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Interviste

Intervista ai PERTURBAZIONE

Dopo il concerto dei Perturbazione al Circolo degli Artisti di Roma, per avere un’intervista, bussiamo alla porta del loro camerino, dove riusciamo a
scambiare quattro chiacchiere con Gigi, chitarra e voce del gruppo.

Intervista di Cathy e Massi

Cathy: Cominciamo parlando dell’album: “Canzoni allo specchio” è un album che nasce già carico di aspettative, perché segue un lavoro come “In Circolo”, che era stato in qualche modo un successo. Volevo sapere questa cosa quanto vi ha condizionato nello scrivere le canzoni, se vi siete sentiti liberi in ogni caso o no…
Gigi: Hai centrato assolutamente un punto. “In Circolo” tu lo definisci un album di successo, ma in realtà all’inizio non lo era, e non lo è neanche adesso forse, perché si tratta comunque di numeri piccoli; dopo Agosto, però, è successo che qualcuno si è accorto che esistevamo, mentre prima andavamo veramente molto sul passaparola. Quindi ad un certo punto avremmo dovuto finire di suonare e invece in realtà la tournee è proseguita ed è come se avessimo fatto uscire un altro disco, mentre in realtà era sempre “In Circolo” e continuavamo a suonarlo. Ad un certo punto, a gennaio di due anni fa, abbiamo detto: ‘proviamo a buttare giù delle canzoni per un altro disco’, e siam partiti subito in quinta. Dopo tre mesi di prove e dopo addirittura dei litigi, ci siam guardati tutti in faccia, e abbiamo detto, su proposta di Tommaso che aveva paura di dircelo e in realtà quando l’ha detto ha sfondato una porta aperta perché ognuno di noi lo aveva pensato: ‘smettiamo di suonare, cioè per primo smettiamo di andare in giro a suonare, stacchiamo tutto per due mesi’, perché dovevamo recuperare il fatto di provare a scrivere una canzone, perché ne avevamo realmente voglia. Quindi verissimo quello che hai detto. E ti giuro che è stato difficile provare a pensare che Agosto è un arpeggio che facevo quando avevo 17 anni, e un testo che Tommaso ha scritto di getto… ed è venuto fuori Agosto, mentre invece.. quando hai quello alle spalle, quanto stai per scrivere un’altra canzone, pensi che magari invece che te la ascolti solo tu, se la ascoltano magari altre 30 persone, fossero anche solo 30… e la roba condiziona, condiziona in negativo perché ci metti dentro il tuo ego, che è stupido, che è l’ultima cosa che ci dovrebbe andare quando fai una canzone. Cioè la canzone può parlare di te, ma non devi esserci tu, devi essere un tramite tra qualcosa che è nell’aria e basta. Poi alla fine siamo riusciti a rientrare in questa condizione ed è stato molto bello, però difficile.

Cathy: Avete anche cambiato etichetta discografica…
Gigi: La cosa è successa perché noi quando eravamo con Santeria, durante “In Circolo” avevamo Tour de Force come booking, che è qui di Roma, però non ci trovava molti concerti perché in realtà loro sono abituati ad avere a che fare con grossi gruppi. Magari con alcuni piccoli gruppi funziona bene, che ne so i Julie’s Haircut, anche perché i Julie’s Haircut hanno se così si può dire un target ben definito; noi siamo un gruppo (ride) che piace veramente alle mamme, alle zie, e ai ragazzi… siamo un po’ più trasversali, in bene… e meno definibili nell’altro, per quello è difficile per loro riuscire a piazzare un nostro concerto, tanto che tutti i concerti vecchi ce li siamo praticamente trovati noi alla fine. Quindi cercavamo un booking e ci siamo rivolti a Mescal per trovare delle date, e lì abbiamo capito che invece loro avevano anche interesse magari a lavorare con noi. Però una delle prime cose che ci han detto, e conoscendoli a posteriori dico che è vero, è che il loro lavoro non è quello di strappare dei gruppi al mondo indipendente bassissimo, per cui noi siamo andati a parlare con i ragazzi di Santeria, per prima cosa, e gli abbiamo detto: ‘voi cosa ne pensate?’ E loro effettivamente han detto: ‘è una roba dolorosa – come lo era anche per noi che li conoscevamo bene – però se avete deciso di fare così, noi vi appoggiamo.’ Addirittura… e la riprova è stata il fatto che due giorni fa abbiamo suonato a Firenze, e sono venuti a vederci, abbiamo mangiato insieme e alla fine se ne sono andati. E rivedersi è stato bellissimo, e sono molto contenti per noi, ed è bello perché è stato fatto tutto in maniera… corretta.

