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Interviste

Intervista agli OFFLAGA DISCO PAX

In occasione della loro prima data del loro mini-tour siciliano abbiamo (plurale maestatis?) incontrato gli Offlaga Disco Pax. Abbiamo abusato della loro pazienza e, senza scomodare paroloni ad effetto, ci abbiamo semplicemente parlato. Per questo li ringraziamo.

Intervista di Rosario Russo (Trent)

“Socialismo tascabile”, vostro album di debutto, si sta ritagliando uno spazio importante in questo inizio anno, forse fra i debutti italiani è quello che ha suscitato più interesse. Come sempre avviene nel caso di band al debutto anche per voi sono spuntate delle etichette, “next big thing dell’indie italiano”, e dei paragoni soprattutto Massimo Volume e CCCP. Personalmente li trovo paragoni un po’ forzati……
Max: Ci sono, secondo noi, delle differenze rispetto a gruppi storici, importantissimi ed epocali come i CCCP e i Massimo Volume. Coi CCCP c’è solo la stessa provenienza geografica, una qualche forma di provenienza culturale per alcuni aspetti e per alcuni temi ma crediamo che i contenuti sia musicali che dal punto di vista dei testi siano abbastanza diversi. Un progetto molto massimalista come quello dei CCCP oggi è irripetibile e noi pensiamo che saremmo un po’ ridicoli a pensare di essere i nipoti dei CCCP venti anni dopo. Dato che a volte certi accostamenti siano invitabili…meglio essere paragonati a gruppi così importanti…..straordinari
Enrico: Sottolineiamo che il paragone ci onora
Max: Certamente. Noi vediamo più differenze che affinità. Con i Massimo Volume credo che l’unico punto di contatto sia il fatto che non ci sia un cantante ma c’è uno che racconta delle storie….però finisce lì. Non è certo un qualcosa che hanno fatto solo i Massimo Volume. Il paragone coi CCCP è inevitabile che venga fatto, forse ce lo aspettavamo però crediamo anche che siano accostamenti difficili da sostenere anche per noi. Essere ascoltati perché qualcuno speri di ritrovare nel nostro gruppo quei contenuti e quella forma è, secondo me, è un po’pericoloso……..l’ascoltatore scopre di essere deluso.
Enrico: comunque questo degli accostamenti è, come al solito, una roba della stampa

……anche quello delle etichette….
Enrico: Si, anche quello delle etichette.

Invece quali sono invece i riferimenti nella vostra musica? Di recente avevo letta una selezione per una radio e c’erano citati vari gruppi: Boards of Canada, Husker Du, Scisma, ……..ed anche Anna Oxa.
Enrico: Con la musica è un po’ un marasma. Noi siamo partiti dal presupposto di fare quello che ci pareva di fare senza preconcetti, senza appunto una linea precisa da seguire. C’era l’idea di musicare dei testi nella maniera che sentivamo migliore. Le influenze sono tante: musica elettronica, per il mio caso, sicuramente. Però non solo new wave.
Daniele: Volendo si trovano riferimenti ad una certa musica new wave di fine anni ’70 ed inizio anni ’80. Comunque dietro ci sono tantissime altre cose. Per citare gli Scisma, che abbiamo messo in radio a Firenze,……sicuramente hanno avuto un grosso compito nella mia crescita musicale nonostante io ascolti pochissima roba italiana. E comunque determinati gruppi hanno avuto un fortissimo peso. Non so quanto questo si possa trovare all’interno del nostro disco. Sicuramente pochissimo…..però diciamo che gli ascolti sono veramente dagli anni cinquanta ad oggi.

Tu, Max, per esempio hai mostrato sempre parecchio interesse per la scena italiana. Diaframma in primis (indico la maglietta dei Diaframma che indossa)
Max: Io non sono un musicista, non so suonare, non so neanche cantare ovviamente……quindi il peso dei miei ascolti nel gruppo riguarda esclusivamente i testi. Potrei anche avere ascoltato solo cantautori italiani e questo non avrebbe alcun peso nel gruppo dal punto di vista musicale.
Anna Oxa stessa è un riferimento alla mia infanzia La ascoltavo quando avevo dieci anni perché la ascoltava mia madre o perché la sentivo in televisione.
Ovviamente Enrico e Daniele, che hanno dieci anni meno di me, hanno un altro tipo di cultura musicale, di background.
Comunque abbiamo tutti insieme alcune passioni forti legate alla wave, ascolti anni ’70 o primi anni ’80 che ci accomunano tutti e tre. Io, in particolare, ho sempre seguito molto la musica italiana dagli anni ’80 in poi, la musica indipendente e tutto il periodo degli anni ’80 della scena fiorentina: Diaframma, Litfiba. In generale ho seguito molte cose italiane anche negli anni ’90. Principalmente comunque ho sempre seguito gruppi italiani che cantano in italiano.

