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Chomski – Chomski

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Al primo ascolto mi è sembrato un disco perfetto. Cupidigia, malinconia e nervosismo intrecciati con trame post-rock e il tutto contorniato da ottimi testi in italiano. Si, perchè stiamo parlando dei Chomski, trio torinese, all'esordio discografico, che prende il (cog)nome (quasi) dal linguista americano e pure no-global Noam Chomsky.
Sette brani in tutto, che al secondo ascolto non convincono più. Ed è un vero peccato.
Perchè le buone intenzioni ci sono veramente tutte. E purtroppo solo a tratti vengono confermate.
“Pietra” con la voce di Tommaso Cesaruolo dei Perturbazione, ci riesce. Spigolosa e deliziosamente ostile nella strofa va a sfociare in un ritornello che sa di quel pop alla Perturbazione (credo che si possa dire), non solo per la voce.
Anche “Com'è (solo)” fa la sua gran bella figura, con il suo sapore nevroticamente Radioheadiano, e certe spigolosità rumoristiche smorzate da un fortunato violoncello. A concludere, in tutti i sensi, il folk blueseggiante di “Se Cade Il Cielo”, con tanto di fischiettio e voci intrecciate, a separarsi bruscamente dal resto del disco, e a lasciare aperte altre strade stilistiche.
Il resto del disco, salvo i due episodi sopracitati, rimane troppo ancorato a quelle (de)costruzioni post-rock che al primo ascolto sembrano trarre in inganno, e che ad un ascolto più accurato e ripetuto non rivelano niente di nuovo, se non qualche rimando ai nostrani Giardini Di Mirò o agli scozzesi Mogwai.
Tre ottimi brani su sette. Ottimi, però. Sta qui, il punto. Questo esordio dei Chomsky, non è assolutamente da considerare un passo falso, ma bensì un buon punto di partenza per il futuro, che se seguirà le migliori linee fin qui tracciate, sarà sicuramente roseo.

Tracklist
01. sei ancora lì?
02. affondare
03. com'è (solo)
04. a volte manco io
05. pietra
06. il prestigiatore
07. se cade il cielo

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