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Fumisterie – Scandalo negli abissi

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Finisce per caso nello stereo della mia macchina l’album dei Fumisterie, “Scandalo negli abissi”, a più di due anni dalla sua uscita nel 2003, e l’effetto che ottiene su di me è un po’ quello di un tuffo al cuore. Questo gruppo romano al suo primo album auto-prodotto ha fatto un bel centro. Ad un primissimo ascolto mi sembra stranamente leggero per piacermi così tanto, almeno se rapportato ai miei ultimi ascolti, ma mi colpisce fin dai primi brani per il piacevole senso di tiepida completezza che lascia il suo suono, complice la convincente interpretazione vocale, in un insieme ben costruito ma che mai risulta plastificato.
Che dire dunque? Bello assai…
L’impressione iniziale viene confermata in positivo dagli ascolti successivi, da una lettura più attenta dei testi, dall’accorgersi della fluidità con la quale i pezzi scorrono via, pur senza rispettare schematismi di struttura.
“Scandalo negli abissi” ha una leggerezza e una freschezza tutta sua, che ottimamente convive con la stratificazione dei contenuti che canta e la pienezza degli arrangiamenti che propone. Se questo è il risultato che i Fumisterie ottengono auto-producendosi, pur concedendogli un ampio margine di miglioramento, auguro loro di avere un successo tale da poter continuare a gestirsi da soli anche a più rilevanti livelli, senza perdere l’equilibrio che dimostrano qui di avere raggiunto. Forse tra qualche mese mi accorgerò di aver preso un abbaglio clamoroso, ma resta il fatto che al momento io non riesca a non trovare squisito il modo in cui questi quattro ragazzi mescolano le innegabili influenze indie con l’utilizzo del cantato italiano.
Quando mi ritrovo tra le mani e nelle orecchie lavori così promettenti, non posso fare a meno di chiedermi per l’ennesima volta perché nelle ormai rare occasioni in cui decido di accendere la tv su un network musicale a caso mi debba sorbire determinati “soggetti”, mentre in Italia circolano anche gruppi giovani con tali qualità interpretative, che riescono a fare una musica valida, con un senso, con un significato, imprevedibile e contemporaneamente non difficile da ascoltare.
Citare qualche brano è purtroppo riduttivo, perché questo album è bello, bello dall’inizio alla fine. È bello nelle sue pause strumentali (“Lenti Metabolismi” e in parte “Adatto”), è bello quando si abbandona alla pura recitazione (“Pryntil”, “Al distributore di benzina”) ed è bello quando disegna e colora pensieri con parole e musica, partendo da “L’anima è un giocattolo” (<>), attraverso il <> di “Schiavo del pensiero” e le riflessioni esistenziali di “Sono” (<>). E via dicendo… con “Buon compleanno” , “Meridionale”, “La stupidità”
Un ottimo e valido lavoro questo dei Fumisterie, al quale non do il voto massimo solamente per un piccolo e semplicissimo motivo: spero di venire di nuovo stupita positivamente dalle loro prossime e imminenti produzioni.

Tracklist:
01. Adatto
02. L’anima è un giocattolo
03. Schiavo del pensiero
04. Sono
05. Soprattutto '70
06. Lenti metabolismi
07. Sangue blu
08. Pryntil
09. Buon compleanno
10. Perché no
11. Intro
12. Meridionale
13. Al distributore di benzina
14. La stupidità
15. Lenti metabolismi (reprise)

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