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Negramaro – Mentre Tutto Scorre

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Questa è forse la recensione più difficile e dura che mi accingo a fare. Non è che ne abbia fatte molte a dire il vero, ma in ognuna ho cercato di mettere il mio pensare (spesso viziato dall'umore o dalla quantità di polvere che respiravo) filtrato dal mio sentire. Stavolta è veramente dura. E' dura perchè devo ammettere una sconfitta, devo digerire una scommessa persa, anche se in tasca mi è rimasto ancora qualche spicciolo di speranza. Da buon interista cercherò di cancellare presto questa cocente delusione e son sicuro che con qualche partita-concerto d'estate il morale tornerà un po' più su. In fondo non è (solo) colpa dei ragazzi… stavolta credo sia colpa dell'allenatore, dello staff tecnico e del presidente. L'organico per quanto mi riguarda è saldo, motivato, ben allenato e anche se non troppo ispirato.
Scusate la metafora calcistica, ma mi serviva un punto d'appoggio per sollevare la mia placida invettiva. Non so se è più colpa della Caselli o di Rustici… ma sta di fatto che stanno facendo di tutto (e ci stanno riuscendo, quei maledetti) per trasformare uno dei gruppi più cool dell'alt-rock italiano degli ultimi 10 anni nell'ennesima pop-machine-sforna-suonerie-per-cellulari. Che poi la Caselli ci mette pure un foglietto d'istruzioni nel booklet (carino a dire il vero… la veste grafica non sarà il massimo dell'originalità, ma il coniglio-clown-tamburino lo trovo abbastanza inquietante per farmelo piacere) non tanto per l'ascolto del cd, quanto per il suo uso improprio, redarguendo in stampato nero su sfondo giallo tutti gli acquirenti con le seguenti parole: “NON COPIARE QUESTO CD. non far copiare questo e dai la possibilità a SUGAR, etichetta indipendente italiana, di continuare ad investire e produrre + dischi di qualità di giovani talenti che lo meritano. Caterina Caselli”. Patetico. Appena ho sentito il cd ho pensato a quei poveri alberi tagliati per produrre quegli inutili foglietti. Non l'avrei copiato comunque. A chiunque me l'avesse chiesto, gli avrei risposto “Non ne vale la pena. Ti posso fare il primo, quello autoprodotto. Quelli sono i veri Negramaro…”

SUGAR: L'unico esempio di etichetta indipendente capace di sentirsi e comportarsi da major, con tutti i contro del caso.

Domanda: Qual è il problema?
Il problema non è nel singolo di lancio “Mentre tutto scorre”, che ha avuto il merito di provare a sconquassare il palco dell'Ariston, senza però far cadere neanche una mosca. La canzone funziona, e in tutta sincerità riesce a imporsi nei miei gusti più indie. Ma se la ascolto ancora una volta per radio o in tv o agli altoparlanti della Conad potrei prendere in considerazione l'ipotesi di forarmi i timpani con una matita. I media hanno una grande colpa sulle nostre menti: farci odiare le canzoni che ai primi 5 ascolti amiamo e farci amare canzoni che al primo ascolto reputiamo più stupide di Marini Valeria.
Forse allora il problema è nelle altre canzoni?!?
In parte: del resto dell'album qualcosa ancora la riesco a salvare. “Nella mia stanza” e “solo3min” non sono male, soprattutto nel taglio umorale che acquistano attorno al suddetto singolo. Risultano comunque inferiori, a mio ignorantissimo parere, sia nei testi che nella musica ai gioielli che erano incastonati nell'album autoprodotto. Ricordo canzoni come Es-senza (“…il mio soffitto fissa me” in 5 parole, il senso di un emozione), la lucida follia di Mono, il surreale pathos di Gommapiuma. Il paragone non regge…
C'è di fondo un calo ispirativo: versi come “chissà perchè io sto bene con te” in “Scomoda-mente” la dicono lunga, anche se è forse la canzone che rivela il sound a cui io personalmente sono rimasto più legato. Prendete poi una canzone a caso… “Sui tuoi nei”. I primi venti secondi molto scanzonati si vestono di singolo estivo andando però a concludere la prima strofa con un crescendo d'archi di puro stampo sanremese (con grande dose di autolesionismo continuo l'ascolto…); sul ritornello la parvenza diventa più rock… Le vibrazioni docent. Ingredienti: chitarre elettriche con un accenno di distorsione, la batteria ad accompagnare gli accenti e i falsetti del testo che dice “sui tuoi nei si perderà il mio pensiero leggero leggero che vola e se ne va”. Il tutto che continua senza scossoni fino alla fine in un tripudio di la-la-la-la e di archi (finti) a far da cornice a queste sonorità da rock mediatico che danno la stessa sicurezza di un catalogo di postalmarket.

Morale della favola: la belva ora è mansueta come una pecora (quella di “000577”), lavata, pulita e profumata. Gli artigli sono stati estirpati e i denti limati. Un vero e proprio lavaggio del cervello (musicale). Rustici e la Caselli riusciranno sicuramente a garantirgli un bel successo per almeno 3-4 anni (chissà per quanti cd hanno firmato il contratto) e fossi nei panni di Sangiorgi & Co. probabilmente farei le stesse identiche scelte. In fondo sono riusciti dal nulla a divenire in 2 anni e mezzo il nuovo fenomeno pop italiano e a sfornare questo cd che in fin dei conti si rivela un prodotto pop-radio-rock di livello encomiabile. Chapeau.
Ma ho in tasca ancora qualche centesimo di speranza: sarebbe bello se un giorno si mettessero in testa di voler fare un album tutto loro, senza Rustici che ti dice di abbassare il volume o la Caselli di sorridere ai fotografi, alle telecamere. Una bella autoproduzione, come ai vecchi tempi…

Tracklist
1 nella mia stanza
2 mentre tutto scorre
3 solo 3 min
4 musa (stanca di essere)
5 i miei robot
6 estate
7 ogni mio istante
8 nuvole e lenzuola
9 sui tuoi nei
10 l’immensita’
11 scomoda – mente
12 solo per te

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