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SETTLEFISH – Castelfranco Veneto (TV), 09/04/05

Emo e post-rock, fusi insieme in una membrana indie. E poi, sanno fare rumore, come pochi altri qui in Italia.

di Zappo

09/04/05 – Oficina Buenaventura, Castelfranco Veneto (TV)

Accade che ci siano 22 spettatori, contati. Sul minuscolo palco sono in cinque, ma sembrano molti di più, i Settlefish.
Vengono da Bologna ed escono per la prestigiosa etichetta statunitense Deep Elm. I motivi per cui un’etichetta d’oltreoceano si possa interessare a un gruppo del nostro bel paese sono molteplici e vengono ben chiariti da un’esibizione live che non può lasciare insoddisfatti.
Emo e post-rock, fusi insieme in una membrana indie. E poi, sanno fare rumore, come pochi altri qui in Italia.
Sembra a tratti di sentire i giustamente compianti At The Drive-In, probabilmente anche per l’eccezionale presenza scenica del frontman Jonathan Clancy, che ricorda Cedric Bixler, sia per la voce che per attitudine.
I cinque tengono il palco da primi della classe e propongono quasi per intero il nuovo disco “The Plural Of The Choir”, seguito del fortunato “Dance A While, Upset”, con il quale la discografia dei Settlefish si va ad “appesantire” notevolmente.
Aprono con “Kissing Is Chaos” e tutto si immerge in una coltre di tensione elettrica. é difficile non rimanere coinvolti dalle atmosfere che ti vengono a colpire. A tratti l’aria sembra venire a mancare, conseguenza delle sfuriate noise che i nostri alternano a momenti più riflessivi.
I pezzi del nuovo disco sfoderano sonorità più audaci, a volte più accessibili, a dimostrare la maturità raggiunta dal quintetto, che sembra avere la netta intenzione di carbonizzare qualsiasi tipo di classificazione venga loro affibiata, sia che si parli di emo che di post-rock.
Qui davanti ci sono i Settlefish, e il loro show lo conferma nella maniera più assoluta.
A impressionare è l’affiatamento dei cinque, dove nessuno è sopra le righe. Ognuno fa quello che deve fare, senza lasciarsi andare a inutili individualismi. E così dovrebbe essere, sempre.
“The Marriage Funeral Man”, “The Bernacle Beach”, “Second Week Of Summer”, rapiscono i 22 presenti (si, non se n’è andato nessuno, e anzi, qualche nuovo arrivato forse c’è), stipati sotto il minuscolo palco e uniti in una dimensione intima e coinvolgente.
E vedendo certe scariche di elettricità noise, sembra impensabile che possa rimanere tutto in piedi. Soprattutto dopo quasi un’ora e mezza, quando senti distintamente che le orecchie fanno male, ma è tremendamente piacevole, tanto da non accorgerti che il concerto è finito lasciando nell’aria le vibrazioni di una piacevolissima sorpresa.
Zappo

www.settlefish.com

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