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GIOVANNI LINDO FERRETTI – Lecce, 01/05/05

Giovanni Lindo Ferretti accompagnato dall’amico Ambrogio Sparagna dopo “Litania” presenta questo inedito progetto che ripercorre momenti della storia italiana dalla prospettiva dei ribelli partigiani e contadini.

di pieroMK
grazie a BradipoRosso per le foto

FALCE E MARTELLO, FALCIATI E MARTELLATI
REQUIEM PER UNA CIVILTA’

Da vent’anni a questa parte Giovanni Lindo Ferretti per un motivo o per l’altro lo si può trovare molto spesso quaggiù. Dalle ormai remote esperienze di Melpignano Rock fino alle recenti edizioni dell’evento estivo salentino per eccellenza – e ormai di tendenza – della Notte della Taranta sempre a Melpignano (Giovanni è non a caso grande amico e testimone di nozze del sindaco di questo paesino prima pressochè sconosciuto).
Per una volta però, in questo primo maggio che in molti qui ricorderanno più che altro per l’esordio dei Sud Sound System al concerto di Piazza San Giovanni a Roma, il co-fondatore e leader di quei CCCP che sconvolsero l’Italia sbarca a Lecce città e l’evento è imperdibile. Gratis nella suggestiva cornice barocca di Palazzo dei Celestini, il palazzo della Provincia, perchè il concerto è stato organizzato dalla Provincia come dirà con un velo di ironia il protagonista della serata che solo nel bis si ricorderà della prassi degli annunci di ringraziamento.

Entrando nello spettacolo, è accompagnato oltre che dal maestro Ambrogio Sparagna dall’ensemble Clara Vox, ciaramella, ghironda, violino, tamburelli, mandolino, contrabbasso e un coro. Quasi puntuale, come ormai consuetudine vestito completamente in nero con il calzino bianco messo in risalto, sale sul palco come il più umile dei comprimari e la solita umiltà. Ma lui sa benissimo che, a parte qualche eccezione istituzionale, il pubblico, non foltissimo, è tutto per lui. Si siede ponendo il suo libretto degli spariti sul suo leggìo. Ma come? Ma è Ratzinger in copertina? Ebbene sì, il nostro Lindo non si smentisce mai. Sulla copertina del libretto campeggia una foto di colui che invocherà successivamente come “265esimo pontefice Benedetto Decimo Sesto” al quale per così dire “dedicherà” un “Dies Irae” che è roba da far accapponare la pelle.
Ma l’intera esibizione è un brivido che corre lungo la schiena. Una voce che fa arriva dritta al cuore come sempre, e la scelta dei testi sembra azzeccatissima. Fin dalla dolceamara apertura di “I miei nonni” che non resterà l’unico brano estrapolato dall’ultimo lavoro targato P.G.R.. Lindo ci delizierà anche con una rallentata ed acustica versione di “Orfani e vedove”. Concentrato, dispensa non pochi sorrisi, nel suo canto cupo o liberatorio quando si misura coi ritmi più tarantati. Chi l’avrebbe mai potuto prevedere ai tempi di Live in Pankow? Fuma e sorseggia del vino rosso nei momenti di pausa in cui l’attenzione è tutta rivolta ai numeri dell’orchestra guidata dal bravissimo Sparagna.

Non mancano le sue pillole di saggezza.
Dopo un simpatico intermezzo di taranta con la rappresentazione ballata di un duello all’arma bianca di un protagonista delle lotte contadine di cui mi sfugge il nome:

“Scusate, ma i partigiani non erano gente dal cervello sottile come chi ama disquisire nel proprio salotto credendo di poter cambiare qualcosa…”

E’ il boato. Da ogni suo movimento scaturisce una pioggia di applausi. Come nei momenti più coinvolgenti e apprezzati della serata. I momenti a pugno chiuso, ma senza esasperazioni. La sofferta e commovente rielaborazione di Bella Ciao (ben altra cosa rispetto ad altre interpretazioni piazzarole) di “Guardali negli occhi”, conosciuta perchè apertura dell’album live MONTESOLE dei P.G.R. Toccante. Emozionante. Come nel classico della resistenza partigiana “I ribelli della montagna” un momento certamente meno malinconico, decisamente più orgoglioso e corale. Orgoglioso come l’animo dei protagonisti delle storie cantate da Ferretti e Sparagna, contadini senzaterra del Regno delle Due Sicilie, ribelli antiborbonici, velleitari briganti, camicie rosse, movimenti popolari antimilitaristi fino ai piccoli grandi protagonisti della Resistenza. Un tentativo di affrontare il tema della memoria senza scadere in banalità e clichè di circostanza.

“Perchè l’avvenire siete voi”

Nel bis qualcuno spera invano in qualche brano di matrice CCCP-CSI ripescato per l’occasione, ma l’inedito papa-boy vestito di nero ammette di non aver preparato altri brani al di fuori di quelli già eseguiti. E si riprende quindi nuovamente con “I miei nonni” e un altro canto popolare particolarmente ben riuscito per un finale che suscita ancora un incessante delirio. Nessuna delusione per la mancanza di classici sia chiaro. Purchè ci sia Giovanni Lindo Ferretti con la sua voce inimitabile si può accettare tutto…

pieroMK

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