Ed andando in tour con gruppi come Aidoru, One dimensional man, El muniria e Red Worm’s Farm è una scena con cui venite proprio a contatto.
Max: E’ una scena che Daniele ed Enrico conoscevano benissimo anche prima che nascessero gli Offlaga . Daniele ed Enrico organizzavano concerti a Reggio Emilia e quindi è una scena che conoscono molto bene, più di me magari che sono un pò più vecchio.

Max, i testi nascono dai tuoi racconti. Come avete scritto, sono “storie quasi tutte vere”: storie d’amore, storie tratte dal quotidiano e storie di politica. Secondo me, uno dei pregi del disco è quello di parlare di politica con posizioni chiare senza scadere nell’eccesso come spesso. Forse perché alla base c’è una notevole ironia?
Max: E’ semplicemente il mio modo di scrivere. Io ho scritto questi racconti fra il 2000 ed il 2003. Tutti i testi sono stati poi risistemati ed accorciati quando è nato il gruppo ma sono stati solo adattati alle esigenze dei brani e della musica…….. ma un adattamento molto blando.
E’ il mio modo di scrivere, molto naturale e naif. Sono una persona che scrive poco ed abbastanza in fretta. Se voglio raccontare una storia, mi metto la mattina al computer ed in due ore la scrivo anche perché i miei racconti sono massimo di due, tre pagine. Non scrivo pensando al gruppo ed i racconti certamente non li ho scritti pensando al gruppo perché il gruppo non esisteva e non avrei mai sognato di entrare in un gruppo vista anche la mia età e la mia mancanza di background. L’idea infatti è di Enrico e Daniele.
L’approccio ironico è anche un approccio auto-ironico. I miei racconti parlano quasi sempre di me e faccio una fatica grossissima ad estraniarmi. Non mi sento scrittore proprio per questo. Lo scrittore dovrebbe essere in grado di raccontare storie che non lo riguardano personalmente. Io tendo all’autobiografia quando scrivo e cerco di tenere insieme, quando parlo di cose molto vecchie, il candore dell’adolescenza e di quando le ho vissute anche con lo sguardo disincantato dell’oggi. Cerco di far convivere in alcuni racconti entrambi questi aspetti. Vale anche per la politica che era molto importante nel periodo della mia adolescenza ed in quei racconti dove si parla anche di questo argomento è inevitabile che ci sia anche la politica sullo sfondo. Però è uno sfondo su cui raccontare storie personali rispetto magari a racconti ambientati nell’attualità dove invece l’esperienza politica è un po’ più distante. Proprio perché nell’oggi la politica è meno importante nella mia vita, la ritengo meno importante nella politica di molte persone e quindi fa meno da sfondo ai racconti che scrivo.

Dato il carattere dei testi nel disco c’è una galleria di personaggi: da Ylenia a Kappler al “negoziante di dischi alternativo”. Ascoltando il disco, la presenza autobiografica mi ha indotto ad identificarti con dei personaggi partendo dall’alunno di Kappler. E’ una prospettiva corretta?
Max: Certamente si. Io dormivo.(ride) E’ tutta vita vissuta!

Siete in tour ormai da parecchi mesi, state suonando in posti dove non avevate suonato prima e, come detto, insieme con diversi altri gruppi. Che impressioni si possono trarre dall’esperienza live?
Daniele: C’è la fortuna di incontrare gente, conoscere persone, e ci serve anche per crescere
Enrico: Non so se sia stata per tutti la prima volta in Sicilia…….
Max: Io non sono mai stato in Sicilia, in Calabria. Ci sono anche motivi turistici (ridiamo) anche se poi non si vede mai nulla perché non c’è tempo.
Enrico: Oppure si finisce in un negozio di dischi a spendere soldi (ride). Per quanto riguarda i gruppi con cui suoniamo…..anche se magari non ci sono delle affinità da un punto di vista musicale, è importantissimo, secondo me, anche solo il fatto di aiutarci a vicenda, prestarci gli strumenti, suonare a volte insieme. E’ un’ottima cosa e dà anche l’idea di una mentalità abbastanza aperta da quel punto di vista. Poi magari ci capiterà gente che la pensa diversamente.
Max: Questo dipende dal carattere delle persone. Ci saranno gruppi con cui sarà facile rapportarsi da un punto di vista umano, altri meno. Fa parte del gioco. Per me, che non sono mai stato in un gruppo fino due anni fa, è un’esperienza molto forte quella di conoscere così tanti musicisti. Grazie al gruppo ho conosciuto musicisti che non mi sarei mai sognato di potere conoscere, per esempio Emidio Clementi (ride). Fino due anni fa andavamo a vedere gruppi con i quali ora invece suoniamo insieme. Secondo me è incredibile……..bellissimo.