Cathy: In “Canzoni allo specchio” torna un tema che già era in “In Circolo” ed è quella dell’età e del tempo che passa. Mentre in “In Circolo”, però, era vista in maniera ironica, come altre tematiche, in “Canzoni allo Specchio” è vissuto tutto in un’atmosfera più opprimente. Penso per esempio alla prima traccia dei due album. “La rosa dei 20” parla dell’argomento in maniera quasi distaccata, mentre “Dieci anni dopo” è raccontata in prima persona. Come mai questa insistenza?
Gigi: Uno dei motivi è quello che ti dicevo proprio all’inizio, cioè il fatto che ad un certo punto quando ci siamo ritirati ognuno di noi ha un po’ pensato… Il testo del “La rosa dei 20” l’ho scritto io parlando di una roba che stava succedendo ad un mio amico, e gli dicevo ‘ma come? ti sei innamorato di una ragazzina…?’ Non è una storia legata a me, giuro (ride)… Era una roba che mi riguardava da vicino perché conoscevo la ragazzina e conoscevo anche il mio amico e sapevo esattamente cosa pensavano entrambi e quindi mi era venuta così, guardando la situazione dall’esterno. “Dieci anni dopo” invece l’ha scritta Tommaso, il testo, ed è legata più ad una roba che è successa a lui che in realtà non è una canzone d’amore, ma sembrava che parlasse di quello, e quando l’abbiamo aggiustata, abbiamo un po’ calcato la mano su quell’aspetto. Ed è vero che ritirandoci in noi abbiamo deciso di provare a parlare di quello che ci era successo ed effettivamente il passato è un buon serbatoio per pescare, per trovare delle ispirazioni… e non so come mai è andata così. Quando abbiamo avuto tutte le 12 canzoni del disco, ne avevamo fatte tipo 20 e ne abbiamo scartate un po’, le abbiamo sentite tutte quante di fila, eravamo molto soddisfatti del disco, però quando è finito abbiamo detto: Minchia che triste….

Cathy: Il fatto è che non solo è triste, molto rivolto al passato… pieno di ricordi, rimpianti, ma sembra escludere il futuro in qualche modo. Vedi “Animalia” che dice “ho mille strade dietro me, non una sola via di fuga…” e poi ancora “non ho le ali per volare via”… Si parla di impossibilità di scegliere, impossibilità di amare… è un pessimismo che colpisce…
Gigi: Mi stai facendo venire in mente una cosa… Quando ero più idealista, non che adesso non lo sia, perché in realtà lo sono ancora. Però di nuovo devo guardare al passato, quando ero ragazzino che ero veramente contro certe cose, contro tutto, pensavo, non so.. il servizio militare: ma se fa così schifo fare un anno di servizio militare, non farlo! E devo dire che io ho un po’ impostato la mia vita in questo modo. Mi rendo conto, però, che a volte è molto facile prendere delle situazioni dove tu sai di poter avere una via di fuga, appunto, e quindi attaccarti a quelle per dire: Si può non andare dove vanno tutti quanti… per il servizio militare c’è il servizio civile… però tipo negli anni ’60 la gente si faceva la galera se non faceva il servizio militare. Allora mi chiedo quante cose di questo tipo noi potremmo non fare, ma in realtà noi continuiamo a farle solo perché non è così facile non farle. E’ un po’ strano quello che ti sto dicendo, ma quando poi tu ti ritrovi sul groppone 34 anni, hai una mentalità da ragazzino perché non ti è mai passata, però tu hai imparato a piegarti per lavorare… tutte cose che… quando eri ragazzino dicevi: Non lavoreremo mai! In realtà poi suonando uno sta cercando una via di fuga, non è quello… però poi quando sei all’interno di certi meccanismi è difficile accorgersene. Non so, ci accorgeremo del fatto che ci sono delle prostitute ai bordi della strada e che quindi noi oggi stiamo facendo lo schiavismo e, non per colpa mia però in qualche modo succede, e ci accorgeremo che è un’epoca in cui esiste lo schiavismo. Oggi ci sembra normale che ci siano delle prostitute ai bordi della strada, eppure la trovo una roba allucinante, se non per quelle che lo vogliono realmente loro, ma questa è una cavolata… e allora appunto forse la poca speranza nel futuro è il fatto che normalmente alle persone, quando crescono, crescono anche i paraocchi insieme alla loro corazza, ed è difficile veramente trovare un mondo ideale dove uno possa rifugiarsi. Forse è un po’ una presa di coscienza di questa roba che è amara, ma secondo me bisogna guardarla in faccia. (Ride) Terribile cazzo… (riferendosi al fatto che avevamo parlato di Paolo Benvegnù prima dell’intervista) Benvegnù è molto più simpatico…

