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Interviste

Intervista ai MEDUSA

“Miglior Attore non Protagonista” è il loro ultimo lavoro.
I Medusa vengono da Torino e uniscono testi diretti a linee aggressive e a sprazzi melodiche riconducibili al ricco calderone punk-alternative.
Le new entry vales e ari li hanno intervistati prima del concerto, al centro sociale Strike, nel mezzo di un contest di skaters.

Volete presentarvi brevemente?
Fabrizio: Io so o Fabrizio, suono il basso. L’altro bassista è Fabio detto Maggio poi c’è Marco alla batteria e Diego, voce e chitarra..

La vostra line up è cambiata nel corso degli anni?
Si è cambiata 3-4 volte; l’ultimo cambio significativo è stato l’arrivo di Marco dopo l’uscita dell’ultimo disco. Altre cose poi sono cose passate, normali per un gruppo che suona da 15 anni, come aver avuto 2-3 chitarristi diversi.

Come scrivete le vostre canzoni e cosa vi ispira?
Diego: la vita quotidiana e tutte le cose che ci succedono. Collaboriamo tutti all’idea di una canzone, le proposte possono venire anche da uno solo di noi e poi tutti insieme le sviluppiamo in sala. Ognuno di noi sa
perfettamente e si fida dei gusti degli altri. I testi magari sono solo opera mia però parlano spesso di cose che ci sono accadute o che comunque ci riguardano, altrimenti non le condivideremmo: non avrebbe senso se non
fossero approvate da tutto il gruppo. Non sarebbero testi de I Medusa. Molte volte è proprio osservandoci che vengono fuori i testi; anche il titolo del disco…

A proposito del titolo infatti, “Miglior attore non protagonista”, da cosa
è nato?

F:Siamo noi: è una descrizione di noi stessi e di come ci siamo sempre sentiti, orgogliosamente. Non è un secondo posto, è proprio un concorso diverso.
D:E’ sempre un primo posto.
F: E’ un po’ anche un modo di vivere la giornata. E’ il nostro modo di fare quando arriviamo in un posto dove non conosciamo nessuno. E’ un insieme di sensazioni. E’ una cosa che è venuta fuori un po’ prima che ci fosse bisogno di trovare il titolo del disco.
D: Si. Era uno stato d’animo che aleggiava proprio durante la stesura del disco che nasce da quello che viviamo. Sentendoci così il disco è venuto fuori così. E’ come un capitolo quando si ha intenzione di scrivere un libro e si è già deciso di cosa parlerà. Era proprio il titolo più appropriato dopo una serie di cose che ci sono accadute.

Da “Punkmotocross” al nuovo disco c’è stato un cambiamento sonoro…
L’anomalia è sicuramente più “Punkmotocross”, anche guardando ai dischi
che avevamo fatto prima. “Miglior attore non protagonista” è più il naturale proseguimento, l’evolversi di quello che abbiamo sempre fatto. C’è dentro anche l’atmosfera , le canzoni di “Punkmotocross” perché, probabilmente, se
non le avessimo fatte, non saremmo più tornati a fare quello che facevamo prima.
D: Per “Punkmotocross”abbiamo fatto un po’ come se fosse in greatest hits degli ultimi anni perché è una raccolta di canzoni non scritte tutte nello stesso periodo, come poi è successo in 3 mesi per “Miglior attore non
protagonista”. Quelle canzoni hanno anche 3-4 anni di distanza. Anche in questo senso è un disco più anomalo rispetto agli altri.

Come è nato il reciproco scambio di collaborazioni tra voi e Caparezza?
F: parte tutto da “Punkmotocross”: avevamo la stessa etichetta di Roma, La Extra Labels ; i disco grafici ci fecero incontrare e ci dissero che sarebbe stato carino provare a fare qualcosa insieme. Da lì in realtà è nata più un’amicizia che una semplice collaborazione per quelle due canzoni. Se ci troviamo dalle stesse parti ci incontriamo volentieri.
D: C’è affinità: il suo modo di pensare su certe cose è molto simile al nostro. Ci troviamo bene ad andare a mangiare il polipo al molo di Molfetta così come a suonare. Alla fine è la cosa migliore.

