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Interviste

Intervista a PAOLO BENVEGNU’

Tornano alla ribalta i leggendari microfoni (che poi sono registratori) scassati di ImpattoSonoro.
E lo fanno alla grande, con uno degli artisti più influenti della scena indie italiana: Paolo Benvegnù, mente,voce e chitarra dei compianti Scisma, giunto a Roma per presentare il suo ultimo lavoro solista, “Cerchi Nell’Acqua EP”, capitolo conclusivo del suo “Piccoli Fragilissimi Film”.

Intervista di Cathy, con la partecipazione a distanza di Trent

Allora, sarebbe senz’altro stata cosa ben strana se nel corso della serata io non fossi riuscita a combinare almeno un piccolo danno, indi per cui… dopo aver aspettato un po’ perché tutti i fan di Benvegnù passassero a salutarlo, sono riuscita (a causa della falsa partenza del registratore) a perdermi i primi due minuti di intervista, ovvero tanti meritatissimi complimenti, una bella discussione su bacilli e batteri, e la risposta alla primissima domanda, che però cerco di riportare in maniera il più possibile somigliante alla realtà.

Paolo si mostra subito come una persona di una modestia, simpatia e disponibilità impressionanti.

C: E’ passato più di un anno dalla pubblicazione del tuo album da solista “Piccoli fragilissimi film”. Hai ricevuto commenti entusiasti della critica e hai avuto un ottimo riscontro con il pubblico. Che tipo di resoconto pensi di poter fare a questo punto? Che cosa ti aspettavi da questa esperienza e che cosa invece hai trovato?

P: Sinceramente, non mi aspettavo niente, non mi aspettavo proprio niente. Venivo da un periodo della mia vita devastante, nel quale avevo perso… tutto, ogni punto di riferimento. Quindi non mi aspettavo nulla. Non sapevo assolutamente se quello che stavo facendo sarebbe arrivato alla gente o meno. Quello che mi è successo, però, mi ha fatto capire che, come mi accadeva con gli Scisma, ero in qualche modo un privilegiato.

C: Privilegiato in che senso? Forse perché a differenza di altri riesci a “comunicare”?

P: Ecco no, non proprio così. Il privilegio è metterci tutta l’energia, e che questa cosa ti ritorni. A moltissime persone questa cosa non torna. E non in egual misura. A me sì, devo dire, poi specialmente in quest’ultimo periodo… per me questa sera è stato un po’ la summa di quello che è successo quest’anno. Io ti assicuro che stasera per me è stato un concerto difficile, ho cercato veramente di impegnarmi a entrarci, ci sono entrato, ne sono riuscito… è un continuo entrare e uscire. Insomma sono uomo… ho paura.

C: Comunque c’è un grande rapporto con il pubblico durante i tuoi concerti, un grande interagire…

P: Quello sì, ma io ad esempio ora… io devo chiudere gli occhi quando canto, non riesco più… non lo so per quale motivo. E’ come se in questo momento della mia vita volessi vedere meno, sentire meno, per immaginare, non lo so per quale motivo… e io in questo momento mi sento così, mi sento più in un mondo di immaginazione, piuttosto che in un mondo reale, mi sento meglio. Poi il contatto con il pubblico c’è in quei frammenti…

C: Come dice la tua canzone “Io lo so che è solo un sogno”…

P: Sì, io però ecco ultimamente sono sempre solo lì (ride)… Però ribadisco che è un privilegio che ci siano delle persone che apprezzano questa cosa…

C: E sono tante queste persone…

P: Per me questa sera è assolutamente una cosa che trascende ogni mio desiderio, sinceramente… perciò cosa vuoi che dica… sono sconvolto da questa cosa… E ovviamente poi a vedere tutte queste persone mi sono emozionato molto. E’ ovvio che facendo questa cosa uno cerca questo, proprio questo tipo di emozioni, ma io non so se in questo momento della mia vita sono in grado di sopportarlo, perché faccio fatica… ho paura. Sono un uomo.

C: Cosa ti è rimasto della tua esperienza con gli Scisma?

P: Mi è rimasto lui (indica un suo amico) (ride). Non lo so… mi è rimasto il senso di appartenenza a un amore, c’è stato un amore tra sei persone. E come succede per quel tipo di storie d’amore, è stata particolare, intricata, complicata, gioiosa, triste, insomma ha avuto un po’ tutte le sfumature. Perciò mi è rimasto quello… E poi nel tempo, visto che sto galoppando verso l’alzheimer (rido), lentamente inesorabilmente mi dimentico di tanti episodi e mi rimangono soltanto le cose belle, i concerti belli, i momenti emozionanti, gli obiettivi raggiunti, le aspirazioni che furono, non saprei come dirlo, ma principalmente mi è rimasto quello, tutte le cose belle. E’ come una storia d’amore, poi alla fine anche se hai vissuto dei momenti tremendi, ti ricordi le cose belle… se sei una persona sana (ride)

C: Quando vi siete sciolti, avete detto chiaramente che succedeva anche perché eravate arrivati ad un punto in cui non vi divertiva più entrare in studio a registrare, era diventata una cosa meccanica.

