perchè qui in home page, allora?
Chiamatela pure pazzia, perchè forse lo è.

di Lorenzo Alunni

Salve.
Il grande scrittore francese Raymond Queneau, nel suo “Esercizi di stile”, prese un breve e banale racconto di vita quotidiana e, ispirandosi a delle variazioni sinfoniche, lo elaborò in novantanove versioni, ognuna secondo uno stile diverso, giocata su una particolare figura retorica o seguendo delle divertenti restrizioni linguistiche.
Umberto Eco, nell’introduzione alla sua traduzione per Einaudi, ha scritto che Queneau ha inventato un gioco e ne ha esplicato le regole nel corso di una partita, splendidamente giocata.
Ho voluto provare a giocare un po’anch’io e l’ho fatto con la scusa di recensire (malino) l’ultimo disco di Brad Mehldau.
Ho tentato di seguire il più fedelmente possibile le regole delle singole variazioni, elaborandone circa la metà. Ho tentato di dare un’autonomia ad ogni singola recensione. Ho tentato di non perdere di vista il fatto che comunque stavo recensendo un disco, anche per una persona che magari di Queneau se ne frega altamente (per lui basterà leggere “Notazioni”). Ho tentato di ricavare da questo gioco degli insegnamenti.
In tutti questi tentativi non sono riuscito, ma è stato comunque divertente e molto utile.
Non lo farò più, promesso.

Lorenzo Alunni

BRAD MEHLDAU – Live In Tokyo

Notazioni
L’ispiratissimo Elegiac Cycle aveva lasciato molte aspettative sul secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Questa registrazione giapponese del febbraio 2003 ne soddisfa una parte non proprio maggioritaria.
Mehldau sembra aver smussato quegli appuntiti angoli stilistici che lo hanno sempre reso subito riconoscibile e così interessante. Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead. A racchiudere poi come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter , Monk , due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche.
Un po’ —————–come tutto il disco.

Partita doppia
L’ispiratissimo e sentitissimo Elegiac Cycle aveva lasciato e aveva alimentato tantissime ed innumerevoli aspettative e speranze sul secondo successivo album in piano solo soletto di Brad Mehldau. Questa registrazione e riproposizione giapponese , nel paese del sol levante, del secondo mese di febbraio del 2003 e dio anno scorso ne soddisfa e accontenta solo e solamente una parte e una percentuale non proprio maggioritaria e prevalente.
Mehldau sembra e da l’impressione di aver smussato e arrotondato gli appuntiti angoli e i pericolosi spigoli stilistici e peculiari che lo hanno sempre e costantemente reso subito riconoscibile e inconfondibile e così interessante e degno di nota.
Avvincente ed entusiasmante i risultati ed il resoconto della dissezione ed esplorazione dell’androide e robot paranoico e depresso dei Radiohead.
A racchiudere ed includere, come fra due parentesi tonde o due parentesi quadre i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche e piuttosto deboli.
Un po’ come tutto il disco.

Metaforicamente
Elegiac Cycle, ben dettato dalle Muse, ha lasciato in bocca un sapore d’attesa per il secondogenito libro sonoro, verbale del dialogo a quattrocchi fra Brad Mehldau e la società dei tasti neri e dei tasti bianchi.
Quest’ingabbiamento di suoni volatili, catturati nel paese bianco con cerchio rosso, dà un sorriso che non impegna tutta la bocca. Il sapore d’attesa era troppo forte per i palati degli estimatori di Mehldau.
Il pianista sembra aver smussato quegli angoli stilistici che lo rendono subito riconoscibile e sempre così caro alle Muse.
Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead.
Forse troppo labili le parentesi, due brani di Nick Drake, che rinchiudono le canzoni di Gershwin, Porter e Monk. Un po’ come tutto questo nuovo racconto di vibrazioni.

