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Anathema – A Natural Disaster

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L'attesa per questo album si tagliava a fette, a giudicare dal clamore scoppiato in rete. L'uscita dell'album ha poi aperto l'ennesimo vaso di Pandora. Mille clamori e centinaia di teste si sono innalzate per gridare “Al miracolo” oppure per condannare alla massima pena il gruppo di Liverpool che nel 1989 cominciò a far parlare di sè.
E a quanto pare non vogliono smettere! Con sincerità posso ammettere che secondo me s'è creato un po' troppo casino… Con questo non voglio tirarmi indietro dal dire la mia su questo lavoro degli Anathema, ma vi avverto sin da ora che prescinderò dal confrontare il loro ultimo lavoro con i precedenti poichè il paragone è quanto mai inattuabile.
Ciò che caratterizza dal punto di vista musicale “A natural disaster” è il tacito amore per l'elettronica minimalista e contornante, che ad un primo ascolto potrà sembrare poco soggettiva (Sigur Ros e Radiohead molto presenti) ma che mi strappa un'ammissione non poco pesante: gli Anathema sanno suonare!
Io non vi so dire se la strada che hanno intrapreso sarà quella definitiva (personalmente ci credo poco) ma posso dire che la gradevolezza della loro nuova sonorità non riflette alcuna politica commerciale. Le soluzioni non banali, le melodie accurate, la padronanza e l'ecletticità degli arrangiamenti ne sono un chiaro segno.
In fondo io gli Anathema li posso capire… Perchè ripetersi? “A Fine Day To Exit” a detta di tutti è stato un album bello fino all'inverosimile… Perchè, dopo aver dimostrato il loro valore (quasi assoluto), non battere altre strade? Perchè avere paura del confronto col resto della scena rock (in particolare con la indie), o di una rivoluzione interna (non solo al gruppo, ma alla musica questa volta!)? Il coraggio si dimostra con il tentare l'intentato. “L'abitudine non corre rischi”, diceva Amerigo Verardi nel '98.
Personalmente io sono un ascoltatore che adora i gruppi che ti spiazzano. Questo è decisamente un album spiazzante… Ma per quanto sia spiazzante, rimane un lavoro d'alto livello indie-rock. La magia di Jeff Buckley rivive in “Flying” e sfido chiunque affermi il contrario! E non è poco secondo me dimostrare di aver capito la lezione dei Sigur Ros in “Are you there”, dei primi Depeche Mode nella iniziale “Harmonium” e dei Radiohead di Ok Computer in “Electricity”. Se i metallari storcono il naso davanti alle struggenti note della femminile title-track “A natural disaster” o davanti alle strumentali “Violence” e “childhood dream” posso solo dire agli Anathema “Benvenuti nella grande e calorosa famiglia dell'indie-rock!”.

Tracklist

1. Harmonium
2. Balance
3. Closer
4. Are You There?
5. Childhood Dream
6. Pulled Under At 2000 Metres A Second
7. A Natural Disaster
8. Flying
9. Electricity
10. Violence

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