Menu

36, QUAI DES ORFEVRES


Scheda


Titolo originale: 36 quai des orfevres
Durata: 110 min. (colore)
Paese: Francia
Anno: 2004
Genere: Poliziesco
Regia: Olivier Marchal
Interpreti: Daniel Auteuil
Gérard Depardieu
Valeria Golino
Mylène Demongeot

36 quai des orfevres

Parigi, una banda di criminali mette a segno impunemente diversi colpi a furgoni di trasporto valori; le due sezioni della polizia francese, investigativa ed anticrimine, di solito rivali, dovrebbero collaborare, ma in palio c’e’ la poltrona di direttore della gendarmeria che spettera’ al caposezione che per primo risolvera’ il caso: quali scorrettezze saranno disposti a compiere i due contendenti, amici in un passato ormai lontano, per ottenere questa carica?

Un film che risuscita un genere, il polar (il poliziesco francese) che stava languendo, riportandolo a livelli altissimi con un plot avvincente e complesso in cui si intrecciano storie di criminalita’, denuncia politica e sentimento. Non poteva essere altrimenti visto che Olivier Marchal, il regista, e’ un ex poliziotto che per quest’opera si e’ ispirato alla vita di Christian Caron (a cui il film e’ dedicato) suo superiore morto poco tempo prima di andare in pensione per un intervento non concordato di un altro dipartimento di polizia; ed uno dei momenti piu’ intensi del film e’ proprio la scena del funerale del poliziotto ucciso con gli uomini della sua sezione che voltano le spalle al feretro per contestare la presenza di colui che con la sua azione ha causato la morte del loro collega.
Ottima la prova del cast, anche Daniel Auteil e’ piuttosto credibile in un ruolo tutto azione che non parrebbe nelle sue corde, ma di certo Gerard Depardieu e’ in uno stato di grazia come non lo si vedeva da tempo: raggelato in questa maschera di sbirro disposto a tutto, recita soprattutto con gli occhi che, in alcune scene riescono veramente a bucare lo schermo.
Le contaminazioni con la scuola di Hong Kong sono evidenti: scene molto crude ed azioni rapide, pero’ il finale rispecchia una morale tipicamente occidentale: mentre in un poliziesco asiatico il protagonista avrebbe perso la vita per portare a termine la vendetta riacquistando cosi’ l’onore, qui l’uomo si ricorda di esser padre e decide di ricostruirsi un futuro con la figlia, tanto il destino riesce beffardamente a compiere il suo corso.

Un punto che andrebbe approfondito e’ quello della partecipazione di grandi aziende nella produzione filmica: nella pellicola e’ evidente una massiccia presenza della BMW che sicuramente avra’ offerto gratuitamente le automobili in cambio della visualizzazione del marchio, purtroppo nel film c’e’ un salto temporale di sette anni, quelli che il protagonista sconta in prigione prima di tornare a regolare i conti, e dato che la parte ambientata ai giorni nostri rappresenta una percentuale molto piccola della vicenda, la nuova BMW 530 e’ protagonista assoluta anche nella storia ambientata nel passato: questo non crea soltanto un “blooper” ma causa piuttosto un senso di straniamento cronologico, dato che la vettura e’ riconoscibilissima e il solo cambio del parco macchine avrebbe permesso di comprendere il salto temporale senza l’aggiunta di didascalie: questo e’ il prezzo che purtroppo il cinema europeo deve pagare per trovare i fondi per grosse produzioni.

avag

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni Cinematografiche

Close