P: Sì, non proprio in studio ma in sala prove, e questo era ancora peggio, c’era proprio indifferenza tra di noi..

C: Però quando nel 2003 c’è stato il vostro ultimo concerto, avete dichiarato che s’era creata una certa sintonia. C’è la possibilità, o la speranza, secondo te, che un giorno possiate tornare nuovamente in tour, anche senza pubblicare album, [azzardo alla grande], un po’ come hanno fatto gli Slint?

P: (Ride) Non lo so, io non penso, semplicemente perché non siamo della stessa caratura, parlo e dal punto di vista della notorietà, e dal punto di vista del talento…

C: (Rido) Ma al di là di questo?

P: Però per dirti, è stato bellissimo ritrovarsi… e perché è stato bello? Perché ci siamo ritrovati ognuno libero dalle proprie paure, quanto meno con il tentativo di essere liberati dalle proprie paranoie. Ormai eravamo arrivati a un punto in cui, alla fine, la comunicazione non c’era perché paradossalmente ci volevamo talmente tanto bene che non litigavamo, semplicemente non c’era comunicazione, perciò c’era indifferenza. Paradossalmente quando litighi a morte con uno, hai comunque un rapporto, mentre con l’indifferenza come fai? Non puoi andare avanti… Quando ci siamo ritrovati tutte queste cose ovviamente erano sciolte, ma non si può rimettere insieme una cosa del genere… Io tra l’altro avevo una storia personale all’interno del gruppo, perché sono stato fidanzato tredici anni con Michela, che era la pianista degli Scisma, insieme abbiamo messo su il gruppo… era troppo difficile… Poi io penso che non lo farò, anche perché io voglio fare delle cose e loro vogliono fare delle altre…

C: Parlando dell’album. Una delle mie canzoni preferite, “Cerchi nell’acqua”, a me personalmente da quasi una sensazione da colonna sonora. Intendo dire che se dovessi fare un film, in generale, un film sulla mia vita, questa canzone nella colonna sonora ci sarebbe… Tu hai mai pensato di scrivere una colonna sonora, o semplicemente di parteciparvi? C’è qualche regista con il quale vorresti lavorare?

P: Non so, fondamentalmente ho fatto varie sonorizzazioni per compagnie di danza. (Tossisce… il famoso bacillo colpisce ancora). Resta di fatto che sono uno che scrive canzoni, perciò se tu mi dici questa cosa per me va benissimo, cioè se è il tuo film, anche se poi non è su pellicola, per me è importante. A me normalmente basta che almeno una persona venga colpita da una canzone mia, o comunque anche di qualcun altro, per me è questa la cosa importante, così ci si scambiano le idee, ci si scambiano le sensazioni, perché se non ci fosse questa cosa… Perciò non mi interessa, io faccio delle cose e sono talmente fortunato che a qualcun altro piacciano, questo basta. Poi se queste cose hanno la forza per arrivare a diventare pezzi di colonna sonora, non sono io che le controllo, io non ho più voglia di controllare niente, ho controllato troppo nella mia vita, voglio fare una cosa perché di quello ho bisogno e poi staccarmene, e fare in modo che voli via… va bene così.

C: Ne “Il sentimento delle cose” tu parli di un mondo di oggetti, di animali, che hanno il loro linguaggio. Colpisce il fatto che l’uomo ne esca visto in una luce non positiva, siamo tesi a moltiplicare tutto, a vanificare tutto. Intendi l’incapacità umana a recepire un certo tipo di linguaggio, o l’incapacità di comprendere in generale, visto che in senso più ampio era stata trattata anche nel “Il mare verticale”?

P: Sì è vero, anche se poi certe cose le ho capite anche io con il tempo. Invece il sentimento delle cose, il senso preciso, quella era proprio una cosa che volevo scrivere da tantissimo tempo e poi di punto in bianco è arrivato questo pezzo e mi sono arreso a questo pezzo. Il sentimento delle cose secondo me parla del fatto che non ci rendiamo conto di quanto tutte le cose che noi sfioriamo hanno una importanza assoluta per noi, per le persone che conosciamo, è tutta un’energia… E noi non ce ne rendiamo conto, e io stesso me ne rendo conto… io proprio oggi pensavo cazzo, perché sono così solo? Che cazzo c’ho che son così malinconico sempre da mesi, che cazzo c’ho? E ho scritto un anno fa un pezzo che dice “siamo stupidi ad essere soli”, ma è così… semplicemente riuscire a vivere in armonia con le cose è difficile e gli uomini non ci riescono, oppure alle volte ci riescono i cani… Siamo fallibili e dobbiamo arrenderci a questo. Io sono convinto di questo, bisogna arrendersi ai propri limiti, per poi lentamente inesorabilmente cercare di valicarli, però è una lunga strada e io (ride) sto facendo fatica in questo momento, è veramente lunghissima per me…

C: Hai prodotto il nuovo album dei Perturbazione..

