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PAOLO BENVEGNU’ – Piccolo Eliseo (Roma), 18/03/05

La sensazione che il saluto finale ti lascia è quella di aver partecipato a un evento speciale, piccolo ma infinitamente più ricco di quanto avrebbe potuto esserlo qualsiasi altro.

di Cathy

Leggi l’intervista a Paolo Benvegnù

Importanti avvertenze: le righe che vi apprestate a leggere non hanno nulla di obiettivo. Sono solo tante parole personali, emozionali, di parte e tendenziose… e ovviamente, questo messaggio si auto-distruggerà entro cinque secondi.

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Tutti pronti?

Imprevisti e inconvenienti di suonare in un teatro in seconda serata: fino a pochi minuti prima della mezzanotte non riusciamo ad avere informazioni precise su quando il concerto avrà inizio, visto che lo spettacolo teatrale precedente sta tardando a terminare: ciò che in realtà mi dico, però, è che tutto questo poco importa… io non ho fretta. Le cose belle non vanno forse assaporate con calma? E in qualche modo, senza paura di venire smentita, mi sento già cosciente della qualità dello spettacolo cui assisterò, e aspetto.
Quando finalmente, sorpassata non senza problemi l’entrata, riusciamo a piazzarci sugli scalini dell’area-attesa/bar, possiamo sentire in sottofondo la band che all’interno della sala sta facendo il sound check.
Entriamo e ci si apre la sala del Piccolo Eliseo: l’arredamento è essenziale, ma anche intimo, mentre sul palco staziona l’altrettanto scarna scenografia della rappresentazione teatrale in cartellone.
La band che sale sul palco è composta di soli tre elementi: due musicisti, di cui Luca al basso e alla chitarra e colui che si rivela un tuttofare/batterista/tastierista/chitarrista e chi ne ha più ne metta, Andrea, seguiti da Paolo, che entra in scena visibilmente emozionato e con l’aria leggermente affaticata.
L’attacco del concerto è con “Quando passa lei” e l’atmosfera si è già scaldata quando la band offre una semplice ma intensissima “Cerchi nell’acqua”, che, come la successiva “Il mare verticale”, non teme il confronto con la versione dell’album, nonostante l’arrangiamento della serata sia senza dubbio più semplice (tra l’altro sono completamente assenti gli archi). Pezzi tratti da “Piccoli fragilissimi film” (“Il sentimento delle cose”, “Io e te”, “Suggestionabili”) vengono intervallati da canzoni dei compianti Scisma (“E’ stupido”). Il pubblico si lascia coinvolgere, ma in tutto questo, proprio nel momento in cui pare non sia possibile sprofondare maggiormente nella melanconia che ha pervaso tutta la sala (sembra quasi il mondo intero…), i ragazzi sul palco cambiano improvvisamente registro. Definendosi “eroi del metodo sperimentale”, si esibiscono in gag esilaranti, che ridicolizzano luoghi comuni, e si cimentano in dialoghi cui il pubblico nel corso della serata parteciperà sempre più attivamente. Imitazioni di Vasco Rossi, lamentele su bacilli che non vogliono levarsi dai piedi, movimenti goffi per il palco ironizzando sulla scenografia (<>), presentazioni varie; non hai neanche il tempo di finire di ridere che il nuovo brano è iniziato, riportandoti con facilità e leggerezza verso il nucleo triste del concerto. Arrivano “E’ solo un sogno”, “Catherine”, “In A Manner Of Speaking” dei Tuxedomoon (cover che comparirà nell’EP “Cerchi nell’acqua” , in uscita ad aprile) e ritornano gli Scisma (<>) con “Troppo poco intelligente”, “Simmetrie”, “I’m the ocean”.
Che quelli sul palco siano tre pazzi non è ormai più in dubbio. Andrea, più volte apostrofato come sosia di Majakovskij, si scopre cantante, esibendosi in un pezzo del suo album, accompagnato da Luca e da Paolo, che si cimenta alla batteria dopo aver candidamente domandato se il ritmo da seguire per quel brano fosse il charleston.
Il concerto finisce, il bis è già stato concesso. Paolo ringrazia e confessa di aver rischiato il collasso per l’emozione di suonare in un teatro; le luci si accendono e il pubblico comincia bellamente ad abbandonare la sala.
All’improvviso Benvegnù e gli altri rientrano di corsa, prendono in mano gli strumenti e ricominciano a suonare. La gente che era uscita torna in sala, mentre mi siedo in un posto a caso ridendo. Il tour manager da sotto il palco cerca di riportarlo all’ordine ripetendogli “Una canzone soltanto! Una sola!”. Ma non c’è niente da fare, Paolo non lo vede, e il primo brano è una specie di sketch musicato sulla tristezza del vivere a Milano, seguito poi da altri due pezzi.
Paolo comunica di aver fatto applicare dell’LSD, ovviamente sperimentaaaaaale, ai biglietti del concerto in modo tale da dare agli spettatori l’impressione per 3-4 mesi, di aver assistito a una serata <>.
La sensazione che il saluto finale ti lascia è quella di aver partecipato a un evento speciale, piccolo ma infinitamente più ricco di quanto avrebbe potuto esserlo qualsiasi altro. Non si tratta, però, dell’effetto di una droga, o forse sì… di quello di una semplice, intensa e profondissima voce.
Cathy

www.paolobenvegnu.org
www.cycpromotions.com
www.stoutmusic.com
L’intervista a Paolo Benvegnù

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