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Interviste

Intervista ai MARLENE KUNTZ

I Marlene Kuntz sono a Roma. ImpattoSonoro è a Roma. Si, ok, non è una coincidenza. Fatto sta, che li abbiamo intervistati, nel bel mezzo del loro tour, a poche settimane dall’uscita di “Bianco Sporco”, sesto disco in studio.

Intervista di Cathy e Daniele,con la partecipazione a distanza di Trent


All’intervista ha preso parte anche un’altra giornalista, che chiameremo appunto con un anonimo ‘Giornalista’. NON appartiene al simpatico staff di ImpattoSonoro.

Giornalista: E’ cominciato il tour? Come sta andando? E’ cambiato qualcosa ultimamente?
Riccardo: Sono cambiate parecchie cose, perché oltre ad esserci i pezzi nuovi, abbiamo cambiato il bassista .. l’altro se ne è andato, e ora abbiamo Gianni Maroccolo al basso.

Giornalista: Quindi c’è lui al basso sia nel disco che nel tour..
Riccardo: Sì…

Cathy: Gianni Maroccolo è sempre stato parte dell’”ambiente Marlene”, ma è anche un personaggio chiave di tutta la musica italiana popolare di buona parte degli ultimi anni. Come si è inserito poi in pratica in studio e nei live?
Riccardo: Sì… in qualche modo ha toccato tutta la musica popolare italiana degli ultimi anni. Beh, sì è inserito bene perché ovviamente lui ci conosce bene, sia come persone che come musica, canzoni… E’ stato interessante il fatto che, dovendo comunque risuonare molti dei pezzi vecchi, questo ci ha permesso di riarrangiare alcuni brani, abbiamo allungato delle parti…. La novità è che abbiamo ripescato dei brani che non abbiamo mai suonato dal vivo, uno che si intitola “Primo maggio”, che suoneremo il primo maggio (ride)
Cristiano: Ah la faremo?
Riccardo: Non so… io la suonerò… (ride)

Giornalista: Quali altri brani suonerete il primo maggio?
Cristiano: Faremo solo “Primo Maggio” e durerà venti minuti…
Riccardo: Non lo so, dipende… Adesso sento dire che si suonerà per venti minuti, ma io non dico niente, perché i gruppi che si esibiranno sono tantissimi, saranno una quindicina…
Cristiano: Però si andrà avanti fino alle cinque di notte no?

Giornalista: Quest’anno però c’è la diretta… Comunque io vorrei approfondire l’argomento del bassista. Mi aveva colpito molto una frase di Mick Jagger dei Rolling Stones che diceva “Era strano all’inizio girarmi sulla destra e non vedere più Bill”. Se vi va di parlare di questa cosa….
Luca: Beh sì per noi era la stessa cosa, girarci sulla destra e non vedere più… Bill.
Riccardo: Cosa potremmo dire? Noi di bassisti ne abbiamo avuti tre. Certo Dan è quello che è rimasto più a lungo, nove anni…. Però siamo abituati ad avere bassisti che collaborano, vanno e vengono…
Cristiano: Che spietato che sei… (ride) Sembra che in realtà sia “via uno, avanti l’altro…”

Daniele: Detta così, sembrerebbe quasi sia stata un’esperienza non traumatica.

Riccardo: Beh lo è stata. E’ stato un travaglio di qualche tempo fa, poi parlandone si è sedimentato…
Cristiano: Anche perché l’inizio risale al dicembre del 2003, poi la conclusione è arrivata un anno dopo, ma noi nel frattempo avevamo fatto un disco in tre. E poi tutto quello che è successo è stato l’esito di un disagio che si è incancrenito nel corso degli anni precedenti e si è manifestato veramente alla fine. E lì abbiamo realizzato che qualche cosa non andava da tempo, ormai c’erano delle difficoltà proprio nello stare insieme, nel gestire il metodo di lavoro. Sono state dette cose molto errate, è stato detto che Daniele se ne è andato perché non riusciva più a comporre la musica lenta come piaceva a noi ed è una cazzata abissale; nell’ultimo disco che abbiamo fatto insieme è stato lui a spingere per dei ritmi lenti il più possibile. A parte che lui non riusciva più a stare in un contesto di lavoro di un certo tipo, vedeva la musica in altro modo e mal sopportava il nostro stare a Cuneo.
Luca: Sì, mal sopportava anche la nostra cuneesità…

Daniele: Quindi il distacco è avvenuto più per motivi legati all’ambito musicale che a quello interpersonale…