Retrogrado
Un po’ come tutto il nuovo disco di Brad Mehldau, le parentesi (due canzoni di Nick Drake) che racchiudono i brani di Gershwin, Porter e Monk sono vagamente fiacche.
Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead.
Mehldau sembra aver smussato quegli appuntiti angoli stilistici che lo hanno sempre reso subito riconoscibile.
Questa registrazione giapponese del 2000 non soddisfa tutte le attese che aveva creato il precedente, ispiratissimo, album in solo piano, Elegiac Cycle.

Logo-Rallye
(Istruzioni: inserite nel racconto le parole: dote baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera.)
L’atmosfera ispirata di Elegiac Cycle aveva portato con se una dote di tante aspettative secondo album di piano a cappella di Brad Mehldau.
Il concerto riproposto in questo nuovo disco è stato ripreso nel 2003 in Giappone, storica Bastiglia delle registrazioni live.
Mehldau sembra però aver smussato, come con la lama di una baionetta, gli appuntiti angoli stilistici che lo hanno sempre reso subito riconoscibile.
Unico vero nemico della noia è la versione di Paranoid Android dei Radiohead.
A racchiudere, come il “Caro…” e la firma finale in una lettera, i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche. Un po’ come tutto il disco.

Sorprese
Quante attese aveva lasciato il primo album in solo piano di Brad Mehldau, Elegiac Cycle!
Ma quante attese ancora vane! E dove sono andati a finire quegli appuntiti angoli stilistici propri di Mehldau? Li ha smussati!!
Ma, nonostante questo, cosa ti va a suonare quel pazzo? Una Paranoid Android dei Radiohead veramente eccezionale! E poi? Fra Gershwin, Porter e Monk ci ficca due fiacchi brani di Nick Drake, uno all’inizio e uno alla fine. Come due parentesi! Ma tu guarda!

Sogno
Mi sono addormentato con la bellissima musica di Elegiac Cycle, ma poi mi sembrava di sentire qualcosa più normale, più sulla media, senza tutte quelle strane forme musicali che solo Mehldau sa disegnare.
Mi è parso poi però di vedere un bellissimo androide, ma era stato sezionato da Mehldau, che cercava nei suoi ingranaggi interiori i motivi delle sue paranoie.
Nel dormiveglia mi è parso di scorgere anche Nick Drake, affaticato, accompagnare Gershwin, Porter e Monk, al vedere stanchi anche loro.
E poi mi sono svegliato

Pronostici
Sembra che le tante attese lasciate dal primo disco di Brad Mehldau, l’ispiratissimo Elegiac Cycle, saranno soddisfatte solo in parte. Non è azzardato pensare che le peculiarità stilistiche saranno attutite. Verrà sezionato l’androide paranoico dei Radiohead e i risultati potrebbero essere avvincenti. A racchiudere, come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter e Monk, ci saranno due canzoni di Nick Drake. Ma, viste le premesse per pensare che risulteranno vagamente fiacche.
Un po’ come tutto il disco.

Arcobaleno (cromatico)
Elegiac Cycle aveva lasciato verdi speranze, ma il nuovo album in piano solo di Brad Mehldau è piuttosto grigio. I colori a cui il pianista aveva abituato i nostri occhi sono qui un po’ sbiaditi.
Sgargiante però l’interpretazione di Paranoid Android dei Radiohead. Scuri in volto Drake, Gershwin, Porter e Monk. Poco rosso passione in queste blue notes di Brad Mehldau.
Insomma un disco di colori dai tono un po’ troppo freddi.

Esitazioni
Forse che Elegiac Cycle abbia lasciato troppe aspettative su di un secondo album in piano solo di Brad Mehldau? Forse sì, e comunque non credo, almeno, che questa registrazione giapponese ne abbia molte. Chissà… che Mehldau abbia smussato i suoi appuntiti angoli stilistici. Mah. Non lo so… forse sì. Almeno, temo. Gershwin? Porter? Monk? Mmm… Paranoid Android dei Radiohead dopotutto non la suona male, o no? Forse quella è proprio bella, ma chi lo può dire.
All’inizio e alla fine dell’album le due canzoni di Nick Drake, non vorrei sbagliarmi, ma mi sono sembrate un po’ fiacche. Come tutto il disco? Sarà così?

