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Bibliophobia

“Lo scandalo della bellezza – ispirato all’opera di Fabrizio De Andre’ ” – di Aldo Nove (Recensione)

“Mi hanno messo in un’antologia, ma ha senso senza la musica?” diceva Fabrizio De Andrè. Ed infatti non ha senso. Ma “Lo scandalo della bellezza” non è un’antologia, nè una biografia postuma nè un racconto. Perfetto, allora che cos’è?

Dovendolo classificare tra i rigidi paletti del genere letterario si potrebbe parlare di “poema in prosa” o magari “prosa poetica” e nessuno dovrebbe scandalizzarsi, se non lo stesso autore. In un periodo letterario così confuso ed “iper-mescolato” parlare di generi risulta quasi anacronistico, tanto da trovarsi spiazzati dinanzi ad un testo sperimentale come quello di Aldo Nove e dopo una lettura superficiale inarcare il sopracciglio con ironica perplessità. Scendendo poi nel profondo si riesce a cogliere in primis lo sforzo letterario ed in seconda istanza il percorso emotivo perseguito.
Se è consentito, ho attraversato entrambi i piani di lettura, rimanendo piacevolmente estasiato dal secondo e proprio su questa via proseguirò.
“Lo scandalo della bellezza”, edito dalla No Reply è un testo difficile da percorrere e sono necessarie alcune conoscenze di base per poter riuscire a porsi al livello di “lettore-empatico” anzichè “lettore-interprete”, le pagine di questo libro non vanno interpretate, devono fluire negli occhi per trasportarci a quel piano di assimilazione emotivo\passiva a cui non siamo più abituati: vuoi per la nuova letteratura dura e cruda, vuoi per i sempre più tecnologici strumenti di comunicazione di massa che tanto ci danno tranne che emozioni “reali” e non costruite dietro ad una scrivania.

Le fonti d’ispirazione sono molteplici e rilevanti, per stessa ammissione dell’autore vengono solcati i territori d’esplorazione letterario\musicali di Cage che compose uno spartito partendo dal Socrate di Satie, in un certo qual modo sembra ricordare la tecnica di scrittura di Kerouac se non addirittura il famoso “flusso di coscienza” Sveviano – e ancor di più Joyciano – che accompagna la cascata di parole al di fuori degli schemi sintattici e semantici per far trasparire i sentimenti che agitano nel profondo l’autore, procedendo per libere associazioni di immagini e di ricordi sul filo dell’analogia.
Per avere dei dettagli più tecnicisti rimandiamo all’introduzione curata dall’autore che, fortunatamente, ci concede le basi per essere iniziati alla cavalcata di queste 104 pagine.

Si è lasciato quasi per scontata, ma che scontata non è, e volutamente per ultima l’opera omnia di Fabrizio De Andrè vero e reale ispiratore del libro che ripercorre disco per disco, canzone per canzone l’intero lavoro ufficiale del “Faber”, giocando con i paralleli temporali tra tempo d’esecuzione dei brani e velocità di scrittura delle “lasse”, in un continuo fluire d’emozioni e rimandi.

In conclusione mi permetto (presuntuosamente) di parafrasare la frase di Fabrizio De Andrè citata nell’introduzione:”ha senso seguire il percorso di un’intera discografia senza la musica?”. A domanda retorica vi è risposta scontata, ma purtroppo va annotato che questo piccolo gioiello letterario di Aldo Nove tende a dissolversi su sè stesso, o perlomeno a non spiccare il volo, in assenza della vera protagonista : la musica del Faber. Uno sforzo editoriale impossibile da sostenere dalla No Reply, ma che invece potrebbe diventare un occasione per l’ostinato lettore, o semplicemente appassionato dell’artista, a procurarsi o ritirare fuori dagli scaffali l’opera Deandreiana.

Vi è in queste parole una speranza reale (ed è anche lo scopo di Nove) che un’opera come questa contribuisca a ridar vigore e forza alle parole e alla musica di Fabrizio De Andrè, perchè il mondo ha avuto la fortuna di avere un ospite illustre come lui e sarebbe un peccato disperderne il tesoro che ci ha lasciato in eredità.

Fabio Mascagna “SKA”

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