Il 25 aprile avete suonato a Cavriago. Usando le vostre stesse parole, credo che quel giorno si possa definire “stupendo ed irrinunciabile”………
Max: Giornata bellissima. Abbiamo suonato sul monumento ai caduti, in questa piazzetta davanti al municipio. E’ venuta gente a vederci da mezza Italia. Giornata, per me personalmente, magnifica……….magnifica….emozionantissima.

Tornando al disco, Cavriago è il centro dell’universo spaziale del disco stesso.
Enrico: Il centro è la Via Emilia che attraversa la nostra città…………
Max: Noi siamo tutti e tre di Reggio Emilia, non siamo di Cavriago.
Cavriago è, fra virgolette, solo un luogo dove si sviluppa una delle nostre storie, un posto dove noi andiamo a suonare perché c’è un locale, “Il Calamita”, ed è un posto eccezionale per questa storia del busto di Lenin che noi raccontiamo nel testo. Però è indicata nel disco come Capitale delle repubbliche socialiste del disco per errore. A noi sta benissimo ma, in realtà, volevamo solo aggiungere Cavriago nella cartina geografica, in piccolo. Enrico fa tutte le grafiche e nella cartina che ha usato lui mancava il nome di Cavriago……
Enrico: Paradossalmente mancava questo nome e paradossalmente adesso è il più grande.
Max:……sembra un po’ Mosca in realtà. La cosa che mi piace dire di Cavriago è che il busto di Lenin è una sorta di stargate. E’ incredibile che sopravviva una piazza del genere con quel busto. Però non è il centro delle nostre storie, è una delle nostre storie.

In tour state proponendo anche un inedito.
Enrico: Si, un paio

Anche se il disco è uscito da poco, ci sono già delle canzoni che andranno a far parte di un futuro disco?
Enrico: I pezzi sono in continuo movimento Ci stiamo lavorando però, suonando molto in giro, non è facile coincidere le due cose.
Max: Si, ci sono idee per pezzi nuovi. Siamo molto impegnati con la promozione del disco ma appena avremo un attimo le sviluppiamo. Abbiamo già abbozzato e due addirittura li facciamo anche dal vivo.

Siete uno dei parecchi gruppi che hanno un blog, un mezzo di comunicazione che, nonostante la sua degenerazione, ha un potere ormai immenso. Nel vostro caso dà anche la possibilità di una facile interazione fra band e fans. E’ stata questa la ragione che vi ha indotto a scegliere il blog?
Daniele: No. L’idea è stata mia. Ho aperto un blog perché non avevamo ancora il sito. L’ho aperto per scrivere le date, almeno per fare sapere quando suoniamo. Abbiamo l’occasione di poterle mettere liberamente fin quando ne abbiamo necessità. Poi, quando sarà pronto il sito, il blog rimarrà.
Enrico: Sicuramente è bellissimo potere interagire con la gente, leggere messaggi. E’ gratificante, anche dal punto di vista comunicativo. Per quanto riguarda i blog in sé, ci sarà blog e blog così come ci sarà sito web e sito web . Si sta espandendo a macchia d’olio. Sicuramente è molto interessante l’idea di giornalismo indipendente tramite blog.
Max: La scelta del blog è stata appunto, come diceva Daniele, quella di uno strumento agile e veloce per potere comunicare date di concerti visto che il sito non era pronto. Il nostro sito è in costruzione dal 1921 (ridiamo……), più o meno da quando è stato fondato il partito comunista italiano e riteniamo che nel giro di qualche decennio possa andare online e quindi aumentare gli strumenti di comunicazione web del gruppo. Per adesso funziona soltanto il blog ed abbiamo trovato, senza volerlo, uno strumento velocissimo e snello senza bisogno di tecnici che ci aiutino. Però è diventato utilissimo per comunicare in tempo reale.
Enrico: Si è creata una linea orizzontale comunicativa fra bloggers che ha aiutato anche a fare girare il nome, tramite i vari link ed i passaggi di voce.

