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Alfie – Do You Imagine Things

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(ovvero “La colazione musicale”)

Uno dei grandi effetti che la musica ha su di me è di evocare nella sua immediata rappresentazione acustica una serie di immagini immaginarie. La sua espressività mi suggerisce eventi, situazioni, oggetti, fotografie mentali che magari con i testi hanno poco a che fare, ma che istintivamente nascono e si parcheggiano tra le linee neuronali che mi ritrovo sotto il cuoio capelluto.
Spesso non sono belle immagini e faccio di tutto per mandarle via e non farle più tornare facendo pagare un pedaggio assurdo. La pena è l’esilio. Se permettete, scelgo io la musica che mi va di ascoltare!
Con l’ultimo cd degli Alfie posso ritenermi fortunato. Più che fortunato. Devo ammettere che “i ragazzi” hanno fatto un bel passo avanti. Il confronto con loro stessi, con ciò che loro erano in passato, li vede vincitori su tutti i fronti. Tanto per cominciare non hanno perso affatto l’immediatezza espressiva e melodica che li distingueva dal magma pop presente sul mercato odierno, come in quello di qualche anno fa. Ma c’è stata anche un’evoluzione, una crescita notevole. In canzoni come “Slowy” hanno sviscerato la forma canzone rimodellandola a loro piacimento: 7 minuti di musica che non ne escono affatto appesantiti dalla durata e dalla apparente lentezza. La multistruttura di alcune canzoni come la stessa “Slowy”, “Stuntman” e “The indoor league” sono un esempio calzante della avvenuta maturazione musicale. Altra nota molto positiva che era emersa nei precedenti lavori del gruppo è l’amore per gli arrangiamenti. In “If you happy…” (album precedente) non si poteva fare a meno di notare come avessero sfruttato le potenzialità espressive degli archi, creando un suono struggente e trascinato, caldo e quasi distorto che aggiungeva al pezzo un’altra voce. Ciò che emerge da “Do you immagine things” è il passaggio ad un uso massivo di strumenti a fiato e l’utilizzo di cori vocali. Le voci si moltiplicano caleidoscopicamente in “Crop Crop” quasi ad imitare una conversione ecclesiastica, dove l’uso degli archi ritorna, però senza prepotenza, e ci conduce come una gondola temporale nell’antica Venezia del Rococò. Stupefacente e geniale.
L’ecletticità dimostrata però non è sintomo di un abbandono delle soluzioni semplici. Simon & Garfunkel (unico paragone che mi permetto… altri hanno scomodato mostri sacri come i Queen per questo album degli Alfie) sembrano essere ritornati per cantare “Isobel”. E invece sono gli Alfie! Sembrano non aver rinunciato a niente. Ci sono chitarre elettriche e distorsioni, accenni di elettronica (“People e Skies”), fiati e archi (mai presenti contemporaneamente), chitarre acustiche, cori gregoriani, ritmi altalenanti e trascinanti, un uso del piano accorto che segna sempre un cambio melodico e temporale (“A Crooked Path” e Slowy). Provatela a concepire voi una canzone di chiusura come A Crooked Path!!! È una “canzone uovo”: ci sono secoli di musica e di storia europea in una musicalità del genere. Un concentrato di espressioni che fa invidia ai gruppi più quotati.
Vi state chiedendo il perché del mio titolo? La ragione l’ho spiegata all’inizio: questo è un disco colazione. Dentro ci trovate tutto ciò che vi occorre per iniziare nel migliore dei modi una giornata! Dal caffè al succo di arancia, dal cornetto alle uova al bacon alle fette biscottate con la marmellata. Gli Alfie prima di questo disco erano una semplice cioccolata calda. Ora sono diventati una colazione sopraffina… Speriamo che nel prossimo ci serviranno un pranzo da re! Intanto vedo cosa c’è nel menu…
Cameriereee… mi porti un litro di acqua minerale!

Tracklist
1.People
2.Stuntman
3.Winding roads
4.No need
5.Mollusc
6.Protracted
7.Slowly
8.Isobel
9.The indoor league
10.Crop crop
11.Hey mole

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