Cathy: Ma prima di allora c’era già stata qualche avvisaglia?
Riccardo: No… dalla fine del 2003. Non so come spiegarlo… stare in gruppo musicale è come un lavoro. Non è facilissimo perché, capisci, passi tantissimo tempo insieme. Ci sono i periodi in cui c’è sintonia in tutte le cose, poi le persone con gli anni… nove anni insomma…. Ci sono stati periodi di perfetta sintonia, e poi magari ci sono le cose della piccola vita quotidiana…
Cristiano: Ma stiamo sempre qui a parlare di Dan?
Riccardo: Il fatto è che noi tre siamo di Cuneo e lui da Torino doveva farsi i chilometri, etc… All’inizio sono cose che uno fa volentieri, poi dopo un po’ tante piccole cose… Il fatto anche di fare dischi insieme, anche scrivere la musica, dal momento in cui si comincia a scrivere, bisogna essere tutti e quattro…
Cristiano: … felici…
Riccardo: … felici di farlo, contenti di fare anche i sacrifici che bisogna fare, stare lì ore ore a litigare, a discutere…. Eh ma questo pezzo non viene bene, a me piace, a me non piace… Bisogna avere lo spirito giusto per farlo, nel momento in cui lo spirito vacilla, è meglio lasciar perdere…

Giornalista: L’importanza del titolo, “Bianco Sporco”, mi sembra un titolo pensato, è un contrasto no?
Cristiano: I motivi sono tre, partiamo dal fatto che la suggestione bianca ho cominciato a lasciare che si sviluppasse in me, proprio nel mio cervello, quando ho cominciato a scrivere i testi e mi sono reso conto che stavo spesso parlando con dei personaggi che al mio sentire, alla mia sensibilità, si dipingevano come dei fantasmi. Evidentemente i fantasmi e il loro lenzuolo bianco si sono poco alla volta impadroniti dei una parte di me e sono rimasti lì a gironzolare dalla realizzazione dei testi attorno a ottobre, novembre, fino ai mixaggi che sono stati a gennaio. Poi si sono accumulate altre ipotesi di titoli qui a Roma, poi abbiamo cominciato a vagliare tutte queste ipotesi, e alla fine quella del bianco è rimasta, ci piaceva come idea, però l’abbiamo sporcata, probabilmente perché un disco bianco lo avevano già fatto i Beatles e da lì in poi non si poteva più fare un disco bianco, ormai il White Album era stato fatto. Però, devo dire (legge la presentazione ufficiale dell’album), questo disco è bianco perché bianchi come i fantasmi sono i personaggi dei testi. Questo disco è bianco sporco perché il loro lenzuolo non è immacolato, e perché non è immacolato? Perché in questo disco si celebra il pudore, e quando viene celebrato il pudore in realtà viene fatto in maniera spudorata… alludo per esempio ad una frase del testo di “Mondo Cattivo”, ad un certo punto si parla proprio di celebrare il pudore, si cerca l’ingenuità, il candore, e nel momento in cui si celebra il pudore lo si fa in maniera spudorata, si manda a fanculo quegli individui che non sono sensibili, e quindi chi cerca il pudore in qualche modo non è così immacolato. Forse “Bianco Sporco” dichiara l’impossibilità di essere così immacolati come si vorrebbe…

Cathy: Si è molto parlato delle influenze letterarie e musicali che hai avuto nella stesura dell’album… quindi Gadda, Gozzano, Nick Cave… Mi chiedevo se c’erano anche influenze dannunziane e riferimenti all’estetismo, soprattutto nel testo di “Bellezza”…

Cristiano: Io credo che D’Annunzio sia uno dei più grandi scrittori della lingua italiana, non conosco la sua opera benissimo,ma è certo che quell’uomo sapeva scrivere… Però non è stato tra le fonti d’ispirazione di quest’album, non c’è niente che mi abbia condotto dalle parti di D’Annunzio se non la visita al Vittoriale.

Cathy: All’uscita di “Senza Peso”, avete dichiarato che quello era il vostro miglior lavoro fino ad allora… La pensate ancora così anche dopo aver realizzato “Bianco Sporco” (che secondo me è nettamente migliore… Nd Cathy)
Cristiano: Sai, quell’affermazione lì è stata fatta anche in contemporanea all’uscita del disco, sarebbe stata veramente tra virgolette. Ogni lavoro nuovo un artista ha il vizio di dire che sia il suo migliore, però io credo che contenesse qualche verità quell’affermazione, perché era il disco in quel momento che più si avvicinava al nostro essere artisti che tentavano di andare in una nuova direzione che credo sia la direzione che ha raggiunto Bianco Sporco, quindi Bianco Sporco è migliore perché è riuscito a raggiungere il traguardo che Senza Peso stava per toccare… e il prossimo album sarà ancora oltre.

