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Marla Singer – Marla Singer

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“Capelli corti nero opaco, occhi grandi come quelli dei cartoni animati giapponesi, magra come una garza, lattiginosa nel suo vestito con un motivo di rose scure come di tappezzeria, questa donna era anche nel mio gruppo di sostegno ai tubercolotici di venerdì sera… La scriminatura al centro dei capelli è una folgore storta di cute bianca.” (Chuck Palahniuk)

Questa è Marla Singer, nella descrizione fisica fatta dal suo creatore. Il libro in questione è naturalmente Fight club. Se non avete mai sentito parlare nè del libro nè del film vuol dire che, o appartenete ad una generazione sbagliata, oppure siete in coma. In entrambi i casi mi spiace per voi… non state passando un bel momento.
Marla è come una ferita sul palato che si rimarginerebbe se solo non continuassi a stuzzicarla con la lingua.
Tributo obbligatorio per introdurre un gruppo che ha il nome di uno personaggi più riusciti della narrativa contemporanea. Marla Singer.
Una storia iniziata nel Gennaio 2002 a Siena, un progetto nato dall'amicizia tra 5 ragazzi (Ale, Kepke, Marco, Millo e Cosimo) che provano a condividere in una sala prove i loro concetti sonori, le loro immagini creative. Il suono che ne vien fuori cerca di rappresentare la follia ordinaria dell'oggi, del quotidiano. Proprio come Marla Singer, anti-eroina attratta tanto dalla perversione quanto dalla dolcezza, un'angelo demoniaco che vive i suoi giorni su questa terra affascinata e persa nel legame indissolubile che c'è tra la vita e la morte.
A distanza di un anno il gruppo vince Sanremo Rock e si impone all'attenzione di un po' di gente che ha le mani in pasta nella produzione musicale italiana… gente del calibro di Mauro Pagani, Massimo Varini e Luca Pernici. E' proprio quest'ultimo a credere che i Marla siano in grado di poter fare il salto che separa “la promessa” dalla “realtà”.
Così nasce alla fine del 2004 il primo lavoro in studio dei Marla Singer. Omonimo.
Interessante. Tecnicamente godibile e musicalmente ricercato. Da buon critico dovrei dirvi innanzitutto che genere interpretano i Marla Singer. Per quanto ne sappia io, in Italia non c'è nulla che somigli in tutto e per tutto alla musica che i cinque ragazzi ci propongono. Chiamatelo crossover (definizione sbagliatissima a prescindere, secondo il mio parere), nu-metal, oppure semplicemente rock, non credo faccia molta differenza. Nè per il sottoscritto, nè per gli stessi Marla. Se somigliano più ai migliori Linkin Park, o ai Tool… ma siccome cantano in italiano allora sembrano i Linea 77 che fanno a cazzotti con i Subsonica… tutte masturbazioni che vanno bene su giornali come Musica!
Io so solo che da quest'album d'esordio ci sono almeno 4 potenziali singoli capaci di saziare la fame di un pubblico che da un anno a questa parte è a bocca asciutta. E immagino anche che l'immediatezza contorta che galleggia tra le onde sonore che escono dal mio impianto stereo acquisterebbe un vitale spessore nel momento in cui canzoni come “fantasie di plastica” o “matrici” fossero interpretate su un bel palcoscenico. Sai che pogate…

Personalmente sono soddisfatto. E' un disco al di sopra della media, sia per la qualità del suono (il lavoro di Pernici è stato ineccepibile) che per la qualità stessa delle canzoni, riuscendo a esprimersi su più livelli e con diversi mezzi durante quasi tutta la durata dell'album. I Marla riescono a filtrare attraverso le strutture classiche della rock-song, un sound curatissimo e coinvolgente, suonato e cantato con ammirevole sicurezza ed impressionante maturità. A distanza di quattro/cinque ascolti la voce di Kepke comunica la giusta dose di colori sonori. “Atto terzo” è un bel biglietto da visita, in questo senso. E sugli stessi livelli viaggiano gli strumenti. I ritmi di Marco reggono ogni canzone assieme ai muri elettronici creati da Millo creando la base su cui basso e chitarra riescono a dialogare animatamente.
Tutto piacevole. L'impressione è però che le canzoni, nel loro scheletro, siano capaci anche di vivere di vita propria. Sembrano funzionare talmente bene nei giri melodici e nei testi che verrebbe voglia di ascoltare un unplugged, o magari arrangiamenti più sporchi che son sicuro farebbero gola ai puristi del genere.

Credo che le belle canzoni siano un po' come le belle donne: il loro fascino è indipendente dal vestito che indossano.

Tracklist
1. Matrici
2. Senza luce e colore
3. Fantasie di plastica
4. L'idea che hai
5. Anecoico
6. Dorian Gray
7. Atto terzo
8. Aspetterò
9. Colpiscimi
10. Dormi Marla

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