Precisazioni
—–Il titolo dell’album è: Live in Tokyo, l’autore è: Brad Mehldau e al piano (unico strumento, oltre gli applausi e i rumori del pubblico) c’è: Brad Mehldau.
è stato registrato il 15 febbraio 2003 a Tokyo, in Giappone (Asia), presso la Sumida Hall. L’ingegnere del suono era: Yoshihito Sumida, ma s’ignorano i nomi dei suoi assistenti.
Le aspettative soddisfatte rispetto al precedente album, intitolato “Elegiac Cycle” ammontano al 54,7%.
La durata totale dell’album è di 61 minuti e 15 secondi, dei quali il 33,60% sono occupati dal brano “Paranoid Android” (composto da Yorke\O’Brien\Greenwood\Greenwood\Selway), che è la porzione dell’album che provoca una maggiora oscillazione dell’encefalogramma dell’ascoltatore medio.

Aspetto soggettivo (Io, Brad Mehldau)
Sì, lo so. Con Elegiac Cycle ho lasciato troppe aspettative per un secondo album di me che suono da solo. Quello m’era proprio venuto bene, ma ciò che ho ora pubblicato reggerà il confronto? Mah. Non lo ho certo fatto apposta, ma mi sembra che la gente non sappia più subito riconoscermi, per esempio alla radio, come succedeva sempre prima.
Ma Paranoid Android (dei miei amati Radiohead) l’ho sviscerata proprio bene!
Ho messo poi due brani di Nick in inizio e chiusura, ma riascoltate a freddo, non ne sono proprio soddisfatto. Ma che m’è preso?!

Svolgimento
La Signora Maestra ci ha fatto sentire della musica fatta col pianoforte e basta, ma mentre l’ascoltava la Maestra non sembrava molto felice.
Poi ci ha detto che quel Signore che suonava ce l’aveva già fatto sentire a scuola lo scorso anno, ma io non c’ero riuscito a riconoscerlo. Infatti la Maestra mi sa che pensa che prima era più bravo.
Poi però c’è stata una canzoncina bella, lunga lunga, ma solo una. Le altre canzoncine già non me le ricordo più.
La Signora ci ha detto che ascoltare dischi in classe, anche se non ci capiamo niente e la musica è strana, ci fa essere più buoni, come il Natale.

Parole composte
Elegiac Cycle aveva lasciato megaspettative sul secondalbum in solitarpiano di Brad Mehldau. Questa giapporegistrazione soddisfane minorparte.
Mehldau sembra aver smussato gli stilangoli spigoliformi che lo hanno semprereso interessoriconoscibile. Avvincente il dissezioparanoidandroide radioheadggiante. Ad imparentesintare i brani gershwinportermonkiani una bicanzone drakeana semifiacca.
Similpandisco.

Negatività
Non ne aveva lasciate poche di aspettative, Elegiac Cycle.
Il non più primo album non in trio di Brad Mehldau non le ha certo soddisfatte tutte. Non registrato più tardi del febbraio 2004 dove, se non a Tokyo.
Non ci sono più gli appuntiti angoli stilistici che non rendevano Mehldau non subito riconoscibile.
Non male i risultati della dissezione di Paranoid Android, non già composta dai Radiohead.
Non inizia e non finisce il disco se non con due canzoni di Nick Drake e non di Gershwin, non di Porter e di sicuro non di Monk.
Quest’album non può non sembrare non proprio eccezionale.