Cathy: Sapete benissimo che non tutti i vostri fan sono riusciti a comprendere il vostro percorso, la vostra svolta… soprattutto quelli molto affezionati ai vostri primi album. C’è una canzone di Bianco Sporco, “A chi succhia” che in un punto dice “non c’è volontà di comprendere e questo danneggia la società/ è molto più facile credere che i buoni son qua e i cattivi là”… in questa definizione è compresa forse anche quella fetta di fan?
Cristiano: Sì sì, non è univoca come interpretazione ma sì… possono tranquillamente essere inclusi.. è una buona chiave di lettura…

Cathy: C’è qualche artista nella scena esordiente italiana, che indifferentemente dal fatto di non riuscire a “emergere” vi sembra sia di qualità?
Cristiano: Guarda io sono un po’ disinformato in questo periodo… quindi non posso rispondere riguardo a qualcosa che non conosco…
Riccardo: A me hanno chiesto qualcosa di simile e mi sono stati fatti i nomi per esempio degli Yuppie Flu che però suonano ormai da qualche anno, come anche i One Dimensional Man…

Cathy: Diciamo non necessariamente esordienti, ma che magari non riescano a uscire fuori perché legati solo a un circuito indipendente.
Riccardo: Sì io conosco principalmente questi, quindi Yuppie Flu, One dimensional man, gruppi che però cantano in inglese, forse questo è uno dei fattori che non gli permette di farsi conoscere meglio…

Daniele: Una domanda su come nascono le canzoni, sia i testi che la musica… traete l’ispirazione maggiormente dal vostro contesto privato,o dagli stimoli esterni, la componente sociale… da quale aspetto prendete più spunti?
Riccardo: Beh per quanto riguarda la musica c’è più che altro un bagaglio interno, nella prima fase di assorbimento…
Cristiano: Per i testi… beh si possono verificare particolari idiosincrasie… ma più che prendere spunti dall’esterno io vengo influenzato dalle letture… perché mi muove di più la sfumatura di natura artistica, mi può spingere a essere portato scrivere qualcosa una frase organizzata bene o un crescendo emotivo di un passo… quello mi può spingere a fare anche io la mia cosa e non tanto un disagio interno… è difficile prendere qualcosa dalla realtà esterna e contingente, circostante… è veramente difficile. Una volta feci un pezzo mosso da uno sdegno circostanziale, da un qualcosa, un fatto di cronaca, ne parlai e poi mi resi conto che quel pezzo lì in 4-5 mesi avrebbe perduto tutto il suo potenziale di interesse, sarebbe morto con il morire dell’emotività relativa a quell’evento. E infatti quel pezzo non lo feci, ne feci un altro che era “Uscita di scena”.

Cathy: Cosa ne pensate della diffusione della musica via internet? Quanto vi sentite di giustificarla o condannarla?
Luca: Credo che sia comunque importante il periodo in cui viviamo, questo è il mezzo e non è che puoi opporti… penso che siamo in un momento di transizione e nessuno sa bene ancora cosa succederà, anche per via della distribuzione della musica… mi sembra che attualmente ci sia un problema di crisi dovuta a questa distribuzione via internet…si può scaricare gratuitamente, però parallelamente non c’è un riflesso della musica in altri ambiti.. come i concerti. E’ un periodo di transizione, dicono che questo farà bene alla musica, i concerti cresceranno… staremo a vedere, per ora non è così. Anche perché non so quanto effettivamente poi chi si scarica gli mp3 da internet si compri dopo effettivamente il cd.