Si vociferava di una collaborazione coi Torpedo, poi non realizzata…
D: Si, è vera. Li conosciamo bene tramite il bassista che è il fratello di un nostro caro amico che è Cipo. I Torpedo hanno registrato a Torino ma, quando è venuta in mente questa collaborazione, avevano ormai quasi chiuso i mixaggi. E’ stata una questione di sfiga, magari sarà per la prossima volta.
F: Abbiamo anche suonato insieme a loro più o meno 2 mesi fa a Rimini.

Trovate che esibirsi come gruppi spalla o a festival eterogenei possa, oltre che essere una buona vetrina, avere dei risvolti formativi?
Si, è fondamentale. Non bisognerebbe mai suonare sempre da soli, anche perché così si porta avanti un discorso di movimento; le cose da soli si fanno coi soldi, quando non si hanno bisogna unirsi. E’ la storia che ce lodice per cui bisogna farlo e, anzi, ci sono molti lati positivi da cuitrarre benefici, come dicevi tu, anche musicalmente. Ad esempio uno dei
gruppi che suona questa sera aveva suonato con noi due anni fa in un centro sociale a Torino. Quindi alla fine, anche se magari non ci si ricorda neanche più bene, le cose comunque ritornano. E stasera i ruoli si sono
invertiti.

Com’è il vostro rapporto con Extra Labels e Dracma Records? Rispettano le vostre idee o tentano di indirizzarvi verso ciò che pensano si adatti meglio ai gusti del mercato?
D: Noi siamo sempre stati un po’ ingestibili da questo punto di vista, nelsenso che abbiamo sempre voluto fare di testa nostra. Abbiamo firmato il contratto con Extra Labels perché, sostanzialmente, ci garantiva un po’ più di visibilità rispetto ad un’etichetta indipendente
classica, però ci lasciava fare esattamente quello che volevamo da un punto di vista artistico. Gli ostacolo sono venuti fuori per il fatto che comunqueloro stessi dipendevano da una major, per cui lo scontro non è avvenuto
direttamente con loro ma con la realtà dei fatti.
F: Per quel che riguarda la Dracma le cose sono diverse: è un’etichetta che conosciamo da moltissimi anni, conosciamo le persone che ci lavorano e non solo l’etichetta. Il primo disco de I Medusa è uscito con la Dracma Records
intorno al 1994-1995; è un rapporto ormai consolidato. Quando ci sono da prendere delle decisioni (ovviamente quasi mai artistiche) loro parlano quasi come un quinto elemento del gruppo: non si impongono però non stanno
neanche lì a fare solo quello che diciamo noi. Sono attivi..

Un’altra opinione, insomma.
Si, molte volte può essere anche univoca, non è per forza sempre in contrasto. Però è attiva sono partecipi proprio a livello di entusiasmo e
questo si può avere certamente più con un’etichetta indipendente, che privilegi i rapporti interpersonali e non solo quelli lavorativi di numeri e guadagno.

Un vostro sogno, una speranza, come gruppo?
F: Lavorare solo per la musica, passare la giornata tranquilli pensando solo ad essa. Invece non è ancora possibile. Penso che valga per tutti, no?
Marco: Si, assolutamente.

Progetti futuri?
F: Avevamo pensato di fare un disco nuovo ma sembra che stia arrivando una seconda ondata di quest’ultimo, che la gente sia ancora presa, per cui abbiamo ritardato un po’ il tutto. Abbiamo rallentato ma stiamo comunque
continuando a provare e a fare. Quest’estate quindi penso che suoneremo ancora “Miglior attore non protagonista”. Comunque ognuno di noi suona anche con altri gruppi, non stiamo mai molto fermi.

Sapete già qualche data?
F: in questi giorni siamo a Torino…
D: il 29-30 in Emilia, a Ferrara e Bologna. A maggio a Ponderano. Non abbiamo progetti a lunga scadenza per le date: di solito le prendiamo di mese in mese perché così è più facile.

www.imedusa.it

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