Distinguo
L’ispirato (non morto, con la i) Elegiac Cycle aveva seminato (non nato a metà) molte aspettative (non ferie) sul secondo album (non quello dell’uov) in solo piano (non l’architetto Renzo) di Brad Mehldau.
Questa registrazione (non una ulteriore gistrazione) giapponese (non già fatta su di un pony) del febbraio (non un luogo dove tutti hanno la febbre) 2003 ne soddisfa solo (non Bobby) una parte (ma non è una partenza).
Mehldau sembra aver smussato (ma non ricoperto di mousse) quegli angoli (non corner) stilistici che lo rendevano subito riconoscibile.
Avvincenti i risultati (non sultati ancora) della dissezione (ma non lo disse un grosso zio) dell’androide (non una coniugazione dialettale del verbo andare) paranoico (non che protegge dai noichi) dei Radiohead.
A racchiudere poi, come fra due parentesi (non un parente affermativo con carta di credito) i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, vagamente (non una mente poco definita) fiacche. Un po’ (non il fiume) come tutto il disco (non quello dei freni, né dell’atleta greco antico né quella di Gloria Gaynor).

Lettera ufficiale
Ho l’onore di informare la S.V. dei fatti sonori uditi in rapporto al prodotto discografico intitolato “Live in Tokyo” e reso effettivo dal Sig.re Brad Mehldau, dotato di pianoforte.
Devo riconoscere che tale prodotto non raggiunge i livelli auspicati dal Consiglio d’Amministrazione.
Detto disco trae svantaggio dal numero ragguardevole di aspettative depositate dal precedente album della stessa tipologia, che risponde al nome di “Elegiac Cycle”.
Mi consenta di aggiungere uno degli atti del disco in questione, quello nominato “Paranoid Android è di ragguardevole valore.
In considerazione di quanto sopra descritto, prego la S.V. di voler cortesemente indicarmele conseguenze che debbo trarre dai fatti elencati e l’atteggiamento per la successiva condotta.
Nell’attesa di un Suo certo riscontro, Le porgo i più distinti saluti.

Comunicato stampa
Chi ha detto che il disco perfetto non è possibile?
In questo nuovo travolgente album in piano solo, Brad Mehldau, di cui gli appassionati ricorderanno l’ormai superato Elegiac Cycle, entusiasma ed emoziona con le sue incredibili cavalcate attraverso brani di Porter, Gershwin, Monk e dei Radiohead.
Un disco che è al tempo stesso un contenitore di atmosfere sognanti e di dirompente forza espressiva.
Musica che non vi lascerà dormire!

Onomatopee
Boom! Ecco piombare il secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Brrr…che brividi a ripensare al precedente Elegiac Cycle.
Il disco è registrato a Tokyo, il cui pubblico di solito non i disturba con i soliti cof-cof, brusiii, fiiii, etciù, clapclapclap….
Pelle da qua-qua quando Mehldau inizia con il tan-dàda-dàda-tandadà-tànda di Paranoid Android dei Radiohead.
Un po’ da uffaaa gli altri brani.

Insistenza
Brad Mehldau ha pubblicato un nuovo album in piano solo. Questo nuovo album in piano solo che ha pubblicato Brad Mehldau risente forse delle troppe aspettative create dal precedente Elegiac Cycle. Le tante aspettative lasciate da Elegiac Cycle non sono state certo tutte soddisfatte.
Mehldau sembra aver smussato gli angoli stilistici che lo hanno sempre reso subito riconoscibile e interessante. Questi angoli stilistici, che lo rendevano subito riconoscibile, Mehldau sembra averli smussati. Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead, il cui brano Paranoid Android è stato sezionato con risultati avvincenti.
A racchiudere, come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, che racchiudono come fra due parentesi i brani di Gershwin, Porter e Monk.
Un po’ fiacco questo disco, che è un po’ fiacco.

Ignoranza
Elegiac Cycle aveva lasciato troppe aspettative? E che ne so io? Fatto sta che qualcuno dice che questo nuovo disco in piano solo di Brad Mehldau ne soddisfa poche, ma non so dirvi niente di più. Che Mehldau avesse uno stile subito riconoscibile io non ve lo posso dire, perché a malapena so chi è Mehldau, ma dice che certo su questo disco non ce l’ha.
Se il brano dei Radiohead è bello?Sarà, e che ne so io, mica posso analizzare traccia per traccia.
E allora pensate se so dirvi delle canzoni di Nick Drake, messe prima e dopo gli altri brani di quelli, come si chiamano, Gershwin, Porter e coso.. Monk.
Un disco vagamente fiacco, dici? Boh. Può essere, sono cose che capitano.
Ma poi, ma che volete da me?