Cathy: C’è chi sostiene che le case discografiche siano in crisi per colpa esclusiva del download gratuito ma mi sembra che avvisaglie di crisi ce ne fossero già state…
Luca: Beh no è una questione di politiche discografiche sbagliate all’origine… la stessa Sony che produce la Virgin, produce anche masterizzatori… quindi intendo anche politiche di quel tipo, visto che si sa benissimo per cosa verranno usati poi i masterizzatori…
Riccardo: La situazione ideale sarebbe che l’artista potesse decidere se i suoi brani possano essere scaricati oppure no, che ci fosse questa liberta di scelta. Sarebbe la cosa più giusta, perché comunque registrare un pezzo ha dei costi, e poi c’è chi scarica il brano senza pagare, a lungo andare diventa un problema… finiscono con non esserci i soldi per andare in studio a registrare. Certo la fruizione della musica c’è sempre stata, prima c’erano le radio, e tramite la radio ti potevi fare la cassetta. Il vantaggio di internet oggi, un vantaggio per il fruitore ovviamente, che la musica non è più quella proposta dal dj, ma sono io che me la vado a cercare… e un’altra cosa importante di internet non è tanto la qualità quanto la quantità, la vastità del repertorio che offre… Se cerco un cd di un artista e vado al negozio di dischi, al 90% non lo trovo, su internet sì. Probabilmente se le case discografiche riusciranno a realizzare qualcosa di simile a i-pod, si potrà andare a trovare mp3 a pagamento a una buona qualità, in un catalogo veramente vasto e questo sarebbe un modo di avere comunque un ritorno economico…

Cathy: Capisco… io in realtà credo che una buona soluzione possa essere l’abbassamento dei prezzi dei cd, che molte case discografiche si ostinano a voler tenere alti, sostenendo che vi siano misteriosi equilibri economici che impediscono loro di fare altrimenti… Il vero appassionato di musica sente la differenza tra un cd masterizzato e uno originale, così come sente quella tra un cd e un vinile… non c’è paragone…
Riccardo: Intuitivamente viene da dire che sì, un prezzo del cd più basso, ma il fatto è anche che in questo periodo ci sono molte altre forme di intrattenimento… Quando noi eravamo piccoli, avevamo il “disco” che per noi aveva un certo alone… un fascino eccezionale… c’era un’altra concezione della musica, c’era chi comprava due copie dell’album, una per sentirla e l’altra da tenere nella confezione… e c’erano anche meno forme di intrattenimento e soprattutto di spesa… ora invece ci sono per esempio soprattutto i videogiochi ma anche i telefonini, sono una grande fonte di spesa…
Cristiano: Si è anche demonizzato un po’ il cd, è vero son cari e fa veramente paura spendere 20 euro per un cd , ma alla fine un libro costa uguale se non di più… Se consideri poi che un cd che ti piace lo ascolti mediamente 30, 40 volte… mentre un libro lo leggi una volta sola… anche se dovresti leggerlo di più, quindi al massimo tre, quattro volte. Io ammetto che è una riflessione a posteriori, cioè una conseguenza di quello che è successo ed è facile giudicare a posteriori…, ma secondo me in realtà quello che le case discografiche non dovevano fare era ingaggiare un braccio di ferro con internet continuando a tenere alti i prezzi dei cd, detto ciò… riflettiamo sul fatto che i cd costano come tante altre cose… una scheda telefonica si brucia velocemente, i ragazzi non si rendono conto di quanti soldi spendono a telefonare, in questi cazzo di sms… 100 al giorno… e si è demonizzato il cd… Quindi povere etichette discografiche veramente, poi tra l’altro come dicevamo non c’è più il fascino che aveva il vinile…
Riccardo: La musica è diventato qualcosa di veramente industriale…
Cristiano: Sì, viviamo in un mondo in cui la musica è schifosamente confluita nel telefonino, ci rendiamo conto di questo? Si è demonizzato l’oggetto cd… poi del resto realizzare un buon disco di musica rock o elettronica costa, servono le chitarre per poterlo registrare bene , serve una sala che suoni bene, quindi hai bisogno di uno studio di registrazione… In effetti non si sa dove si andrà a finire, mah io mi auguro solamente che non venga mai meno l’esigenza di andare ad assistere a un buon concerto, e lì la differenza tra chi ci sa fare e chi non ci sa fare è evidente… Una cosa che io dissi fin da subito è che la cosa più degenerata di internet secondo me era l’eccesso di offerta, chiunque può andare in rete e far sentire le sue cose… e spesso sono delle cagate. Internet autorizza chiunque a credersi autorizzato a buttare in rete la sua musica e sta succedendo che ci sono miliardi di proposte musicali in internet di qualsiasi tipo, e non credo che la gente sia obbligata a sentire tutto quello che c’è nel mondo, si sminuisce anche quello che c’è di buono, quello che è stato fatto bene. Ci sono ancora dei ragazzi che cercano di stare dietro a tutto ma non puoi più stare dietro a tutto, c’è troppo. C’è troppo di tutto, anche le edicole sembrano esplodere di riviste, di pubblicazioni, è un parossismo… E’ un’epoca di transizione e di assestamento. A me non me frega un cazzo, che vuol dire che chiunque può mettere su quello che vuole? A me interessa la buona musica…