Per ultima, un’altra domanda che riguarda sempre il modo di internet, una domanda non troppo originale, ma mi piacerebbe sapere quale è il vostro parere sul download dato il vostro particolare rapporto.
Enrico: Sicuramente siamo passati dall’altra parte…….(ridiamo). Tendenzialmente, per quanto riguarda la musica indipendente, scaricare gli album non è un bene, soprattutto se si tratta di gruppi italiani. Secondo me il supporto dal punto di vista economico è spesso, non sempre, fondamentale. Poi c’è chi dice anche il contrario perché crede che più l’album giri è meglio sia da un punto di vista pubblicitario. Però non c’è nessun problema, abbiamo venduto molte più copie di quello che speravamo e siamo contentissimi così. Sappiamo magari che, a prescindere dal numero di copie vendute, c’è un numero maggiore di ascoltatori o addirittura doppio. Ma ci fa davvero piacere.
Comprare dischi oggi è un po’ una tragedia. Costano troppo e magari molto spesso si comprano delle cose che non piacciono e si ascoltano poco. Anche se, in linea teorica, un prodotto indipendente costa più o meno la metà di un prodotto su major. E’ un momento difficile da quel punto di vista sia da fruitore …..
In realtà secondo me non è cambiato assolutamente niente dagli anni ’80, da quando chiunque, anche io stesso, si faceva le cassettine. Cambia solo la comodità, la facilità di scaricare….
Daniele: …non sono d’accordo che non sia cambiato nulla perché quando si doppiavano le cassettine magari si faceva fare la compilation o anche l’album dal negoziante. Però con lo scaricare …….c’è gente che scarica cento dischi a settimana …..
Io vendo dischi e, a prescindere da tutto, sono contrario al download perché mi piace avere il supporto. Nel mio feticismo da collezionista di dischi, voglio avere il disco originale, voglio avere il libretto quando ascolto il cd, voglio vedere chi ha suonato e dove è stato registrato. Ci sono i cd che costano venti euro e magari non c’è neanche il libretto e……..mi sta un po’ sulle palle questa cosa.
Però trovo giusto il download come pubblicità: molta gente scarica, il disco piace e lo compra. Però conosco molta gente che scarica cinquanta o cento dischi la settimana. Mi viene da dire che dà importanza alla musica pari a zero perché non sa più cosa ascoltare. Non è più una passione ma un semplice fruire liberamente a caso e di qualsiasi cosa: ascolto allora dal funky al rock al jazz perché tanto posso prendere liberamente quello che voglio e quando lo voglio. E’, secondo me, uno sminuire assolutamente l’importanza della musica.
E’ sbagliatissimo che i cd siano così cari, una cosa assolutamente insensata dal mio punto di vista. Capisco lo studente che non ha soldi per comprare dieci cd al mese. Ne compra uno e gli altri se li scarica. Però per certa gente è uno sminuire totale il valore della musica perché non si da nessun valore alla musica e si scarica tanto perché è gratis. E’ come andare ad un rinfresco per l’inaugurazione di un negozio perché è gratis……
Max: E’ preoccupante quando c’è gente che ha in casa centinaia di dischi e nessuno originale. E’ una forma di degenerazione ma…..questo può avvenire in tutti i campi. Comunque per noi è avvenuto tutto tramite internet, questi mp3 che ci giravano……

Infatti. Il vostro caso potrebbe essere preso come un esempio positivo del download: la vostra musica era già diffusa prima del disco e dunque internet ha avuto un grande effetto promozionale.
Max: Si ma non è stato voluto. Sono state delle persone che ci hanno registrato dal vivo, hanno iniziato a diffondere e poi la cosa ha avuto un passaparola incredibile. Magari tutti i gruppi indipendenti potessero avere visibilità e quindi dischi originali venduti, quando il cd esce, come è capitato a noi. Per noi è stato un passaparola che ci ha dato la possibilità di essere conosciuti e, contro ogni aspettativa, ci ha permesso di diffondere molto il nostro disco quando è uscito ufficialmente.
Daniele: Per noi è stata una fortuna. E continua ad esserlo perché il disco sta andando abbastanza bene come vendite e siamo contenti nonostante ci siano stati sia prima che adesso pezzi del disco, in versioni live e non, che si scaricano. Il disco comunque vende. Ed è importante anche come è presentato. Noi siamo riusciti a fare un digipack col libretto con i testi. Se magari avessimo fatto, un semplice cd, con un librettino di due pagine, forse ne avremmo venditi meno.

offlagadiscopax.splinder.com
recensione di “Socialismo Tascabile”

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