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Afterhours – Ballate Per Piccole Iene

2005 - Mescal
alt. rock

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Tracklist

1.La Sottile Linea Bianca
2.Ballata Per La Mia Piccola Iena
3.É La Fine La Più Importante
4.Ci Sono Molti Modi
5.La Vedova Bianca
6.Carne Fresca
7.Male In Polvere
8.Chissà Com\'è
9.Il Sangue Di Giuda
10.Il Compleanno Di Andrea

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Tutti noi cresciamo. É normale che lo facciano anche gli Afterhours. Un processo di crescita che si svela disco dopo disco, lasciandoci sempre qualcosa di bello. E di diverso.
“Ballate Per Piccole Iene” è il quinto disco in studio per Manuel Agnelli e soci. Ed è forse quello più maturo. Lontano, molto lontano, dall’ingenua (?) foga umorale di “Hai Paura Del Buio?” o “Non É Per Sempre”, potrebbe essere l’inevitabile seguito di “Quello che non c’è”. Potrebbe esserlo, e per certi versi lo è.
Ma “Ballate Per Piccole Iene”, suona con un’omogeneità maggiore e con una consapevolezza che finalmente raggiunge i massimi livelli. La preziosa mano di Greg Dulli, è sicuramente un fattore importante, ma sarebbe ingiusto considerarlo determinante.
Si sta parlando di un disco degli Afterhours, che com’è ovvio, lo sta facendo fin troppo.
Mancano le sperimentazioni e le fughe dilatate di “Quello Che Non C’è”, ma del precedente disco rimangono le atmosfere cupe e malinconiche, ritoccate qui con pennellate a volte ancora più scure. E ruvide.
Le 10 ballate per piccole iene, sanno di un rock che ha la netta intenzione di voler scardinare la canzone di autore, obiettivo al quale Manuel Agnelli non ha mai negato di aspirare. Musicalmente parlando.
10 ballate crude, a partire da “La Sottile Linea Bianca”, ammaliante e distruttiva nei suoi falsetti che si alternano a parti urlate da un Agnelli, con una voce che probabilmente è la migliore mai sentita.
“Ballata Per La Mia Piccola Iena”, semplice ballata, appunto, prima candidata per la successione, sempre che ce ne sia bisogno, a “Quello Che Non C’è”, che con lei condivide una semplicità e un’immediatezza disarmante.
L’irruento ardore di “É La Fine La Più Importante”, associato alla foga di “Chissà Com’è”, persa tra i violoncelli, riportano alla mente i furori dei primi dischi. Soprattutto la prima, tirata e nervosa, va a colpire con violenza i punti giusti.
All’opposto “Ci Sono Molti Modi” e “Male In Polvere”, che con il loro calore languido, sanno sciogliere il gelo di “Carne Fresca”, il brano più scuro del disco, che va a braccetto con “Il Sangue Di Giuda”, cruda e amara riflessione gocciolante sangue.
“La Vedova Bianca”, dimostra la predilezione per i Velvet Underground, a spiegare che quel nome non è certo lì per caso.
Chiude il tutto “Il Compleanno Di Andrea”, già apprezzata nella sua versione in inglese (presente nel singolo “Ballata Per La Mia Piccola Iena”), che qui, nella sua lingua da sempre più appropriata, sembra essere ancora migliore, frutto di una delicatezza bruscamente sfregiata.
E a conti fatti gli Afterhours non hanno mai deluso. Nemmeno in questo caso, che forse poteva essere quello più rischioso, per la collaborazione con Dulli, che avrebbe potuto spostare il suono in direzioni eccessivamente “dulliane”.
E così non è stato.
Per intenderci, la mano dell’ex leader degli Afghan Whigs, si sente in un sound che rimane quello degli Afterhours, e anzi, sembra acquistare ulteriore linfa vitale, anche per quanto riguarda la poetica di Agnelli, che appare ancora una volta in gran forma.
“Ballate Per Piccole Iene” è semplicemente un disco emozionante, nulla di più. Caratteristica che hanno i grandi dischi.


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