Poliptoti
L’ispiratissimo Elegiac Cycle aveva lasciato molte aspettative su di un secondo album in piano solo del pianista Brad Mehldau. Il piano di pubblicare questa performance in piano solo nell’altipiano di Tokyo non ne soddisfa una parte proprio maggioritaria, rispetto a quelle pianificate.
Pianisticamente Mehldau sembra aver piano piano smussato quegli appuntiti angoli stilistici che facevano subito indovinare chi sedeva al piano.
Avvincente la pianificazione, con continue dinamiche forte-piano, della versione in piano solo di Paranoid Android dei Radiohead, che sembra architettata da Renzo Piano.
Nel piano dei brani, quelli di Gershwin, Porter e Monk sono racchiusi, come fra due ripiani, da due canzoni di Nick Drake (come fossero il primo e l’ultimo piano di un palazzo).
Speriamo che il pianista Brad Mehldau pianifichi non troppo piano di pubblicare il prossimo album in piano solo.

Medico
Dopo una quarantena discografica, dal piano solo, durata qualche anno, viene ora pubblicata una nuova cartella clinica di Brad Mehldau in solitario in un ospedale di Tokyo.
La malattia del pianista raggiunge la sua maggiore intensità con l’artrite deformante di cui è preda Paranoid Android, in cui si manifestano, alternandosi, crisi isteriche ed allucinazioni.
Negli altri brani le convulsioni si calmano, al punto però di far sospettare fratture al metacarpo di entrambe le mani.
Si richiede un nuovo ricovero, con check up completo, in tempi non troppi lunghi.

Esclamazioni
Un nuovo album in piano solo! Brad Mehldau! Sì! Brad mehldau, quello di Elegiac Cycle! Che disco quello! E quanto era difficile mantenere quei livelli! Ora ‘sto pianista non lo riconosco davvero! Gioca a nascondino riparandosi dietro una medietas stilistica!
Ma Paranoid Android! Che pezzo, quello! Questa canzone dei Radiohead l’ha proprio sviscerata! Mamma mia! Poi due canzoni di Nick Drake: due! Una all’inizio e una alla fine del disco!
E in mezzo brani di: Gershwin! Porter! Monk! Sì, lui, Thelonious!!
Ma quant’è fiacco questo disco però!

Allora, cioè
Allora, cioè, Elegiac Cycle aveva lasciato tante aspettative, cioè, troppe, allora Mehldau con questo Live in Tokyo ne ha soddisfatte poche.
Allora. è come se, cioè avesse smussato i suoi angoli stilistici.
Cioè, Paranoid Android è entusiasmante, cioè, è proprio labirintica. Cioè, proprio bella.
Però, allora, gli altri brani sono come, cioè, racchiusi da due canzoni di Nick Drake.
Ma, cioè, sembrano quasi fiacche, cioè, allora tutto il disco lo sembra.
Allora, cioè, capito, no?

Volgare (nel dialetto di Città di Castello)
Mehldau co’ sto disco nn’è arguito da ‘s’to troppo aspettà che aea sicampanato con quel’altro, Elegiac Cycle, che era parecchio belino.
Me pare che lu m’ha scosato tutte quelle robe che to l’ascoltai, e n’te la piè che l’arconoscei subbito.
Pu però c’è quela canzone melè, quella che se chiama paranoide androide, che ‘ngliè nuta male.
Quel’altre canzoni n’acadea sonalle cosè:enno smunte da morì.
Speramo che, se n’arfà n’altro de ‘sti dischi da solo, gli viene meio di questo mequè.