Cathy: Benvegnù ha detto una cosa su di voi e sul vostro album molto particolare, vorrei sapere cosa ne pensi. Ha detto: << Secondo me è un disco che viene capito tantissimo da chi ha perso tutto [...] Chi ha perso tutto, ha ritrovato tutto, però gli manca ancora qualcosa... e quel qualcosa non lo troverà mai. Perché è così ed è giusto così, perché quando uno deve ricercare e vivere la sua vita alla ricerca, non deve trovare, e bisogna arrendersi a questo, anche loro si devono arrendere a questo, specialmente chi scrive i pezzi...>>. Un po’ marzulliana come domanda, lo so.. (ridiamo)
Gigi: E’ una bellissima definizione. Mi ricordo che quando ho avuto la mia brevissima carriera universitaria che non ho mai finito, avevo seguito un corso di questo Sergio Gibone, che parlava della Ginestra di Leopardi di queste cose un po’… e dunque c’era questo corso… facciamo un passo indietro. Avevo letto “La nausea” di Sartre che è un libro bellissimo dove non c’è futuro, non esiste assolutamente nulla, c’è questo tipo che si guarda allo specchio e vede il riflesso di una scimmia, non vede neanche più se stesso, e quando lo leggi questo libro e hai 21-22 anni dici: cazzo, questo sono quasi io… Lo leggi e dici: Ha ragione. Però c’è una cosa che ti sfugge ed è quello che Gibone, questo professore, mi ha quasi fatto capire… non so se avesse parlato esattamente di questo, però io ho raccolto questo… cioè che rispetto al personaggio del libro, Sartre in realtà non aveva perso tutto, Sartre lo aveva scritto. Leopardi sembrava uno che… cazzo… gobbo… juventino… (ridiamo) che aveva perso tutto, però in realtà non aveva perso tutto, cioè aveva avuto una possibilità, quella di scrivere… e lui lo aveva fatto. E allora forse molto spesso nell’industria mercificata di tutto quanto, uno prende i Perturbazione e “Agosto, è il mese più freddo dell’anno”, e dice: cazzo è vero…è vero… Però noi abbiamo avuto la forza di scriverci una canzone su quello e noi speriamo che in un piccolo momento di riuscire a comunicare agli altri il fatto che, in realtà, sì le cose non sono così belle, perché poi quando ognuno si ritrova da solo e si guarda allo specchio non sono bellissime, però forse da questa roba negativa uno ne deve tirare fuori una positiva, cioè dire: prendiamo quella cellula che abbiamo noi (ride) sembra una roba assurda new age ma non è così (ridiamo)… e facciamola diventare qualcosa. Quindi non so tu magari nel buio della tua cameretta, come diceva Vignola, magari anche tu avrai dei momenti di depressione però trovi la forza di prendere il registratore ed andare in giro… ed è una roba vitale, ognuno di noi dovrebbe cercare di fare quella roba lì, schiacciato da tante cose… quindi di continuare a cercare… Paolo ha detto una cosa molto bella.

Cathy: La collaborazione con Paolo come è stata?
Gigi: Beh sì… lui è come una specie di tifone… fruuuuuuu arriva, prova tutto quanto e fruuuuuuu se ne va via… (ride). Due giorni fa abbiamo suonato alla Flog di Firenze, lui è fruuuuuuu arrivato per gli ultimi due pezzi… ciao ciao ciao ciao…. faccio tutto e fruuuuuuuuuu se ne è riandato via… Ed è così… cioè ti lascia così… Però mentre questo ciclone frulla è una roba pazzesca, ti lascia veramente tanto… e ti dirò… più negli spazi vuoti… nel momento in cui magari usciamo dalla sala prove, è tardi, sono le 4 di notte, perché lui va avanti fino alle 4, cioè non si ferma mai… però in quel momento in cui tu arrivi a casa, ti prendi una birra e ti fai due chiacchiere, ti lascia veramente tanto e poi ti chiedi… se ci fa o ci è (ride) e non c’è una risposta… è così… un po’… in realtà non è definibile e questa è veramente la sua grande bellezza… Nel momento in cui Paolo Benvegnù fosse definibile, sarebbe finito il suo fascino, e per sua fortuna non sarà mai così…

