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Nine Inch Nails – With Teeth

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A 6 anni di distanza dal suo ultimo vero lavoro, Trent Reznor torna alla ribalta scardinando il suo silenzio artistico, costellato di tante voci, “rumors” e aspettative dalla stampa e dai fan. E lo fa “con i denti”.
Ad un primo avviso potrebbe apparire un'opera “facile”, addirittura priva d'ispirazione o per dirla con una bestemmia musicale : “assimilabile”. Ma è forse l'abitudine ad opere eclettiche, traboccanti di idee e sperimentazioni che non riesce a farci apprezzare quello che in realtà è questo With Teeth. Nessuno o pochi paragoni col passato ; ogni lavoro va letto per quello che è, in un determinato contesto storico-sociale nonchè personale dell'artista.

Caratteristica principale di questo nuovo episodio reznoriano è l'essere un disco fatto di canzoni, l'avranno già detto altri o magari è solo retorica, ma siamo sinceri. Così come è sincero ogni brano di uno dei maestri dell' “Industrial”. Sincero ed intimista in ogni testo, feroce e malinconico nelle melodie dure e quiete a lui care. Anche questa volta non è da meno.
La naturale emotività artistica di un animo turbato come quello di Reznor, in “With Teeth” prende vita in stilemi più quadrati, in piccole gemme ognuna fine a sè stessa. Nessun colossal sperimentale, solo canzoni. Se poi doveva scioccare, turbare, disorientare o sbalordire, probabilmente lo fa così.

Il genio della Pennysilvania continua a percorrere le strade che intersecano acidità industriali a simmetrie Pop, con la solita efficacia ed un cantato, mai così superlativo, che nei molti urlati ti fa ripiombare indietro nel tempo a “Pretty Hate Machine”; ritornelli ripetitivi, quasi ossessivi, mescolati a strofe quasi sussurrate. E' di nuovo lui il protagonista. Non megalomane, anzi. Fondamentale è infatti la struttura ritmica, questa volta eccezionalmente delegata all'estro di Dave Grohl, come a spazzar via i , sembra, ormai datati sintetizzatori. La musica è fatta di muscoli e di strumenti.

“Perchè hai preso tutto l'amore del mondo” si chiede Reznor nell'opener All the love in the world costruita attorno un beat minimale ed un sussurro, per poi sfogarsi man mano in un coro ossessivo ed estenuante. Altro tipo-canzone “pop” è il singolo The Hand that feeds, non così convincente, ma che ha la caratteristica di rimanere inevitabilmente incastrato nelle orecchie. Sunspots,The Collector e With Teeth vengo direttamente dal passato più recente e soprattutto nella prima sembra di rivivere dentro “The Downward spiral”. Su tutte troneggia la meravigliosa Right were it belongs che ricorda “The great below”. Un piano minimale accompagna la malinconica voce di Trent :
would you find yourself find yourself afraid to see?

Come già detto, i paragoni col passato sarebbero ingiusti, altri “The Fragile” o “The Downward spiral” sarebbero impensabili e forse ridondanti. La quasi totale maturazione di Reznor ha prodotto un lavoro qualitativamente superbo, magari criticabile in alcune scelte, ma che si dimostra diretto ed inesorabile.
Meno sperimentazione, più comunicazione in una sintesi arrancata.
Era così che doveva andare.

Tracklist
1)All the love in the world
2)You know what you are
3)The collector
4)The hand that feeds
5)Love is not enough
6)Every day is exactly the same
7)With teeth
8)Only
9)Getting smaller
10)Sunspots
11)The line begins to blur
12)Beside you in time
13)Right where it belongs
14)Home

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