Interrogatorio
Signor Mehldau, dove si trovava il febbraio 2003?
Suonavo alla Sumida Triphony hall, a Tokio.
Fra i suoi precedenti, nella sua discografia, c’è un caso identificato come Elegiac Cycle. Lo conferma?
Si, lo so.
Era proprio un bel disco, quello. Ne era consapevole?
Non c’è bisogno che me lo dica lei.
Allora sa anche che ha deluso molte aspettative con questo nuovo album in piano solo…
Non mi farete mai dire quello che volete voi.
A Tokio ha suonato il piano, ora canti!La sera del misfatto suonò alla grande Paranoid Android, eppure gli altri brani non sembrano suonati da lei. Ha provato a sfuggirci per caso?
Sono solo insinuazioni. E anche se fosse tanti altri musicisti più famosi di me con questi giochetti ci sono diventati ricchi e ci passano per grandi artisti.
Lasci stare questi aspetti! Lei a Tokyo ha suonato provando a non farsi riconoscere! Si stava nascondendo!
Si! (scoppia a piangere) Si! Non riuscivo a fare di meglio. Nel camerino ho anche pianto..
Bene, mi sembra che stiamo ragionando. Le rifaccio la domanda di prima:
E’ consapevole di non aver mantenuto i livelli di Elegiac Cycle?
Si, è così. Ma ora chiamate il mio avvocato.

A parte
L’ispiratissimo Elegiac Cycle aveva lasciato molte aspettative sì, l’aspettativa di masterizzarlo sul secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Questa registrazione giapponese tutti uguali i giapponesi non ne soddisfa una parte proprio maggioritaria ma si sarà reso conto di che cazzo di disco ha pubblicato?
Mehldau sembra aver smussato quegli angoli stilistici ma guarda che tocca scrivere per dire che ha suonato di merda che lo hanno sempre reso subito riconoscibile e così interessante come rimedio contro l’insonnia.
Avvincenti i risultati della dissezione che a malapena so cosa vuol dire dell’androide paranoico dei Radiohead quelli col cantante che sembra più cieco di Stevie Wonder.
A racchiudere, come fra due parentesi, gli altri brani cioè a iniziare e finire la stenta dell’ascolto di questo album due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche ovvero una sega immane Un po’ come tutto il disco.

Filosofico
Brad mehldau trascende il proprio dasein con la fenomenologia di un nuovo album in piano solo piano, registrato nell’Empireo giapponese.
Mehldau cerca apoditticamente il proprio noumeno nella categoria delle sovrastrutture dei Radiohead, di Monk, Gershwin, Porter e Nick Drake.
Il Cogito Ergo Sum di Mehldau si sovradetermina nell’inessenzialità dei suoni empiricizzati dal mondo delle idee, attraverso la fenomenologia del suo pianoforte.
Ma l’agnosticismo ci rende privi d’intelletto agente nel capire l’essere in se o fuori di se di Brad Mehldau nella deiezione noumenica del concetto puro di LiveinTokyolità.

Pregiudizi
Dopo la solita interminabile attesa, ecco che Brad Mehldau ha pubblicato un secondo album in piano solo. Tanto per cambiare, la registrazione è stata fatta a Tokyo, quindi sai che freddezza, il pubblico.
Già leggendo la tracklist si capisce la delusione che deriverà dall’ascolto di questo disco.
Dei brani dei soliti autori (Porter, Gershwin, Monk) francamente non se ne può più. Le due canzoni di Nick Drake saranno sicuramente quanto di più inutile e di cattivo gusto Mehldau abbia potuto escogitare.
E poi Paranoid Android. Il pianista l’ha suonata già molte volte e evidentemente gli è andata bene. Un jazzista che suona i Radiohead fa figo, no? Potere di Thom Yorke e soci.
Un disco senz’altro fiacco.

Probabilità
Del resto le possibilità di suoni sono così tante, che non è poi così facile inserire in un disco un numero proporzionalmente maggioritario di ben riuscite. Nella casistica del nuovo album in piano solo di Brad Mehldau, il pianista ha inanellato una serie di sequenze che, nel loro insieme, determinano un insieme di fattori di riconoscibilità dell’autore sicuramente inferiore alla media.
L’anomalia della suddetta casistica sta nel confluire della maggior parte delle combinazioni di note più efficaci in una sola porzione del disco, denominata Paranoid Android, determinando così un’eterogeneità nella distribuzione di quelle.
Negli altri “brani”, si è dimostrato quanto influiscano nel risultato finale altre variabili, oltre la probabilistica delle sequenze efficaci di note.

