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22-20s

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Tracklist

1.Devil In Me
2.Such A Fool
3.Baby Brings Bad News
4.22 Days
5.Friends
6.Why Don't You Do It For Me?
7.Shoot Your Gun
8.The Things That Lovers Do
9.I'm The One
10.Hold On

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Un concentrato di blues, hard rock, folk e sfumature psichedeliche. Si potrebbe così riassumere l'album di debutto dei 22-20s, ma dentro c'è di più. C'è tanta passione, c'è un sound sanguigno ma soprattutto ci sono canzoni bellissime! I 22-20s sono un giovane quartetto inglese composto da un chitarrista/cantante/songwriter (Martin Trimble), bassista (Glen Bartup), batterista (James Irving) e un organista (Charly Coombes). Una formazione abbastanza atipica per i nostri tempi; effettivamente il sound della raccolta ci riporta indietro di 30 anni: volutamente poco rifinito, ma estremamente vitale. Il disco parte alla grande con Devil In Me, un blues indemoniato come non si sentiva da tanto tempo, forse non molto originale, ma suonato con sincerità e con la forza di chi vuole farsi sentire. Con il pezzo successivo, Such A Fool, il disco si apre verso sonorità decisamente più interessanti. La batteria è martellante, la chitarra disegna linee armoniche molto originali e un assolo epilettico che Neil Young non disprezzerebbe. Nonostante scritta a 4 mani da Martin Trimble e Charly Coombes, Baby Brings Bad News è forse la canzone più debole del disco, anche se si lascia ascoltare senza problemi. 22 Days è quella più dura, sembra quasi uscita da Led Zeppelin II. Molto interessante è l'intermezzo di organo di doorsiana memoria. Dopo tante scariche elettriche arrivano un po' di chitarre acustiche: Friends è una toccante ballata country ispirata da Bob Dylan, con sovraincisioni di chitarre slide e ariose lap steel che fanno da padrone. Nel pezzo successivo, Why Don't You Do It For Me?, torna alla grande il blues. Le restanti 4 tracce sono una sconvolgente sequenza di capolavori. Shoot Your Gun, non a caso scelto come singolo apripista, ha la stoffa per diventare un classico, ed è una delle più intense canzoni degli ultimi anni: batteria marziale, organo che suona come il sibilo di un uragano, cantato struggente e soprattutto una melodia indimenticabile. The Things That Lovers Do è una stupenda ballata che non avrebbe sfigurato all'interno di album come Meddle dei Pink Floyd. I'm The One è un altro pezzo blues, con uno stupendo intermezzo quasi spagnoleggiante che lo distingue dagli altri blues della raccolta. Alla fine arriva il capolavoro assoluto del disco: Hold On. È il pezzo più allucinato di tutto l'album: il cantato distaccato di Martin Trimble ricorda alla lontana lo stile di Lou Reed; la chitarra, il basso e l'organo vanno quasi di pari passo, e insieme disegnano oscure linee armoniche; i vibrati della lap steel negli intermezzi contribuiscono a colpire l'immaginario onirico di chi ascolta.
In definitiva questo disco sicuramente non cambierà la storia del rock, ma è fatto con passione, regala un sacco di emozioni vere e piacerà di sicuro ai nostalgici degli anni '70 e del rock più sporco e sincero.

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