Cathy: E’ veramente interessante il fatto che abbiate un blog molto personale come il vostro, curatissimo, molto visitato e soprattutto non utilizzato per fare pura propaganda, come invece fanno altri gruppi… che cosa vi ha spinto ad aprirlo?
Gigi: Beh il blog lo seguo io, sono quello che ha cercato di interessarsi un po’ di più a queste robine moderne, e mi piaceva il fatto di provare a fare un blog, di “sfruttare” il fatto che noi fossimo un gruppo… e realtà poi finisce che non parliamo di cose strettamente legate al gruppo. Magari parliamo di cose musicali, però non diciamo ‘suoniamo qua, vieni al concerto’. Magari ultimamente, hai visto, abbiamo parlato di appuntamenti, ma erano concerti che organizzavamo per altri. E invece ci va di parlare di cose nostre, i dubbi che ci vengono nei reclusi dei nostri cervelli e metterli in comune. E la cosa bellissima è che in realtà ti scopri meno solo, mi viene in mente questa ultima cosa del Papa, mi sentivo abbastanza… non so… e poi scopri di non essere solo, e secondo me è bello per questo. Quando un blog viene usato come un diario, dove ci scrivi qualsiasi cosa che ti passi per la mente… In qualche modo anche noi lo facciamo e forse cerchiamo un ulteriore comunicazione con gli altri… e siccome sono io l’artefice, probabilmente se c’è uno sbaglio è veramente colpa mia, magari un giorno scoprirò di aver fatto la più grossa cazzata che potevo fare… però mi piace… anzi mi piacerebbe seguirlo molto di più…

Cathy:Ora un paio di domande ordinarie.. (ridiamo), che cosa ne pensi della scena musicale italiana contemporanea?
Gigi: E’ difficilissima, perché il momento non è sicuramente dei migliori… anche se sembrerebbe il contrario… e io… tutti noi, e questo è un discorso che facciamo anche quando siamo sul furgone, speriamo che tutti i gruppi che sono più o meno al nostro livello… per esempio esce il disco degli Yuppie Flu, speriamo veramente che vada bene… a parte che ha un singolo bellissimo. E il grosso problema è che i numeri, non degli Yuppie Flu , ma nostri di tutti quanti… non sono poi così alti. Noi consideriamo un exploit il fatto di vendere 3000 copie… Per noi “In Circolo” è andato di stralusso, nel senso che abbiamo venduto 7000 copie… e 7000 copie sono pochissime… anche se poi alla fine oggi sono tante… Ma non ha senso… se tu togli la generazione Subsonica, Afterhours, Cristina Donà, Carmen Consoli, la generazione subito dopo… e siamo già vecchi, perché siamo vecchi… vende un numero di copie irrisorie, ma perché si cerca in tutti i modi di alimentare una scena… che morirà… Vincerà chi resiste… è una gara di resistenza, non è una scena musicale. Questa è una bellissima frase, la devo scrivere sul blog… (ride) E nessuno ha colpa… alla fine come al solito non è che si può dare responsabilità… magari le colpe sono di questa scena musicale… però in realtà forse la vera colpa è dei tempi che stanno cambiando… Io, mea culpa, degli Yuppie Flu conosco il singolo ma non conosco il disco, lo comprerò appena avrò la possibilità di comprarlo. Però poi ci affezioniamo tutti quanti a dei singoli, forse c’è un ritorno dei singoli come negli anni ’50, Elvis faceva il suo disco e faceva uscire un 45 giri. Il fatto che si facciano uscire i 33 dagli anni ’70 oggi… forse è quella la roba artificiale. Si tornerà al singolo… non lo so… o forse chi vorrà fare una roba più lunga… non so… è un momento di transizione per chi suona specialmente, ma anche per chi ascolta. Oggi c’era il nostro fonico con l’i-pod e io con la cassetta che infili dentro l’autoradio con il filo e ci ascoltavamo tramite i-pod l’autoradio… ha fatto il dj dentro il furgone ci siamo ascoltati di tutto… (ride)