Giornalista: Torniamo ai testi del disco… dai fantasmi a personaggi come Gadda, Gozzano… Nick Cave… Cosa rappresentano per te e in che modo li hai tirati in ballo…
Cristiano: Nick Cave è un personaggio che è amo da sempre da un punto di vista artistico e professionale, quindi viene tirato in ballo con un ammiccamento, quasi una sorta di strizzata d’occhio, perché lui ha fatto un disco doppio e uno dei due titoli era “The Lyre of Orpheus”, la lira di Orfeo, e io ho fatto un testo in cui mi sono ritrovato a parlare di un personaggio che aveva molto del Narciso: a un certo punto ho detto “ammicco a Nick Cave” e intitolo il mio pezzo “La lira di Narciso”, anche perché questo Narciso qua in ogni caso tramite quel testo si esprime in modo molto poetico. E’ un omaggio divertito e spassionato e inevitabile a un musicista che io amo. Gadda molto più semplicemente ancora è l’autore di un libro che io stavo leggendo quando scrivevo i pezzi di “Bianco Sporco” e sono arrivato a un certo punto a un crescendo magnifico nel penultimo capitolo, quello ancora concluso, perché poi l’ultimo capitolo rimane incompiuto, e c’è un crescendo spettacolare che veramente Cathytura l’attenzione del lettore attento e in quel momento… quella notte in particolare ricordo che ero tornato dalle prove, arrivai alla fine di quel capitolo e capii che ne avrei dato una rilettura personale in qualche testo… Di Gozzano invece, ho preso a prestito e a pretesto una frase di una poesia che è “l’Onesto rifiuto”, che apre con un’immagine bellissima che è “un mio gioco di sillabe ti illuse” e ho giocato con questa poesia e con l’assunto di questa poesia. L’ho trasformata in qualcosa di diametralmente opposto; laddove Gozzano rifiuta le avance di una fan, il mio poeta protagonista del mio testo non le rifiuta e va a fine, porta alla fine la vicenda d’amore, facendo il mascalzone, laddove Gozzano rifiuta la fan… è un modo per giocare, magari nel prossimo disco cercherò di non avere influenze dichiarate in modo tale che voi giornalisti non abbiate da chiedermi sulle influenze letterarie… non lo faccio per esibirmi sono cose che vengono fuori in maniera molto spontanea e coinvolta.

Daniele: Che cosa ne pensate della musica usata per fare politica?
Cristiano: Io ne penso sicuramente male… mi viene da dirne male, non sono attratto da questa cosa: io considero l’arte dispensata dall’occuparsi di questioni di questo tipo. Sostanzialmente sono idee generiche quelle che si trovano in questo tipo di testi, gonfiate anche da una componente espressiva molto forte. E in realtà sono idee di poco valore, secondo me confutabili da una qualsiasi lettura, da un’opinione più avveduta di qualsiasi giornale che puoi comprare in edicola: ci trovi lo stesso tipo di idee espresse in maniera più intelligente più approfondita, con un’analisi molto più seria dei fatti e sicuramente più equidistante dall’enfasi del momento e dalla componente demagogica. A me interessa molto essere equidistante dagli estremi, la verità è sempre molto nascosta e molto nel centro, non troppo di qua e non troppo di là, e i testi di questo tipo purtroppo sono sempre o troppo di qua o troppo di là. Però casualmente questa mattina stavo guardando la televisione insieme a loro… e c’era non so come mai un reportage su Crosby, Stills e Nash, un trio fantastico. In quel momento c’era Nash che parlava e diceva una cosa che mi ha aperto uno spiraglio di luce: “noi parliamo di queste cose, parliamo di testi politici, perché vogliamo far capire alla gente che deve informarsi”. Se questo è uno scopo del testo politico, ben venga, perché non è demagogico, è un invito semplicemente a prendere coscienza, a essere più attivo in certi ambiti, se questo è lo scopo del testo politico, ben venga che ci sia chi lo faccia… dubito che questo sia lo scopo di molti testi politici, però mi ha un attimo illuminato. Probabilmente lui parlava negli anni ’70, magari era un periodo quindi in cui si stava arrivando a una consapevolezza del doversi informare, e questo non è più un problema dei giorni nostri, le persone sanno che devono essere informate, però magari negli anni ’70 un certo tipo di messaggio poteva servire ad aprire gli occhi alla gente.
Riccardo: Sicuramente la forma canzone di tipo politico porta allo slogan.. e questo non va bene.