P: Sì te lo suono tutto se vuoi, è bellissimo. Questo disco è più denso, più adulto secondo me, è più triste… ma fortemente gioioso…

C: (Rido) Non ho dubbi sia più triste, se ci hai messo mano tu…

P: (Ride) E’ quello che mi è stato detto quando hanno sentito i pezzi registrati, “Alla grande, voi e La Cruz fate una bella accoppiata da capodanno, da festa brasiliana”. Però scherzavano secondo me, anzi sono sicuro, perché poi loro hanno creduto tanto in quel gruppo, che è un gruppo particolarissimo. Secondo me loro hanno preso in mano quello che avevano Scisma, quel tipo di umanità. Perché sono un gruppo così, sono persone vere, e a differenza degli Scisma, loro magari si scontrano tantissimo, ma il giorno dopo è un altro giorno… e anche se non hanno risolto, in qualche modo hanno risolto. Il problema è che se tu non dici a una persona che la ami o la odi, come fai? Non c’è possibilità di comunicazione, e loro invece comunicano tantissimo. Per me è un bel disco, un disco che parla di slanci, e secondo me è un disco che viene capito tantissimo da chi ha perso tutto, e infatti ovviamente ci dovevo lavorare io (ridiamo). Chi ha perso tutto, ha ritrovato tutto, però gli manca ancora qualcosa… e quel qualcosa non lo troverà mai. Perché è così ed è giusto così, perché quando uno deve ricercare e vivere la sua vita alla ricerca, non deve trovare, e bisogna arrendersi a questo, anche loro si devono arrendere a questo (ride), specialmente chi scrive i pezzi… E’ così, se uno fa questa cosa e la fa al 100%, non deve avere punti di riferimento. E’ un’esperienza che ho apprezzato tantissimo, mi ha segnato profondamente, sinceramente, è un disco che parlava di me, e i miei interventi parlavano di loro, è stato uno scambio.

C: Adesso sta per uscire il tuo Ep, “Cerchi nell’acqua”. Altri progetti?

P: Beh io adesso devo finire delle produzioni, ho in produzione un disco secondo me molto bello di un gruppo di Roma che di chiama Marilù Lorén, il loro primo disco intero, prima avevano fatto un ep. E’ un disco a cui tengo tanto, che secondo me per certi versi può essere veramente generazionale, ha dei pezzi veramente bellissimi ed anche molto intensi. Poi ho un’altra produzione di un disco di gruppo di Firenze, ne sto facendo due tre assieme. E poi fondamentalmente il disco di Maradona Andrea Franchi; sto aspettando da tantissimo tempo di lavorare insieme, ci metteremo lì e lavoreremo insieme al suo disco, e poi finito il suo lavoreremo insieme al mio: questo è quanto, però prima devo terminare queste cose e poi avremo un po’ più di calma, io ormai sono tre anni che non stacco più un giorno, faccio veramente fatica… a parte il fatto che sono diventato anziano (ride)

C: C’è qualche artista nella scena giovanile italiana che non hai già citato che ti colpisce particolarmente, o con cui vorresti collaborare?

P: Per me Marta sui tubi, che non so se conosci (ovviamente sì!). Muscoli e dei è un disco veramente particolare, spinge in avanti i limiti della scrittura in italiano secondo me, gli arrangiamenti sono veramente fenomenali, però a me piace proprio la loro scrittura. E poi ci sono tantissime cosette interessanti, a me arrivano tantissime demo; ascolto queste cose e c’è un innalzamento globale proprio delle nuove proposte, i ragazzi giovani suonano benissimo, si sente che ascoltano dischi di un certo livello. Perciò di sicuro non capita a loro di fare i primi dischi come li abbiamo fatti noi, che eravamo talmente ingenui… fai la prima cosa che ti capita per la testa, non hai un gusto affinato. Qua invece ormai, gli ascolti sono altissimi, di altissimo livello, perciò chiunque abbia ascoltato “Kid A” o “Ok Computer” e si mette a suonare è abbastanza improbabile che faccia stronzate. Parte da lì… ai miei tempi chi sentivo? Sergio Endrigo che vabbè a parte che mi piaceva tantissimo, sentivi I ricchi e poveri, tremendo… c’è una bella differenza… (ride)

