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Interviste

Intervista ai SUPER ELASTIC BUBBLE PLASTIC

Vengono da Mantova, patria del rock’n’roll all’italiana (…), si, e il loro nome sembra essere sulla bocca di tutti, almeno per quanto riguarda quelle un po’ più indie. Minchia, stiamo parlando dei Super Elastic Bubble Plastic, messi sotto torchio per noi dal sagage microfono di Giulia

Super Elastic Bubble Plastic,come nasce questo nome?
GIANNI: Eravamo appena “nati” e Gionata torna da una vacanza a Londra con un flyer in mano. Sul flyer era pubblicizzata la serata “Super Elastic Bubble Plastic” di un certo tal locale di Camden; una serata chiaramente sixties, lustrini, colori e minigonne. Ci sembrava divertente e disimpegnato e l’abbiamo adottato. Ci vuole un po’ a impararlo, il vantaggio è che si fa notare negli elenchi (infatti sporge…)

E’ possibile per un gruppo raggiungere la stabilità attraverso l’autoproduzione?
GIANNI: Non lo so, la vedo dura. La musica non paga in termini economici, almeno nella maggior parte dei casi. Fare musica comporta diverse spese, dalla strumentazione ai viaggi fatti per i concerti… Se produci un disco, anche cd-r, hai le spese di registrazione… Tutte cose che sappiamo. Se un gruppo merita davvero e riesce a farsi conoscere, credo che possa andare in pari con la vendita dei cd e coi cachet dei concerti, certo ci vuole tempo, fortuna e soprattutto costanza. La promozione poi, per un gruppo autoprodotto, è una vera impresa… Ciò non toglie che nel piccolo mondo diy possano maturare e siano maturati successi anche considerevoli. Oltre ai soldi, l’ostacolo per chi vuole continuare a fare musica oltre i trent’anni è il tempo; capisci bene che se lavori è dura conciliare ferie e concerti, per non parlare di prove morose progetti paralleli ecc. Bisogna fare delle scelte. Comunque meglio pensare al presente dei concerti che al futuro dei soldi, se non suoni per passione tanto vale appendere lo strumento al chiodo e cercare di fare carriera sul lavoro. Cosa che non mi accadrà mai!

cosa ne pensate della differenza dei meccanismi mediatici dell’underground e lo star system?
GIANNI: Beh, non penso di essere dentro lo star system, ma comunque abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la differenza tra underground e, diciamo così, “ufficialità”. Noi esistiamo da quattro anni, abbiamo suonato in giro per il nord Italia, abbiamo fatto amicizie con vari musicisti, preso contatti a destra e a manca… Ma gira e rigira uscire dalla sala prove e fare concerti rimaneva sempre un problema. Poi capita che trovi un’etichetta, che hai un disco ufficiale nei negozi, un video su mtv e all’improvviso tutti si accorgono di te e ti vogliono ad Arezzo Wave, all’MTV Coca Cola, a RockTvTour, cose che per noi prima erano impensabili. Da prima a ora la nostra musica non è cambiata, l’unica differenza è la promozione. L’underground è soprattutto il mondo del passaparola, un “meccanismo mediatico” che non può competere con la penetrazione che può avere mtv e simili. Si potrebbe dire che il suo vantaggio stia nel promuovere realtà durature, non effimere come quelle della grande industria pop; ma a ben guardare vi sono numerosi controesempi a questa tesi… E il problema di fondo si rivela essere, a mio parere, la reale curiosità dei “consumatori” di musica: oggi, con internet, tutti possono ascoltare tutto, se poi ciò non accade è perchè pochi vogliono farlo! Ci si accontenta di quel che passa la tv.
Ma non voglio prendere posizione tra i due mondi (che magari sono anche meno antitetici di quanto si creda: in fondo molti di noi appassionati abbiamo iniziato coi gruppi più noti, Beatles, Queen, ecc., scoperti non certo ai festival hc. Poi, crescendo, si passa ad altro. Non conosco nessuno che conosca i Gang Of Four ma non gli U2!): credo che il valore della musica debba essere la prima considerazione, sia che venga promossa dalla tv o dal passaparola. Io quello che mi piace lo ascolto e basta, che siano i Red Worms’ Farm o i Subsonica.

I vostri testi sono esclusivamente in inglese, pensate che per questo tipo di musica sia l’unica soluzione possibile?
GIANNI: No, niente affatto. Suonando rock e ascoltando molti gruppi americani e inglesi viene spontaneo scrivere i testi in inglese; così fanno
moltissimi gruppi non anglofoni come ad esempio i Motorpsycho. D’altra parte il rock in italiano si può fare, è stato fatto, noi non abbiamo nessuna pregiudiziale al riguardo, e non è detto che non lo faremo anche noi in futuro. Ma l’inglese è più comodo, ecco tutto. E poi le stesse cose dette in inglese suonano più fighe che in italiano! E’ difficile non sembrare stupidi cantando in italiano!