Daniele: Qual è il vostro rapporto con i mezzi di comunicazione? Ne fareste volentieri a meno e la vedete come una necessità o vi piace l’attività di promozione?
Cristiano: Io se potessi eliminare tutto l’apparato promozionale ne sarei felice, io vorrei fare solo il musicista e andare a suonare sul palco, però questo apparato c’è. Cerchiamo di controllarlo in modo tale che non si vada allo sbaraglio in contesti che però purtroppo sempre più sono fondamentali. Purtroppo la visibilità è importante e non puoi farne totalmente a meno, perché se ne fai totalmente a meno scompari. Noi siamo di una razza rarissima, siamo ancora tra quelli che cercano di capire cosa fare e di dire no dove veramente ci sembra di non dover essere, ma è un atteggiamento particolare perché in ogni caso comunque la gente non coglie spesso lo spirito di quello che fai… Fai uno sbaglio e tutti ti demonizzano immediatamente, fanno nascere equivoci e ti fanno subito andare in cattiva luce. Poi per uno che ne fai sbagliato tu ne fai novantanove giusti, ma la gente stai tranquillo che non se ne accorgerà di quello che non hai fatto, quindi veramente mi chiedo: ne vale la pena? Forse sarebbe meglio sbagliarne quindici o sedici ed essere molto più conosciuti. E’ una riflessione amarissima, è una riflessione amarissima questa qua, però alla distanza di sei dischi mi faccio certe domande… perché dopo due tre cose fatte in un certo modo ci troviamo a dover risalire certe chine perché magari sono stati generati degli equivoci.

Giornalista: Mi fate un esempio?
Cristiano: Beh un esempio è il duetto con Skin. Questa cosa ha fatto generare degli equivoci clamorosi su di noi, “voi non dovevate far questo”, e poi in ogni caso è stato l’inizio di un periodo dei Marlene molto contestato da tutta una certa parte di pubblico…

Giornalista: Cioè? Siete stati accusati dal vostro pubblico di essere commerciali? Fatemi capire…
Cristiano: Cioè hanno messo i Marlene Kuntz in una luce assurda, immeritata. E questa è una cosa che non succede solo a noi, però allo stesso tempo è veramente tanto spiacevole accorgersi di come, non soltanto nei nostri riguardi, tutto quello che di buono tu fai non viene rilevato, vengono solo rilevati gli sbagli che fai.

Cathy: Mi chiedevo, anche se in parte avete già risposto… secondo voi quanto la crisi del rock in Italia dipenda da congiunture economiche quali la crisi delle case discografiche, la musica gratis on line, oppure da un’educazione musicale sbagliata?
Riccardo: In generale sì, la musica ha perso un po’ di appeal, un po’ di valore, è diventata qualcosa di sottofondo, per cui entri nell’albergo e c’è la musica di sottofondo, entri nel supermercato ed è lo stesso… mentre invece qualche anno fa la musica era l’attrattiva principale…

Cathy: Diciamo che mi chiedo se il fatto che adesso come adesso ci siano molti gruppi validi in Italia che non riescono ad “uscire fuori” (del resto voi suonate da più dieci anni, siete un gruppo consolidato ormai), dipenda dal fatto che non c’è più richiesta…
Luca: No io non penso, io credo che quello che ha detto lui è molto vero. Adesso senza fare i nostalgici, quando entravi in un negozio di dischi negli anni ’80 magari trovavi 100 dischi e tra questi 100 dischi 30 erano capolavori; adesso tu entri in un negozio di dischi ce ne sono magari 1000 e tra questi di capolavori ce ne saranno 5.
Riccardo: Diciamo che negli anni ’70 anche il concerto rock era anche un occasione di aggregazione popolare, un modo per ritrovarsi, era una novità, poi si è trasformato in qualcos’altro, s’è incanalato… Ultimamente magari era cominciato il fenomeno No Global che aveva fatto sperare…
Luca: Secondo me c’è anche molta più dispersione, l’informazione è talmente tanta che si disperde. Il fatto è che prima all’epoca c’erano magari tre riviste che erano dei punti di riferimento.. poi col tempo sappiamo come è andata, il disco ha perso gran parte del suo fascino e poi si è un po’ perso in questo sistema di informazione così dispersivo.

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