C: (Battttttutone mio, rimasto incompreso) Beh, è una differenza di genere soprattutto…

P: Insomma è proprio un discorso di cultura, e quello che manca un po’ in Italia, in questo momento, è la cultura della musica italiana; del resto comunque c’è stato un buco di 15 anni… e quello che sta succedendo adesso ha a che vedere con quello che è successo fino a metà degli anni ’70. C’è stato un piccolo barlume negli anni ’80 e negli anni ’90, però adesso finalmente c’è gente che scrive in italiano e scrive bene. Penso a Federico dei Tiromancino, quando Federico scrive bene scrive canzoni meravigliose, niente da dire… certo sono canzoni ricche di pathos e magari non piacciono agli intellettuali, ma io non sono un intellettuale, perciò mi piacciono le canzoni che mi fanno piangere o ridere, così…

C: Parliamo un po’ di questo tour. Gli arrangiamenti sono stati privati degli archi. E’ stata una scelta necessaria o voluta?

P: Semplicemente necessaria proprio per questioni di budget, andiamo in giro per dei cachet modesti. Specialmente quando siamo in questa formazione in due o in tre, l’idea è quella di portare questi pezzi in giro e farli sentire alle persone, se abbiamo la forza di farlo… perché l’abbiamo ancora e abbiamo voglia di farlo. Con il gruppo diciamo al completo ovviamente i pezzi sono più completi appunto, cioè gli arrangiamenti sono un po’ più aperti, ma io devo dire che sono anche molto legato a questo tipo di ossatura dove in realtà la canzone riesce più essenziale e io sono un po’ più solo a stretto contatto con quelle che sono le mie sensazioni. E poi, devo dire, Andrea e Luca sono meravigliosi, con loro ho un’assonanza sotto tutti i punti di vista, e poi insomma ribadisco… c’è Maradona, che suona tutto.. contemporaneamente (ridiamo)… come fa? Perciò è bellissimo, questa è un’esperienza particolare, perché sono sempre stato abituato a suonare o in sei o in cinque, sempre molto coperto… Così è diverso… E’ così, è bello…

C: Gli stacchetti durante il concerto… come li hai chiamati tu… alla “Ambra Jovinelli” (ridiamo), sono improvvisati?

P: Sono improvvisati, normalmente improvvisiamo, stasera ci sono state soltanto due tre cose che sono formule che ogni tanto ci giochiamo, ma effettivamente sono cose che succedono quando noi andiamo in giro in furgone e diciamo queste cose qui… Fondamentalmente questo è un concerto abbastanza teso e il senso è far capire che siamo anche dei gran cretini, nel senso buono… e ci viene naturale fare queste cose qui, però se vogliamo fare un’analisi concettuale su questo, la tragedia e l’idiozia sono strettamente legate come le giornate di sole e le giornate di pioggia, anche se apparentemente non le vedi così, ma nella realtà è tutto un continuo. Noi siamo molti più bravi a fare gli idioti tra l’altro (ridiamo), devo dire la verità, anzi se ci preparassimo bene…

C: Io lo vedo un po’ come un essere seri, senza però prendersi eccessivamente sul serio, e quindi in un certo modo riuscire a trovare un equilibrio…

P: Alla fine è così, ma anche perché fondamentalmente noi sinceramente non siamo comunque persone serie, abbiamo scelto di fare questa cosa e di farla a un certo livello e perciò sì, lo fai in maniera molto professionale, anche molto seriosa tra virgolette, ma la dimensione che c’è è la dimensione del sogno, la dimensione del gioco, questo per noi è un gioco, anche se è un gioco pericoloso, perché dura tutta la vita. E fare questo gioco in questo momento in Italia è come pretendere che ti venga riconosciuto qualcosa buttando dei sassi in un fiume, perciò sai che rischi tutto. E questa cosa qua quando esce sul palco è sintomatica e dà plusvalore a queste canzoni.. Se c’è questa disperazione e c’è questa idiozia, questo concerto funziona… e non soltanto a livello “Ok, funziona”, funziona perché dai tutte le sfumature di quello che è una persona, un insieme di tre persone, siamo un gruppo… e sono contento di questa cosa. Ora occasionalmente i pezzi sono miei, più avanti saranno di tutti e sarò più felice ancora di essere soltanto la voce di questo gruppo.

L’intervista è finita. Paolo cerca di fregarsi la cassetta e fa complimenti al registratore (che non è mio però… ahaha). Sono costretta ad autografargli la mano, per poter avere sul biglietto del concerto una dedica, che però non sono ancora riuscita a decifrare completamente. Esco saltellando dal teatro, quando sono già le 3:30.

www.paolobenvegnù.org
www.stoutmusic.com
www.cycpromotions.com

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