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AFTERHOURS – Bassano Del Grappa (VI), 30/04/05

é un reportage oggettivamente poco oggettivo. Ma non potrebbe essere altrimenti, dopo un concerto degli Afterhours. Ospite speciale: Greg Dulli. E il caldo.

di Zappo.

Tanta gente. E polmoni che lasciano inesorabilmente i loro contenitori.
Ma non ci fai caso, o meglio, ci fai caso qualche ora dopo, quando gli Afterhours non sono più davanti a te, e che nelle tue narici penetra dell’aria semi-salutare, o almeno non impregnata di sudore, che ti lascia una lucidità di pensiero quasi accettabile.
Si vocifera alla Gabbia, si vocifera con cattiveria. Perchè la sera prima, Manuel Agnelli e compari non hanno certo dato il meglio di sè.
Neanche un’ora di concerto, e 20 minuti di attesa per il solito e immancabile bis, che tra fischi e insulti da parte del pubblico spazientito, si è trasformato in un acceso scambio di non proprio cordiali opinioni, tra band e fans.
Ma non condanno e non giustifico nessuno. Tanto, da buon fortunello, io non c’ero.
E allora, è con un po’ di apprensione che la Gabbia si riempie sempre più velocemente, quasi a scoppiare, letteralmente, per l’ultima data di questa prima parte del tour, incentrato sulla promozione del nuovo, bellissimo, disco “Ballate Per Piccole Iene” .
Sotto il palco i 30 metri quadrati (forse) sono già stracolmi, a quasi un’ora dall’inizio del concerto. Uno schermo su cui è proiettato un improbabile concerto dei Metallica, fortunatamente senza il sonoro, lo nasconde.
Si attende solo che si ritiri. E ad un tratto (localizzato alle ore 23 circa) finalmente accade. Lo schermo non c’è più.
Pochi minuti e parte un intro tratta dalla colonna sonora di Eyes Wide Shut. E poi salgono sul palco gli Afterhours, a partire dal batterista Giorgio Prette, che senza aspettare nessuno lascia partire la sua di intro, quella di “Ballata Per La Mia Piccola Iena”, primo singolo e certamente il pezzo giusto per cominciare il concerto. Lo capiscono in tanti.
Poi arrivano tutti gli altri, compreso Greg Dulli, sigaretta in bocca e quell’aria che lo distingui subito che è americano. é l’unico a fumare in tutto il locale. E ti chiedi che ruolo possa avere in una band come gli Afterhours, completa e bilanciata già da sè. Ma ce lo spiega a modo suo, il Greg, durante tutto il concerto.
Ah, arriva anche Manuel Agnelli, e comincia a cantare. Dei problemi di voce risentiti al Flog di Firenze qualche giorno prima, non sembra esserci neanche l’ombra. Canta, urla e non si risparmia per niente.
é un concerto in cui un ruolo importante lo gioca il nuovo disco, “Ballate Per Piccole Iene”. A sole due settimane di distanza dalla sua uscita, potrebbe essere un rischio. Ma è un rischio che vale la pena correre. E di certo non sono l’unico a pensarlo.
Il pubblico risponde quasi inaspettatamente ai nuovi pezzi, a partire dal primo singolo, cantato quasi a squarciagola da tutti, a “Ci Sono Molti Modi”, con Greg e Manuel al piano, e che rischia di diventare un nuovo “inno”.
Se il sinuoso falsetto di “La Sottile Linea bianca” incanta e ruba anche qualche sorriso, “é La Fine La Più Importante” scalda e scontra tra loro gli animi, accaldati ed estasiati.
Se poi “Male Di Miele” e la romantica ballata “Dea” arrivano quasi in successione, è difficile rimanere in piedi.
In mezzo c’è “Sulle Labbra”, che ha davvero poco da invidiare, forse è uno dei pezzi più belli degli Afterhours. Ma non è questo il momento per pensarlo.
“Carne Fresca” e “Il Sangue Di Giuda”, soprattutto la seconda, hanno il prelibato combito di mostrare un Manuel Agnelli in perfetta forma vocale. E prima, a fare del male, “Rapace” e “Veleno”.
E poi per chiudere, “Pelle”, con di nuovo Manuel e Greg al piano, con le parole coperte dalla voce di tutti, e “Il Compleanno di Andrea” che chiude il disco e chiude anche la prima parte di concerto, che tra tutto questo regala una, signore e signori, “Helter Skelter” cantata splendidamente da Greg Dulli.
Non so quanti abbiano capito di che canzone si trattasse, tale è lo stravolgimento. Di certo è facile apprezzare la preziosa presenza sul palco dell’ex leader degli Afghan Whigs. Poteva essere scomoda la sua presenza, poteva sconvolgere gli equilibri della band. Invece, risulta essere un valore aggiunto, un valore trascinante. Molte volte è lui a dare la giusta scossa. E c’è da ringraziare.
Anche se non c’è il tempo materiale per farlo.
Perchè dopo cinque minuti di ruffiani “fuori!” gli Afterhours ritornano sul palco, com’è giusto che sia.
Ed è una chitarra un po’ ubriaca quella che si ripresenta. é quella di “Musicista Contabile”, il pezzo che forse non ti aspetti, anche se sai già che l’avresti sentito. Non te lo aspetti lo stesso. Ed è stupendo.
“La Canzone Di Marinella” è ormai immancabile, così come “Bunjee Jumping”, con il suo Noise con la enne maiuscola, a risucchiare con crudeltà ogni piccolo residuo d’aria infilatosi chissà dove sotto il palco. E il concerto sembra finire di nuovo.
C’è chi, da furbastro dell’occasione si avvia verso l’uscita, ridendo sotto i baffi. Perchè trova l’uscita vuota, niente coda. Il vuoto.
Anche perchè, intanto Manuel Agnelli è di nuovo sul palco. Lui, la sua voce e la sua Gibson. “Non Sono Immaginario” è quello che ci regala, in una stupenda versione acustica.
Ma il regalo migliore è costituito dal duo “Quello Che Non C’è”-“Voglio Una Pelle Splendida”. Due canzoni che in un certo senso si somigliano. Per molti motivi. Tra i tanti quello che salta all’orecchio per primo, in questa occasione, è che le cantano chiunque. E per chiunque si intende davvero chiunque.
Risulta difficile non farlo a dir la verità. E anche quando tutto è finito, quando i battiti delle mani non accompagnano più la batteria di “voglio una pelle splendida”, quando tutta la band ha ringraziato e ha sceso quei 3 magici scalini che li nascondono con inaudita crudeltà, si continua a cantare.
Ci sarà un motivo?
Zappo

www.afterhours.it
www.mescal.it

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