Gustativo
Che disco saporoso era Elegiac Cycle! Il nuovo album in piano solo di Brad Mehldau risulterà piuttosto sciapo ai palati abituati, come someliers, a riconoscere (cosa non così difficile) le sopraffine fragranze proprie di Mehldau.
Quasi salmastri i brani, eccezion fatta per la Paranoid Android dei Radiohead, fatta di un vorticoso alternarsi di sapori dal più piccante al più delicato e vellutato.
Un disco asprigno. Aspettiamo con fiducia di riassaporare il proverbiale ed inconfondibile “aroma mehldau” al più presto.

Insiemista
Nel disco T si consideri l’insieme C delle canzoni. Possiamo ammettere il sottoinsieme P di C, definibile anche Paranoid Android, come il più rilevante, con molte intersezioni molto interessanti.
Gli altri sottoinsiemi componenti C sono prossimi all’essere insiemi vuoti.
Poche corrispondenze biunivoche fra l’insieme T e l’insieme E, precedentemente pubblicato.

Telegrafico
Uscito secondo disco piano solo Mehldau STOP promesse Elegiac Cycle no tutte mantenute STOP eccezionale Paranoid Android STOP altri brani fiacchi STOP segue lettera STOP

Lipogramma in a (tranne i nomi propri)
Elegiac Cycle fu un bellissimo disco in solo, che seminò troppi motivi per non essere contenti di questo live in Tokio, il secondo di questo tipo.
Mehldau qui è come se togliesse quelle punte stilistiche che lo rendono di solito inconfondibile.
Un bell’effetto Mehldau esprime nel momento in cui si propone come interprete d’eccezione di Paranoid Android dei Radiohead.
I pezzi precedenti e successivi non rendono emozioni di rilievo. Un disco di certo un po’ debole.

Lipogramma in e (tranne i nomi propri)
Il nuovo disco in piano solo di Brad Mehldau ha infranto più di una fiducia riposta dopo Elegiac Cycle, il primo disco uscito in solitario.
Mehldau ha quasi smussato i suoi appuntiti angoli stilistici, i quali lo hanno di continuo contraddistinto.
Da urlo, Mehldau, quando suona Paranoid Android , scritta dai Radiohead.
Tutti gli altri brani sono riproposizioni con un qualcosa di stanco, di fiacco.

Lipogramma in i (tranne i nomi propri)
Con questo album suonato da solo, torna Brad Mehldau, che però non ce la fa a mantenere tutte le promesse del precedente Elegiac Cycle.
Entusiasmante lo smembramento di Paranoid Android dei Radiohead, esplorata a fondo e senza remora alcuna.
La restante parte dell’album non ce la fa a non sembrare suonata in maniera vagamente stanca.

Lipogramma in u (tranne i nomi propri)
L’ispiratissimo Elegiac Cycle aveva lasciato molte aspettative per il secondo disco in piano solo di Brad Mehldau. Tale registrazione del 2003 ne soddisfa solo poche.
Mehldau sembra aver arrotondato gli angoli stilistici che lo hanno sempre reso immediatamente riconoscibile e così interessante.
Avvincente ciò che esce dalla dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead.
All’inizio e alla fine del disco, doppia canzone di Nick Drake, inframezzate da Porter, Monk e Gershwin. Ma il disco appare vagamente fiacco.

Anglicismi
Il very ispirated Elegiac Cycle aveva lasciato speranze green per un new album di tipo one man show di Brad Mehldau.
Questa live performance giapponese del 2003 ne soddisfa una parte non proprio maggioritaria.
Il playing di Mehldau è più anonimo, senza nessun particolare peak.
Very cool i risultati del brain-storming del pianista in Paranoid Android, by Radiohead.
Come beginning e the end, before and after le tracks di Monk, Porter e Gershwin, due song di Nick Drake.
Più che in low-fi, questo record sembra registrato in low-insp, dove insp sta per inspiration.

