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ANI DI FRANCO – PARIGI, 23/03/05

Everyone is a fuckin’ Napoleon. Ani Di Franco a Parigi.

di Lorenzo Alunni

23 marzo, Le Trabendo – Parc de la Villette, Parigi.

Ad accoglierti al Trabendo ci sono dei tipi poco rassicuranti disegnati in tutte le pareti del locale.Stanno lì come fossero dei mostruosi buttafuori che non aspettano altro che tu dia loro il minimo pretesto per aggredirti.Ti fissano per tutto il concerto e non c’è nessuna parte del locale dove sfuggire al loro sguardo.
Sul palco, due tappeti e due amplificatori, uno più piccolo e uno più grande. Sono grandi in rapporto allo strumento di cui dovranno essere portavoce. Al maggiore spetterà un contrabbasso.
Si abbassano le luci e spunta dale quinte una ragazza piccolina e abbastanza tondeggiante. Impugna una chitarra elettrica poco rispettosa nei confronti del rapporto di dimensioni che ci dovrebbe essere fra uno strumento e chi lo suona.
E’ Erin McKeown, a cui spetta di aprire la serata.
Il suo set è frizzante e condito d’una gran dose d’ironia. Non si fa’ scrupoli a distorgere la sua chitarra e non ci mette più di una canzone ad entrare in sintonia con il pubblico, con il quale scherza e gioca.
Ma all’improvviso una pennata.
Entra Ani DiFranco e le basta la prima pennata sulle corde della sua chitarra per ristabilire la gerarchia.
Bene, vi siete divertiti, ma ora facciamo sul serio. Se fossimo stati in un film americano Ani avrebbe anche potuto dire così.
Nessuno dei presenti in sala vorrebbe essere stato al posto delle corde della chitarra di Ani. Malmenate, violentate e costrette ad urlare per tutto il concerto. Ma, visti i felici risultati, quelle corde dovrebbero avere tendenze sadomasochiste. A loro forse piace essere frustate in quel modo.
L’attacco è aggressivo. E’ Knuckle down, la title-track dell’ultimo album della nostra. La scaletta comprende praticamente tutti i brani di quel disco.
Il contrabbassista che accompagna la DiFranco sa perfettamente quali sono i suoi spazi di manovra. Conosce la mente non troppo contorta della sua datrice di lavoro. Sa quando lasciarla libera e quando rimetterla in riga.Le decisioni di un contrabbasso non possono essere comunque ignorate da nessuno. E’ una questione fisica.
Ani sfoggia tutta la sua capacità di esplorare tutte le dinamiche della sua voce, che ora ti coccola e ora ti rimprovera.
La cantante si lamenta con i Parigini di non poter fermarsi a lungo nella loro città. Dice di sembrarsi una di quelle turiste mordi e fuggi che eppure scrivono “mi manchi tanto” nelle cartoline.
Uno dei momenti migliori del concerto è quando Ani fa’ un passo indietro e suona Educated Guess, dal precedente ed omonimo album. La cantante e le sue dita sono in gran forma. Il carisma è quello proprio dei grandi.
Verso la fine del concerto viene invitato sul palco Andrew Bird, uno dei nomi da tenere d’occhio nel panorama della musica indipendente. Suona il violino e fischietta al microfono le note che suona con l’archetto. Accompagna Ani in alcuni brani ancora di Knuckle down, alla cui registrazione ha partecipato anche lui.
Due brani nuovi e poi Napoleon. Trovarsi a Parigi e dire che “ognuno è un fottuto Napoleone” non è cosa da lasciar passare impunita. Ed infatti i francesi la sottolineano ad ogni ritornello con applausi e urletti infatilmente fragorosi.
Napoleon o non Napoleon, per chi era al Trabendo, quella sera l’imperatrice era Ani DiFranco, una che certo sa’ come fare il solletico all’anima di chi l’ascolta.
Merci beaucoup Mademoiselle DiFranco.

Lorenzo Alunni

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