Cathy: Nel corso del concerto Tommaso ha fatto un commento sugli mp3 che fa presupporre che voi siate d’accordo con la diffusione della musica on-line…
Gigi: Guarda prima parlavo con lo stesso ragazzo di cui ti stavo dicendo e mi ha detto: ‘quando è uscito “Agosto” siete stati secondo me molto bravi a mettere l’mp3 di “Agosto” sul vostro sito’. In realtà in quel modo lì non ci abbiamo perso, forse ci abbiamo guadagnato… perché più gente ha ascoltato “Agosto”, magari più gente c’è stasera al nostro concerto. Per cui probabilmente la storia degli mp3 va a ledere veramente i Metallica, i Litfiba… che ne so… ma non noi… Poi io personalmente… davvero qui diventa una roba castica, tipo i vegetariani… quelli che sono contro gli mp3… personalmente io se voglio un disco degli Yuppie Flu me lo vado a comprare, ma perché io so cosa c’è dietro, per forza non tutti lo possono sapere… Forse però un po’ più di informazione sarebbe necessaria… Oppure, se dovessi comprare l’ultimo dei Nirvana, io ho amato i Nirvana, ma piuttosto che dare i soldi alla moglie di Cobain… me lo scarico, cioè (ride) me lo scarico un cazzo perché ho il modem 56 k e non mi passa più… però al di là di quello, idealmente me lo scarico.

Massi: il vostro nuovo singolo si intitola quasi come il famoso romanzo Chiedi alla Polvere di John Fante, in cui il protagonista, un giovane scrittore, ha una carriera sempre più di successo, mentre però la sua vita sentimentale è disastrosa… questa contrapposizione si potrebbe rivolgere anche a voi e al disco intero, che è così malinconico?
Gigi: Ci sono dei miei amici che mi hanno sempre detto: dovresti leggere un libro di John Fante. Io non ho mai letto un libro di John Fante, lo ammetto qui… Il titolo viene da Cristiano e da Tommaso. Il testo lo ha scritto Tommaso, anche se in realtà alcune cosine le ho messe anche io. Quindi tutte le volte che c’è la domanda su John Fante io dico : ‘Alè Tommaso rispondi …’ perché io non saprei cosa dire… e lui risponde sempre… “La sabbia che si accumula ai confini del deserto di Los Angeles mi ricordava quella roba” ed è vero… Quindi A: non ho letto John Fante, ho letto molti altri libri, non lo so… Rispetto alla domanda… “Chiedo alla polvere” è più una raccolta organica delle cose che sono sul tappeto di casa tua, quando fai la raccolta e ti sembra che tutta la tua vita sia passata di lì e tu magari sei rimasto da solo (ride) tanto per parlare di cose allegre… nasce anche sulle ceneri di un’altra canzone che parlava di quando fai una cena con gli amici e poi tutti vanno via e tu sprepari e questa roba era una roba ci rimbalzavamo da un po’ di tempo…

Cathy: Comunque si rimane colpiti dal contrasto tra la tristezza che pervade l’album e l’allegria del concerto, che invece è molto fresco…
Gigi: E’ quello che ti dicevo prima… due sera fa abbiamo visto quelli di Audioglobe, e Andrea Sbaragli, che è un ragazzo di Audioglobe, ha visto il concerto nuovo… di adesso, poi ci ha abbracciati e ci ha detto: “voi mi ricordate la saudagi…” (ridiamo) questo concetto di malinconia che però poi in realtà è uno spunto vitale… Ti dirò che quando lui ha detto quella roba, e l’ha detta così… ho detto che forse è esattamente quello che ci piacerebbe comunicare… non è che ci riusciamo sempre a farlo ed è difficilissimo… Però appunto, tutto sembra perduto, cazzo ma non tutto è perduto. Si può fare qualcosa… si può anche solo esprimere le proprie emozioni e bisogna farlo… Speriamo di farcela (ride)

Cathy: Per finire… dì quello che vuoi (ridiamo)
Gigi: Non lo so… scrivetemi e risponderò personalmente.

Cathy: Va bene (ridiamo). Ti ringrazio.
Gigi: Grazie a voi.

www.perturbazione.com
www.mescal.it

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