Controverità
Il poco riuscito Elegiac Cycle non aveva lasciato molte speranze per la qualità di un secondo album di Brad Mehldau e la sua band.
Questa registrazione australiana di quest’anno, a sorpresa, smentisce tutti coloro che non si aspettavano questo grande album.
Mehldau qui sembra quasi esaltare tutte le sue peculiarità stilistiche, alle quali fin’ora nessuno aveva fatto troppo caso.
Unica pecca: Paranoid Android dei Radiohead, suonata con grande confusione e senza nessuna soluzione particolarmente originale. Entusiasmanti gli altri brani, quelli di Monk, Gershwine Porter, a cui fanno da prologo ed epilogo due canzoni di Nick Drake da urlo. Un po’ come tutto il disco.

Impotente
Come poter esprimere le sensazioni all’ascolto di questo nuovo disco di Brad Mehldau? Come fare a manifestare il senso di pena che si prova di fronte ad un musicista così irriconoscibile?
Sarà giusto farglielo notare?
Come non farsi cadere le braccia a sentire tutto il clamore che si è fatto intorno a questo album, così debole? Basta quella riuscita Paranoid Android a risolvere tutta la faccenda? No, quella traccia serve solo a ridestare beffardamente la speranza (e il ricordo dei fasti del precedente Elegiac Cycle) per poi annullarla con maggiore delusione. Come tradurre questa amarezza?
Dio solo sa invece quali umori abbia voluto tradurre, Mehldau, con questo disco.

Passato prossimo
L’ispiratissimo Elegiac Cycle ha lasciato tante aspettative per un secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Questa registrazione giapponese del 2003 ne ha soddisfatte una parte non proprio maggioritaria. A quanto è sembrato ascoltando il disco, Mehldau ha smussato quegli angoli stilistici che lo hanno reso sempre subito riconoscibile e che ci hanno interessato a lui. Il pianista ha fatto un gran bel lavoro con la dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead. Nella scaletta di quella serata giapponese hanno racchiuso, come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake vagamente fiacco. Un po’ come è stato tutto il concerto registrato.

Presente
Ascoltare l’ispiratissimo Elegiac Cycle lascia tante aspettative per un secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Questa registrazione giapponese del 2003 ne soddisfa una parte non proprio maggioritaria. Mehldau sembra suonare smussando quegli angoli stilisti che lo renderebbero subito così riconoscibile ed interessante.
Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead. A racchiudere, come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche. Un po’ come tutto il disco.

Passato remoto
L’ispiratissimo Elegiac Cycle lasciò molte aspettative sul secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Quello che Mehldau suono a Tokyo nel febbraio 2003 ne soddisfò non proprio maggioritaria. Lì Mehldau sembrò voler smussare quegli appuntiti angoli stilistici che lo resero così interessante nel mondo del jazz. Il pianista si esaltò sezionando, con risultati avvincenti, l’androide paranoico dei Radiohead. Mehldau racchiuse, come fra due parentesi, i brani di Gershwin, Porter e Monk, con due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche. Un po’ come fu tutto il concerto che venne registrato per questo album.

Imperfetto
Ascoltare l’ispiratissimo Elegiac Cycle lasciava molte aspettative sul secondo album in piano solo di Brad Mehldau. Ma quello che il pianista suonava a Tokyo ne soddisfaceva una parte non proprio maggioritaria. Lì Mehldau sembrava smussare quegli appuntiti angoli stilistici che prima facevano in modo che appena lo ascoltavi lo riconoscevi. Avvincenti i risultati della dissezione dell’androide paranoico dei Radiohead. Nella scaletta di quella serata giapponese racchiudevano, come fra due parentesi, i brani di gershwin, Porter e Monk, due canzoni di Nick Drake, vagamente fiacche. Si poteva fare meglio.

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