Come vedete la scena italiana degli ultimi anni e come vi collocate in essa?
GIANNI: Non sono all’altezza di dare giudizi sulla fantomatica scena italiana come un qualsiasi guru dell’indie. Penso che il musicista sia diverso dalla persona comune anche antropologicamente (come il magistrato!…) e che sia bello stare tra appassionati, ad un festival a guardare i gruppi suonare. Finchè c’è questo lato umano, ha un senso parlare di scena (anche perchè se parliamo di generi non ne usciamo più… certo un concerto metal ha un sapore diversissimo da uno reggae, o uno indie-core). Noi siamo lì, in mezzo a tanti come noi, antropologicamente deviati…

Quali sono le vostre aspettative da “The Swindler”?
GIANNI: Le nostre aspettative erano di avere la possibilità di fare una gran quantità di concerti in tutta Italia, anche tutti i giorni. Non siamo ancora a questo livello, e ci rendiamo conto adesso che è quasi impossibile! Raggiungere il Sud, ad esempio, è ancora un’aspettativa da realizzare. Invece non ci aspettavamo, ma ci ha fatto piacere, di essere chiaccherati, di fare un video, che ha per di più vinto un premio, di fare comparsate a RockTv e Mtv, e i festival… E la cosa più bella è stato conoscere delle persone meravigliose. Ora ci aspettiamo di crescere, di sbarcare al Sud, di vendere dischi, di conoscere altre persone meravigliose e fare ancora più concerti.

Qual è la vostra attitudine live?
GIANNI: Sul palco non cambiamo tanto da come siamo di solito, ci portiamo dietro la nostra natura e il nostro carattere… Questo lo dico per
giustificarmi! Perchè non sono uno che salta o fa le smorfie, non mi viene e non lo troverei sincero. Quello che penso esce direttamente dai coni della cassa. Alessio e Gionata sono più presenti, sul palco come nella vita di tutti i giorni, e come nella vita di tutti i giorni Gionata concentra l’attenzione su di sè (non perchè è il frontman! E’ il carisma, è sempre stato così). Sicuramente sul palco il rapporto triangolare che c’è tra di noi si rafforza, anche rispetto a quando facciamo le prove, e questa è una cosa che rende speciale per noi suonare in pubblico.

Qual’è il vostro rapporto con Mantova?
GIANNI: Amo i piatti tradizionali mantovani. E poi è casa mia. Ma questa piccola città è come una madre troppo protettiva, che non ti fa uscire di casa, e se hai dei sogni un pensierino alla fuga lo fai. (HO DETTO FUGA, NEH!?)

Qual è il vostro rapporto con i mezzi di comunicazione alternativa? internet, stampa autogestita, passa parola da chi crede nella vostra
musica…

GIANNI: Se ci propongono interviste o recensioni non diciamo di no a nessuno. Non facciamo differenze tra “alternativi” e “mainstream”. Sbagliato non schierarsi? Mah… Il nostro mezzo di comunicazione è la musica. La nostra musica ci appartiene, non è di Mtv o della Coca Cola se suoniamo all’Mtv-Coca Cola così come non è di Radio Sherwood se suoniamo al loro festival. Queste divisioni sono barricate commerciali ed economiche, poco centrano con la sincerità della musica. Magari negli anni ’80 la distanza tra mainstream e underground era molto più ideologica, ma dopo che la grande industria si è accorta che anche gruppi indie come i Sonic Youth o i Nirvana possono vendere milioni di copie, mi pare che sia iniziato un processo di osmosi… Nel senso che tra i dipendenti di mtv, per dire, puoi trovare dei veri appassionati di musica, non solo manager dell’immagine; viceversa nel sottobosco indie vi sono anche squali pronti a sfruttare qualche gruppetto come trampolino di lancio per una carriera molto diversa… Che poi motivi economici siano causa di un basso tasso di sincerità della musica mainstream è vero, ma non è una regola, la qualità si vende ancora volendo, non siamo disfattisti.
Per quel che riguarda internet, be’, si può già trovare “The Swindler” al completo in download gratuito, e a noi la cosa fa sinceramente piacere.
Primo, perchè quelli che non si fidano a fare chilometri per venire a vederci suonare, o non si fidano a comprare quello che in fondo è un disco d’esordio, magari si fidano ad ascoltare gratis; e sono sicuro che quel che perdiamo in vendite (e poi diciamolo: sono quattro soldi! sai che perdita) lo guadagnamo in pubblico. E magari il disco successivo vende di più di quanto avrebbe fatto senza questa forma di “promozione alternativa”. Certo dirai, quando sarete al ventesimo disco non la penserete più così… Ma abbiamo un secondo motivo per apprezzare il download: è che da appassionati ci serve più di quanto ci possa danneggiare anche in futuro! Se fai due conti…

www.superelasticbubbleplastic.net

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